16112018Ven
Aggiornato ilGio, 15 Nov 2018 7pm

Nell’ambito dei servizi di controllo del territorio e di contrasto alla criminalità diffusa disposti dal Questore della Provincia di Reggio Calabria, Raffaele Grassi, il personale della Polizia di Stato in servizio presso l'Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, ieri sera, ha tratto in arresto  due cittadini nigeriani, O.A. cl. 90 e O.F. cl. 90, entrambi con precedenti penali, per i reati di resistenza e violenza a Pubblico Ufficiale.

In particolare, nella tarda serata di ieri, il personale delle Volanti, intervenuto in via Cardinale Portanova a seguito di una segnalazione al 113 di cittadini stranieri che urlavano e litigavano in strada, ha proceduto all’arresto dei due uomini. Uno dei due cittadini nigeriani, che appariva in preda ai fumi dell’alcool, opponeva forte resistenza al controllo di polizia, sferrando pugni e calci nei confronti degli operatori ed assumendo altresì un chiaro atteggiamento di sfida. A seguito della citata reazione si rendeva necessario l’arresto anche per evitare conseguenze ulteriori agli operatori che con difficoltà riuscivano a bloccare l’uomo. Nel frattempo, l’altro cittadino nigeriano, nel tentativo di evitare l’arresto del connazionale, si scagliava contro gli operatori di polizia. Pertanto anche quest’ultimo veniva bloccato e tratto in arresto.

Nell’occorso due operatori delle Volanti riportavano lesioni e venivano accompagnati presso il Pronto Soccorso per le cure del caso.

Il PM di turno della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria ha disposto il trattenimento dei due cittadini nigeriani presso le camere di sicurezza della Questura in attesa della celebrazione del rito direttissimo tenutosi nella giornata odierna, all’esito del quale è stato convalidato l’arresto e disposto l’obbligo di firma per entrambi.

Lo scorso martedì, i militari del nucleo radiomobile di Reggio Calabria, hanno arrestato CARTISANO Antonino Battesimo cl. 41, pensionato, pregiudicato.

Nello specifico, i carabinieri, durante un servizio di controllo del territorio del centro reggino controllavano il CARTISANO, e la successiva perquisizione domiciliare permetteva di trovare all’interno di un panno nascosto sul terrazzo, una pistola calibro 7,65 con numerose cartucce.

Dichiarato in stato d’arresto ed espletate le formalità di rito, il settantenne è stato trattenuto presso la propria abitazione a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Nell’ambito del servizio di controllo del territorio finalizzato alla repressione dei traffici illeciti, i militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria hanno tratto in arresto due soggetti (di cui uno di nazionalità italiana e uno di nazionalità marocchina), poco più che maggiorenni, per detenzione al fine di spaccio di cocaina e marijuana.

In particolare, durante un servizio notturno, insospettiti dal comportamento di tre individui, che ponevano in essere un atteggiamento evasivo alla vista dei militari, i finanzieri hanno proceduto all’identificazione e alla perquisizione personale degli stessi.
Nonostante i tentativi di occultamento e distrazione, i militari hanno rinvenuto addosso a un soggetto 5 grammi di marijuana e un pizzino di contabilità dell’attività di spaccio giornaliera e addosso a un altro soggetto, una dose di cocaina e 117 € in monete e banconote di piccolo taglio. il terzo soggetto presente si è invece rivelato essere un mero acquirente.

Estesa la perquisizione ai dintorni del luogo ove stazionavano gli spacciatori, anche con l’ausilio di unità cinofile fatte intervenire sul posto, i finanzieri hanno successivamente rinvenuto più di 700 € in contanti abilmente occultati in pacchetti di sigarette e ulteriori 5 grammi di cocaina, già divisa in 13 dosi e oltre 220 grammi di marijuana divisa in 46 involucri, un bilancino elettronico di precisione, nonché una carta di credito prepagata.

I due soggetti, su disposizione del P.M., sono stati tratti in arresto, mentre il terzo è stato segnalato alla locale prefettura.
La Guardia di Finanza si impegna giornalmente, anche al fine di scongiurare le manifestazioni di grave pericolo per la collettività, conseguenti all’immissione nel mercato illegale delle sostanze stupefacenti.

Dalle prime ore di questa mattina è in corso un’operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, su ordine della Procura della Repubblica di Reggio Calabria e della Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni di Reggio Calabria, stanno dando esecuzione a nove misure cautelari nei confronti di altrettanti soggetti, emesse dal GIP del Tribunale di Reggio Calabria ed una da quello presso il Tribunale dei Minorenni di Reggio Calabria.

