24082019Sab
Aggiornato ilSab, 24 Ago 2019 9am

Reggio Calabria. I Carabinieri del Ros e dei Comandi provinciali di Reggio Calabria e Roma dalle prime luci dell'alba stanno eseguendo un provvedimento cautelare, emesso dal gip del Tribunale di Reggio Calabria, nei confronti di 54 presunti affiliati alla cosca Molè, indagati per associazione mafiosa, traffico di armi e di stupefacenti ed intestazione fittizia di beni.
Al centro delle indagini del Ros, coordinate dalla Procura distrettuale antimafia reggina, le attività illecite di una delle più potenti cosche della ndrangheta, con diramazioni in ambito nazionale ed internazionale.
Le attività hanno documentato i consistenti interessi del sodalizio in ramificate iniziative imprenditoriali e commerciali in Calabria, Lazio e Umbria, nonché la gestione di ampi settori della distribuzione delle “slot machines” sul territorio nazionale. Accertati anche rilevanti traffici di armi dai paesi dell’Est europeo e l’importazione di ingenti carichi di stupefacenti dal Nordafrica.

TUTTI I DETTAGLI
Sul fronte patrimoniale, sono stati sequestrati beni aziendali e quote societarie riconducibili alla cosca, per un valore complessivo di 25 milioni di euro. I particolari dell’operazione e i nomi degli arrestati saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle 11.30 odierne presso il Comando provinciale Carabinieri di Reggio Calabria. TRA GLI ARRESTATI ANCHE UN ATTORE CLICCA QUI PER I DETTAGLI

FOTO E NOMI DEGLI ARRESTATI

I Carabinieri del Ros e quelli del Comando provinciale di Reggio Calabria, coadiuvati dalla Direzione investigativa antimafia (Dia), hanno eseguito alle prime luci dell'alba diciassette arresti nelle province di Reggio Calabria e Milano. Secondo quanto scoperto nel corso delle indagini sarebbe stato posto in essere un “sistema creditizio parallelo” attraverso il quale le cosche della ndrangheta erogavano prestiti, a tassi usurari, a imprenditori calabresi e lombardi in difficoltà.

Nell’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del tribunale di Reggio Calabria, si contestano agli indagati le accuse di associazione a delinquere di stampo mafioso, usura, estorsione, esercizio abusivo dell’attività creditizia e intestazione fittizia di beni: tutti reati aggravati dalle finalità mafiose. Unitamente agli arresti sono stati effettuati altresì i sequestri di beni aziendali e quote societarie per un valore di otto milioni di euro. Al centro delle indagini condotte dal Ros, le “sinergie criminali” che si sono instaurate tra le cosche ndranghetiste di Reggio e Rosarno per la gestione delle risorse finanziarie provenienti dalle attivita’ illecite. I particolari dell’operazione, denominata ”Ndrangheta banking’, saranno resi noti in una conferenza stampa che si terrà presso il Comando provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria alle 11:30. Tutti i dettagli sugli arresti

Di seguito la nota stampa della Questura di Torino, in merito all'Operazione denominata "Skunk" che ha portato all'arresto di 12 persone tra la provincia di Reggio Calabria, il Piemonte e l'Emilia Romagna, accusate a vario titolo di traffico di sostanze stupefacenti.

