15112019Ven
Aggiornato ilGio, 14 Nov 2019 4pm

Francesco Rosso, 35 anni, è stato ucciso a Simeri Crichi in provincia di Catanzaro all’interno della sua macelleria. Secondo una prima ricostruzionne dell'omicidio l’uomo era all'interno della sua macelleria, quando è stato raggiunto da alcuni colpi di pistola, esplosi da una persona che avrebbe fatto irruzione.
Francesco Rosso non ha precedenti e quindi gli investigatori al momento non escludono alcuna ipotesi. I primi accertamenti evidenzierebbero che all'omicidio potrebbero avere partecipato due persone, una entrata per sparare e l'altra che avrebbe atteso davanti l'ingresso. Sul posto sono intervenuto i carabinieri della compagnia di Sellia Marina, del reparto operativo provinciale ed il magistrato di turno della procura di Catanzaro.

Nella giornata di ieri, la Polizia di Stato ha tratto in arresto in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP presso il Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della locale Procura della Repubblica, i cittadini rumeni AVRAM Alexandru cl. ’83 e STAN Adrian Bogdan cl. ’86. I due uomini, unitamente ad un altro soggetto attualmente all’estero, sono ritenuti responsabili in concorso dell’omicidio preterintenzionale del connazionale TUNEA Fanel (cl. ‘82) allorquando, nella notte tra il 9 ed il 10 novembre 2013, un’autovettura investì mortalmente il giovane lungo la SS 106 Jonica.

Dalle prime testimonianze raccolte dal personale della Squadra Mobile fu possibile ricostruire che il TUNEA, a seguito di una lite scaturita per futili motivi poco prima del sinistro, era stato brutalmente percosso dagli odierni arrestati che all’epoca dei fatti erano rispettivamente gestore, barman e buttafuori di un locale ubicato nelle immediate vicinanze del luogo dell’incidente.

Le indagini, svolte in esecuzione delle direttive emanate dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, hanno consentito al personale della Squadra Mobile di accertare che l’evento non poteva essere qualificato come una tragica fatalità ma come diretta conseguenza dell’aggressione subita dal TUNEA all’interno della discoteca.

I destinatari dell’odierno provvedimento restrittivo, infatti, lungi dal soccorrere il connazionale travolto dall’autovettura in transito, fuggirono immediatamente ed aggredirono e minacciarono in maniera grave il cognato della vittima presente sul posto affinché fornisse alla Polizia una versione “di comodo” degli eventi occorsi all’interno del locale prima del grave incidente stradale, continuando a vessarlo anche successivamente con numerose telefonate.

All’esito delle attività di indagine la locale Procura della Repubblica ha ritenuto, dunque, che la condotta degli indagati AVRAM Alexandru, STAN Adrian Bogdan e N. A.G. posta in essere prima dell’impatto in cui ha perso la vita TUNEA Fanel, fosse da considerasi prodromica al tragico evento e quindi qualificabile come omicidio preterintenzionale in concorso, aggravato dai futili motivi.

Dopo le formalità di rito i due stranieri sono stati posti a disposizione della locale A.G. e ristretti presso il carcere di Arghillà.

Pietro Procopio, 60 anni, è stato ucciso a Guardavalle in provincia di Catanzaro. L’uomo, un boscaiolo, già noto alle forze dell’ordine, è stato assassinato con tre colpi di fucile a pallettoni in Località Elce, una zona di montagna del centro del catanzarese, mentre stava facendo ritorno a casa. Sull’omicidio indagano i carabinieri della Compagnia di Soverato e del reparto operativo provinciale di Catanzaro i quali non escludono alcuna ipotesi circa il movente del delitto e stanno interrogando parenti e conoscenti per provare a ricostruire le ultime ore di vita di Procopio.

Sono Francesco Labella, 42 anni, ritenuto uno dei killer, e Michele Russo, 26 anni, accusato di essere il complice le due persone arrestate questa mattina dagli agenti della squadra mobile di Catanzaro in esecuzione dell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Catanzaro che ha accolto la richiesta della locale Dda. I due, ritenuti dagli inquirenti esponenti della cosca di ndrangheta dei "Piscopisani", operante nel territorio della provincia di Vibo Valentia, sono ritenuti mandanti e esecutori materiali dell'omicidio di Fortunato Patania, considerato il boss dell'omonima cosca di Stefanaconi, ucciso nel settembre del 2011 nella faida tra cosche vibonesi. All'omicidio, secondo quanto emerso nel corso delle indagini, partecipò anche una terza persona, Salvatore Tripodi, 44 anni, ritenuto il mandante del delitto e che è attualmente ricercato.

La squadra mobile di Catanzaro ha eseguito due ordinanze di custodia cautelare nei confronti di due esponenti della cosca dei Piscopisani, attiva nel vibonese, poiché ritenuti responsabili di essere i mandanti e gli esecutori materiali dell'omicidio di Fortunato Patania, boss di Stefanaconi ucciso nel mese di settembre 2011. Le attività investigative, coordinate dalla Procura distrettuale antimafia, si sono sviluppate a riscontro delle dichiarazioni di un nuovo collaboratore di giustizia. I particolari dell'operazione ed i nomi degli arrestati saranno resi noti durante una conferenza stampa che si terrà alle 10.30 negli uffici della questura di Catanzaro.

