16122019Lun
Aggiornato ilSab, 14 Dic 2019 7pm

I carabinieri del comando provinciale di Cosenza hanno dato esecuzione ad ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Procura distrettuale antimafia, nei confronti di 21 persone, esponenti anche di rilievo della criminalità organizzata, ritenute responsabili a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, usura, turbata libertà degli incanti, favoreggiamento personale, traffico di tabacco lavorato estero, ricettazione, calunnia, intralcio alla giustizia e violazioni di domicilio, tutti aggravati dalle metodologie mafiose. I provvedimenti sono stati emessi sulla scorta delle indagini condotte dai carabinieri della Compagnia di Scalea e coordinate dal procurtore Vincenzo Lombardo, dai procuratori aggiunti Luberto e Bombardieri e dal sostituto procuratore Pierpaolo Bruni. Le indagini hanno consentito di delineare gli assetti di un’associazione per delinquere di tipo ‘ndranghetistico denominata “Valente-Stummo”, operante nel territorio del comune di Scalea e paesi viciniori, in collegamento con l’associazione denominata Muto, della quale riconoscono la sovra ordinazione ‘ndranghetistica. L’attività della cosca, avvalendosi della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo, era finalizzata al controllo e allo sfruttamento delle risorse economiche della zona mediante il compimento di delitti contro il patrimonio e contro la persona e, in particolare, la consumazione di una pluralità di estorsioni in danno di diversi commercianti e imprenditori del luogo nonché la turbata libertà degli incanti finalizzata ad accaparrarsi immobili di rilevante valore, inibendo la partecipazione all’asta di altre persone. L’indagine, che ha portato alla emissione dei provvedimenti, si pone in prosecuzione dell’attività investigativa della stessa Compagnia, che aveva condotto nel luglio del 2013 all’esecuzione di 39 provvedimenti cautelari riguardanti anche alcuni amministratori comunali di Scalea, tra cui il Sindaco pro-tempore, 5 assessori e il comandante della locale polizia municipale. Sulla base delle risultanze investigative circa il condizionamento da parte della criminalità organizzata di quella amministrazione, il 25 febbraio 2014, era stato emesso il decreto del Presidente della Repubblica per lo scioglimento del consiglio comunale di Scalea, che è ancora gestito da una Commissione straordinaria. I nomi degli arrestati ed i particolari dell’operazione Plinius saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa alla presenza del procuratore nazionale antimafia e dei magistrati, che sarà tenuta al comando provinciale dei carabinieri di Cosenza alle 11:30.

Una maxi operazione contro la ndrangheta è in corso a Lamezia Terme dove il personale della Polizia di Stato di Catanzaro sta eseguendo 36 arresti. In particolare, l’Operazione Andromeda ha coinvolto esponenti di spicco delle consorterie IANNAZZO e CANNIZZARO – DAPONTE attive nel comprensorio di Lamezia Terme. Tra gli arrestati ci sarebbe anche Franco Perri, proprietario del centro commerciale “Due Mari".L'esecuzione dell'operazione ha visto impegnati circa 400 Poliziotti, anche delle squadre mobili di Alessandria, Cosenza, Crotone, Messina, Perugia, Portenza, Reggio Calabria, Salerno, Siracusa e Vivo Valentia.

Nel corso delle indagini, condotte dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro,  gli inquirenti hanno accertato la responsabilità degli indagati in ordine a numerosi episodi estorsivi a carico di imprenditori, ma soprattutto hanno consentito di individuare alcuni dei responsabili degli omicidi di Antonio Torcasio, nato il 1971, avvenuto a Lamezia Terme il 23 maggio 2003 all’epoca reggente della cosca Torcasio-Cerra-Gualtieri, nonchè quello dell’omicidio di Vincenzo Torcasio, nato 1984 e del ferimento di Vincenzo Curcio, nato il 1980, avvenuto in Falerna nel luglio 2003.

Sono stati altresì In particolare è stato accertato l’accordo, formalizzato attraverso veri e propri “summit mafiosi”, tra la cosca IANNAZZO e quella GIAMPA’ di spartizione dei proventi del racket, secondo un collaudato sistema operativo.

