14102019Lun
Aggiornato ilDom, 13 Ott 2019 5pm

A GIOIA TAURO, ieri pomeriggio (30 maggio ’15), la pattuglia della Aliquota Radiomobile del N.O.RM., durante l’espletamento del consueto servizio di controllo del territorio, dopo aver carpito i movimenti sospetti di un autocarro IVECO mod. OM5010, riusciva a bloccarlo all’interno di uno stabilimento in disuso dell’A.P.O.R. Calabria, sito nei pressi del Quadrivio Spartimento a cavallo tra le municipalità di Gioia Tauro e Rosarno. Ivi, intento ad asportare via un ingente quantitativo di materiale ferroso, veniva sorpreso un pregiudicato gioiese, già noto alle Forze dell’Ordine, ovvero Pisano Roberto cl.’79 (vds. foto 01) che con gli “attrezzi del mestiere” (tra i quali un grosso flex) stava tagliando tubi e suppellettili in ferro. Il bottino era di 20 quintali di materiale che i CC hanno sequestrato e restituito agli aventi diritto. Il Camion e il flessibile invece sono stati sequestrati, sempre dai militari dell’Arma per successivamente essere confiscati, in quanto oggetti pertinenti al reato. Il ferro se rivenduto sul parallelo mercato illecito avrebbe fruttato 100 euro ogni 10 quintali circa.

Un uomo di 56 anni, da tempo residente nella Piana di Gioia Tauro,è stato arrestato dalla Polizia di Stato al termine di un'indagine coordinata dalla Procura di Palmi, in provincia di Reggio Calabria. L'uomo è accusato di violenza sessuale ai danni delle due nipoti, minorenni all'epoca dei fatti. L'indagine della Squadra Mobile reggina ha avuto origine da una segnalazione del Servizio sanitario di una regione del nord Italia, trasmessa all'autorita' giudiziaria competente, per le dichiarazioni di una delle due giovani vittime, che ha confidato la violenza sessuale subita, quando aveva sei anni, da parte dello zio, durante le vacanze estive in Calabria. E' emerso cosi' che, tra il 2014 e parte del 2015, l'uomo avrebbe abusato anche di un'altra nipote minorenne, alla quale era solito donare regali di vario genere. L'uomo e' stato rintracciato al porto di Civitavecchia e condotto in carcere. .
 

Undici persone arrestate ed un maxi sequestro da 210 milioni di euro, è questo il bilancio dell'Operazione Bicefalo eseguita questa mattina dalla Guardia di Finanza.  Le persone coinvolte sarebbero, secondo l'accusa legate alla storica cosca di ndrangheta dei Piromalli di Gioia Tauro. Gli indagati sono accusati a vario titolo dei reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, contraffazione, frode in commercio, ricettazione e vendita di prodotti industriali con segni mendaci.
In particolare secondo gli inquirenti un noto imprenditore della piana di Gioia Tauro, Alfonso Annunziata, avrebbe goduto dei favori dei principali referenti della cosca dei Piromalli, grazie ai quali ha costituito un “impero” economico-commerciale che è stato protetto dalle potenziali minacce di altri clan criminali. Secondo gli inquirenti, infatti, l’imprenditore ha consapevolmente sostenuto e contribuito allo sviluppo dell’associazione mafiosa attraverso il pagamento periodico di una tangente, ed ottenendo in cambio la protezione rispetto alle cosche “concorrenti”.  Per tali ragioni, il Centro Commerciale Annunziata, uno dei più grandi in Calabria è stato posto sotto sequestro.
Le ordinanze di custodia cautelare, eseguite da finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria e dello Scico di Roma, sono state emesse a conclusione di indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia reggina. I nomi degli arrestati ed i dettagli dell'Operazione Bicefalo verranno forniti nel corso di una conferenza stampa.

