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Pedofilia, Don Di Noto: “Tanti casi nella Chiesa perché i nostri seminari e i nostri formatori non sono efficienti"

Pubblicato in Altre News
30 Gennaio 2020
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 Pedofilia, Don Di Noto: “Tanti casi nella Chiesa perché i nostri seminari e i nostri formatori non sono efficienti. Certe persone non dovrebbero entrare non solo nel sistema clericale, ma anche in quello educativo. Davanti a questo scempio non più tollerabile e giustificabile non possiamo nascondere la testa sotto la sabbia. I religiosi che si macchiano di questi atti devono essere giudicati dalla magistratura come qualsiasi cittadino”

Don Fortunato Di Noto, presidente dell’Associazione Meter, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Tutto in famiglia” condotta da Livia Ventimiglia e Annalisa Colavito su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

Sui presunti casi di pedofilia nella comunità di Prato. “Gli abusi su minori sono peccati gravissimi che provocano nelle vittime ferite profonde –ha affermato don Di Noto-. Quando si tratta di religiosi c’è una responsabilità ancora maggiore perché noi siamo, nella nostra formazione e vocazione, dei punti importanti di riferimento per la fede. La gente perde la fede e si fa un danno permanente ai bambini. I sacerdoti comunque sono dei cittadini italiani che devono essere sottoposti ad un giudizio da parte della Procura che deve curare con attenzione ed equilibrio le accuse affinchè si possa giungere ad una giusta condanna. E dall’altra parte non dimentichiamo l’aspetto della Chiesa. Ci chiediamo spesso come mai spesso accada che tanti sacerdoti commettano questi abusi. La realtà è che i nostri seminari e i nostri canali di discernimento non sono efficienti perché mancano formatori. I formatori non sono in grado di formare adeguatamente questi soggetti che già di per sé provengono da situazioni di criticità, sono grandi manipolatori, riescono a nascondere questi disagi della sfera sessuale e di conseguenza poi fanno dei danni. Davanti a questo scempio non più tollerabile e giustificabile non possiamo nascondere la testa sotto la sabbia. Queste persone non dovrebbero entrare non solo nel sistema clericale, ma anche in quello educativo. Spesso gli abusi da parte del clero avvengono in situazioni di disordine promiscuo, il 20-25% sono atti di pedofilia con bambini sotto i 12 anni, altri sono atti etero o omosessuali con minori. L’abuso è sempre abuso, però i dati ci dicono che nell’80% dei casi si tratta di abusi commessi da sacerdoti che hanno orientamenti omosessuali. Questo ovviamente non vuol dire che siccome sono omosessuali commettono abusi. Non dimentichiamo che soltanto in Europa abbiamo 18 milioni di predatori in Europa, che non vengono presi. Questo è un problema globale e bisogna tenere sempre altissima l’attenzione. La Chiesa sta dando risposte, purtroppo in ritardo perché prima non c’era consapevolezza. La legge contro la pedofilia e la pedopornografia in Italia è del ’98. Certo, chi nel clero ha coperto questi abusi ha fatto una cosa gravissima e dovrà renderne conto al Signore, alle vittime e alla società”.

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