14112018Mer
Aggiornato ilMer, 14 Nov 2018 8am

L’ex Sindaco di Rosarno Elisabetta Tripodi sarà il candidato del centrosinistra nel collegio uninominale Calabria 7 (Gioia Tauro) alla Camera dei deputati. Si tratta di una sorpresa dell’ultimo minuto in quanto sino alla pubblicazione ufficiale delle liste pareva essere Marco Schirripa il candidato del Partito Democratico nel collegio che comprende i comuni della Piana e della fascia Ionica della Provincia di Reggio Calabria.

La Tripodi, attuale Direttore Amministrativo dell’Asp di Reggio Calabria, dovrebbe sfidare il consigliere regionale Francesco Cannizzaro, candidato per il centrodestra, Domenico Mantegna (LEU), mentre dopo la rinuncia dell’imprenditore Gaetano Saffioti ancora è incerto il candidato del Movimento Cinque Stelle.

Colpo di scena in vista delle prossime elezioni amministrative di Rosarno. Quando i giochi ormai sembravano fatti e si profilava uno scontro a due Saccomanno Idà si fa sempre più insistente l’ipotesi di un terzo schieramento. La locale sezione del Partito Democratico è stata infatti commissariata da parte del segretario regionale Ernesto Magorno che ha nominato commissario cittadino Giovani Puccio, il quale andrà a sostituire Stefania Mancuso. L’ex segretaria si era schierata con Area Popolare e Giuseppe Idà ma, tale decisione non era stata condivisa da parte dei democratici, ex Sindaco Tripodi in testa. Secondo i rumors, l’ex primo cittadino o qualche ex assessore , potrebbero guidare la lista del partito di Renzi alle amministrative del cinque giugno, dove a due settimane dalla presentazione delle liste si profila una corsa a tre.

Rosarno si prepara alle elezioni comunali, ma per ora il match stenta a decollare. I bar registrano qualche caffè in più, è vero, molti ex introversi si riscoprono amici di tutti, ma la politica non si è ancora mossa. Dopo poco più di sei mesi dalla caduta dell’amministrazione dell’ex sindaca Elisabetta Tripodi, l’elettroencefalogramma della politica rosarnese continua ad essere piatto. Gli addetti ai lavori, però, stanno già iniziando a muovere le tessere del mosaico elettorale.  Il voto è previsto per la prima settimana di giugno, perché in questo momento la politica nazionale è impegnata a dirimere i nodi su città chiave come Napoli, Roma e Milano, chiamate al voto anch’esse a primavera. Il che significa che il decreto, con la data del voto, difficilmente segnerà l’apertura delle urne prima di maggio inoltrato. Così vi sono 4 mesi abbondanti prima che Rosarno torni ad essere governata da un’amministrazione eletta. Già, ma quale amministrazione?

Dai primi sussulti, pare che ci sarà una parata di liste civiche, con i partiti tradizionali che dovrebbero sciogliersi dentro contenitori ampi e anche variegati. Ciò è anche dovuto al nuovo sistema di voto, e cioè il maggioritario, che tornerà a Rosarno dopo 13 anni, e dopo tre tornate amministrative, di proporzionale. In buona sostanza non ci sarà turno di ballottaggio, si vota solo di domenica, e la lista unica per ogni candidato a sindaco, che prenderà anche un solo voto più degli altri, governerà la città.