Le persone colpite dai provvedimenti sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di violenza sessuale di gruppo aggravata, atti sessuali con minorenne, detenzione di materiale pedopornografico, violenza privata, atti persecutori, lesioni personali aggravate e di favoreggiamento personale.

I particolari dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che sarà tenuta presso il Comando Provinciale Carabinieri di Reggio Calabria alle ore 11:00 odierne.

La Guardia di Finanza di Reggio Calabria ha disarticolato un'associazione per delinquere dedita alla produzione e commercializzazione di capi ed accessori di abbigliamento riportanti marchi contraffatti. Oltre 150mila i capi sequestrati e 16 le ordinanze di custodia cautelare eseguite. Nell'ambito dell'operazione, denominata 'easy brand', che sta vedendo coinvolti piu' di 200 uomini e 50 mezzi, si e' inoltre proceduto al sequestro preventivo di beni mobili ed immobili e disponibilita' finanziarie per un valore complessivo di oltre 1 milione di euro. Le 16 ordinanze di custodia cautelare, di cui 6 in carcere e 10 agli arresti domiciliari, sono state emesse dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria, alle quali si aggiungono 40 perquisizioni locali. I reati contestati sono associazione per delinquere finalizzata alla contraffazione, alterazione e uso di marchi e segni distintivi ovvero di brevetti, all'introduzione nello Stato e conseguente commercio di prodotti con segni falsi; il tutto aggravato dalla commissione sistematica del reato attraverso l'allestimento di mezzi e attivita' organizzate. Le indagini, coordinate dalla locale Procura della Repubblica - Direzione distrettuale antimafia -, hanno portato a rilevare l'esistenza di un vero e proprio cartello criminale presente ed operante nel territorio di Reggio Calabria, in grado di condizionare il regolare svolgimento delle attivita' economiche, con particolare riferimento al confezionamento ed alla vendita di oltre 150.000 capi ed accessori di abbigliamento riportanti note griffe contraffatte. Sono complessivamente 40 le persone denunciate. I dettagli dell'operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terra alle 11 presso il comando provinciale della guardia di finanza di Reggio Calabria alla presenza del Procuratore Capo della Repubblica di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho.(AGI)

E’ in corso di esecuzione, dalle prime luci dell’alba, un'operazione da parte degli uomini del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria che ha consentito di individuare alcuni imprenditori e professionisti, partecipi con ruoli organizzativi della ndrangheta reggina; l’indagine ha, inoltre, svelato i collegamenti tra quest’ultima ad una strutturata rete di professionisti, capaci di indirizzare le sorti di rilevanti settori dell’economia cittadina. Sono in corso di esecuzione 7 fermi di indiziato di delitto, sequestrate 12 società e beni per un valore complessivo di circa 34 milioni di euro ed effettuate oltre 30 perquisizioni. I reati contestati sono associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni, aggravati dalle modalità “mafiose”.

Le indagini,coordinate dalla locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, hanno portato a rilevare l’esistenza di un vero e proprio cartello criminale, presente ed operante nel territorio di Reggio Calabria, in grado di condizionare il regolare svolgimento delle attività economico/imprenditoriali, con particolare riferimento alla grande distribuzione alimentare, sfruttando anche la compiacenza di pubblici amministratori, al fine di ottenere, tra l’altro, l’illecita percezione di profitti. I dettagli dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle ore 11.00 presso il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria alla presenza del Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Reggio Calabria Dott. Cafiero de Raho.

Al termine di articolate indagini coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, alle prime luci dell’alba odierne, i Carabinieri della Compagnia di Reggio Calabria hanno dato esecuzione ad un fermo di indiziato di delitto emesso nei confronti di:

-          Quattrone Emanuele, reggino 47enne, già noto alle forze dell’ordine, in atto sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di dimora in questo Centro con divieto di allontanamento dalla propria abitazione dalle ore 20.00 alle ore 07.00 nell’ambito di altro procedimento penale,

poiché ritenuto responsabile di aver - in concorso con altri soggetti in corso di identificazione - con reiterate minacce, messe in atto dal giugno 2011 al gennaio 2016, compiuto atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere due coniugi, residenti a Gallina, a corrispondere la somma non dovuta di euro 230.000 quale corrispettivo per presunti lavori di completamento dell’edificio di loro residenza per i quali aveva già ricevuto a saldo euro 443.000  nell’aprile 2011.

