20072019Sab
Aggiornato ilVen, 19 Lug 2019 2pm

Nel corso del pomeriggio di ieri, a Cinquefrondi, i Carabinieri della locale Stazione unitamente ai militari della stazione di Polistena, hanno arrestato RIFORMA Giovanni classe 85 e MERLI Francesco classe 48, entrambi residenti a Corigliano Calabro, pregiudicati, sorpresi in flagranza del reato di spendita e introduzione di monete falsificate.

La ricerca è partita dalla segnalazione di un commerciante del posto, nel negozio del quale, poco prima, i due avevano speso delle banconote false dal valore di 100 euro.

I militari, appresa la notizia ed ottenuta una sommaria descrizione dei due, hanno attivato immediate ricerche e dopo un’accurata perlustrazione per le strade dei comuni di Polistena e Cinquefrondi sono riusciti ad individuare la Lancia Delta di colore nero con a bordo il RIFORMA e il MERLI.

Alla vista dei militari i due hanno tentato di darsi alla fuga nelle vie cittadine ma sono stati subito bloccati.

Dopo una minuziosa perquisizione i militari dell’Arma hanno trovato ulteriori banconote contraffatte, nascoste nell’autovettura e all’interno di una scarpa del MERLI.

RIFORMA e MERLI, dichiarati in stato d’arresto, sono stati rinchiusi nel carcere di Palmi a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Il 30 aprile 2016, in Cinquefrondi (Reggio Calabria), i Carabinieri hanno tratto in arresto MORELLO Michele, di anni 40 da Limbadi (VV), già noto alle Forze dell'ordine, per il reato di furto aggravato e ricettazione poiché veniva sorpreso dai militari operanti presso un supermercato immediatamente dopo aver operato il furto di una bottiglia di liquore. La successiva perquisizione del mezzo in uso al prefato consentiva di rinvenire ulteriori confezioni di merce della stessa natura, nonché svariati altri articoli di provenienza furtiva, il tutto per un valore complessivo di euro € 200 circa.

Nota stampa del Comando Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria

Nella giornata di ieri mercoledì 30 marzo 2016, in Cinquefrondi (RC), i Carabinieri hanno tratto in arresto AUDDINO Giuseppe, di anni 44 da Cinquefrondi, già sorvegliato speciale di P.S. con obbligo di soggiorno, per i reati di estorsione e provvedimenti urgenti in tema di lotta alla criminalità organizzata, in esecuzione all’ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria. Auddino dovrà espiare la pena residua di anni 1, mesi 5 e giorni 6  di reclusione.

Alle prime luci dell’alba di oggi, nelle Province di Reggio Calabria, Vibo Valentia, Catanzaro, Cosenza, Chieti e Verbania, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, collaborati da personale dello Squadrone Eliportato Cacciatori, dell’8° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Vibo Valentia e da militari delle province sopra menzionate, hanno dato esecuzione ad un’Ordinanza di Custodia Cautelare emessa dal Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di complessive 19 persone (18 destinate in carcere ed 1 destinata agli arresti domiciliari), ritenute responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso (capo d’imputazione contestato a 14 indagati), estorsione, detenzione abusiva di armi, ricettazione, favoreggiamento personale, danneggiamento seguito da incendio, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate, violazione di disposizioni per il controllo delle armi ed in materia di armi clandestine, detenzione di stupefacenti, tutti aggravati dal metodo mafioso.

  L’odierno provvedimento si inserisce nell’ambito dell’operazione “SAGGIO COMPAGNO”, che già il 15 dicembre e l’8 gennaio scorsi aveva portato all’esecuzione di un Decreto di Fermo e di altra Ordinanza di Custodia Cautelare in carcere rispettivamente nei confronti di 36 e 29 persone, oltre al sequestro preventivo di beni mobili, immobili e conti correnti del valore complessivo di circa 400.000 euro.

L’operazione “SAGGIO COMPAGNO” era stata così denominata, in quanto trae origine dall’appellativo con cui il principale indagato, LADINI Giuseppe, si rivolgeva al suo più fidato sodale, TIGANI Leonardo.

Le indagini erano state avviate dai Carabinieri della Compagnia di Taurianova nel novembre 2013, sviluppando ulteriormente alcune acquisizioni investigative  dell’operazione “Vittorio Veneto”, che all’epoca aveva consentito di trarre in arresto 8 persone per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e violazioni in materia di armi, nonché aveva successivamente determinato la collaborazione dell’esponente di vertice di quel sodalizio, IERANÒ Rocco Francesco (tuttora detenuto).

Quest’ultimo, dopo essersi dichiarato fin dall’inizio ‘ndranghetista ed appartenente alla ”Locale di Cinquefrondi”, aveva riferito preziose informazioni in merito all’assetto della struttura criminale di cui faceva parte, con particolare riferimento al ruolo rivestito da LADINI Giuseppe, indicato come ‘ndranghetista appartenente alla stessa locale, con un ruolo apicale associato alla carica del “Vangelo”.

