20092019Ven
Aggiornato ilGio, 19 Set 2019 7pm

Antonio Carrà, 39 anni, elettricista di Nicotera (Vibo Valentia) è stato condannato a quindici anni e quattro mesi di reclusione per l’omicidio di Roberto La Rosa, il quale avrebbe intrattenuto una relazione con la di lui moglie. Ad emettere la sentenza di condanna, a seguito del processo celebrato nelle forme del rito abbreviato, per l’omicidio avvenuto dentro l’appartamento della donna a Nicotera il 28 settembre 2013  il Gup del Tribunale di Vibo Valentia. Dopo circa un mese dell’omicidio , Carrà si era costituito presso la stazione dei carabinieri. Il pubblico ministero aveva richiesto la condanna a 19 anni di reclusione.

L'ex star della serie tv 'Power Rangers', Ricardo Medina Jr., è stato arrestato per aver ucciso con una spada, il suo coinquilino. Medina, 36 anni, è stato portato in carcere ieri per l'omicidio di Joshua Sutter, spiegano le autorità della contea di Los Angeles. Secondo le ricostruzione degli investigatori, sabato pomeriggio i due avrebbero avuto una discussione sfociata poi in una rissa. Medina si sarebbe ritirato nella sua camera da letto con la fidanzata, ma quando Sutter sarebbe entrato con la forza nella stanza, quel punto Medina ha preso una spada che teneva accanto alla porta e ha colpito la vittima all'addome. L'attore ha quindi chiamato e atteso i soccorsi. Medina ha interpretato il Red Ranger in 'Power Rangers Wild Force' nel 2002 e Deker in 'Power Rangers Samurai' nel 2011.

Domenico Maria Gigliotti, 40 anni di Lamezia Terme è stato ucciso questa notte in un agguato. L’uomo, un imprenditore edile è stato freddato a colpi di arma da fuoco e poi l'auto con il cadavere è stata data alle fiamme. L'omicidio è stato compiuto a Lamezia Terme davanti all'abitazione di Gigliotti intorno alle 4 mentre l'uomo stava facendo rientro a casa a bordo della sua Bmw station wagon. Sul luogo del'omicidio sono intervenuti i carabinieri e personale della Squadra mobile di Catanzaro.  Gigliotti era stato indagato nel corso dell’operazione Medusa, nel 2012, perchè ritenuto vicino al clan Giampà.

Salvatore Vecchié, 29 anni di Melicucco (Reggio Calabria) è stato tratto in arresto con l’accusa di tentato omicidio e porto illegale e ricettazione di Armi. Il giovane di Melicucco è stato arrestato questa mattina dagli agenti del Commissariato di Polizia di Polistena che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Palmi, dott. Paolo Ramondino. Secondo quanto emerso nel corso delle indagini Vecchiè sarebbe il mandante del tentato omicidio di Rocco Francesco Ieranò, 43 anni, avvenuto a Cinquefrondi nel luglio 2012 e per il quale erano già stati sottoposti a fermo i cognati dello stesso Bruno Fossari, Pasquale Fossari e Vincenzo Fossari.

In particolare i fratelli Fossari e Salatore Vecchiè avrebbero assoldato due killer stranieri, anch’essi attualmente in carcere, al fine di vendicare l’omicidio di Francesco Fossari, avvenuto a Melicucco nell’agosto 2011, e per il quale sono attualmente sottoposti a misura cautelare, in attesa di giudizio, Giuseppe Bruzzese, 23enne di Cinquefrondi e proprio Rocco Francesco Ieranò, sottoposti a fermo nell’ambito di un’operazione di polizia del 27 giugno 2013. Secondo gli inquirenti l’omicidio di Fossari sarebbe dovuto a causa dell’interruzione della relazione extraconiugale che lo stesso aveva con Antonella Bruzzese, sorella di Giuseppe, nonché moglie (sebbene all’epoca separata) di Giuseppe Ladini, considerato elemento di spicco della criminalità organizzata cinquefrondese ed attualmente detenuto per associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di droga e armi.

