21082018Mar
Aggiornato ilLun, 20 Ago 2018 10pm

La rivoluzione digitale è uno dei fenomeni più importanti della storia. Internet meriterebbe un Nobel per la pace praticamente ogni anno. Facebook e Twitter sono diventati collettori e amplificatori di proteste su larga scala, hanno favorito l’elezione di capi di Stato, fornito un supporto fondamentale alla Primavera araba, stanno picconando le censure di Paesi ancora pericolosamente dittatoriali. Ebbene, come spesso capita, nella Piana l’uso dei social media non è proprio quello dei giovani in lotta per cambiare lo stato delle cose. Anzi, si sta facendo sempre più largo, a queste latitudini, la figura del rivoluzionario da tastiera. E’ una variante pigra dell’intellettuale impegnato. Questo particolare “morbo” colpisce politici, professionisti e lavoratori, è interclassista e non fa distinzioni di sesso, età o razza.

E la cosa drammatica è che tocca ogni settore della vita quotidiana e sociale delle comunità della Piana. Tanto per fare un esempio: il lavoro. I social media, in altre zone più responsabili del globo, servono per consolidare un’opinione e chiamare a raccolta coloro che vogliono protestare, rivendicare, combattere per diritti o tenersi stretta un’occupazione. Qui no. Internet funziona per creare piazze di discussioni su Facebook che nascono e muoiono in rete. Sotto il vestito del web, niente. E allora ci si lamenta del terminalista del Porto di Gioia Tauro, si scrive contro l’Autorità portuale, si brandisce l’arma della protesta contro gli accordi sindacali. Ma tutto, rigorosamente, su internet: piazze vuote, smartphone pieni. E che dire, poi, delle manifestazioni ambientali: tutti contro il rigassificatore, l’inceneritore, gli impianti inquinanti, ma poi quando finiscono i Gigabyte, si spegne il fervore. Ultima arrivata la protesta per la crisi agrumicola. Anche qui si moltiplicano i gruppi e gli appelli su Facebook, ma di iniziative grandi, serie e strutturate neppure l’ombra. E la politica locale? Stesso copione. Probabilmente una lettura errata delle grandi campagne di Obama sui social hanno fuorviato un po’ i nostri politici. Bisognerebbe spiegar loro che le bacheche non sono i luoghi esclusivi deputati a lanciare appelli, programmi, rivendicare risultati, attaccare gli avversari. Si torni in piazza, porta a porta e in carne ed ossa. Oppure tanti aspiranti sindaci e consiglieri rischieranno, sul serio, alle prossime elezioni di ritrovarsi le bacheche piene e le preferenze vuote.

Editoriale del Direttore Domenico Mammola pubblicato su Terra di Mezzo

Mario Oliverio è il nuovo presidente della Regione Calabria. Il neogovernatore avrà in consiglio regionale anche due esponenti della Piana: Francesco D’Agostino in maggioranza e Giovanni Arruzzolo all’opposizione.

Più che le configurazioni di giunta, e gli incarichi, per la Calabria ed i calabresi, la cosa fondamentale sono gli atti concreti che il nuovo governo regionale deve mettere in campo.

Per quel che concerne la Piana, le troppe emergenze sul tappeto esigono interventi rapidi e radicali. Le direttrici fondamentali sono tre: occupazione, infrastrutture, patrimonio artistico-culturale e turistico.

Non è più tempo per prese in giro e mance a pioggia ad associazioni e privati amici di questo o quel politico. O si mettono dentro misure strutturali, oppure si può benissimo chiudere tutto per fallimento.

Il capitolo occupazione è quello più spinoso. Bisogna partire necessariamente dalla valutazione di fondo su cosa si vuol fare della nostra agricoltura. L’idea potrebbe essere di puntare sulla qualità e non più su un sistema parcellizzato che offre sempre le stesse cose. La regione deve individuare, insieme agli operatori locali, la specializzazione su cui investire e mettere a disposizione fondi per la riconversione e per il sostegno alle imprese agricole giovani e anche femminili. In questo quadro è fondamentale utilizzare al meglio i fondi europei della prossima programmazione comunitaria, la cosiddetta PAC.