 

Lo scorso 04 marzo, in Brescello (RE), nella nottata, a seguito di specifica attività info-investigativa, volta alla cattura di destinataria di ordinanza di applicazione di misura coercitiva, i Carabinieri di Gioia Tauro (Stazione CC di Gioia Tauro) e di Brescello (RE), hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa in data 23.02.2015 dal Tribunale di Palmi, Ufficio G.I.P., nei confronti di Sadik EP REGRAGUY ATIKA, marocchina di anni 48, ritenuta responsabile dei reati di cui agli artt. 03 e 04 l. nr. 75/1958 (sfruttamento della prostituzione) ed art. 497 bis co.1 c.p. (possesso di documenti di identificazione falsi), per fatti commessi in Gioia Tauro e Palmi dal 2011 e con condotta tuttora in corso.

L’ articolata indagine prende le mosse da una denuncia presentata ai Carabinieri di Gioia Tauro nell’ottobre dello scorso anno, da cui emergevano indizi di reità nei confronti della cittadina nordafricana, i quali hanno portato, a conclusione di complessa attività investigativa, espletata dai militari del Comando Stazione Carabinieri di Gioia Tauro, all’emissione della misura restrittiva.

La cittadina straniera una volta catturata è stata tradotta presso la Casa Circondariale Femminile di Modena.

Ulteriori indagini in corso da parte degli Inquirenti di Gioia Tauro, sotto la direzione del Sostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica di Palmi, dott.ssa Anna PENSABENE, per cercare di arginare una delle piaghe sociali che più indignano gli onesti cittadini ovvero quella dello sfruttamento di donne straniere costrette a vendere i loro corpi.  

 

Sarebbero Rocco Furuli, 28 anni, e Diego Mammoliti, 30 anni,entrambi di Rosarno (Reggio Calabria) i presunti capi dell’organizzazione criminale sgominata dalla Polizia di Stato di Reggio Calabria in collaborazione con il Commissariato di Gioia Tauro. Secondo quanto emerso nell’Operazione Safe Roads, che ha portato all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di nove persone, il gruppo criminale sarebbe artefice di una serie di rapine a mano armata nei confronti di autotrasportatori di furgoni e di mezzi pesanti, di farmacie, uffici postali, cacciatori e distributori di carburante. I nomi di tutti gli arrestati nell’Operazione Safe Roads ed ulteriori dettagli verranno forniti alle 11 nel corso di una conferenza stampa.

Dieci persone sono state arrestate questa mattina da parte della Polizia di Stato di Reggio Calabria in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelareemessa dal Gip di Palmi. Gli arrestati sono accusati di appartenere ad un’organizzazione criminale artefice di una serie di rapine a mano armata nei confronti di autotrasportatori di furgoni e di mezzi pesanti, di farmacie, uffici postali, cacciatori e distributori di carburante. Le indagini della Squadra Mobile di Reggio Calabria e del Commissariato di P.S. di Gioia Tauro  in particolare hanno consentito di ricostruire il ruolo di ogni singolo soggetto e di individuare le basi logistiche utilizzate per la custodia delle armi e la latitanza di capi e affiliati del pericoloso sodalizio. I dettagli dell’operazione denominata "Safe Roads" ed i nomi degli arrestati verranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle ore 11,00 presso la sala riunioni “Nicola Calipari” della locale Questura.

Giovanni Iannì, 28 anni di Gioia Tauro, è stato arrestato dagli agenti del locale Commissariato di Polizia con l’accusa di detenzione e porto di pistola e danneggiamento. L'arresto eseguito dagli agenti del Commissariato di Polizia diretto dal vice questore aggiunto Angelo Morabito ed è legato al danneggiamento, avvenuto nel marzo del 2014, quando ignoti hanno esploso alcuni colpi di arma da fuoco contro l'abitazione dell'ex assessore al Decoro urbano del Comune di Gioia Tauro, Giuseppe Dato.

Successivamente era stato arrestato un giovane nella cui disponibilità fu trovata una pistola, e dagli accertamenti balistici eseguiti sull'arma sarebbe emerso che la pistola era la stessa utilizzata contro l'abitazione dell'ex assessore. I successivi approfondimenti investigativi hanno consentito agli investigatori del Commissariato di individuare il presunto autore del danneggiamento, nei confronti del quale è stata emessa una ordinanza di custodia cautelare in carcere. Secondo le attività investigative il movente del danneggiamento non sarebbe in alcun modo da collegare all'attività politica dell'ex assessore.