Si è conclusa  con l’esecuzione di 12 ordinanze di custodia cautelare l’Operazione “SKUNK” condotta dalla Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile di Torino, che, nel corso circa due anni di indagini, ha portato all’esecuzione di 21 provvedimenti restrittivi a carico di altrettanti soggetti con l’accusa, a vario titolo, di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, detenzione, porto e cessione di armi clandestine.   Il provvedimento restrittivo, emesso dal GIP distrettuale Dott. Massimo SCARABELLO su richiesta del Procuratore Aggiunto DDA Dott. AUSIELLO e del sostituto Dr. Antonio SMERIGLIO ha riguardato:   1.            ALBANESE Alfonso, nato a Napoli, classe 1971, domiciliato a Collegno;  2.            ALBANESE Lorenzo, nato a Napoli, classe 1964, residente a Rivalta (TO); 3.             LAURI Aniello, nato a San Gennaro Vesuviano (NA), classe 1971, residente a Palma Campania (NA); Ritenuti responsabili di detenzione, porto e cessione di armi comuni da sparo     4.             BATTISTETTI Alessandro, nato a Torino, classe 1984, residente a San Mauro Torinese (TO); 5.               SCALI Domenico, nato a Locri, classe 1981, ivi residente, attualmente detenuto presso la Casa Circondariale di Alessandria (AL); 6.             CUTRI’ Mario, nato a Locri, classe 1980, residente a Careri (RC); 7.                LOBONO Bruno, nato a Canale (CN), classe 1976, residente a Portigliola (RC);   8.                LOBONO Francesco, nato a Locri (RC), classe 1982, domiciliato a Roma; 9.                MARVELLI Bruno, nato a Locri (RC), classe 1987, residente a Valgioie (TO) (ARRESTI DOMICILIARI); 10.         RUBERTI Carmelo, nato a Torino, classe 1984, residente a Collegno (TO); (ARRESTI DOMICILIARI); 11.      BOCALE Rocco, nato a San Giovanni Rotondo (FG), classe1974, residente a Torino (ARRESTI DOMICILIARI).            Ritenuti responsabili di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti   L’indagine, durata circa due anni, ha fatto luce, in particolare, sul traffico e lo smercio, oltre che di cocaina ed hashish, di una tipologia di marijuana geneticamente modificata e dotata di un elevato principio attivo, denominata “Skunk”, fatta pervenire dalla provincia jonica di Reggio Calabria in Emilia Romagna, nella zona di Ravenna ed in Piemonte, in particolare a Torino e Santena.   Nel corso della medesima attività investigativa, infatti, l’1 marzo 2012, sono stati sottoposti a fermo di p.g. per lo smercio in Emilia Romagna:   1.               IOVINO Domenico,nato a Napoli, classe 1985, 2.               PERNA Ornella, nata a Arpaia (BN), classe 1985, 3.               SCRUCI Giuseppe, nato a Siderno (RC), classe 1986   perché indiziati di aver detenuto 4 Kg. di sostanza stupefacente. IOVINO Domenico era gravemente indiziato di essersi appropriato e di aver commercializzato autonomamente la sostanza stupefacente che custodiva per conto del gruppo criminale calabrese che aveva base nelle provincie di Reggio Emilia e Ravenna, dove il medesimo si era stabilito e precisamente nei comuni di Rubiera (RE) e Massa Lombarda (RA). A causa di tale appropriazione dello IOVINO, il gruppo criminale, ai cui vertici figurava il calabrese SCRUCI Giuseppe, era in procinto di attuare una violenta ritorsione nei sui confronti, opportunamente scongiurata mediante l’adozione dei provvedimenti di fermo.   Il successivo 12 marzo 2012, a seguito dei suddetti fermi, l’Autorità Giudiziaria di Ravenna, sulla scorta delle successive risultanze investigative, ha disposto il fermo d’indiziato di delitto nei confronti dei pregiudicati calabresi:   1.             COMMISSO Giuseppe nato a Locri (RC), classe 1986; 2.              COMMISSO Antonino detto “Zanzara”, nato a Locri (RC), classe 1990; 3.              DE FRANCESCO Eduardo detto “Aldo”, nato a Gioiosa Ionica (RC), classe 1965; 4.                GENTILE Giovanni, detto “Gianni” nato a Locri (RC), classe 1981 5.               PELLEGRINO Giuseppe, nato a Locri (RC), classe 1989; 6.             MACRI’ Girolamo, nato a Siderno (RC), classe 1987.   