Il budget di Bruxelles, inoltre, deve essere investito in un cofinanziamento mirato a valorizzare altri tipi di impresa, e start-up che sarà necessario far ripartire nelle zone industriali. Il discorso occupazionale, quindi, conduce dritti al Porto. Nell’infrastruttura gioiese bisogna investire, ma a condizione che chi la gestisce crei lavoro, ceda quote di governance e favorisca gli insediamenti produttivi. Gioia Tauro ha bisogno di detassazione, infrastruttarazione seria e coinvolgimento di grandi reti imprenditoriali italiane ed estere. Sempre a proposito di infrastrutture, regione e provincia devono individuare le priorità per la mobilità della Piana, avendo anche il coraggio di tagliare i fondi per le stradine “clientelari” e destinarli a opere strategiche.

Infine il patrimonio culturale e turistico. Il “made in Piana” deve poter avere un brand che invogli investitori e anche flussi turistici a visitare i percorsi mare-montagna-archeologia, con l’inserimento della filiera agroalimentare.

La regione deve fare questo, altrimenti saranno persi ulteriori 5 anni e la Piana non sarà più in grado di rialzarsi.

 

P.s. oltre alle opere materiali, dal nuovo consiglio regionale ci si aspetta una rinnovata moralità politica, che si traduce con il netto diniego agli accordi con la ‘ndrangheta e le pratiche oscene clientelari che hanno distrutto il tessuto sociale e la fiducia dei cittadini nella politica.

Editoriale del Direttore Domenico Mammola pubblicato su Terra di Mezzo, il mensile di Zmedia in edicola


Editoriale di Angelo Zurzolo su Terra di Mezzo da oggi in edicola.

Razzisti e mafiosi? Coppola in testa, fucile a tracolla e frusta in mano come nemmeno gli schiavisti nelle piantagioni di cotone negli Stati Uniti del XVII secolo, ormai è questo il comodo stereotipo con il quale i cittadini della Piana veniamo dipinti dagli “altri”. Mafiosi, o meglio ‘ndranghetisti, lo siamo sempre stati, sin dai tempi delle faide più remote agli occhi del resto d’Italia nella nostra Terra di Mezzo non  potevano esistere medici, avvocati, artigiani, ingegneri, commercianti, e se esistevano erano collusi. Con il tempo stavamo pian piano riuscendo a scrollarci di dosso l’etichetta di essere tutti uguali, tutti complici di chi barbaramente depredava la nostra terra.  Ma dal gennaio 2010 qualcosa è cambiato, si è tornati indietro ma non solo, lo stereotipo si è arricchito al vecchio peccato originale se n’è aggiunto un altro, ancora più globale, ancora più appetibile. Gli scontri di Rosarno hanno mostrato anche il lato razzista della Piana e della cittadina medmea in particolare, dove un esercito di cittadini divenuti guerriglieri assoldati dalla ‘ndrangheta hanno messo in atto un apartheid contro i migranti. I fatti sono noti, solo gli stolti ed i professionisti della solidarietà per interesse non si sono ancora resi conto della guerra tra poveri avvenuta mentre ingordi affaristi se la ridevano quantificando i futuri profitti. Ma se ancora Amnesty International parla di "lavoro sfruttato due anni dopo. Il fallimento della Legge Rosarno, nella protezone dei migranti sfruttati nel settore agricolo in Italia" omettendo di citare la situazione di crisi disperata in cui versa la popolazione “indigena”, la crisi irreversibile dell’agricoltura siamo in presenza di una causa persa. E allora, non facciamo i Don Chisciotte combattendo i mulini a vento, si dai ammettiamolo siamo razzisti tanto “gli immigrati rendono più della droga” come è noto a tutti nella Piana. No un attimo, rewind… è stato detto a Roma, da romani, nella nota inchiesta “Roma Capitale” che ha scoperto una vera e propria organizzazione criminale mafiosa sotto il Cupolone. Vuoi vedere che a qualcuno conveniva dipingerci come razzisti e che i mafiosi non siamo solo noi?