Nello specifico, le minacce si concretizzavano:

-      nel lancio di una testa di capretto mozzata, contro il cancello dell’abitazione dei coniugi;

-      nel fissare un pallone all’interno del tubo di scarico dell’abitazione dei predetti, mediante l’utilizzo di tavole inchiodate, così determinando l’allagamento della scuola di musica adiacente, in mancanza del deflusso di acqua dal cortile;

-      nel cagionare un principio di incendio nell’ottobre 2012, appiccato all'esterno del muro di confine dell’abitazione sul quale in superficie insistono le tubature dell'acqua e della fogna,

-      nell’inscenare, un tentativo di rapina posto in essere da quattro soggetti a mano armata a volto coperto che - senza asportare alcun bene – minacciavano uno dei coniugi, puntandogli contro una pistola;

-      nell’inviare, su una delle utenze telefoniche in uso ai coniugi, un messaggio contenente minacce di morte;

-      nel recapitare una lettera minatoria, invitando il marito ad “aggiustare la cosa” lasciando intendere che in caso contrario vi sarebbero state conseguenze per l’incolumità dello stesso e dei familiari;

-      nel depositare, dinnanzi l’abitazione dei coniugi una bombola di gas della capienza 15 Kg;

-      nel realizzare un falso profilo Facebook, con il quale monitorare l’operato dei  coniugi e dei loro figli;

-      nel pubblicare sul social network Facebook, durante il periodo della sua sottoposizione al regime degli arresti domiciliari nell’ambito di altro procedimento penale, 60 foto dell’abitazione oggetto del contendere, accompagnata da commenti minatori.

L’attività di indagine traeva origine dalla ricezione, presso la Stazione di Gallina, di diverse denunce sporte dalle vittime, dalle quali scaturivano una serie di accertamenti anche di natura contabile e bancaria effettuati con l’ausilio del Nucleo Operativo della Compagnia di Reggio Calabria.

Il Quattrone, una volta rintracciato dai Carabinieri della Compagnia di Reggio Calabria, veniva condotto presso la locale Casa Circondariale a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Alle prime luci dell’alba di oggi, la Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha proceduto all’esecuzione di misure cautelari, emesse dal G.I.P. presso quel Tribunale nei confronti di 12 soggetti.

Gli indagati sono ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di più delitti in materia di sfruttamento della prostituzione, esercizio di una casa di prostituzione, nonché di una serie di reati in materia di prostituzione altrui previsti e puniti dalla legge “Merlin”, commessi ininterrottamente in  Reggio Calabria dal settembre 2014. Contestualmente, è stata altresì sottoposta a  sequestro preventivo l’abitazione ove veniva in via principale esercitata l’attività di meretricio, ovvero un appartamento sito in località Reggio Campi.

L’indagine trae origine da un’ispezione amministrativa effettuata dai Carabinieri della Stazione di Cannavò all’interno del circolo privato denominato “Club Reggioland” e pubblicizzato da un omonimo sito internet, nel corso del quale i militari accertavano la presenza di diverse irregolarità, comunicandone gli esiti al preposto Ufficio Comunale che emetteva ordinanza di cessazione immediata dell’attività. Le successive risultanze investigative acquisite dai militari permettevano di appurare l’esistenza di un’associazione per delinquere finalizzata al reclutamento di giovani donne da avviare alla prostituzione, alla gestione ed esercizio di una casa di tolleranza sita in località Reggio Campi – operante nei locali del fantomatico circolo privato -, all’organizzazione di feste ed addii al celibato nel corso dei quali far prostituire donne sia all’interno della citata casa di prostituzione, sia presso locali pubblici che presso private dimore.

Nello specifico si tratta di 2 ordinanze di custodia cautelare in carcere, 5 agli arresti domiciliari e 5 dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria

Di seguito in nominativi degli arrestati:

-          ALATI Francesco, 55enne (Custodia Cautelare in Carcere);

-          LOGOTETA Gregoria Liberata, 51enne, coniugata con il predetto Alati (Custodia Cautelare in Carcere);

-          ARMANDINI Francesco, 55enne (Arresti domiciliari);

-          TOSCANO Marco, 23enne (Arresti domiciliari);

-          LOMBARDO Paolo, 62enne (Arresti domiciliari);

-          BARRECA Paola, 55enne (Arresti domiciliari);

-          PAVIGLIANITI Simona, 39enne (Arresti domiciliari).

