16112018Ven
Aggiornato ilGio, 15 Nov 2018 7pm

Lo scorso pomeriggio, personale della Polizia di Stato in servizio presso il Commissariato di P.S. di Gioia Tauro ha arrestato un 48enne residente a Marina di Gioiosa Ionica per il reato di furto aggravato. Gli agenti, impegnati nei servizi di controllo del territorio, sono stati allertati dalla sala operativa in merito ad un patito furto ai danni dell’attività commerciale “Decathlon” ubicata presso l’area commerciale di Gioia Tauro. Il personale addetto alla sicurezza dell’esercizio commerciale, infatti, ha sorpreso l’uomo intento a sottrarre alcuni capi di abbigliamento, lo ha invitato a restituire la merce ed ha contattato telefonicamente la Polizia. Il personale operante, tempestivamente intervenuto, ha proceduto all’identificazione e alla perquisizione dell’uomo rinvenendo, ben occultati, diversi capi di abbigliamento a cui, tra l’altro, erano state asportate le etichette e manomessi i dispositivi antitaccheggio. Per questo motivo l’uomo è stato arrestato e, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, è stato sottoposto agli arresti domiciliari in attesa del processo per direttissima.

Ieri pomeriggio, personale della Polizia di Stato in servizio presso il Commissariato di P.S.di Gioia Tauro ha arrestato MARTINONE Giuseppe, 32enne nato a Scilla, residente a Gioia Tauro, pregiudicato. L’uomo è responsabile dei reati di detenzione, produzione e coltivazione di sostanze stupefacenti, detenzione di munizionamento per armi comuni da sparo e furto aggravato. Nel dettaglio, gli agenti della Polizia di Stato hanno fatto irruzione in un appartamento posto al secondo piano di una palazzina sita a Gioia Tauro ed hanno rinvenuto una vera e propria serra di 40 piante di cannabis di altezza variabile da un metro ad un metro e mezzo, 8 lampade UVA, 1 sistema di aerazione e termoventilazione. Il personale operante ha altresì rinvenuto 868 grammi di cannabis indica, 4,90 grammi di hashish, 5 cartucce per pistola cal. 38 special, 41 cartucce per pistola cal. 9x21 GFL, 22 cartucce per pistola cal. 40 Smith&Wesson, 7 cartucce per fucile cal. 12, due guanciole in gomma per pistola Beretta, una guanciola in gomma per revolver. Il MARTINONE, al quale è stato inoltre contestato il furto di energia elettrica, è stato sorpreso all’interno della propria abitazione intento a curare le piante di cannabis. L’uomo è stato arrestato mentre la droga, le armi ed i locali sono stati sottoposti a sequestro. Nel giro di pochi mesi, questa è la seconda maxi-operazione svolta dal personale della Polizia di Stato a dimostrazione dell’attenzione che il Questore della Provincia di Reggio Calabria rivolge al complesso e dannoso fenomeno dello spaccio di sostanza stupefacente. Non è trascorso molto tempo, infatti, dal sequestro di 1000 piante di cannabis, 142 Kg di cannabis già essiccata ed altra attrezzatura per la lavorazione, circostanza che, in quel caso, consentì agli agenti del Commissariato di P.S. di Gioia Tauro di arrestare un 32enne gioiese.  