Bruno Pataffio, cinquantenne di  Gioia Tauro, è stato arrestato nella tarda serata di ieri, dagli agenti del Commissariato di Polizia di Gioia Tauro, unitamente a quelli di Taurianova (RC), 

Pataffio, già noto alle forze dell’ordine aventi precedenti penali per violazione della legge sulle armi, rapina, estorsione, ricettazione, furto e truffa, a seguito di perquisizione domiciliare, è stato trovato in particolare in possesso di:

una pistola cal. 7,65 parabellum munita di silenziatore e tre  cartucce dello stesso calibro;

un revolver marca Astra non catalogato nel registro nazionale delle armi, cal.357 Magnum contenente sei cartucce cartucce;

una  pistola cal. 6,35 con colpo camerato, munita di silenziatore, con caricatore inserito contenete tre  cartucce una scatola di munizioni per pistola cal. 9×21, contenente trentacinque  cartucce integre, stesso calibro;

cinque  cartucce integre per pistola cal. 7,65 parabellum;

 tre  bossoli cal. 6,35;

un  ordigno esplodente di fattura artigianale dal peso complessivo di kg. 1,560 con innesco a lenta combustione;  

un artificio pirotecnico artigianale del peso di grammi 362;  

due artifici pirotecnici di forma sferica classificati nella cd. IV categoria “fuochi d’artificio professionali che presentano un rischio potenziale elevato”, per un peso complessivo di circa 300 gr;

un  tubo in cartone, verosimilmente da utilizzare quale mortaio per il lancio di artifici pirotecnici; un paio di manette di colore nero;

due  chiavi per manette del tipo in dotazione alle Forze di Polizia;

una ricetrasmittente marca Brondi con auricolare e microfono;

un foglio riportante la bozza scritta a mano di un non meglio identificato percorso stradale.

L’arrestato, dopo le formalità di rito, è stato associato presso la Casa Circondariale di Palmi (Reggio Calabria).

Teodoro Mazzaferro di nato a Gioia Tauro (RC) il 26.11.1938 e residente in Palmi è stato tratto in arresto ieri presso la Contrada Tonnara di Palmi, dai militari dell’Aliquota Operativa della Compagnia CC di Gioia Tauro, unitamente a quelli dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, della Compagnia Speciale e con il supporto di due unità cinofile del G.O.C. di Vibo Valentia. Mazzaferro noto imprenditore nel settore immobiliare, è accusato di di detenzione, porto ed occultamento illecito di armi comuni e da guerra con relativo munizionamento, in concorso con altre persone, allo stato indagate. In particolare l’imprenditore di Gioia Tauro è accusato della detenzione di un mitragliatore di  250 proiettili 9×19 parabellum rinvenuti dai militari operanti in un terreno situato in contrada Guardiola a Gioia Tauro, e di una pistola trovata in un muro a secco facente parte di una delle lottizzazioni di Mazzaferro, nei pressi dell’ospedale di Gioia Tauro.
Secondo gli inquirenti, le lunghe attività d’indagine (partite dal 2013) hanno dimostrato la dimestichezza di Teodoro Mazzaferro con tutto ciò che aveva a che fare con le armi clandestine. Dopo la cattura il Mazzaferro e’ stato messo agli arresti domiciliari nella sua abitazione.

Gioia Tauro (Reggio Calabria). Alle prime ore del mattino dell’8 novembre 2014, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno dato esecuzione a due provvedimenti cautelari, emessi dal GIP del Tribunale di Palmi, dott. Giulio De Gregorio, su richiesta della Procura della Repubblica di Palmi, diretta dal Procuratore f.f. dott. Emanuele Crescenti, a seguito dell’individuazione dell’autore del ferimento di due giovani ragazzi a colpi d’arma da fuoco, avvenuto sul lungo mare di Gioia Tauro (RC) in data 28.06.2014.

I destinatari dei provvedimenti dovranno rispondere di lesioni aggravate mediante l’utilizzo di arma da fuoco e favoreggiamento personale.

 Alle ore 11.00, presso la Procura della Repubblica di Palmi, si terrà la conferenza stampa alla presenza del Procuratore f.f. dott. Crescenti che illustrerà i dettagli dell’operazione odierna ed i nomi degli arrestati.

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