Di nomi ufficiali, per ora, ce ne sono davvero pochissimi, tutt’al più suggestioni e autoinvestiture. Nel campo del centrodestra c’è Area Popolare, aggregazione sostenuta dal consigliere regionale, ed autentico leader in fatto di consensi a Rosarno, Giovanni Arruzzolo, che sta costruendo una lista moderata e ampia, che rappresenti un momento di rottura  con le passate amministrazioni. Alla guida potrebbe esserci Giuseppe Idà, avvocato non ancora 35enne, esponente regionale Udc, già capace alle ultime provinciali di raccogliere ampi consensi, e attestatosi negli ultimi anni come avversario più strenuo dell’ex sindaco Tripodi. Idà starebbe mettendo in piedi una lista giovane, ma non priva di esperienza, con l’ambizione di allargare il recinto di Area Popolare a forze positive della società e di quella politica alternativa alle ultime amministrazioni cittadine di vario colore. Il compito del duo Arruzzolo-Idà, però, è reso meno semplice dalla probabile terza discesa in campo dell’avvocato Giacomo Saccomanno, leader del Patto di Solidarietà e sponsorizzato da alcuni esponenti della sua ex amministrazione del 2003 e settori dell’associazionismo cittadino. Per chiudere il cerchio del centrodestra, inoltre, si agita sullo sfondo la possibile rivincita di due sindaci del passato rosarnese: i forzisti Carlo Martelli e Gaetano Rao. Proprio all’ombra di queste due figure storiche del panorama politico medmeo potrebbe coagularsi una lista – o anche due – di giovani professionisti e non solo, che potrebbe e vorrebbe riscattare il percorso amministrativo concluso drammaticamente  nel 2008 con lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Non dovrebbero essere Martelli e Rao in prima persona, ma certamente sarebbero i “padri nobili” di una lista che conterrebbe ex consiglieri delle legislature di centrodestra del 2003 e 2006. Se nel centrodestra esistono, più o meno, tre anime, nel centrosinistra sarebbero due i tronconi che formerebbero altrettante liste. Da una parte c’è il Pd che ancora riflette se ricandidare la ex sindaca Tripodi – ovviamente qualora la stessa si rendesse disponibile – o puntare su altri nomi, magari ex assessori dell’ultima giunta di centrosinistra. L’altra parte del cielo progressista vede Sinistra per Rosarno che sta valutando se rilanciare una lista propria e quindi affidarsi alle esperienze – e alla gioventù – dell’ex presidente del Consiglio Antonio Bottiglieri e dell’ex assessore Teodoro De Maria. Il centrosinistra, in estrema sintesi, è ancora attendista: basse sono le percentuali che torni unito come 6 anni fa, ma non si esclude che con un nome forte che possa unire le diverse anime, l’amalgama si possa fare.

Finora, comunque, gira il massimo riserbo da ogni settore della politica: incontro ce ne sono stati, ma i leader non hanno voglia di uscire allo scoperto. Una cosa, tuttavia, deve essere chiara a chi vuole provare a dare l’assalto a palazzo San Giovanni: Rosarno è in una delle crisi globali peggiori della sua storia. I cittadini sono sfiduciati, non si vedono rappresentati da alcuno, vivono in condizioni economiche complesse, tra un’agricoltura in crisi perenne, un’industria che non c’è, di investimenti non v’è traccia da decenni. A questo si aggiunga che il continuo vivere con il pregiudizio e il marchio di infamia di mafiosi e razzisti ha sfibrato l’animo e la voglia dei rosarnesi anche di impegnarsi, ingrossando l’emigrazione verso il nord Italia. Che la campagna elettorale abbia inizio, dunque, ma si faccia in fretta, e  bene, altrimenti c’è il rischio che non vi sarà più una città da governare.

Domenico Mammola

Durissime accuse da parte di Franco Laratta ed Elisabetta Tripodi al Partito Democratico calabrese durante un convegno tenutosi a Cropalati (Cosenza).

L’ex sindaco di Rosarno, parlando della sua esperienza amministrativa  e non solo ha affermato come sia “molto più pericolosa la malapolitica che la ndrangheta. La mia esperienza politica di sindaco di Rosarno - ha aggiunto - si à trasformata in una battaglia di resistenza. Hanno tentato sin dal primo momento di farmi andare via. Ho retto per quattro anni e mezzo, poi hanno trovato il modo per far sciogliere il consiglio comunale, anche utilizzando le consiglieri donne, nelle mani di qualcuno ben definito. Doveva essere abbattuto un sindaco diventato suo malgrado un simbolo".