 

Il ruolo principale nell’associazione è quello rivestito dall’Alati, che, in qualità di fondatore, promotore ed organizzatore, si occupava organizzare e dirigere la casa di tolleranza, prendere i contatti con i clienti per le serate “a domicilio”, reclutare prostitute, organizzarne il lavoro ed accertarsi che le stesse non avessero rapporti “affettivi” con i clienti. Con la sua onnipresenza tutelava le donne che si prostituivano, così evitando problemi o rischi per la loro sicurezza personale. Infine, incassava i guadagni, retribuendo il lavoro delle donne e dividendo gli utili. L’Alati era costantemente coadiuvato dalla moglie Logoteta, la quale teneva i contatti con le prostitute, reclutandole ed organizzando le serate, nonché sovraintendendo al buon andamento della casa ed accompagnando le ragazze alle serate esterne.

Un dipendente “a tempo pieno” dell’associazione era sicuramente il Toscano incaricato di andare a prendere al porto di Villa San Giovanni le prostitute provenienti dalla Sicilia, nonché di “recuperare” i clienti che non riuscivano a trovare la strada, sostituendo all’occorrenza alla reception l’Alati e scortando le ragazze nei servizi “a domicilio”.

L’Armandini e il Lombardo coadiuvavano genericamente l’Alati nella gestione della casa, anche sostituendolo in caso di assenza, così distinguendosi quali uomini di fiducia.

Il disegno criminoso messo in atto dall’associazione era principalmente basato sull’esercizio di una casa di prostituzione, il cui punto di forza era rappresentato dalla vasta gamma di offerte sia in termini di tipologia di prestazioni che di ragazze. In linea di massima, le serate organizzate dall’Alati e pubblicizzate alla clientela via sms, si svolgevano due volte a settimana dalle 22.00 in poi. Inoltre, era possibile “prenotare” delle prestazioni sessuali a pagamento su appuntamento anche in orario diurno durante l’arco settimanale.  Nel corso dell’indagine è stato possibile appurare che nella casa di prostituzione esercitavano il meretricio 11 donne dell’età compresa tra i 20 e i 50 anni.

Operazione della Polizia di Stato di Reggio Calabria nei confronti delle cosche reggine: 19 ordinanze di custodia cautelare eseguite di cui 11 in carcere, 6 agli arresti domiciliari e 2 con obbligo di dimora.

Destinatari dei provvedimenti, sono agli appartenenti alle famiglie De Stefano, Franco, Rosmini, Serraino e Araniti. I reati contestati vanno dall'associazione mafiosa, al concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, detenzione e porto di materiale esplosivo, intestazione fittizia di beni e rivelazione del segreto d'ufficio. Eseguite anche numerose perquisizioni. I particolari dell'operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terra' in Questura alle 11. 

La Polizia sta eseguendo anche numerosi sequestri di esercizi commerciali in mano alla 'ndrangheta. Si tratta di noti bar della citta', di una stazione di servizio per l'erogazione di carburante, di una concessionaria di autovetture ed esercizi commerciali per la distribuzione di prodotti ittici surgelati.

Gli esponenti delle cosche di Reggio Calabria avevano costituito e gestito, direttamente o per interposta persona, una serie di attivita' economiche operanti in diversi settori imprenditoriali, attribuendone la titolarita' formale a terzi persone per eludere i controlli delle forze dell'ordine e le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione. Il valore stimato delle aziende e degli altri beni sequestrati e'di dieci milioni di euro.

L'operazione, denominata "Sistema Reggio", colpisce capi, gregari e soggetti vicini alle cosche aderenti al cartello Condelliano, unite nella spartizione dei guadagni delle estorsioni nei confronti di commercianti ed operatori economici di Reggio Calabria.

L'inchiesta conferma che le cosche della 'ndrangheta esercitano sistematicamente anche il potere di regolamentazione dell'accesso al lavoro privato. I clan fanno assumere agli esercizi commerciali dipendenti graditi alle organizzazioni criminali e ed esercitano la potesta' di regolamentazione dell'esercizio del commercio, autorizzando o meno l'apertura di esercizi commerciali nei quartieri che controllano. (Agi)

L'11 marzo 2016, in Reggio Calabria, i Carabinieri hanno tratto in arresto BEVILACQUA Daniele, di anni 21 da Reggio Calabria, già noto alle Forze dell'Ordine, per il reato di tentato furto aggravato in concorso, poiché  veniva sorpreso dai militari operanti, unitamente ad altro complice datosi tempestivamente alla fuga, nel tentativo di tagliare con un seghetto una catena, al fine di impossessarsi di tre biciclette legate ad un palo, del valore economico complessivo di € 500,00.

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