L’apparato indiziario e probatorio costruito dagli uomini della polizia di Stato avrebbe trovato riscontro nelle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Ieranò, il quale ha indicato esplicitamente Vecchiè come uno degli organizzatori della vendetta ordita dalla famiglia Fossari, nonché nelle dichiarazioni rese all’autorità giudiziaria dal collaboratore Antonio Russo il quale, essendo stato compagno di cella dell’arrestato durante la sua precedente detenzione, ne avrebbe sfoghi e confidenze. Dopo le formalità di rito, l’arrestato è stato condotto presso il carcere di Palmi dove è stato messo a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Domenico Aiello, imprenditore di 58 anni, è stato ucciso questa mattina a  Soveria Mannelli in provincia di Catanzaro. Secondo una prima ricostruzione dell’omicidio, Aiello, titolare di un'impresa di movimento terra,  stava lavorando con una pala meccanica nei pressi della sua abitazione, quando una o più persone si sono avvicinate ed hanno esploso  diversi colpi di pistola uccidendolo sul colpo. Sul luogo dell’omicidio, avvenuto in località Celisetto, sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Soveria Mannelli. Si tratta del secondo omicidio in pochi mesi nel centro del catanzarese, il 28 giugno scorso, infatti era stato ucciso un altro imprenditore che lavorava nel settore del movimento terra, Daniele Scalise, di 30 anni. I carabinieri, che stanno cercando di ricostruire quanto accaduto stamani per risalire al movente e agli autori, stanno anche valutando se i due episodi possano essere in qualche modo collegati.

Domenico Italiano, 23 anni si e' presentato intorno alle ore 23,30 di ieri, presso il commissariato di Polizia di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, accusandosi dell'omicidio di Michele Brandimarte, il 53enne originario di Gioia Tauro freddato ieri pomeriggio in pieno centro a Vittoria, nel Ragusano. Italiano, anch'egli della cittadina della Piana, ha consegnato agli agenti diretti dal vice questore aggiunto Angelo Morabito, una pistola zoraki calibro 9, che a suo dire sarebbe stata utilizzata per commettere il delitto.

L'uomo e' stato immediatamente arrestato, in flagranza di reato, per il porto e la detenzione dell'arma, mentre successivamente sono intervenuti i pm della Procura di Palmi, che in nottata ha spiccato a suo carico anche il fermo per omicidio. La famiglia di Brandimarte, è ritenuta dagli inquirenti vicina al clan di ndrangheta dei Piromalli.

Michele Brandimarte, 53 anni originario di Oppido Mamertina ma da tempo residente a  Gioia Tauro (Reggio Calabria) è stato ucciso questo pomeriggio intorno alle 18.30 a Vittoria in provincia di Ragusa. Si è trattata di un’esecuzione vera e propria, due uomini a bordo di una moto si sono affiancati a Brandimarte, che si trovava a passeggio con alcuni conoscenti, ed hanno fatto fuoco esplodendo sette colpi di pistola. L’uomo, già noto alle forze dell’ordine è morto sul colpo. Sull’omicidio indagano i carabinieri i quali, stanno ascoltando i testimoni presenti sul posto e studiando gli spostamenti e le frequentazioni di Brandimante. Al momento gli inquirenti non escludono che l'agguato possa essere di origine mafiosa. In particolare non si esclude che l'omicidio sia da inquadrare nell'ambito di contenziosi economici tra gruppi calabresi e siciliani. Sull'omicidio ha aperto un'inchiesta la Procura di Ragusa.

Natalia Sotnikova, la russa accusata di aver ucciso il figlio giovedì facendolo annegare in mare a Bussana, ha confessato l’omicidio del piccolo di nove mesi. La donna ha raccontato diverse versioni dei fatti. Era convinta che Semyon soffrisse di epilessia come la nonna, cosi si è diretta a mare, dove una volta in acqua ha nuotato a largo e ha lasciato morire la povera creatura. In un primo momento aveva dichiarato, molto confusa, di aver lasciato il piccolo su una scogliera, dove si erano concentrate infatti le ricerche, ma gli inquirenti hanno confermato la ricostruzione dell'annegamento. La donna infatti, sarebbe apparsa molto lucida e determinata nel raccontare quanto  successo e avrebbe ricostruito senza alcuna reticenza i suoi movimenti nella notte tra mercoledì e giovedì. Tra l’altro avrebbe affermato non solo che il bambino avrebbe dovuto morire, ma che era nelle sue intenzioni togliersi la vita. La russa è stata arrestata per omicidio volontario aggravato da crudeltà.