Ancor più duro Laratta, secondo il quale "La Calabria è seduta su una montagna di illegalità, il malaffare è penetrato in tutti i partiti e nelle istituzioni. Occorre una fortissima reazione dell'opinione pubblica, occorre cacciare dalla politica i corrotti e i collusi. Ho piena fiducia nel presidente Oliverio che saprà ripulire la regione da corrotti o corruttori. Questo è l'ultimo appello per questa terra".

Sul tema della legalità, specie nella politica calabrese, sia Laratta che Tripodi hanno sostenuto che "la moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto. Questo vale ancora di più in Calabria. Nel Pd calabrese c'è bisogno di un'immagine nuova, pulita e trasparente. Occorre un fortissimo rinnovamento, perchè nei territori il partito è nelle mani di determinati soggetti, che impediscono ogni forma di cambiamento".

Rocco Pesce, imputato per aver inviato nel 2011 una lettera, ritenuta minacciosa, all’ex sindaco di Rosarno Elisabetta Tripodi, è stato condannato dalla Corte di Appello di Reggio Calabria alla pena di due anni e quattro mesi.

Il processo, che è ritornato in appello dopo che la Corte di Cassazione aveva annullato con rinvio la precedente pronuncia della corte reggina sembra volgere alla sua conclusione definitiva.

Pesce, infatti, era stato prima condannato in primo grado alla pena di cinque anni di reclusione, mentre successivamente era stato assolto in appello. Un’altra sezione della stessa Corte però, successivamente alle indicazioni della Cassazione ha condannato il già ergastolano a due anni e quattro mesi (tre anni e otto mesi la richiesta della Procura).

Questo il contenuto della lettera:

“… sono con la presente per esprimere tutto il mio rammarico e disappunto in relazione al fatto che il Comune di Rosarno si sia costituito parte civile nel procedimento nr. 4302/6-3565/7 a carico mio e della mia famiglia, dato che da parte nostra non vi è stata alcuna azione penalizzante a danno delle Istituzioni, dei commercianti o degli abitanti nel Comune di Rosarno da lei rappresentato”;

– “… ritengo di non aver recato alcun disturbo al quotidiano cittadino e tantomeno inquinato l’aria che respirate”;

– “… la cosa che più mi ha sconcertato, dato la stima che io e la mia famiglia abbiamo sempre manifestato nei suoi confronti, soprattutto il giorno delle elezioni amministrative dove lei è stata eletta per la sua serietà e personalità che gode di ottima etica professionale, è stata la sua esternazione, poi pubblicata sul giornale Calabria Ora, manifestante giudizi affrettati sicuramente influenzati da pregiudizi mediatici…”;

– “… lei stessa a maggior ragione data la sua carica amministrativa nel Comune, sa benissimo che la nostra famiglia è vittima di persecuzioni mediatiche per reati presunti e giudizi espletati sulla base del libero convincimento”;

– [ la cosa che più mi ha sconcertato … è stata ….] “oltre al sequestro e sgombero di beni immobili di prima residenza, sempre nel Comune di Rosarno, e non per la loro dubbia provenienza, ma in quanto considerati fabbricati non conformi alle normative urbanistiche o per mancanza di concessioni edilizie, quando lei sa benissimo sulla base delle informazioni tecniche in materia di urbanistica che, statistiche alla mano, almeno il 50% dei fabbricati attualmente esistenti post 67 nel Comune di Rosarno sono abusivi e a me non sembra che siano stati presi gli stessi provvedimenti nei loro confronti, non perché io lo desideri ma solamente per sottolineare la persecuzione a noi riservata”;

– “questo che le scrivo in modi ed enfasi del tutto confidenziale nascono per motivi che forse lei non sa in quanto molto giovane, non tanto nel merito, ma nella mia franchezza nell’esporre in modo pratico, dato che io e la mia famiglia eravamo soliti godere della reciproca compagnia con i suoi più stretti famigliari, in occasione dei consueti aperitivi in Corso Garibaldi, dove a memoria ricordo piacevoli e cordiali scambi costruttivi di opinioni, dove si argomentava questioni interessanti della nostra città… mi viene in mente un detto senza alcuna allusione, che ogni persona ha i propri scheletri nell’armadio, e converrà con me che l’estremo perbenismo è solo ipocrisia, e sono sicuro che lei è una persona molto intelligente per poter cadere in simili bassezze”;