 Il complesso delle articolate attività tecniche (intercettazioni telefoniche ed ambientali, nonché riprese video) e di riscontro, incrociato ed analizzato con le risultanze investigative derivanti anche dalla collaborazione di IERANÒ, ha permesso di:

—    individuare i soggetti appartenenti all’organizzazione mafiosa identificata in “Locale di Cinquefrondi”, che peraltro frequentavano l’abitazione di LADINI Giuseppe o comunque gravitavano a vario titolo attorno alla sua figura;

—    cogliere in maniera inequivocabile le varie condotte compiute anche da ciascuno degli odierni arrestati, dimostrando la loro attiva collaborazione alle varie attività illecite di LADINI e della “Locale di Cinquefrondi” di cui facevano parte.

Riscontri delle prime risultanze investigative, erano infatti già stati anche:

—    l’arresto in flagranza eseguito il 1° marzo 2014 nei confronti di CREA Ettore (tuttora detenuto), rampollo dell’omonima famiglia mafiosa di Rizziconi (RC), trovato in possesso di un fucile mitragliatore di provenienza illecita, la cui compravendita era stata trattata poco prima con LADINI presso la sua abitazione;

—    il fermo di indiziato di delitto eseguito il 25 marzo 2014 nei confronti di LADINI Giuseppe, il quale aveva manifestato l’intenzione di disperdere tutto il materiale illecito di cui disponeva, nonché di darsi precauzionalmente alla fuga; nella circostanza erano state recuperate anche numerose armi e parti di armi, nonché un chilogrammo di cocaina, il tutto oggetto delle trattative condotte da LADINI con gli altri indagati;

—    il fermo di indiziato di delitto eseguito il 7 aprile 2014 nei confronti di BRUZZESE Antonella, BRUZZESE Lorenzo, PAPALUCA Emanuele, TIGANI Leonardo, RACO Antonio e VALERIOTI Antonio, sul conto dei quali erano già stati riscontrati evidenti elementi di responsabilità in particolare in ordine al traffico di armi condotto unitamente al LADINI. 

Le dichiarazioni del collaboratore IERANÒ avevano poi trovato genuina rispondenza innanzitutto nelle attività tecniche eseguite presso l’abitazione di LADINI, dove peraltro lo stesso continuava a delinquere senza alcuna remora nonostante fosse sottoposto a detenzione domiciliare.

L’indagine aveva poi permesso di accertare inoltre che LADINI, con la stretta collaborazione morale e materiale innanzitutto della moglie e del suo nucleo familiare:

—    aveva manifestato la chiara volontà di costituire a Cinquefrondi (RC) una nuova articolazione criminale sotto la sua guida;

—    a tal fine, intratteneva con evidente disinvoltura e padronanza tutta una serie di rapporti con numerosi pregiudicati, facenti capo non solo al contesto delinquenziale cinquefrondese, ma anche ad altre aree della Province di Reggio Calabria e Vibo Valentia, dando quindi prova della sua caratura criminale e dell’importanza della locale di cui faceva parte.

 

  L’odierna misura cautelare, originata dal medesimo contesto investigativo di cui ai provvedimenti eseguiti il 15 dicembre e l’8 gennaio scorsi, è stata quindi emessa nei confronti di ulteriori soggetti ritenuti ugualmente appartenenti e contigui alla “Locale di Cinquefrondi”, a carico dei quali però non erano stati precedentemente ravvisati i presupposti per l’emissione del provvedimento di Fermo eseguito il 15 dicembre 2015.

Tra i vari fatti contestati, nell’ambito del progetto di LADINI di costituire una propria ‘ndrina, era emerso anche il suo intento di acquistare il ristorante “Il Fungo” di proprietà del “Capo Locale” TRIPODI Costantino (già arrestato in occasione dell’operazione del 15 dicembre 2015): quel luogo non costituiva infatti un mero oggetto di investimento, ma esprimeva un’elevata valenza simbolica, in quanto era di proprietà del vecchio “Capo Locale” di Cinquefrondi, ma soprattutto era il luogo attorno al quale anche nel recente passato avevano gravitato i personaggi di maggiore spessore della “Locale”, tra cui IERANÒ Rocco Francesco, che in occasione della sua cattura nell’estate del 2013 fuggì proprio da quel luogo. 

Inoltre, lo spessore criminale della figura di LADINI Giuseppe e di tutti i personaggi che lo circondavano è emerso anche quando aveva aspramente rimproverato PETULLÀ Angelo e PEULLÀ Raffaele (già arrestati in occasione dell’operazione del 15 dicembre 2015), per aver aggredito verbalmente e fisicamente un operaio boschivo della zona, ritenuto colpevole di aver tagliato degli alberi in una zona che risultava invece di interesse proprio della famiglia PETULLÀ.