Nel pomeriggio di ieri, il personale della Polizia di Stato in servizio presso il Commissariato di P.S. di Gioia Tauro, a seguito di intensificate attività di controllo del territorio volte al contrasto del traffico e dello spaccio di sostanze stupefacenti, ha proceduto all’arresto in flagranza di reato di due donne responsabili, in concorso tra loro, dei reati di detenzione abusiva di arma clandestina e arma bianca, munizioni e detenzione di sostanza stupefacente del tipo cannabis sativa. L'operazione è scaturita da una perquisizione effettuata in via Belvedere di Gioia Tauro presso l’abitazione delle donne, madre e figlia, DE LUCA Graziella di anni 52 e SPOSATO Rosita di anni 26 sita.Nell’abitazione, gli Agenti del Commissariato di P.S. di Gioia Tauro hanno rinvenuto e sequestrato 1 busta termosaldata contenente 496 grammi di sostanza stupefacente del tipo cannabis sativa, 1 pistola Beretta calibro 7,65 con matricola abrasa; 1 caricatore con 4 cartucce calibro 7,65, 1 busta contenente 15 cartucce calibro 7,65 ed 1 coltello di 27cm e con lama ricurva da 15cm. Lo scorso 3 novembre, il personale del Commissariato di P.S. di Gioia Tauro ha arrestato un figlio della DE LUCA Graziella, SPOSATO Vincenzo classe 1985 per reati in materia di stupefacenti. Le due arrestate, che annoverano precedenti di polizia per reati contro il patrimonio, sono state condotte presso la Casa Circondariale di Reggio Calabria a disposizione dell'Autorità Giudiziaria.

 

Nella giornata di ieri, i Carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro hanno tratto in arresto BEVILAQUA Cosimo, 50enne,  pregiudicato, ricercato dal 4 dicembre 2017 allorquando si sottraeva ad un ordine di esecuzione per la carcerazione dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palmi – Ufficio esecuzioni penali, in quanto riconosciuto colpevole del reato di furto aggravato commesso a Gioia Tauro il 27.01.2016.

Il Bevilacqua, che in passato era riuscito ad eludere le ricerche delle forze dell’ordine trovando idonee vie di fuga nelle campagne retrostanti all’abitato di Contrada Ciambra di Gioia Tauro, con la complicità di alcuni soggetti di etnia rom ivi residenti, è stato rintracciato e catturato nel corso di un’irruzione effettuata all’alba di ieri all’interno di un appartamento ubicato in quella contrada.

I Carabinieri, infatti, dopo aver circondato l’intero isolato ove ritenevano potesse dimorare il BEVILACQUA, sono riusciti ad entrare all’interno del palazzo solo dopo aver abbattuto, in rapida successione, alcune porte nei vari pianerottoli, artigianalmente realizzate allo scopo di inibire l’accesso alle FF.OO.. Una volta giunti al terzo piano hanno trovato il catturando che, sorpreso della presenza dei militari e vistosi circondato, non ha inteso opporre alcuna resistenza.

L’uomo, all’atto della cattura, si trovava assieme ad una donna con lui convivente, A. G., di anni 50,  in atto sottoposta agli arresti domiciliari, deferita per il reato di procurata inosservanza di pena, per aver fornito ospitalità al convivente condannato e ricercato.

Al termine delle formalità di rito, BEVILACQUA è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Reggio Calabria-Arghillà.

Ieri, personale della Polizia di Stato in servizio presso il Commissariato di P.S. di Gioia Tauro ha eseguito tre ordinanze di misura cautelare in carcere, emesse dal Tribunale di Reggio Calabri, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, per associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e reati in materia di armi, a carico di INFANTINO Salvatore, 30enne di Gioia Tauro pregiudicato e già detenuto; IANNI’ Francesco, 37enne di Gioia Tauro, già noto alle forze di polizia per reati in materia di stupefacenti e CONDELLO Vincenzo, 26enne di Gioia Tauro. Le indagini del Commissariato di P.S. di Gioia Tauro hanno fatto emergere l’esistenza, nel pieno centro del Comune di Gioia Tauro, di un’organizzazione dedita all’attività di spaccio di droghe, quali cocaina e hashish. Le indagini sono state avviate subito dopo il sequestro di 250 e 308 grammi di cocaina, operato dalla Polizia di Stato in Gioia Tauro, nell’aprile del 2015, con l’individuazione di un garage attrezzato come un vero e proprio laboratorio e nella piena disponibilità dei tre arrestati. Nel sito, utilizzato anche per le operazioni di compravendita della sostanza stupefacente, veniva custodita tutta la strumentazione necessaria al confezionamento delle dosi, tra cui bilancini di precisione e diluenti per la cocaina, nonché venivano occultate armi e munizionamento vario.