– “vorrei che sappia che sono in galera da più di vent’anni innocentemente, ma il problema non è solo questo, nel mio stato detentivo la cosa che più mi disturba e mi fa soffrire è di quello che vengo informato, e nello specifico l’amministrazione comunale ha tra le sue priorità il benessere dei extracomunitari clandestini, anziché i problemi dei miei familiari già sofferenti e comunque dei veri cittadini di Rosarno… forse consentendomi la provocazione perché non godono di sovvenzioni della Comunità Europea a differenza dei clandestini?”.

Riceviamo e pubblichiamo

Abbiamo atteso pazientemente in questa ultima settimana che l'ex consigliera di maggioranza Domenica Varrà e gli ex consiglieri di minoranza spiegassero il loro gesto, motivassero le dimissioni, dicessero le ragioni che costringono la Città a quasi dodici mesi di commissariamento.
E invece niente, un silenzio assordante che alimenta chiacchiere, pettegolezzi e ombre sulla vicenda.
Come PD cittadino, che ha sostenuto l'ex Sindaco e la sua maggioranza, chiediamo, a chiara voce, a Domenica Varrà, quali siano stati i motivi politici, se vi sono, di un simile gesto.
A nostro parere, dopo aver offerto un assessorato all'ex consigliera, aver concordato con lei un rimpasto di giunta, motivato dalla necessità, a suo parere, di una quota rosa, tutto ciò appare illogico e fuorviante, frutto di una volontà pervicace di distruggere e non considerare gli effetti negativi su questa città che a parole si dice di amare.
A Domenica Varrà chiediamo come mai non abbia sentito l'esigenza di esplicitare il suo dissenso nel consiglio comunale del 6 maggio scorso pubblicamente o perché non abbia scelto di farlo in quello che era fissato per il prossimo 20 giugno?
Come mai gli ex consiglieri di minoranza, pronti ad ogni piè sospinto a comunicati e conferenze stampa, tacciono?
Questo silenzio é oscuro, irragionevole e contrario alle regole non scritte della politica.
Ci auguriamo che le nostre sollecitazioni vengano accolte, perché il "coraggio delle parole "abbia il sopravvento.

Filippo Romano è il commissario prefettizio incaricato a reggere e compiere l''ordinaria amministrazione nel comune di Rosarno dopo che e’ stato sospeso il Consiglio comunale e avviata la procedura per lo scioglimento dell’Ente a seguito delle dimissioni rassegnate, nei giorni scorsi, dalla meta’ dei consiglieri piu’ uno dei membri assegnati al collegio, ai sensi dell’art. 141, I comma, lettera b) n. 3, del Decreto legislativo 18 agosto 2000 . Nelle more del perfezionamento dell’avviata procedura di scioglimento del consesso, poiche’ non puo’ essere assicurato il normale funzionamento degli organi e dei servizi comunali a causa della cessazione dalla carica di 11 consiglieri comunali su 20 assegnati, al Commissario sono stati conferiti i poteri spettanti al sindaco, alla giunta e al consiglio, per assicurare la provvisoria amministrazione dell’Ente. Il Commissario prefettizio, Filippo Romano si insediera’ al piu’ presto. A comunicarlo con una nota la Prefettura di Reggio Calabria.

 

Gli ex dipendenti di Piana Ambiente, oggi di Camassa Ambiente, con una lettera protocollata questa mattina presso il Comune di Rosarno, hanno voluto ringraziare l'ex Sindaco Elisabetta Tripodi e la sua amministrazione per il lavoro svolto ed in particolare per l'attenzione loro dedicata. Questo il contenuto integrale della missiva:

Gentilissimo Sindaco e amministrazione comunale tutta,

in seguito alle vicende politiche che hanno interessato il Comune di Rosarno, tutti gli ex lavoratori di Piana Ambiente s.p.a., per mezzo del loro portavoce Antonio Domenico Barbalace, colgono l’occasione di esprimere a Voi tutti, ed in particolare all’Avv. Elisabetta Tripodi, il pregnante bisogno di porgere i più sinceri e sentiti ringraziamenti per l’opera da Voi svolta, dal conferimento dell’incarico da parte della maggioranza dei rosarnesi, e fino ad oggi.