Non erano trascorse neppure poche ore dal momento in cui i carabinieri, dando esecuzione all'operazione denominata Eclissi, avevano sottoposto a fermo 24 persone tra cui il sindaco di San Ferdinando Domenico Madafferi e l’ex consigliere di minoranza, dimessosi come promesso dopo l'avvenuto trasbordo delle armi chimiche, Giovanni Pantano, che è immediatamente iniziata una scellerata corsa al “si salvi chi può”.

Subito i media nazionali hanno dato risalto ai due politici fermati, oltre al vicesindaco Santo Celi. L’uno sindaco vicino al Pd, l’altro esponente del Movimento Cinque Stelle. Ma con una velocità mai vista nella nostrana politica i pentastellati prima, e dopo i democratici hanno disconosciuto l’appartenenza dei due indagati ai loro partiti. Formalmente corrisponde certamente al vero la circostanza secondo la quale l'ex primo cittadino non era iscritto al Pd, così come é innegabile che Pantano non fosse stato eletto nel civico consesso sanferdinandese tra le fila dei cinque stelle. Ma forse, chi per ripulirsi dal peccato originale, ha scaricato in tutta fretta “simpatizzanti” dei loro partiti e movimenti, potrà ingannare il grande pubblico nazionale, ma nella Piana tutti sapevano chi votavano e chi facevano votare Madafferi e Pantano. E lo facevano in quanto non rappresentati di questa o quella consorteria mafiosa bensì come personaggi politici. Al Movimento cinque stelle, pardon Meetup tanto per confondere ancor più le acque, piaceva quando Pantano organizzava manifestazioni di protesta contro il trasbordo delle armi chimiche, e veniva portato ad esempio dopo essersi dimesso per non aver vinto la sua battaglia a favore della comunità che rappresentava.

Il Pd non ha mai rifiutato i voti di Madafferi, primo cittadino capace di schierarsi contro i potenti poiché lasciato solo per ciò che concerne il problema immigrazione e per le solite armi chimiche siriane. Non sappiamo se Madafferi e Pantano siano innocenti o colpevoli, questo la accerterà la magistratura, ma in questa triste vicenda c’è già chi ha perso, la faccia oltre che la dignità, ossia quei partiti, definitisi garantisti, che pur di mantenere un’immagine all’apparenza immacolata scaricano senza mezzi termini coloro i quali di cui si erano serviti, senza attendere neppure l’interrogatorio di garanzia degli stessi. Ma si sa, le elezioni regionali incombono…

Editoriale pubblicato su Terra di Mezzo di

Angelo Zurzolo

Reggio e la periferia metropolitana

Pubblicato in EDITORIALE
19 Novembre 2014

Poco meno di un mese fa Reggio Calabria ha scelto il nuovo sindaco e rinnovato il Consiglio comunale. La questione potrebbe sembrare un argomento da addetti ai lavori, esclusivamente materia da politici e osservatori che guardano alle vicende del capoluogo. Non è esattamente così. Giuseppe Falcomatà, neosindaco trentenne e figlio dell’indimenticato Italo, non è soltanto il nuovo primo cittadino di Reggio, ma detiene anche la golden share di quella che sarà, a tutti gli effetti, la città metropolitana reggina, centro gravitazionale di tutta l’area dal 2016. Falcomatà e soci, quindi, avranno potere decisionale anche sui territori di Piana e Locride, in pratica fungeranno da governatori di quella che era la provincia e che invece sarà l’area metropolitana di Reggio.

E’ evidente, quindi, che le scelte, la condotta, gli obiettivi, della nuova compagine amministrativa reggina dovrebbero essere monitorati con attenzione anche dai cittadini della Piana. Non è questa la sede per discutere di ordinamento istituzionale e funzioni della città metropolitana, ma è bene sapere che sarà Reggio città ad ereditare le funzioni del vecchio ente Provincia, con la differenza che non ci saranno più consiglieri e assessori provinciali, ma solo elezioni di secondo livello che catapulteranno sindaci di grandi comuni all’interno del consiglio metropolitano.