Andrea Loris Stival era un bimbo di otto anni, di Santa Croce Camerina. Uno dei tanti bimbi e ragazzini che oggi perdono la vita o scompaiono  per mano di gente che il più delle volte rimane sconosciuta, senza che purtroppo si arrivi ad una conclusione e svolta dei casi. Era il 29 novembre quando la madre dava l’allarme della scomparsa del figlio. Veronica Panarello, 26enne, infatti riferisce di essere andata all’uscita di scuola per prendere il figlio e non averlo trovato. Riferisce inoltre di averlo accompagnato intorno alle 08:20 davanti l’istituto ed essere ritornata a casa. Il corpo del piccolo Loris verrà ritrovato dopo qualche ora dal cacciatore Orazio Fidone,  attivatosi volontariamente nelle ricerche con altri uomini. La madre disperata e messasi subito a disposizione nelle indagini, da una versione dei fatti che non corrisponde però a quanto accaduto. Infatti le parole della madre e la sua ricostruzione vengono subito smentite dalle telecamere di videosorveglianza . Nei giorni successivi al ritrovamento del corpo sono state seguite diverse piste , tra cui anche quella della pedofilia, scartata quasi immediatamente. Quello che di certo viene fuori dalle indagini, è che il piccolo è stato strangolato con delle fascette da elettricista e il corpicino gettato nei pressi di un vecchio mulino abbandonato. Passano i giorni dall’omicidio di Loris, giorni in cui vengono esaminati filmati, ascoltati testimoni, giorni in cui emergono anche aspetti del passato della madre del piccolo. Uno tra i tanti, quello più rilevante, è il tentato suicidio di Veronica Panarello. Lei però rimane sulle sue posizioni dichiarandosi innocente e continuando a confermare la prima versione ,nonostante i filmati abbiano smentito categoricamente la sua ricostruzione. Ieri otto dicembre, nove giorni dopo  la scomparsa e il ritrovamento del cadavere di Loris, Veronica Panarello è stata trasportata e scortata in Procura. E’ accusata di Omicidio volontario, aggravato dal legame di parentela, e occultamento di cadavere. Dopo 6 ore di interrogatorio la procura di Ragusa ha emesso un provvedimento di fermo nei confronti della 26enne “per gravi indizi di colpevolezza”. Per magistrati e investigatori di polizia e carabinieri ci sono pochi dubbi: sarebbe stata lei a strangolare con una fascetta da elettricista stretta attorno al collo il figlio di 8 anni. E sarebbe stata sempre lei a gettare il cadavere nel canalone in contrada Mulino Vecchio.  Al momento, dunque, gli inquirenti escludono il coinvolgimento di un complice: Veronica avrebbe agito da sola. Intanto però la madre continua a dichiararsi innocente e ripetere di non aver ucciso lei il suo bambino.

 

Al termine di un’ininterrotta attività di indagine, i Carabinieri della Stazione di Gallina unitamente ai colleghi del N.O.R.M. della Compagnia di Reggio Calabria hanno arrestato, nella serata di ieri,  per il reato di omicidio volontario emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria nella persona della Sostituto Procuratore D.ssa Sara Amerio che ha coordinato sul posto le indagini:

-          SECONDO Natale, reggino cl. 48, pensionato, incensurato,  

poiche’ ritenuto responsabile di aver esploso, al culmine di una lite avvenuta alle precedenti ore 12.30   circa, all’esterno delle rispettive abitazioni site in Gallina – Contrada Cafari, per futili motivi di vicinato, due proiettili a pallini con il fucile da caccia a canne sovrapposte cal. 20 marca “Zanoletti” da lui legalmente detenuto, all’indirizzo del cognato Vadala’ Carmelo Pietro, reggino cl. 39, coniugato, pensionato, incensurato, attingendolo all’addome e alle gambe. A seguito dei fatti, la vittima, trasportata al locale Ospedale dai sanitari 118, decedeva alle successive ore 13.30 a causa delle ferite riportate.

L’arma del delitto rivenuta in un garage di pertinenza dell’omicida è stata sottoposta a sequestro, unitamente a 257 cartucce da caccia medesimo tipo rinvenute nel corso della perquisizione domiciliare.

La salma della vittima è attualmente custodita presso l’obitorio del predetto nosocomio, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria che ne ha disposto l’ esame autoptico.

L’omicida, al termine delle formalità di rito, è stato associato presso la Casa Circondariale di Arghillà a disposizione dell’Autorità Giudiziaria reggina.

Si tratta del secondo omicidio risolto in 4 giorni dai Carabinieri della Stazione di Gallina, Comandata dal Maresciallo Sebastiano Germanà.

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