Il gruppo criminale produceva la sostanza stupefacente nella zona aspromontana della locride per poi inviarlo in Piemonte prevalentemente in pacchi trasportati a bordo degli autobus che effettuano la linea Reggio Calabria-Torino, le cui aziende sono risultate estranee alla vicenda.   Al fine di escludere la riconducibilità al mittente, nei pacchi venivano indicati come destinatari soggetti inesistenti.          A servirsi di tale stratagemma era il gruppo “torinese” di CUTRI’-LOBONO che riceveva la droga da SCALI Domenico. Quest’ultimo attualmente è detenuto perché raggiunto da analogo provvedimento cautelare in quanto coinvolto nell’operazione antidroga “Cicala”, coordinata dalla D.D.A. di Reggio Calabria e portata a termine nel febbraio 2013, che ha disarticolato un’organizzazione criminale di matrice ‘ndranghetista dedita al traffico di ingenti quantitativi di cocaina tra la Calabria e la Lombardia.   Una delle località terminali del traffico è risultato il comune di Santena (TO) dove i trafficanti, stabili nelle provincie di Modena e Ravenna, recapitavano lo stupefacente a PELLEGRINO Giuseppe, nato a  Locri (RC), classe 1989,di professione panettiere.   Per scoprire il traffico di stupefacenti è stato necessario decriptare alcuni termini utilizzati dai malviventi per dissimulare sia le armi che lo stupefacente. Quest’ultimo indicato per lo più con i termini “stereo, bella mora, ragazza, macchina”, le armi invece con i termini “moto e calcolatrici”, fino all’affermazione più fantasiosa del tenore: “9 anni e cammina per 21 (intendendosi un’arma calibro 9 X 21).     Alcuni dei soggetti raggiunti dal provvedimento restrittivo nel marzo 2012, sono appartenenti a note famiglie di ‘ndrangheta stabili nella fascia jonica calabrese ed in particolare nei comuni reggini di Siderno e Sant’Ilario (RC).   COMMISSO Giuseppe, classe 86, è collegato alla omonima cosca Sidernese ai cui vertici figurava COMMISSO Giuseppe alias “u mastru” cl. 1946, che l’indagine “Crimine” ha stabilito essere ai vertici della “Provincia” nonchè della “Società di Siderno”. Sua madre aveva lavorato nella lavanderia “Apegreen” del “mastro”, poi sottoposta a sequestro.   COMMISSO Antonino, detto “Zanzara”, cl. 1990, è figlio di Cosimo, alias “cocci i fava”, nato a Siderno (RC) l’8 marzo 1954, attualmente detenutoin quanto condannato per i fatti relativi alla sanguinosa faida che negli anni ’80 e ‘90 insanguinò la città di Siderno e che vide contrapposte le famiglie COSTA e COMMISSO.   MACRI’ Girolamo, appartenente alla famiglia di ‘ndrangheta dei “D’AGOSTINO” di Sant’Ilario (RC), è il nipote di D’AGOSTINO Spartaco, assassinato nella metà degli anni ‘80 a seguito della medesima faida.   L’indagine, infine, ha appurato un traffico di armi in Piemonte gestito da ALBANESE Alfonso e dal fratello Lorenzo, che venivano vendute, tra l’altro, anche a soggetti di origine campana tra i quali il pregiudicato LAURI Aniello, nato a S. Gennaro Vesuviano, classe 1971.   A seguito delle perquisizioni effettuate questa mattina è stato tratto in arresto:   ·                   RIANO’ Carlo Alberto, nato a Torino, classe 1974, residente ad Alpignano (TO) al quale è stata sequestrata una pistola calibro 6,35 con matricola abrasa presso l’abitazione.   Nel corso di un’ulteriore perquisizione, effettuata presso l’abitazione di ALBANESE Alfonso, sono state sequestrate sequestrare numerose munizioni di vario calibro.   Complessivamente l’attività investigativa ha portato all’arresto di 22 persone, al sequestro di 2 pistole semiautomatiche calibro 9x21 e 6,35 ed alla certezza che i fratelli ALBANESE fossero al centro di un vasto smercio di armi clandestine in Piemonte.   Nel corso dell’indagine, infine, è stato individuato e tratto in arresto in data 5 ottobre 2011 a Genova, PIPICELLA Vincenzo, nato a Natile di Careri (RC), classe 1960, latitante da due anni essendosi sottratto all’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa il 21 gennaio 2009 dal Tribunale di Reggio Calabria per traffico di stupefacenti, inserito nella famiglia CUA/IETTO/PIPICELLA di Natile di Careri (RC), operativa anche a Torino.

