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Aggiornato ilSab, 14 Dic 2019 10am

Il superlatitante Ernesto Fazzalari, condannato alla pena dell'ergastolo è stato arrestato questa notte dai carabieri. A darne notizia tramite la propria pagina facebook il Presidente del Consiglio Matteo Renzi che così ha commentato " Una bellissima domenica! Questa notte i Carabinieri hanno arrestato in Aspromonte Ernesto Fazzalari, ricercato da vent'anni, considerato il secondo latitante più pericoloso d'Europa e il più feroce capo della ndrangheta. Un'operazione molto difficile resa possibile dalla professionalità e della dedizione delle forze dell'ordine e dei magistrati. Sono orgoglioso delle donne e degli uomini che servono lo Stato e a nome di tutti gli italiani ho chiamato il Comandante Del Sette e il Procuratore Capo di Reggio Calabria Cafiero de Raho per esprimere loro la nostra gratitudine più affettuosa. Grazie davvero dal profondo del cuore! Continuiamo a combattere la criminalità ovunque, palmo a palmo, casolare per casolare. Viva l'Italia!"

Angelo Romeo, latitante da oltre un anno è stato arrestato dai Finanzieri del Comando Provinciale di Roma alla Stazione Centrale di Milano.

Romeo, 43 anni, è ritenuto dagli inquirenti vicino e in affari con esponenti di spicco delle cosche di 'ndrangheta Alvaro di Sinopoli e Pesce di Rosarno, e si è sottratto alla cattura  nel mese di maggio dello scorso anno dal Tribunale di Reggio Calabria, nell'ambito dell'Operazione "Santa Fe", che aveva consentito alle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Tributaria di Catanzaro di smantellare una cellula 'ndranghetista attiva nella Piana di Gioia Tauro e dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, utilizzando diversi porti commerciali italiani, tra i quali Gioia Tauro, Genova, Livorno e Vado Ligure.

In particolare lo stesso, si occupava della pianificazione dell'importazione dei carichi di droga provenienti dal Sudamerica e assicurava il collegamento tra le componenti criminali della fascia jonica calabrese con i fornitori esteri della droga.

Antonio Gallace, 46 anni, è stato arrestato nella tarda serata di ieri, dagli agenti della Polizia di Stato della Squadra Mobile di Roma, del Servizio Centrale Operativo e personale della Polizia iberica, all'aeroporto spagnolo di Valencia. Gallace appartenente all'omonima famiglia di 'ndrangheta calabrese della zona di Guardavalle era latitante da quattro anni.

Nella mattinata del 16, i Carabinieri della Compagnia Carabinieri di Palmi hanno tratto in arresto Radev Todor, di nazionalità bulgara di anni 24, di fatto domiciliato a Seminara (RC), bracciante agricolo, già noto alle Forze dell’Ordine, resosi irreperibile dal giugno del 2015, allorquando veniva attinto da un’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palmi, poiché ritenuto responsabile dei reati di stalking, violenza sessuale su minore e sequestro di persona, commessi in Seminara nell’aprile del 2015. In particolare, il Radev, non accettando la fine di una relazione sentimentale con una connazionale minorenne, anch’essa dimorante nel piccolo Comune ai piedi dell’Aspromonte, la molestava con continui pedinamenti, appostamenti sotto la sua abitazione e innumerevoli telefonate, fino a quando, una sera dell’aprile del 2015, si introduceva furtivamente all’interno di una abitazione dove la ex fidanzata accudiva una anziana signora e, dopo averla rinchiusa in una stanza, la picchiava e ne abusava sessualmente.

Le ricerche dei militari sono state incessanti, fino alla mattinata di ieri, quando i Carabinieri lo hanno individuato e tratto in arresto a Palmi, senza che il malvivente opponesse resistenza.

Al termine delle formalità di rito, Radev Todor veniva ristretto presso la propria abitazione in regime di detenzione domiciliare. 

Il  latitante Antonio Cilona, ritenuto elemento di spicco della cosca Santaiti di Seminara, è stato arrestato nel pomeriggio di ieri dalla squadra mobile di Reggio Calabria. Cilona, condannato all’ergastolo in appello per omicidio ed associazione mafiosa, è stato trovato in un villaggio turistico “La Costa degli Dei” a Parghelia (Vibo Valentia) e non ha opposto resistenza. L’uomo era ricercato dal momento della condanna, avvenuta nel luglio scorso nell’ambito del processo “Cosa mia”, l’inchiesta che ha portato alla luce le infiltrazioni delle cosche nei lavori di ammodernamento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria ed ha ricostruito alcuni omicidi di una faida che ha visto contrapposte per anni le cosche di Palmi e Seminara.

Nell’ambito della implementazione dei servizi finalizzati alla prevenzione e repressione dell’attività terroristica internazionale e di controllo alle Frontiere, adottati su specifiche direttive del Ministero dell’Interno, dalla Direzione Centrale dell’Immigrazione e Polizia delle Frontiere e dalla VI Zona Polizia di Frontiera di Napoli, nella notte tra il 26 e il 27 dicembre scorsi, la Squadra dell’Ufficio Polizia di Frontiera di Gioia Tauro, nel corso dei controlli in Frontiera posti in essere presso lo scalo portuale calabrese, procedeva all’arresto del cittadino Montenegrino RADULOVIC Darko di anni 35, Comandante della Motonave “MSC FABIENNE”, già ricercato poiché colpito dalla misura della Custodia Cautelare in Carcere emessa dal G.I.P. presso il Tribunale Ordinario di Torino per associazione finalizzata alla produzione, traffico, detenzione e cessione illecita di sostanza stupefacente o psicotropa ed altro in concorso. L’associazione criminale di cui faceva parte l’arrestato, formatasi in maniera trasversale tra Centro Africa, Est Europa, Olanda, Francia e Sudamerica, era dedita allo smercio della droga fra Inghilterra, Montenegro, Africa ed Italia, caratterizzandosi, così, per un’ampia attività delinquenziale a livello internazionale.