Salvatore Gulluni, 41enne di Gioia Tauro è stato tratto in arresto sabato pomeriggio da parte degli agenti della Polizia di Stato di Catania. L’uomo stava percorrendo l’A 18 in località San Gregorio a Catania e si trovava a bordo di un Mercedes, quando è stato fermato dai militari operanti.

In un primo momento la perquisizione effettuata sul posto da parte dei poliziotti ha dato esito negativo ma, in un controllo successivo è stato rinvenuto un chilogrammo di cocaina. Gullumi è stato quindi tratto in arresto con l’accusa di traffico e detenzione di sostanze stupefacenti.

“E’ spregevole quanto portato alla luce dagli uomini del Commissariato di Pubblica Sicurezza a Gioia Tauro. L’abuso di una bambina di 10 anni è pedofilia, il più turpe dei crimini contro l’umanità debole e indifesa e, per come annunciato, laddove ci sono violenze sui minori l’Ufficio del Garante si costituirà parte civile. Basta urla e mera indignazione parolaia. Questi soggetti, se dovessero risultare colpevoli, devono pagare senza attenuanti di sorta e risarcire non solo le vittime, ma anche la società. Ringrazio di cuore gli inquirenti, che sul piano del contrasto alle violenze sui minorenni non risparmiano forze”.

E’ quanto ha dichiarato il sociologo Antonio Marziale, Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria, in merito agli accadimenti di Gioia Tauro, dove un quarantenne, con precedenti di polizia, è stato tratto in arresto con l’accusa di violenza sessuale sulla figlia della convivente, grazie al cui coraggio della denuncia i fatti sono potuti arrivare all’attenzione degli inquirenti.

All'esito di mirate investigazioni condotte dal Commissariato di Pubblica Sicurezza di Gioia Tauro e coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palmi, all'alba di ieri, 12 settembre, a Gioia Tauro (R.C.), è stata data esecuzione al decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dal Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palmi Dott. Domenico CAPPELLERI, a carico di MODAFFERI Ernesto, nato a Gioia Tauro, ivi residente, di anni 40, con precedenti di polizia, poichè ritenuto responsabile del delitto di atti sessuali pluriaggravati in danno di una bambina minore di anni 10 di cui agli artt. 609 bis, 609 ter co.2 cod. pen.

Le investigazioni culminate nell'esecuzione del provvedimento coercitivo personale eseguito dalla Polizia di Stato hanno preso avvio a seguito di una dettagliata denuncia orale sporta, giorni fa, presso il Commissariato di Pubblica Sicurezza di Gioia Tauro, dalla madre della bambina che rivelava continui abusi sessuali di tipo orale e maltrattamenti, da parte del convivente, MODAFFERI Ernesto, ai danni della piccola figlia.

A seguito della denuncia, madre e figlia piccola, vittima delle violenze, sono state allontanate dall’abitazione dove risiedevano insieme all’uomo e collocate presso un centro di accoglienza per madri in difficoltà.

Gli ulteriori approfondimenti info-investigativi condotti a seguito di detta denuncia, consentivano di espungere ulteriori e più pregnanti elementi probatori a carico del MODAFFERI, confermati in sede di audizione protetta dalla piccola vittima delle gravissime violenze sessuali subìte, rendendo, così, indifferibile l'emissione del provvedimento di fermo eseguito ieri mattina.

 Il MODAFFERI, dopo le formalità di rito, è stato associato presso la Casa Circondariale di Palmi a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

È in corso dalle prime ore di questa mattina, l'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della  Procura distrettuale antimafia, nei confronti di 12 affiliati alla cosca Piromalli di Gioia Tauro, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, truffa ed altri reati aggravati  dalle finalità mafiose.