La Squadra Mobile di Torino alle prime luci dell'alba ha dato esecuzione a dodici ordinanze di custodia cautelare, emesse dal Gip Distrettuale di Torino su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia del posto. Gli arrestati sono accusati a vario titolo di traffico di sostanze stupefacenti tra la provincia di Reggio Calabria, l'Emilia Romagna ed il Piemonte.
Due anni di indagini, da parte della polizia, coordinate dalla DDA di Torino, hanno portato ad un totale di 21 provvedimenti restrittivi, al sequestro droga, armi, munizioni e alla cattura di un pericoloso latitante appartenente alla ndrangheta. Gli arresti sono avvenuti a Torino, Roma, Reggio Calabria e Napoli con la collaborazione delle Squadre Mobili dei capoluoghi interessati e del Reparto Prevenzione Crimine Piemonte Val D'Aosta.

Nella mattinata del 3 giugno u.s., il latitante TRIMBOLI Domenico, alias Pasquale, nato a Buenos Aires (Argentina) il 23.07.1954, esponente di rilievo della ‘ndrangheta ed inserito nell’elenco dei latitanti pericolosi in Italia, è stato arrestato nel municipio di Caldas, nei pressi di Medellin (Colombia) dal personale del Corpo Tecnico Investigativo (CTI) della Fiscalìa di Bucarananga e dall’Intelligence dell’Esercito colombiano che, su input  della DCSA d’intesa con il ROS dei Carabinieri, stava sviluppando le ricerche coordinate dal Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, dr. Federico Cafiero De Raho e dal Proc. Agg. dr. Nicola Gratteri.

Da oltreoceano, il latitante continuava ad organizzare la spedizione di ingenti quantitativi di cocaina verso il mercato europeo ed italiano, in favore delle cosche joniche-reggine.

Latitante dal 2009, quando si sottraeva ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria per traffico di stupefacenti, era inserito nell’elenco dei ricercati pericolosi.

Il provvedimento restrittivo scaturiva dalle indagini condotte dal G.O.A. della Guardia di finanza di Catanzaro che, nell’ambito dell’operazione convenzionalmente denominata “Chiosco grigio” deferiva alla magistratura reggina 35 soggetti, indagati per traffico di sostanze stupefacenti.

L’operazione, così denominata dal luogo, ubicato in Alessandria, ove abitualmente, alcuni degli indagati si davano appuntamento per discutere dei relativi affari illeciti, consentiva di delineare la struttura di un’organizzazione espressione degli interessi di alcune cosche della Locride; il gruppo era ritenuto infatti capace di contatti con esponenti di spicco del traffico internazionale di droga sia in Sud America sia in Medio Oriente. 

Il TRIMBOLI, gravato da precedenti penali per detenzione abusiva di armi, ma soprattutto per traffico di sostanze stupefacenti, già nel 1992, era stato arrestato a Fiumicino (RM), presso l’aeroporto internazionale “Leonardo da Vinci”, poiché colpito da un provvedimento di unificazione degli Ordini di esecuzione, emessi dalla Corte d’Appello di Milano e dalla Corte di Assise di Lugano (Svizzera) per espiare pene residue per traffico di stupefacenti.

Qualche anno dopo, nel luglio 1997, a seguito dell’operazione denominata “Domingo”, condotta dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria il TRIMBOLI veniva nuovamente arrestato insieme ad altri 14 indagati di origine calabrese e colombiana responsabili di traffico di stupefacenti in esecuzione ad un’o.c.c. in carcere emesso dal G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria. 

Più recentemente, il TRIMBOLI costituiva l’elemento di raccordo tra i gruppi fornitori colombiani e le cosche jonico-reggine della ‘ndrangheta, funzionale al traffico di ingenti quantitativi di droga dal Sud America all’Europa.

Non appena estradato in Italia, dovrà scontare una condanna, in via definitiva, alla pena di anni 12 di reclusione, 40.000 euro di multa e anni 3 di libertà vigilata, per un cumulo di pene relative a delitti in materia di droga, commessi in Italia ed all’estero.

Rizziconi (Reggio Calabria). Associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni e truffa aggravata. Per tali reati sedici persone sono finite in manette alle prime luci dell’alba. La Squadra Mobile di Reggio Calabria e gli agenti del Commissariato di Gioia Tauro, infatti, hanno eseguito sedici ordinanze di custodia cautelare emesse nei confronti altrettanti presunti esponenti della cosca di ndrangheta dei Crea di Rizziconi, che opera nella Piana di Gioia Tauro.

Nel corso dell’operazione i militari operanti hanno proceduto altresì  al sequestro di beni dal valore di oltre 5 milioni di euro.

Tra i destinatari, dell’ordinanza di custodia cautelare vi sarebbero Teodoro Crea, di 65 anni, ritenuto dagli inquirenti vertice dell’organizzazione, la moglie, i figli e la nuora. Uno dei figli del presunto boss Teodoro Crea, Giuseppe, di 36 anni, destinatario di un provvedimento cautelare, è tuttora latitante.