I particolari dell’operazione Andromeda coordinata dal capo della Squadra Mobile Rodolfo Ruperti, ed i nomi degli arrestati, verranno resi noti nel corso di una conferenza stampa alle 11,30.

"Columbus" il nome in codice dell'operazione anti 'ndrangheta condotta sull'asse Italia-Usa: il 12 ottobre scorso, infatti, giorno del Columbus Day, investigatori della Polizia di Stato e dell'Fbi attesero in un porto degli Stati Uniti il primo carico di cocaina. Proveniente dal Centro-America, la droga era destinata alla piazza di New York e a quelle europee. Broker del traffico, un incensurato calabrese, titolare di una pizzeria nel quartiere del Queens. L'uomo, gia' arrestato nei giorni scorsi, e' accusato di traffico internazionale di droga.

Due carichi di cocaina, per un totale di 60 chilogrammi, sono stati sequestrati dagli inquirenti nell'ambito dell'operazione "Columbus" che ha portato all'arresto o al fermo di 15 persone a vario titolo coinvolte in un traffico di droga fra gli Usa e la Calabria. Lo schema operativo-criminale emerso negli Stati Uniti faceva leva su una rete commerciale e societaria, utilizzata come copertura per l'importazione della cocaina, che operava nel settore alimentare per l'importazione di frutta tropicale e tuberi.  

I due carichi di droga furono sequestrati nell'ottobre e nel dicembre 2014 nei porti statunitensi di Wilmington (Delawere) e Chester - Philadephia (Pennsylvania), grazie a pedinamenti e intercettazioni, monitorando persone fisiche e giuridiche sospettate di aver avviato un traffico internazionale di stupefacenti. Da mesi gli investigatori del Servizio Centrale Operativo e della Squadra Mobile di Reggio Calabria erano a New York insieme agli agenti della F.B.I. La droga sequestrata, secondo gli inquirenti, dimostra la bonta' dell'impianto investigativo ed ha consentito la definizione di ruoli e condotte criminali dei soggetti emersi nell'inchiesta. Al vertice dell'organizzazione, uomini della 'ndrangheta a New York. Inchieste della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria - sottolineano gli inquirenti - gia' avevano dimostrato l'esistenza di un "ponte" tra New York e l'area ionico-reggina, finalizzato a porre in essere legami criminosi tra Sud America, Stati Uniti e Italia

Due carichi di cocaina, per un totale di 60 chilogrammi, sono stati sequestrati dagli inquirenti nell'ambito dell'operazione "Columbus" che ha portato all'arresto o al fermo di 15 persone a vario titolo coinvolte in un traffico di droga fra gli Usa e la Calabria. Lo schema operativo-criminale emerso negli Stati Uniti faceva leva su una rete commerciale e societaria, utilizzata come copertura per l'importazione della cocaina, che operava nel settore alimentare per l'importazione di frutta tropicale e tuberi. 

I due carichi di droga furono sequestrati nell'ottobre e nel dicembre 2014 nei porti statunitensi di Wilmington (Delawere) e Chester - Philadephia (Pennsylvania), grazie a pedinamenti e intercettazioni, monitorando persone fisiche e giuridiche sospettate di aver avviato un traffico internazionale di stupefacenti. Da mesi gli investigatori del Servizio Centrale Operativo e della Squadra Mobile di Reggio Calabria erano a New York insieme agli agenti della F.B.I. La droga sequestrata, secondo gli inquirenti, dimostra la bonta' dell'impianto investigativo ed ha consentito la definizione di ruoli e condotte criminali dei soggetti emersi nell'inchiesta. 

Al vertice dell'organizzazione, uomini della 'ndrangheta a New York. Inchieste della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria - sottolineano gli inquirenti - gia' avevano dimostrato l'esistenza di un "ponte" tra New York e l'area ionico-reggina, finalizzato a porre in essere legami criminosi tra Sud America, Stati Uniti e Italia. (Agi)

 

 

 

Marco Paviglianiti, 30 anni, Pasquale Sibio, 58 anni, entrambi operai, e Domenico Spanò, 54 anni, autotrasportatore, sono stati tratti in arresto, su decisione della Corte di Cassazione. I tre sono stati coinvolti nell'operazione Insubria che, nel novembre scorso portò a quasi quaranta arresti e nel corso della quale la quale i carabinieri del Ros di Milano riuscirono a filmare per la prima volta il giuramento per il conferimento della Santa, una delle più alte cariche 'ndranghetiste. Paviglianiti era stato già arrestato e poi scarcerato, mentre per Sibio e Spanò il Giudice per le Indagini preliminari che ha emesso l'ordinanza di custodia cautelare aveva rigettato la richiesta di misura nei confronti dei due indagati effettuata dalla Procura.