L'intervento, che segue a meno di un mese il fermo di 33 persone organiche al sodalizio di gioia tauro emesso da questa procura della repubblica, ha previsto il contestuale sequestro preventivo di beni per un valore di circa 50 milioni di euro, tra cui il noto consorzio co.p.a.m. di Varapodio (RC) costituito da oltre 40 aziende e cooperative agricole operanti nella piana di Gioia Tauro, nella Sicilia orientale e nel basso Lazio.

I provvedimenti, eseguiti dal raggruppamento operativo speciale, si collocano nel quadro di un'articolata manovra investigativa avviata in direzione dei vertici della ndrangheta reggina, già concretizzatasi:

-        il 15.07.2016, con l’esecuzione dell’o.c.c. in carcere nei confronti 8 indagati per associazione di tipo mafioso e scambio elettorale politico mafioso, nel cui ambito, oltre ad accertare l’operatività di una struttura direttiva occulta della ‘ndrangheta, veniva riscontrato il funzionamento di un organo collegiale denominato “Santa” ideato dai vertici delle cosche De Stefano e Piromalli (operazione mammasantissima);

-        il 15.11.2016 ed il 19.11.2016, con l’esecuzione di misure cautelari nei confronti di 53 affiliati alla cosca Condello, indagati per associazione di tipo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni ed altri delitti, tutti aggravati dal metodo mafioso (operazione sansone);

-        il 19.01.2017, con l’esecuzione di un provvedimento di fermo nei confronti 35 soggetti, contigui alla cosca Piromalli responsabili dei reati associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione per delinquere, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, corruzione ed altri reati aggravati dal metodo mafioso (operazione cumbertazione);

-        il 26.01.2017, con l’esecuzione di un provvedimento di fermo nei confronti di 33 affiliati alla cosca Piromalli,  indagati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, intestazione fittizia di beni, autoriciclaggio e altri reati aggravati dalle finalità mafiose (operazione provvidenza).

Le risultanze contenute nellodierna ordinanza cautelare certificano ancora una volta le dinamiche associative e gli assetti mafiosi della cosca “piromalli”, evidenziando il ruolo apicale dei fratelli Piromalli Giuseppe cl. 45 detto facciazza[1], attualmente detenuto presso il carcere de laquila, e Piromalli Antonio cl. 39 detto “u catanisi”[2], in grado di orientare gli equilibri criminali dellintero mandamento tirrenico e di condizionare il locale tessuto economico-imprenditoriale, con particolare riferimento ai settori agro-alimentare e turistico-ricettivo, grazie alla complicità di imprenditori contigui alla cosca.

In particolare, l’indagine ha accertato come il citato Piromalli Giuseppe, benché da anni ristretto in regime detentivo speciale, attraverso i periodici colloqui con i familiari, e facendo leva su un'efficiente filiera comunicativa, fosse in grado di veicolare all’esterno ordini e messaggi, funzionali alla direzione degli affari del clan, controllati attraverso il figlio Piromalli Antonio, destinatario del provvedimento di fermo del 26 gennaio u.s..

in tale contesto, altro ruolo carismatico in seno alla cosca è risultato quello dell’ultrasettantenne Piromalli Antonio, defilato sotto il profilo strettamente operativo, ma ancora molto influente nella pianificazione delle strategie criminali dell’organizzazione, soprattutto nel dirimere le controversie sorte tra gli affiliati, anche rispetto a problematiche non prettamente criminali[3]. inoltre, proprio all’anziano Piromalli Antonio era devoluto il compito di rinsaldare i rapporti con la cosca mole’, un tempo alleata, attraverso la figura di Mole’ Michele cl. 66, opportunamente coinvolto nella ripartizione dei proventi derivanti dagli affari criminali legati alla gestione del porto di Gioia Tauro.