Le indaginiriguarderebbero quella che gli inquirenti hanno definitivo una “sistematica ingerenza nelle attività pubbliche nel comprensorio di Rizziconi e si fonda principalmente sul contributo fornito agli investigatori proprio dal sindaco della cittadina in provincia di Reggio, Antonino Bartuccio che, eletto a marzo 2010 con una lista civica, dal suo insediamento ha collaborato con la Polizia e la magistratura, denunciando irregolarità, anche di natura penale, nella gestione dell'Amministrazione comunale per favorire così gli interessi illeciti della cosca. Il 2 aprile 2011 si dimisero, dopo numerose minacce ed intimidazioni al primo cittadino, tutti i consiglieri comunali e, successivamente, a causa proprio dell'evidente ingerenza criminale, il Prefetto di Reggio sciolse il Comune di Rizziconi.

Tra i destinatari delle 16 ordinanze vi sono anche tre ex consiglieri comunali. Si sarebbe così fatta luce su delle forti pressioni che la cosca dei Crea, secondo gli inquirenti, avrebbe esercitato, non solo attraverso le minacce ed i danneggiamenti ma, anche grazie ai tre ex consiglieri, per frenare l'azione politica del sindaco. Sempre secondo le indagini i tentativi della cosca ebbero successo quando la 'ndrina riuscì, infine, a determinare proprio lo scioglimento del Comune.

 

 

Aneta  Brewczynska, polacca di 39 anni, domiciliata a San Ferdinando e compagna di Domenico Bellocco cl. 81, arrestata nel luglio 2013 nell’ambito dell’operazione denominata “Tramonto 2” con l’accusa di intestazione fittizia di beni aggravata dalla metodologia mafiosa del bar Blue Marine a San Ferdinando, è stata arrestata nuovamente dai carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro unitamente ai carabinieri di Riccione, con l’accusa di evasione.

La Brewczynska, condannata qualche giorno fa in primo grado dal Gup di Reggio Calabria Davide Lauro, alla pena di tre anni di reclusione, aveva ottenuto la misura cautelare degli arresti domiciliari da scontare presso alcuni parenti a Misano Adriatico (Rimini), ma i carabinieri di Gioia Tauro hanno scoperto invece la stessa in quel di San Ferdinando mentre si accompagnava con un soggetto pregiudicato. Per tali ragioni i militari di Riccione,  hanno arrestato la donna a Misano Adriatico, dove si era recata e trasferito la stessa presso il carcere di Forlì.

Il Tribunale di Palmi, accogliendo quasi integralmente le richiesta della pubblica accusa, rappresentata dai magistrati della DDA di Reggio Calabria, Alessandra Cerreti e Roberto di Palma, ha comminato circa 150 anni di carcere ai 16 imputati nel processo denominato “Califfo”, che vedeva alla sbarra presunti affiliati della cosca di ndrangheta Pesce di Rosarno accusati a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso e intestazione fittizia di beni.

Al momento della lettura della sentenza in aula ci sono state urla e svenimenti.

 

Il procedimento "Califfo" è nato dopo il ritrovamento di un "pizzino", scritto in carcere da Pesce Francesco detto “Testuni”, già condannato nel processo All Inside due giorni dopo il suo arresto avvenuto nell'agosto del 2011. Secondo gli inquirenti, in quelle poche righe, il lo stesso avrebbe impartito agli affiliati direttive di natura gestionale ed economica, ed in particolare con l’espressione “un fiore per mio fratello” avrebbe sancito il passaggio di consegne nella leadership al fratello Pesce Giuseppe.

La condanna più alta è stata disposta nei confronti di Pesce Giuseppe, per il quale la pubblica accusa aveva richiesto 27 anni di reclusione, mentre la moglie Ilenia Bellocco è stata condannata a 12 anni (14 anni la richiesta). Domenico Fortugno (difeso dagli avvocati Michele Novella e Andrea Alvaro)è stato assolto dal reato di associazione a delinquere di stampo mafioso e ha condannato lo stesso alla pena di anni 5 per il reato di intestazione fittizia, per i quali sono stati assolti altresì Maria Rosa Angilletta e Giuseppe Fabrizio (difesi dagli avvocati Nicola Rao, Contestabile e Mazza).