Un ringraziamento particolare afferisce, quale motivo di profonda stima, all’impegno profuso da Questa Amministrazione nel momento in cui, in un momento drammatico per le nostre famiglie, susseguente al nostro licenziamento, la stessa si è attivata con impareggiabile zelo, al fine di dare una risposta concreta e fattiva alle nostre esigenze, puntualmente soddisfatte anche grazie alla collaborazione di Camassa Ambiente s.p.a..

Tale atto, oltre che tener conto delle nostre personali, ancorchè legittime aspettative, seppur non mostrate preventivamente mediante consenso elettorale, e al di là delle ideologie politiche, che possono anche dividere, nelle sedi a ciò preposte, è la dimostrazione concreta del fatto che il buon senso non ha colore politico.

Per cui, da parte nostra, ancora grazie!

Con una nota stampa che pubblichiamo integralmente la sezione di Rosarno del Partito Democratico guidata dalla segretaria Stefania Mancuso risponde alla Cgil.

"Leggiamo sconcertati la nota stampa diffusa dalla CGIL Regionale e della Piana di Gioia Tauro. Non vogliamo entrare in polemica politica col più grande  sindacato d'Italia, ma vogliamo controbattere  pacatamente ma con determinazione, punto su punto, le argomentazioni posti in essere dallo stesso con grande superficialità ed approssimazione. Dichiarano che l'Amministrazione di Rosarno è stata mandata a casa anche perché due consigliere del PD, di cui una Dirigente della CGIL di Gioia Tauro, si sono dimesse perchè genericamente in contrasto con l'Amministrazione. In effetti è stato durissimo tenere in piedi una coalizione con numeri così risicati, frutto di un lavoro compatto e di squadra che ha reso possibile numerosissimi finanziamenti che l'Amministrazione targata Elisabetta Tripodi ha ottenuto, con una ricaduta occupazionale nei fatti, tema, che riteniamo sia particolarmente sensibile alla CGIL regionale e della Piana.
L'Amministrazione di Rosarno, nelle cui fila il PD si è assunto oneri ed onori, non ha mai contrastato lo smaltimento delle Armi chimiche a Gioia Tauro, anzi, si è preoccupata a tutti i livelli che venisse trasmessa alla popolazione la giusta e corretta informazione sopratutto su ciò che riguarda la pericolosità che un trasbordo di questo tipo poteva comportare. Non siamo esperti in materia, ma siamo sicuramente capaci di carpire lo stato d'ansia della popolazione. Così come non siamo esperti neanche di rigassificazione, ma ne riconosciamo l'assoluta pericolosità  e la ricaduta occupazionale pressoché inesistente.
Cosa dire poi sul lavoro e sugli immigrati: E' stata l'unica amministrazione della Piana ad essere riuscita, anche con molte contestazioni, a far riassumere gli ex dipendenti di piana ambiente; ha lottato da sola ed a proprie spese sul fronte dell'immigrazione cercando di dare una sistemazione dignitose agli immigrati nel campo container, contribuendo in maniera fattiva nella gestione iniziale della tendopoli di San Ferdinando. Tutto questo pericolosamente e strumentalmente contrastato da una opposizione che voleva solo cavalcare lo spauracchio del “negro”. Dire: “hanno pure espresso posizioni sui migranti, sui loro diritti umani e civili” è inaccettabile, antidemocratico e denota un certa propensione all'auto-celebrazione.
Siamo amareggiati da questa nota e ci preoccupiamo seriamente della strada che sta intraprendendo il sindacato, non tanto per l'organizzazione stessa, quanto per i lavoratori iscritti e non iscritti che sperano di essere tutelati nei loro diritti ma che finiscono per diventare strumento di disinformazione pilotata.
L'opera culturale riconosciuta in Italia ed all'estero intrapresa in questi anni sul tema della legalità e della trasparenza, riconosciuta sopratutto dalla CGIL Nazionale,  non sembra interessare la CGIL regionale e della Piana di Gioia tauro, forse a differenza delle altre parti d'Italia l'informazione qui non arriva completa. Oppure ci sono diverse dinamiche corporative e, comunque, ce ne faremo una ragione.
Il Comune di Rosarno è stato bene amministrato e non si è mai preso gioco dei diritti dei cittadini per interessi di parte, noi questo lo rivendichiamo con forze e senza paura."