Sul piano più generale, le investigazioni del ros hanno messo in luce anche le infiltrazioni dell’organizzazione criminale sia nel settore agroalimentare, documentando le interrelazioni transnazionali strumentali allo sviluppo di tali importanti traffici commerciali, che nel settore turistico-ricettivo, attraverso ingenti investimenti di denaro di provenienza illecita nell’acquisto di strutture alberghiere ubicate in zone costiere ad elevata vocazione turistica.

In particolare nel comparto oleario, è emersa la figura degli imprenditori Careri Domenico e Gioacchino[4], da sempre legati a Piromalli Giuseppe cl. 45 e al figlio Antonio, per conto dei quali avviavano un’ingente attività di esportazione di olio verso gli stati uniti, con la prospettiva di rilevanti introiti derivanti dalla possibilità di commercializzare il prodotto in noti ipermercati americani, potendo contare, tra l’altro, sull’articolato circuito relazionale di Vizzari Rosario[5], prestanome del sodalizio stabilitosi da anni Nel New Jersey. Tale meccanismo di fatto consentiva ai Piromalli di penetrare nel mercato americano con prospettive di guadagno e riciclaggio di denaro, mentre ai Careri di assumere una posizione rilevante nel settore oleario, vendendo il proprio prodotto ad un prezzo decisamente vantaggioso e dissimulando, dietro l'etichettatura di olio extravergine, la vendita di olio di sansa (in alcuni casi persino avariato). le ipotesi di frode in commercio e contraffazione alimentare sono attualmente al vaglio delle autorità americane, con approfondimenti da parte dell' FBI.

nella distribuzione dei prodotti ortofrutticoli, è invece emerso come la cosca avesse infiltrato il consorzio Copam di Varapodio (RC), costituito da numerose cooperative calabresi e siciliane, sfruttandone la notevole capacità di approvvigionamento di prodotti agrumicoli, e disponendone sul piano gestionale e commerciale, grazie al ruolo di Scarpari Rocco[6], semplice dipendente ma, di fatto, vero dominus della cooperativa, in quanto referente della cosca gioiese.

Attraverso tale rilevante controllo, il sodalizio è stato in grado di alimentare sia la grande distribuzione del nord-est italiano che il mercato rumeno. in particolare, dalle indagini del ros è emerso come Piromalli Antonio, anche tramite il socio Alessandro Pronesti, ingerisse nella gestione della C.O.P.A.M., sovrintendendo in prima persona a tutta la filiera commerciale di fornitura dei prodotti agrumicoli - stabilendo tempi, quantitativi e prezzi delle merci da esportare- curando i rapporti con le aziende (es: polignanese al mof di Milano, o aziende in Romania) e intervenendo anche nella gestione del personale dipendente del consorzio.

In particolare, nell’ambito delle trattative condotte con alcuni imprenditori rumeni, preoccupati dalla possibile interruzione degli approvvigionamenti, Pronestì Alessandro, che agiva secondo le direttive di Piromalli, si spingeva a  rassicurare i suoi interlocutori, dicendo che la cooperativa aveva di fatto l’obbligo di rifornire prioritariamente le aziende indicate dall’organizzazione:“”forse tu non hai capito una cosa, la cooperativa prima manda a noi e poi se avanza manda agli altri!”.

Le attività del consorzio Copam erano inoltre utilizzate dalla cosca Piromalli nelle operazioni commerciali di esportazione dell'olio d'oliva verso gli stati uniti. il consorzio, infatti, veniva costretto a garantire il pagamento in anticipo di quanto prodotto dalla societa’ i fratelli Careri ed a farsi carico dei costi delle ulteriori (e non necessarie) operazioni di intermediazione (Piromalli Antonio: "glielo hai specificato a Scarpari ...ogni vendita che facciamo fare a lui ........già a priori deve sapere che due centesimi li deve mettere in fattura in più per noi").

