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Anje, narcotraffico, raffiche di assoluzioni: assolto Pronestì Francesco

Pubblicato in CALABRIA CRONACA
25 Marzo 2019
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L’operazione “Anije” ricostruisce il narcotraffico sull’asse calabro-albanese tra “mamma ’ndrangheta” e i clan criminali albanesi. Secondo la Dda grossi quantitativi di droga partivano dall’Albania occultati su pescherecci per rifornire il mercato calabrese e pugliese. Le operazioni si espandevano tra la Puglia meridionale e la Piana di Sibari, l’area ionica settentrionale della Calabria e Tirrenica nello specifico Rosarno (RC) ove secondo l’accusa vi era Pronestì Francesco a capo di un associazione dedita al narcotraffico di “cocaina” collegata con i Crotonesi Francesco Mellino, Elio Anania, Francesco Cardamone ed Antonio Dattolo.

L’inchiesta fu spezzettata in vari tronconi e molti furono i processi. In uno di questi, celebrato a Catanzaro venne fuori la notizia di una nuova gola profonda che fece tremare tutti, ad iniziare dai poteri forti: “don Nicola”. Nei verbali si legge di rapporti con “gli amici della Locride e con Franco e Luigi Muto a Cetraro, con Franco Valente a Scalea. Don Nicola Femia, boss indiscusso delle “Slot” (l’Antimafia emiliana lo ha incastrato nell’inchiesta “Black monkey”. Il processo ha segnato la sua condanna a ventisei anni e dieci mesi di carcere per associazione mafiosa),  dichiarò di essere residente a Santa Maria del Cedro e di rifornire di “roba” sia la zona di Scalea che di Cetraro. Dichiarazioni pesanti che hanno contribuito alla richiesta di condanne pesanti per il reato di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.

Il Tribunale ordinario di Catanzaro ha dichiarato colpevoli il pentito Nicola Femia (riformulata l’imputazione in ragione dell’efficace collaborazione nell’assicurare le prove, concretizzatasi nel partecipare attivamente al procedimento e nel rendere dichiarazioni rilevanti ai fini probatori in merito ai fatti contestati) a tre anni di reclusione (l’accusa aveva chiesto 6 anni e 9 mesi); Renato Commisso 10 anni di reclusione (l’accusa ne aveva chiesto 11);  Hasa Adriatik 12 anni di reclusione (l’accusa ne aveva chiesto 22); Kona Adrian 11 anni (l’accusa ne aveva chiesti 12); Ikonomi Nikol 12 anni; Domenico Chiavazzo 12 anni (l’accusa ne aveva chiesto 11). Ad eccezione del collaboratore di giustizia i predetti condannati sono interdetti in perpetuo dai pubblici uffici nonchè in stato di interdizione legale per la durata della pena.

Assolti perchè il fatto non sussiste Francesco Pronestì difeso dall’avvocato Luca Agostino del Foro di Palmi (l’accusa aveva chiesto 11 anni); Francesco Mellino (l’accusa aveva chiesto 21 anni di carcere); Elio Anania, Francesco Cardamone, Antonio Dattolo (l’accusa aveva chiesto 10 anni di carcere);

Assolve per non avere commesso il fatto Domenico Vivone, Massimo Stabilito, Pietro Senise, Graziella Geranio, Giuseppe La Moglie,  Salvatore Grosso, Luca Mazzaferro, Pietro Panuccio, Vincenzo Roveto, Orest Metaj, Gazmend Collaku, Rrahman Collaku, Arben Dule, Gezim Hasa, Alfred Naska, Hidajet Tosuni, Romeo Soto, Bujar Lizi, Arben Sako (l’accusa aveva chiesto 11 anni di reclusione);

Assolve perchè il fatto non sussiste Belvedere Rocco, Giuseppe Crimini, Gennaro Gigante Urgo Esposito, Pietro Le Piane, Luigi Sarmiento (l’accusa aveva chiesto 11 anni di reclusione).

Assoluzione anche per Domenico Denaro e Domenico Sannà (l’accusa aveva chiesto l’assoluzione perchè manca la prova che il fatto sussiste) 

 

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