La disapprovazione di LADINI, palesata nella sua abitazione ed alla presenza dei predetti PETULLÀ, si riferiva al fatto che una simile aggressione compiuta nei confronti di un soggetto che si stava recando proprio a casa sua, avrebbe rischiato di incrinare la sua autorevolezza ed il suo prestigio criminale agli occhi esterni. 

Altra conferma dell’influenza e controllo del territorio esercitato da LADINI è anche l’episodio in cui un abitante del luogo si era appositamente recato presso l’abitazione di LADINI per lamentare il comportamento del suo fidato sodale, TIGANI Leonardo, il quale, pur avendo ricevuto nel tempo numerosi favori, aveva comunque appiccato un incendio ad una casetta rurale di sua proprietà, quale ritorsione per una controversia di vicinato scaturita dall’eccessiva sporgenza di un albero.

Infatti, sono stati diversi gli ammonimenti che LADINI aveva conseguentemente rivolto a TIGANI, per essersi mal posto nei confronti di una persona che si era sempre manifestata “disponibile”, innanzitutto per non aver denunciato il danneggiamento.

Lo spessore di LADINI e dall’organizzazione nel suo complesso, sono stati riscontrati anche con la reiterata presenza dei pluripregiudicati gemelli IERACE Francesco e Raffaele, giovanissimi e noti rampolli della criminalità cinquefrondese, i quali, pur essendo già detenuti da tempo, utilizzavano i permessi premio di cui beneficiavano anche per fare visita a LADINI Giuseppe presso la sua abitazione: nel corso di tali incontri hanno infatti più volte discusso di numerosi aneddoti – presenti e passati – relativi alla vita ed alle attività illecite della “Locale di Cinquefrondi”, manifestando quindi tutta la loro consapevole partecipazione ed il loro chiaro sostegno al sodalizio.   

Oltre alle movimentazioni di armi di cui si è già fatto cenno, numerose sono state anche le contrattazioni per la compravendita di soldi falsi e partite di cocaina. Nell’ambito del focolare domestico, non era infatti così raro che LADINI, con l’ausilio dei suoi sodali, prelevasse o trasferisse nel rudere di cui disponeva svariati involucri contenenti stupefacente, che poi confezionava e predisponeva in casa per le sue trattative successive.

Anche nell’ambito di tale attività illecita, oltre che per la movimentazione di armi, emerge come i primi e più stretti fiancheggiatori degli affari di LADINI e del suo ruolo di predominio fossero proprio i suoi più stretti familiari, ad ulteriore conferma del ruolo tipicamente esercitato dalla famiglia anche in questo contesto ‘ndranghetistico. 

 

5.        Con riferimento al provvedimento restrittivo eseguito nel corso dell’odierna operazione, i destinatari sono stati i seguenti:

•     soggetti indagati per la violazione dell’art. 416 bis C.P., in quanto ritenuti appartenenti alla struttura criminale ricostruita (che si aggiungono a quelli già arrestati a seguito delle pregresse risultanze investigative):

-     BRUZZESE Antonella, moglie di LADINI Giuseppe, in atto già agli arresti domiciliari, individuata quale componente dell’organizzazione, con il compito di coadiuvare il coniuge nella custodia e nella compravendita delle armi, nonché nella gestione dei rapporti con gli altri affiliati.

BRUZZESE Antonella, dopo essere stata sottoposta a fermo d’indiziato di delitto nell’aprile 2014 e quindi destinataria di custodia cautelare agli arresti domiciliari, per i predetti reati in materia di armi era già stata condannata nel giugno scorso alla pena di anni 10 e mesi 10 di reclusione ed euro 48.800 di multa.

Infatti, era già emersa nella prima fase delle indagini come persona a totale disposizione della consorteria per qualsiasi esigenza, palesando inoltre una spregiudicatezza senza pari nella riscossione dei crediti vantati nei confronti di terzi, nell’occultamento delle armi e nella movimentazione delle stesse;

-     BRUZZESE Giuseppe, in atto già detenuto, individuato quale componente dell’organizzazione in possesso di una dote in corso di accertamento, la cui affiliazione era stata promossa da IERANÒ Rocco Francesco;

-     BRUZZESE Serafino, in atto già detenuto, individuato quale componente dell’organizzazione in possesso di una dote in corso di accertamento, la cui affiliazione era stata promossa da IERANÒ Rocco Francesco;

-     FORIGLIO Fortunato, individuato quale componente dell’organizzazione nell’ambito dell’omonima cosca, con competenza specifica e quasi esclusiva nel settore delle estorsioni.