A riscontro del controllo totalizzante del consorzio da parte della cosca, è emerso inoltre come Piromalli Antonio stesse prendendo in considerazione di trasferire la sede di Copam all’interno dell’area commerciale del porto di Gioia Tauro, sia perche’ trovava le spese degli stabilimenti di varapodio troppo eccessive, sia per rendere ancora più agevole le attivita’ di esportazione di agrumi verso gli Stati Uniti.

Infine, per quanto concerne il settore turistico-ricettivo, le investigazioni condotte dal ros hanno dato conto del profilo imprenditoriale di Comerci Nicola Francesco[7] che, nel corso degli anni, ha saputo creare un impero economico[8], avvalendosi dei capitali e della protezione della cosca, soddisfacendone ogni richiesta: dalla gestione dei latitanti, agli investimenti nel settore immobiliare, all’inserimento di ditte di riferimento del sodalizio nelle forniture alberghiere. collegamento emerso in modo ancora piu’ palese in occasione del tentato omicidio del figlio Andrea, avvenuto nel giugno 2015 a Parghelia(VV), che spingeva Comerci Nicola Francesco a rivolgersi ad esponenti della cosca Piromalli per giungere all’individuazione dell’autore dell’azione delittuosa.   

Tra i destinatari del provvedimento anche Ferro Cinzia[9] e Cordi’ Teresa[10], le quali, per conto del sodalizio, fungevano da prestanome nella gestione di imprese inserite nei servizi di pulizia e catering di alcune strutture  turistiche riconducibili ad importanti società di settore, nonche’ nel ramo  dell’abbigliamento, con punti vendita in alcuni centri commerciali della provincia di Milano e Udine.

Nel medesimo contesto, e’ stata data esecuzione anche al sequestro preventivo emesso dal gip calabrese, ai sensi del comma 7 del reato di associazione mafiosa (416 bis del c.p.), nei confronti delle gia’ citate imprese:

-      il consorzio copam di varapodio (rc), costituito da oltre 40 soci, aziende e cooperative agricole, che operano nella piana di Gioia Tauro, nella Sicilia orientale e nel basso Lazio, attivo nel commercio dei prodotti ortofrutticoli, ed in particolare nel settore agrumario dei kiwi e delle pesche, con un fatturato di oltre 20 milioni di euro;

-      la societa’ S.G.F. fratelli Careri srl, con sede legale in Milano e stabilimento in San Ferdinando (RC), attiva nella produzione e nel commercio dell’olio di oliva.


 

Alle prime ore della mattinata odierna, a conclusione di articolate indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, gli investigatori del Commissariato di P.S. di Gioia Tauro (RC) e della locale Squadra Mobile hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere nr. 2519/15 RG GIP – 4720/15R.G.N.R./D.D.A.– 33/15 R.O.C.C. emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della DDA, nei confronti dei seguenti soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, di diversi episodi di cessione di sostanze stupefacenti e reati in materia di armi

    CONDELLO Vincenzo nato a Gioia Tauro (RC) il 28.02.1991;

    INFANTINO Salvatore nato a Gioia Tauro (RC) il 02.01.1987;

    IANNI’ Francesco nato a Gioia Tauro (RC) il 29.02.1980;

    SAVERINO Vincenzo nato a Gioia Tauro (RC) il 14.11.1983.