L’operazione eseguita è l’atto conclusivo di un’attività info-investigativa che vede l’Ufficio Polizia di Frontiera di Gioia Tauro collocarsi in un più ampio contesto di collaborazione con Uffici di Polizia di tutta Italia.

Sebastiano Signati, 49 anni, latitante di San Luca dal 2004, ritenuto affiliato alla cosca «Pelle Vottari», era uno dei 100 ricercati più pericolosi. Grazie all'operazione contro la criminalità calabrese, la Dda in collaborazione con la Direzione centrale per i servizi antidroga e il Servizio centrale operativo della polizia, ha arrestato in Belgio Signati. Secondo gli investigatori avrebbe svolto un importante ruolo di collegamento tra i narcotrafficanti sudamericani e gli acquirenti calabresi. 

Era fuggito a Santo Domingo con moglie e figlio, dopo che la Corte di Cassazione lo aveva condannato a 5 anni e 5 mesi di reclusione nell'ambito del processo “Minotauro”, sulle infiltrazioni della 'ndrangheta in Piemonte. Ora Giuseppe Racco, 40 anni, presunto esponente della locale della 'ndrangheta di Cuorgne', ha deciso di interrompere la latitanza e costituirsi ai carabinieri. Ai militari ha detto di essere rientrato dalla Repubblica Dominicana per problemi personali. Racco era stato arrestato dai carabinieri di Torino nel giugno 2011 e scarcerato nel maggio 2013. Dopo la sentenza di condanna della Cassazione si era poi rifugiato nel Paese caraibico. (AGI)

Nelle prime ore di oggi 20 novembre 2015, in MELICUCCÀ (RC) frazione Tarapondica, i Carabinieri del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Reggio Calabria, collaborati da militari dello Squadrone Cacciatori Calabria e della Compagnia Carabinieri di Palmi, hanno tratto in arresto, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP presso il Tribunale di Reggio Calabria su conforme richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, ALVARO Paolo, 50 anni, per i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, procurata inosservanza di pena e riciclaggio.

 

 

    

Prevenuto, latitante dal febbraio 2009 quando si era sottratto all’arresto nell’ambito dell’operazione convenzionalmente denominata “VIRUS”, veniva individuato all’interno di un “bunker” sotterraneo in muratura della superficie di mq. 15 circa, con accesso tramite botola scorrevole su binari, ricavato nel pavimento di un capannone adibito a rimessa attiguo alla propria abitazione.

 L’ALVARO è ritenuto responsabile di aver fatto parte di un’associazione per delinquere di tipo mafioso, insediata nei comuni di Sinopoli, Sant’Eufemia d’Aspromonte, Cosoleto, Villa San Giovanni, Reggio Calabria ed altri comuni della Piana di Gioia Tauro, con ramificazioni in Roma e Torino, denominata “COSCA ALVARO”, intesa “CARNI I CANI”, finalizzata al conseguimento di ingiusti profitti e vantaggi attraverso il controllo del detto territorio e delle relative attività economiche e produttive, la quale, facendo leva sulla forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva, si dedicava anche alla commissione, in particolare, di delitti contro la persona e contro il patrimonio.

Inoltre, unitamente al padre Domenico, si prodigava ad assicurare la latitanza del capo cosca, ALVARO Carmine, fornendogli supporto logistico, relazionandosi con lo stesso per diramare i suoi ordini agli associati e per il compimento di ogni altra attività connessa. In particolare metteva a disposizione di quest’ultimo la propria masseria in contrada Caracciolo nel comune di Melicuccà, ove il medesimo trovava rifugio e base logistica e che contestualmente utilizzava per lo svolgimento di incontri con gli altri associati, finalizzati alla gestione degli affari in corso della ‘ndrina; prendeva parte a tali riunioni;  svolgeva funzioni di vigilanza in favore del capocosca latitante e faceva da tramite tra il capocosca e gli altri associati, con particolare riferimento alla gestione delle operazioni di riciclaggio di valuta estera.

Sono accusati anche di tentato omicidio i tre trafficanti di droga arrestati ieri pomeriggio a Sturla dalla Guardia di finanza di Genova mentre trasportavano 144 chili di cocaina. I tre avrebbero speronato la civetta dei militari, e avrebbero tentato di investire i tre finanzieri schiacciandoli contro il muro con la loro auto.   In manette sono finiti Giuseppe Bellocco, 28 anni, figlio del boss Gregorio Bellocco dell'omomina 'ndrina di Rosarno tra le piu' pericolose in Calabria; Igor Cerasa, 39 anni, abruzzese e Gabriele Puleo, 35 anni, genovese residente in Colombia.  

 Bellocco era latitante dal 2014, dopo essere riuscito a sfuggire all'operazione Sant'Anna della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. I finanzieri lo hanno trovato in possesso di un passaporto falso con i visti della Colombia. L'operazione di ieri conferma i forti interessi della 'ndrangheta sul porto di Genova, un porto 'utile' per fare arrivare i grossi carichi di cocaina dal Sudamerica.  

 A giugno erano state arrestate altre quattro persone, tra cui alcuni dipendenti del terminal Vte. Secondo gli inquirenti, sarebbero loro a fare da supporto logistico all'organizzazione criminale, indicando come muoversi e i container con la droga. Nell'operazione precedente, che aveva portato al sequestro di 150 chili, i dipendenti avevano anche prestato le pettorine da lavoro per fare entrare all'interno del terminal persone non addette ai lavori.   I tre verranno interrogati nei prossimi giorni dal gip Claudio Siclari.