La squadra mobile di Catanzaro ha eseguito due ordinanze di custodia cautelare nei confronti di due esponenti della cosca dei Piscopisani, attiva nel vibonese, poiché ritenuti responsabili di essere i mandanti e gli esecutori materiali dell'omicidio di Fortunato Patania, boss di Stefanaconi ucciso nel mese di settembre 2011. Le attività investigative, coordinate dalla Procura distrettuale antimafia, si sono sviluppate a riscontro delle dichiarazioni di un nuovo collaboratore di giustizia. I particolari dell'operazione ed i nomi degli arrestati saranno resi noti durante una conferenza stampa che si terrà alle 10.30 negli uffici della questura di Catanzaro.

È in corso, dalle prime ore del mattino, una operazione della Polizia con diversi arresti nei confronti di esponenti della criminalità calabrese. Si tratta – informa una nota – di esponenti della famiglia Crea, originari dell’alto ionio reggino, in particolare del paese di Stilo (Reggio Calabria), ritenuti responsabili, a vario titolo, di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione abusiva di armi e accesso abusivo a un sistema informatico o telematico, con l’aggravante del concorso esterno in associazione mafiosa per aver agevolato l’operatività della ‘ndrangheta, con articolazioni territoriali operanti in Calabria e nella provincia di Roma per il controllo delle attività illecite sul territorio. Il gruppo criminale gestiva diverse attività commerciali nel quartiere romano di Primavalle e si era inserito nel tessuto economico, commerciale e sociale del quartiere, imponendo la propria presenza nel territorio.

Nelle prime ore di oggi 18 marzo 2015 i Carabinieri del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Cosenza e personale della Squadra Mobile della Questura di Cosenza hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di RANGO Maurizio, 38 anni, e di BRUZZESE Franco, 47 anni, ritenuti “reggenti” della cosca di ‘ndrangheta “Rango-Zingari”, egemone in provincia di Cosenza, poiché gravemente indiziati per i reati di concorso in omicidio pluriaggravato, porto e detenzione illegale di armi e occultamento di cadavere, tutti aggravati dalle metodologie mafiose, in danno di BRUNI Luca, di cui si sono perse le tracce il 03 gennaio 2012.

I provvedimenti sono stati emessi sulla scorta delle indagini coordinate dal Procuratore LOMBARDO, dai Procuratori Aggiunti LUBERTO e BOMBARDIERI e dal Sostituto Procuratore BRUNI e condotte dal Nucleo Investigativo del Reparto Operativo e dalla Squadra Mobile.

L’attività d’indagine veniva avviata a seguito della denuncia di scomparsa di BRUNI Luca, avvenuta il 03.01.2012, poco prima scarcerato e assurto a ruolo verticistico del proprio gruppo a seguito della prematura scomparsa di suo fratello Michele, che stava tentando di organizzarsi per ampliare il raggio d’azione degli interessi illeciti della propria cosca, evidentemente in contrasto con gli accordi già stabiliti da un “patto” intercorso tra la cosca dei c.d. “italiani” con quella dei c.d. “zingari”, la prima capeggiata da LANZINO Ettore e verso la quale lo stesso BRUNI nutriva un forte risentimento ritenendola “storicamente” responsabile della morte di suo padre Francesco, inteso come “bella bella”, e la seconda retta, nel periodo storico di riferimento, da BRUZZESE Franco.