 Nello specifico, a tutti gli indagati viene contestato il delitto di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, per essersi associati al fine di commettere una serie indeterminata di delitti di cessione di sostanze stupefacenti. A INFANTINO Salvatore è attribuito il ruolo di capo e direttore dell’associazione per delinquere; con l’aggravante dell’essere l’associazione armata, atteso che alcuni componenti (INFANTINO Salvatore e CONDELLO Vincenzo) avevano la disponibilità di armi  (dal dicembre 2014, con condotta in atto). IANNÌ Francesco, INFANTINO Salvatore e SAVERINO Vincenzo, sono accusati di aver ceduto 250 grammi di cocaina ad un acquirente, confezionata in due sacchetti (in data 10 aprile 2015). A INFANTINO Salvatore e CONDELLO Vincenzo è contestata la cessione ad un acquirente di 308,00 grammi di cocaina, contenuta in un panetto confezionato con pellicola trasparente (in data 11 aprile 2015). Altri quantitativi imprecisati di sostanza stupefacente venivano ceduti, in diverse circostanze a terzi acquirenti da INFANTINO Salvatore (in data 9, 14, 19, 21, 22, 25 marzo, 8 e 9 aprile 2015), da INFANTINO Salvatore e SAVERINO Vincenzo (in data 13 marzo 2015), da INFANTINO Salvatore e IANNÌ Francesco (in data 21 marzo 2015). A INFANTINO Salvatore e CONDELLO Vincenzo, è contestato anche il delitto di detenzione e porto abusivo  in luogo pubblico di una pistola (in data 12 dicembre 2014 e 15 gennaio 2015), nonché l’esplosione di numerosi colpi di arma da fuoco (in data 12 dicembre 2014).

Le indagini – condotte dal Commissariato P.S. di Gioia Tauro (RC) e dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria nel periodo che va da novembre 2014 a maggio 2015 –  hanno consentito di ricostruire la struttura di un sodalizio criminale dedito al traffico di sostanze stupefacenti, con base operativa nel comune di Gioia Tauro; di individuare i componenti dell’associazione, con l’attribuzione specifica di ruoli e compiti; nonché di contestare alcuni reati in materia di armi. L’attività investigativa – avviata per far luce sulla scomparsa di un giovane di Gioia Tauro (MAMMOLITI Maurizio), di cui si erano perse le tracce il 31.10.2014 – si incentrava ben presto sulla figura di CONDELLO Vincenzo, cognato del soggetto scomparso, e su altri soggetti frequentati dallo stesso, ovvero, INFANTINO Salvatore, IANNI’ Francesco e SAVERINO Vincenzo, attivi nel settore del narcotraffico. Invero, le attività di intercettazione disposte dalla DDA di Reggio Calabria nel corso delle indagini, portavano alla luce l’esistenza di un’organizzazione criminale dedita in maniera stabile e professionale alle attività di cessione di sostanze stupefacenti di vario genere, dall’hashish alla cocaina, che utilizzava come base operativa per gli incontri con gli acquirenti più fidati, un garage ubicato nel comune di Gioia Tauro. All’interno di detto immobile, i membri della consorteria criminale nascondevano armi e munizioni, nonché quantitativi di droga destinati alla cessione agli acquirenti, per come risulta dalle riprese effettuate dalle telecamere autorizzate nel corso delle indagini.

I sequestri di droga (250 grammi di cocaina in una circostanza e 308 grammi di cocaina nell’altra), operati dagli investigatori della Polizia di Stato in due circostanze, ovvero il 10 e l’11 aprile 2015, a carico di due acquirenti, immediatamente dopo la cessione presso il sito di interesse, in combinazione con il rinvenimento, effettuato a seguito di una perquisizione nel predetto garage, di bilancini di precisione e diluenti per la cocaina, corroborava l’assunto che il sito monitorato, nella piena ed esclusiva disponibilità degli indagati, fosse un vero e proprio laboratorio, munito di tutta la strumentazione necessaria per la preparazione delle dosi e per il loro confezionamento, nonché un “esercizio commerciale”, avente quale oggetto sociale lo spaccio all’ingrosso dello stupefacente. All’interno dell’organizzazione, i ruoli tra sodali erano interscambiabili, atteso che ciascuno aveva possibilità di accedere al sito e di incontrare i clienti ritenuti di particolare affidabilità. Per raggiungere la base operativa dell’organizzazione, i sodali utilizzavano delle Fiat Panda. Da qui il nome dell’operazione. Un quinto soggetto è attivamente ricercato.

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