Di seguito tutte le condanne, tra parentesi le richieste dell'accusa:

Pesce Giuseppe anni 18 (27);

Saverio Marafioti , 14 anni e 8 mesi (18);

Domenico Sibio anni 14 (18);

Messina Rocco, Biagio Delmiro (16), Danilo D'Amico (16), Giuseppe Rao (17),  Francescantonio Muzzupappa (16) e Francesco Antonio Tocco (16) anni 13e mesi 8 ;

 Ilenia Bellocco anni 12 (14)

Domenico Fortugno anni 5 (18)

Maria Carmela D’Agostino, Demetrio Fortugno e Maria Grazia Spataro anni 2 e mesi 8 (4)

Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Novella, Santambrogio, Veneto, Contestabile, Mazza, Alvaro, Rao, Infantino e Vecchio.

I Carabinieri della Compagnia di Fiorenzuola e del Nucleo Investigativo di Picenza hanno eseguito alle prime luci dell'alba un'importante operazione contro la ndrangheta, infiltrata secondo gli inquirenti, nel tessuto sociale della città emiliana.

I militati operanti hanno assestato infatti, sei persone ritenute appartenenti alla cosca Grande Aracri di Cutro, in provincia di Crotone, e residenti nel piacentino.
Maggiori dettagli sull’operazione verranno resi noti nel corso di una conferenza stampa prevista in mattinata presso il comando provinciale dei Carabinieri di Piacenza.

Reggio Calabria. In data odierna, a Reggio Calabria ed in alcuni comuni limitrofi, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, in collaborazione con gli uomini del Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale di Cosenza e dello Squadrone Cacciatori di Calabria, hanno dato esecuzione ad un’Ordinanza di Custodia Cautelare, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 10 persone, facenti parte di un pericoloso sodalizio criminale dedito al traffico di esplosivo, armi, furti e rapine.

  Premessa

L’odierna operazione rappresenta la prima fase di una complessa attività investigativa che prende l’avvio a seguito dell’arresto operato, in tempi diversi, a carico di due degli indagati: BATTAGLIA Domenico Demetrio e BERLINGERI Damiano Roberto.

Nello specifico, nel corso di una perquisizione domiciliare, i Carabinieri, nell’aprile del 2012, traevano in arresto BATTAGLIA, a seguito del ritrovamento all’interno della sua abitazione di 10 formelle di esplosivo del tipo tritolo per un peso complessivo di oltre 2 Kg., di 5 detonatori e di numerose munizioni di diverso tipo e calibro.

L’arresto di BATTAGLIA per detenzione di tritolo, riconosciuto dello stesso tipo di quello rinvenuto nelle stive della nave “LAURA C” affondata durante l’ultimo conflitto mondiale nei fondali antistanti Saline Joniche (RC), forniva l’input per avviare le indagini volte ad individuare la provenienza del suddetto materiale esplodente, indagini di cui in passato si era più volte occupata anche la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, ravvisandovi il coinvolgimento della criminalità organizzata.

Le attività di indagine hanno consentito di acclarare come, nella vicenda del tritolo, fosse coinvolto anche il BERLINGERI, responsabile di aver ceduto il tritolo a BATTAGLIA, episodio per il quale, tra l’altro, BERLINGERI è stato già condannato. Il tritolo, secondo gli inquirenti, sarebbe stato a sua volta sottratto ad una cosca di ‘ndrangheta operante nella zona sud di Reggio Calabria.

 Il coinvolgimento della ‘ndrangheta

L’attività investigativa ha inoltre evidenziato il collegamento di alcuni dei personaggi coinvolti nelle vicende in esame con rilevanti figure della criminalità organizzata, dalla quale non appare distante l’operato degli odierni indagati, specie se si consideri l’elevata disponibilità e/o capacità di procurarsi armi da costoro dimostrata. È stata certificata la contiguità di alcuni degli odierni arrestati alla più vasta organizzazione criminale denominata ‘ndrangheta, con specifico riferimento alle cosche SERRAINO e FRANCO.

 

Svaligiata anche la villa sottoposta a sequestro di Luciano LO GIUDICE

Tra i numerosi colpi messi a segno anche quello effettuato alla villa di Luciano LO GIUDICE. Tra la refurtiva, in parte già recuperata, anche un maxi scooter T-MAX che BATTAGLIA Domenico Demetrio, BERLINGERI Damiano Roberto ed altri correi avevano asportato dalla villa sottoposta a sequestro appartenuta al fratello di Nino LO GIUDICE alias il “Nano”.