Antonio Taranto, un giovane, , di 26 anni, è stato ucciso nella notte a Cosenza. Secondo la prima ricostruzione sull’omicidio Taranto,  dopo aver trascorso la serata in un locale,  stava rientrando presso la sua abitazione, sita in via Popilia nella città calabrese, quando è stato raggiunto è stato raggiunto alle spalle da un colpo di pistola. Subito dopo l’agguato il giovane è stato soccorso e portato in ospedale dove però è arrivato già morto. Sull'accaduto sono in corso le indagini della squadra mobile. Il movente dell’omicidio di Antonio Taranto, il quale era già noto alle forze dell'ordine, potrebbe rinvenirsi un una lite avvenuta poco prima nella discoteca dove lo stesso stava trascorrendo la serata prima di essere ucciso.

Il corpo di Fiore Gentile, 54 anni, considerato elemento di spicco della criminalità organizzata di Isola Capo Rizzuto è stato ritrovato nelle campagne della cittadina in provincia di Crotone. L’uomo, ucciso a colpi d’arma da fuoco, era stato condannato nel processo contro le cosche di Isola denominato Ghibli a 10 anni di reclusione per associazione mafiosa. Il corpo di Gentile è stato scoperto da due uomini che hanno avvertito i carabinieri, giunti immediatamente sul posto. Gentile era stato condannato altresì in primo grado alla pena di  22 anni di reclusone per l’omicidio di Pasquale Nicoscia, avvenuto a Isola Capo Rizzuto l’11 dicembre del 2004 nel corso di una guerra di mafia tra i clan Arena e Nicoscia, sentenza poi ribaltata in appello.

I Carabinieri del Gruppo di Locri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip presso il Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Procura distrettuale antimafia, nei confronti di due persone, appartenenti e contigui alla ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale della “locale di Canolo”, individuati quali mandanti dell’omicidio di Fortunato La Rosa, avvenuto a Gerace l’8 settembre 2005. Le indagini, condotte dai Carabinieri del Nucleo investigativo del gruppo di Locri, hanno consentito di acquisire concordanti indizi di reità a carico dei prevenuti, ritenuti responsabili di avere - in concorso con altri soggetti non ancora identificati - deciso, organizzato ed eseguito l’omicidio di La Rosa allo scopo di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta, nella propria articolazione territoriale della “locale di Canolo”, di cui uno degli odierni arrestati è ritenuto elemento apicale, al fine di punire il La Rosa per non aver tollerato la sistematica invasione dei propri terreni da parte di bestiame di proprietà del nucleo familiare dei prevenuti, nonché di favorire l’attività di allevamento e commercializzazione di bovini, di interesse per i vertici del sodalizio, condotta anche attraverso atti di violenza o minaccia e con la pretesa del pascolo abusivo su terreni altrui, da tollerarsi in virtù del potere di intimidazione derivante dall’appartenenza alla ‘ndrangheta. 

Un pregiudicato 58enne residente ad Andria è stato arrestato con l'accusa di tentato omicidio. Proprio due settimane prima l'uomo era uscito di galera per lo stesso motivo. Appena tornato in libertà però non ci ha pensato due volte e vedendo in macchina l'ex cognata con un passeggero accanto ha pensato si trattasse della ex moglie, così ha aperto lo sportello della macchina e afferrato la signora dal collo colpendola ripetutamente in viso con un coltellino, mancando per pochi centimentri la giugulare. Una volta accortosi che la signora in macchina non era la ex, ma una donna 71enne, si è dato alla fuga, è stato rintracciato dopo qualche ora dai Carabinieri che hanno provveduto al fermo. La vittima dell'aggressione, colpita al volto e al collo, invece è stata ricoverata presso il l'Unità di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva del Policlinico di Bari ed ha riportato una prognosi complessiva di 40 giorni.

 

I corpi senza vita di un 29enne, Trifone Ragone, e di una 30enne, Teresa Costanza, sono stati rinvenuti con ferite da arma da fuoco alla testa questa notte a Pordenone. Alcuni bossoli sarebbero stati trovati accanto alla vettura. Si era pensato inizialmente ad un omicidio-suicidio ma dal momento che l'arma del delitto non è stata rinvenuta dopo gli accurati rilievi, si escluderebbe questa pista. Ad uccidere i due giovani sarebbe stata quindi una terza persona. A colpire i due sono stati quattro colpi di pistola calibro 7,65: tre contro la donna e uno contro l'uomo. Il Procuratore ha spiegato che sono in corso rilievi scientifici e balistici e che nelle prossime ore il quadro potrà essere più chiaro. "Dalle prime verifiche, ha riferito, non sono emerse situazioni particolari o minacce più o meno recenti nei confronti della coppia, che pare conducesse una vita normale. I controlli proseguono senza soluzione di continuità e non tralasciamo alcuna pista"

 
 

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