La Piana, dunque, potrà giocare un ruolo importante, perché è il territorio con i comuni più grandi. Se si fa eccezione di Siderno, nel comprensorio degli ulivi ci sono Palmi (prima città per numero di abitanti dopo Reggio), Gioia Tauro (terzo centro dopo Siderno), Taurianova (quarto) e Rosarno (quinto). Tra questi solo Rosarno è sceso sotto la soglia dei 15.000 abitanti ed ha perso la possibilità di esprimere un forte esponente alla guida del parlamentino del consiglio metropolitano.

Non c’è dubbio che il nuovo ente rimarrà – come d'altronde la Provincia – un organismo “Reggiocentrico”, ma esiste uno spazio per i comuni della Piana, che non deve essere lasciato libero. Il problema, vero, è che sembra che nessuno dei sindaci locali e delle élite politiche nostrane pare interessato ad un vero dibattito sulle possibilità offerte dall’area metropolitana.

La domanda sorge spontanea: i nostri sindaci sanno di cosa stiamo parlando, oppure saranno catturati ancora dal malvezzo del laissez-faire e ci troveremo proni ai diktat reggini?

Editoriale Terra di Mezzo

Domenico Mammola

È in edicola il Mensile Terra di Mezzo con un ampio approfondimento sulle elezioni regionali e la corsa dei candidati della Piana.

All’interno le interviste a Giovanni Arruzzolo, Rocco Sciarrone, Giuseppe Longo, Giuseppe Pedà, il focus sugli altri candidati e i retroscena della caccia all’ultima poltrona!

Interviste, dichiarazioni, promesse e obiettivi della brigata pianigiana.

Un numero ricco di spunti e riflessioni, con l’occhio, vigile, sul traguardo del 23 novembre. Un’altra regione è possibile? Ce la farà qualcuno dei candidati del comprensorio ad arrivare al Consiglio Regionale? E se sì manterrà gli impegni?

 

Ci sono preti gay nella Piana, è questa la verità emersa nell’inchiesta pubblicata sul nuovo numero di Terra di Mezzo, già in edicola, ci sono anche preti che vengono coinvolti nelle note processioni ma anche sacerdoti che provano a risvegliare i giovani della Piana. E poi le testimonianze di Giuseppina Multari che hanno portato all’arresto di presunti esponenti della famiglia Cacciola di Rosarno, e il consueto appuntamento con la Storia della Ndrangheta nella Piana, secondo la ricostruzione dell’Operazione Mediterraneo, che questa volta riguarderà la prima sentenza emessa nei confronti della cosca Pesce.

Si parlerà poi dell’estate di sangue, con i tanti morti nelle strade e la tragedia del piccolo Davide, morto annegato a soli tre anni a San Ferdinando. Andremo dietro la quinte della Varia di Palmiper scoprire tutte e cinque le corporazioni cittadine. Si parlerà della neonata Lega Navale a Gioia Tauro, cittadina dove in quest’ultimo mese sono stati ospitati centinaia di migranti.

E poi ancora Rizziconi dove un’omelia “di fuoco” ha scatenato le ire dell’imprenditore Nino De Masi, a Taurianova dove i commissari cittadini fanno il punto sulla situazione in città ed il coordinatore provinciale di Forza Italia Roy Biasi non smentisce un suo possibile ritorno in campo per guidare la città.

Polemiche a distanza nelle interviste al sindaco di Polistena Michele Tripodi ed al suo più acerrimo oppositore Giovanni Laruffa, leader del Pd cittadino.

Polemiche anche a Rosarno dove dopo tempo si infiamma il dibattito politico e dove l’amministratore della Camassa Ambiente racconterà la verità sulla raccolta differenziata.

Ed infine storie di giovani che portano alto il nome della Piana in Italia, con le giovani calciatrici che militano in Serie A in quel di Napoli ed il rosarnese Davide Rovere vice campione italiano nel tiro a segno

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