 Le vittime

In molti casi è emerso che la banda preferiva colpire vittime, di cui conoscevano abitudini e orari, prediligendo in modo particolare anziani indifesi. Solo per citare alcuni esempi, per la rapina commessa a Cardeto nell’aprile del 2012 ai danni di due anziane donne, madre e figlia, MORO Teodoro, originario di Cardeto, temeva che potesse essere riconosciuto dalle due donne o da quel “bastardo del figlio”, perché “lo avevano visto crescere”.

Conosciuti alla banda erano anche una donna ed i suoi familiari a cui Massimo MURINA, Alessio CIRILLO, Massimo PICCOLO e Osvaldo SURACE hanno svaligiato la casa, approfittando della circostanza che un parente della donna fosse ricoverato insieme ad una congiunta del MURINA, il quale, in tal modo, aveva modo di sapere esattamente quando colpire, essendo l’abitazione della vittima incustodita.

Ancora MURINA e PICCOLO, in un’altra occasione, dopo essersi guadagnati la fiducia di un impiegato di Reggio Calabria, dapprima si facevano prestare la sua auto, una BMW nuova di zecca, e successivamente, dopo aver simulato il furto dell’auto, si facevano consegnare da questi 3.000 euro in contanti, quale prezzo per l’intermediazione con una fantomatica banda di pericolosi ladri d’auto, somma consegnata dal malcapitato con enormi sacrifici e che MURINA provvederà a sperperare alle slot machine nel giro di qualche ora.

 

 Violenza e ferocia inaudite

Durante i colpi la banda aveva fatto più volte ricorso all’uso delle armi e della violenza per terrorizzare le anziane vittime. I banditi erano soliti, infatti, colpire armati di coltelli, pistole, spranghe, bastoni, a volte utilizzando fucili a canne mozze, come nel caso di una rapina commessa a Pellaro.

ZAMPAGLIONE, ad esempio, spiegava ai correi che durante i colpi, lui la pistola la portava sempre, in quanto se la vittima avesse reagito, gli avrebbe tranquillamente sparato “se uno prende a fare… almeno lo tira, si deve difendere poi una persona per davvero, se deve andare male che vada male, vaffanculo … oh, un’arma è sempre un’arma”. Continuava spiegando che una volta entrati nell’abitazione da rapinare, era importante picchiare subito le vittime, specificando che più forte venivano picchiate e maggiore sarebbe stata la sudditanza psicologica ottenuta sulle stesse.

Non sempre però le vittime si arrendevano facilmente, come nel caso della rapina commessa ad un’anziana donna picchiata con ferocia e lasciata in una pozza di sangue e successivamente ricoverata per oltre un mese in ospedale.

 

 I ricettatori

Le indagini consentivano, inoltre, di individuare alcuni soggetti, attualmente indagati per il delitto di ricettazione. Nei confronti degli stessi, in data odierna, è stata eseguita perquisizione domiciliare.

  In pochi mesi di indagine sono stati circa una ventina gli episodi certificati e contestati agli odierni arrestati, commessi principalmente a Reggio Calabria ed in altre località limitrofe (Cardeto, Pellaro, Bocale, Campicello di Pellaro e Rosario Valanidi).

Nel corso dell’indagine, a distanza di pochissimo tempo dall’inizio della stessa, i Carabinieri del Comando Provinciale traevano in arresto nella flagranza di reato alcuni degli indagati, ponendo in tal modo fine alle loro pericolose scorribande.

  Dati operativi

Nel corso dell’operazione sono stati impiegati oltre 100 Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, supportati dai militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori e del Comando Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza.

 

Le persone tratte in arresto sono:

1.      BATTAGLIA Domenico Demetrio, nato a Reggio Calabria il 23.10.1963;

2.      BERLINGERI Damiano Roberto, nato a Melito Porto Salvo il 23.12.1986;

3.      CILIONE Giovanni, nato a Melito Porto Salvo in data 11.07.1976;

4.      CIRILLO Ivano Alessio, nato a Reggio Calabria il 22.02.1988;

5.      FORTUGNO Vincenzo, nato a Reggio Calabria il 07.03.1968;

6.      MORO Teodoro, nato a Cardeto il 23.05.1955;

7.      MURINA Massimo, nato a Reggio Calabria il 12.05.1975;

8.      PICCOLO Massimo, nato a Reggio Calabria il 27.12;

9.      SURACE Osvaldo, nato a Reggio Calabria il 19.06.1978;

10.  ZAMPAGLIONE Giuseppe, nato a Montebello Jonico (RC) il 04.02.1975.

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