 

La Cgil calabrese bacchetta le ex amministrazioni di Gioia Tauro, Rosarno e San Ferdinando. Il sindacato storico della sinistra ha dimostrato lucidità di giudizio e anche grande coraggio, soprattutto sulla valutazione di Rosarno, dopo il dimissionamento di Elisabetta Tripodi. Nessun timore reverenziale per una ex sindaca che ha ricevuto grande solidarietà per la sua cacciata democraticamente avvenuta con le dimissioni della minoranza e di una consigliera di maggioranza. La Cgil si è sforzata di stare ai fatti, e questi fatti – come qualcuno definirebbe ostinati – portano la sigla sindacale a bocciare la Tripodi, l’ex sindaco gioiese Renato Bellofiore e l’ex sindaco sanferdinandese Domenico Madafferi. «Tre sindaci e tre amministrazioni che potevano, e anzi dovevano, dare un contributo diverso e importante per lo sviluppo della Piana e della Calabria. Spesso, però – spiegano le segreterie regionale e pianigiana della Cgil - abbiamo finito per polemizzare anche pesantemente su fatti che riguardano proprio lo sviluppo e la democrazia». Accuse, dunque, gravi sulla vicenda del trasbordo delle armi chimiche a Gioia, quando  «i tre sindaci si misero a cavalcare un inesistente malcontento popolare ed una ridicola paura che,  unita alla prima sconcertante posizione dell’ex Presidente della Regione Scopelliti, ne evidenziava uno scadente livello istituzionale». Stessa critica sul rigassificatore e sulla gestione dell’emergenza migranti. «Insomma,  crediamo che le amministrazioni comunali si giudicano dai fatti e dal ruolo svolto per gli interessi generali delle comunità che amministrano. Ecco, da questo punto di vista il giudizio che abbiamo espresso nel passato lo riconfermiamo per intero anche alla luce della vicenda di Rosarno». Sul comune medmeo, inoltre, la Cgil non si trincera su solidarietà di facciata o buonismo a piene mani, spiegando che «l’ex sindaco di Rosarno, Elisabetta Tripodi, è stata mandata a casa dopo le dimissioni di undici consiglieri comunali e dopo una forte incrinatura dei rapporti all’interno della sua stessa maggioranza con le dimissioni, oltre un anno fa, di due donne consigliere del Pd. Nel merito, invece, non ci esprimiamo. Sono dinamiche che appartengono a quel comune, alle forze politiche e sarà compito degli undici consiglieri dire non solo ai rosarnesi ma a tutti i calabresi i motivi della loro iniziativa». La pietra tombale sulle esperienze politiche dell’area portuale, il sindacato la riserva alla fine del comunicato. «Resta, per noi, un giudizio negativo su quelle tre amministrazioni per l’insufficiente ruolo avuto nel contribuire a dare una prospettiva  industriale e agricola al territorio». Bocciatura netta, quindi, e a prescindere dal merito delle questioni interne a Rosarno, Gioia e San Ferdinando, la Cgil ha dimostrato di essere svincolata dall’istinto della genuflessione per l’antimafia, ed anzi nella valutazione critica non ha guardato in faccia nessuno.

Domenico Mammola

Grande2
banner grande 3

I Più Letti della Settimana

Bingo sites http://gbetting.co.uk/bingo with sign up bonuses