In particolare la prolungata attività d’indagine, che ha beneficiato anche del contributo di alcuni collaboratori, da ultimo FOGGETTI Adolfo, consentiva di raccogliere gravi e concordanti indizi di colpevolezza nei confronti degli arrestati che in concorso tra loro, con premeditazione ed al fine di agevolare l’attività delittuosa della cosca mafiosa di riferimento, attiravano la vittima in un tranello, ordito facendogli credere di partecipare a un incontro al vertice dell’organizzazione mafiosa con gli allora latitanti LANZINO Ettore e PRESTA Franco e ne cagionavano la morte esplodendo al suo indirizzo imprecisati colpi d’arma da fuoco e successivamente occultandone il cadavere, recentemente rinvenuto.

LAMANNA Daniele, 40 anni, esponente di spicco del citato gruppo criminale, destinatario del medesimo provvedimento, resosi irreperibile, risulta attivamente ricercato.

Oltre un secolo di carcere. È questa la richiesta avanzata al termine della requisitoria dal sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria, Matteo Centini nel corso del processo scaturito dall’Operazione Sant’Anna che nell’agosto scorso ha portato all’arresto di ventiquattro persone accusate a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, armi, intestazione fittizia di beni e favoreggiamento, reati aggravati dall’aver favorito una cosca mafiosa. La pena più alta per gli imputati, ritenuti appartenenti alla cosca di ndrangheta dei Bellocco di Rosarno è stata richiesta dalla Procura Distrettuale nei confronti di Bellocco Umberto (18 anni e nove mesi), ritenuto dagli inquirenti il capo dell’associazione. Di seguito tutte le richieste di pena:

Bellocco Umberto cl.37 18 anni e 9 mesi

Oliveri Umberto Emanuele 14 anni e 6 mesi

Barone Salvatore 13 anni e 2 mesi

Messina Elvira 12 anni e 8 mesi

Bellocco Domenico cl. 87 10 anni e 8 mesi

Oliveri Francesco 10 anni

Ciraolo Giuseppe 10 anni

Forte Michele 8 anni e 8 mesi

Bruzzese Antonella 2 anni e 9 mesi

Bartolo Domenico 2 anni e 9 mesi

Bartolo Antonella 2 anni e 8 mesi

Bartolo Rosanna 2 anni e 5 mesi

Corrao Domenico 2 anni e 5 mesi

Spagnolo Francesca 2 anni e 5 mesi

Sergio Biagio 2 anni

Cimato Mercurio anni 1 e mesi 9

Paladino Massimoanni 1 e mesi 9

Zangari Salvatore anni 1 e mesi 9

Seminara Giorgio Antonio anni 1 e mesi 9

Sedici persone collegate alle cosche di ndrangheta degli Avignone di Taurianova e dei Paviglianiti di  San Lorenzo (Reggio Calabria) sono state arrestate dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Firenze in provincia di Reggio Calabria, Bologna, Alessandria, Palermo, Modena, Parma, Genova, Milano e Pavia. In particolare gli arrestati sono accusati a vario titolo dei reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, con l'aggravante del fine di agevolare associazioni mafiose.

Nel corso dell’operazione, denominata “Gufo 2013” sono stati sequestrati anche 280 chilogrammi di cocaina per un valore che supera i 43 milioni di euro. I finanzieri hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Firenze Erminia Bagnoli su richiesta della Procura  Distrettuale Antimafia diretta dall’ex Procuratore di Palmi, dott. Giuseppe Creazzo.

I nomi degli arrestati ed i particolari dell'operazione Gufo 2013 verranno forniti alle 10.30 nel corso di una conferenza che si terrà presso la sede del comando regionale della guardia di finanza Toscana, alla presenza del Procuratore della Repubblica di Firenze Giuseppe Creazzo.

Domenico Moscato, di 56anni, titolare di un tabacchino e Gaetano Cannatà, di 40 anni, già detenuto in carcere nell'ambito dell'operazione "Insomnia”, sono stati arrestati dai carabinieri del reparto operativo di Vibo Valentia, in esecuzione dell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari di Catanzaro, nell'ambito dell'Operazione denominata "Insomnia 3". Moscato e Cannatà, ritenuti dagli inquirenti contigui alla cosca di ndrangheta dei Lo Bianco-Barba di Vibo Valentia, costola del più potente clan del vibonese, i Mancuso di Limbadi, sono accusati di usura con l’aggravante della metodologia mafiosa.

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