Storico appartenente alla ‘ndrangheta, FORIGLIO Fortunato aveva assunto in più circostanze gravi comportamenti intimidatori, sintomatici della sua capacità di imporre atteggiamenti omertosi, palesando una spregiudicata reiterazione anche delle condotte che già in passato ne avevano determinato la condanna sia per estorsione, che per associazione mafiosa; 

-     GIOVINAZZO Raffaele, in atto già detenuto, individuato quale componente dell’organizzazione in possesso di una dote in corso di accertamento, la cui affiliazione era stata promossa da IERANÒ Rocco Francesco, del quale era il fidato braccio destro e con il quale si era sottratto alla cattura nel luglio 2013, nel corso dell’operazione “VITTORIO VENETO”;

-     IERACE Francesco, in atto già detenuto, individuato quale componente dell’organizzazione, facente parte della cosca LADINI, con il ruolo di coadiuvare il capo LADINI Giuseppe;

-     IERACE Raffaele, in atto già detenuto, fratello gemello del predetto IERACE Francesco, individuato quale componente dell’organizzazione, facente parte della cosca LADINI, con il ruolo di coadiuvare il capo LADINI Giuseppe.

I gemelli IERACE Francesco e Raffaele, discendenti dell’omonima famiglia di storiche tradizioni ‘ndranghetiste, sono – al pari di LADINI Giuseppe – fra i personaggi di maggior rilievo del sodalizio mafioso, in quanto, pur essendo detenuti, utilizzavano spesso i permessi premio di cui beneficiavano per frequentare l’abitazione di LADINI Giuseppe e sostenerlo nel suo progetto di costituire di una propria ‘ndrina autonoma nell’ambito della ”Locale di Cinquefrondi”;

-     LADINI Giuseppe, in atto già detenuto, individuato quale componente dell’organizzazione in possesso della dote del “Vangelo”, capo dell’omonima cosca operante nella Contrada Petricciana di Cinquefrondi;

-     MONTELEONE Maurizio, individuato quale componente dell’organizzazione in possesso della dote di ”Picciotto”, il quale, ancorché incensurato e residente da tempo a Domodossola (VB), nei periodi in cui faceva ritorno in Calabria partecipava alle riunioni di ‘ndrangheta, manifestando la propria disponibilità in favore dei sodali, e quindi fattivo sostegno al sodalizio;

-     NAPOLI Angelo, individuato quale componente dell’organizzazione in possesso della dote di ”Sgarrista”, il quale, ancorché incensurato, prendeva regolarmente parte alla riunioni di ‘ndrangheta, dimostrandosi quindi pienamente a disposizione degli altri sodali;

-     RACO Antonio, in atto già detenuto, individuato quale componente dell’organizzazione, facente parte della cosca LADINI, con il ruolo di coadiuvare il capo LADINI Giuseppe nell’attuazione del programma criminoso della sua ‘ndrina;

-     TIGANI Leonardo, in atto già detenuto, individuato quale componente dell’organizzazione, facente parte della cosca LADINI, con il ruolo di coadiuvare il capo LADINI Giuseppe nell’attuazione del programma criminoso della sua ‘ndrina;

-     VALERIOTI Antonio, in atto già detenuto, individuato quale componente dell’organizzazione, facente parte della cosca LADINI, con il ruolo di coadiuvare il capo LADINI Giuseppe nell’attuazione del programma criminoso della sua ‘ndrina;

-     ZANGARI Antonio, individuato quale componente dell’organizzazione in possesso almeno della dote del “Vangelo”, insignito anche della carica di “Capo Società” e “Contabile”, deputato a rappresentare la “Locale” nei rapporti esterni alla consorteria.

ZANGARI Antonio era anche colui che interloquiva con il “Capo Crimine” Mico OPPEDISANO e deliberava, unitamente agli altri, le linee guida di condotta degli affiliati e le competenze nel settore delle estorsioni;     

•     soggetti indagati per altri episodi delittuosi, principalmente riferiti a violazioni in materia di armi e stupefacenti (che si aggiungono a quelli già arrestati a seguito delle pregresse risultanze investigative):

—    BONO Salvatore, nipote del capo locale TRIPODI Costantino, per aver acquistato da PORCARO Fabio, anch’egli appartenente alla ”Locale di Cinquefrondi”, una pistola cal. 22;

—    PAPALIA Domenico, per aver tenuto condotte finalizzate ad approvvigionarsi di stupefacente del tipo cocaina da LADINI Giuseppe;

—    ROMEO Salvatore, per aver detenuto illecitamente due pistole e per aver trattato, unitamente a LADINI Giuseppe, la compravendita di altre armi dello stesso tipo;

—    VOMERA Michele, per aver detenuto e portato illecitamente più volte in luogo pubblico varie armi, oltre che per aver trattato la compravendita di altre con LADINI Giuseppe.

Il 21.01.2016, nelle province di Reggio Calabria, Verbania, Firenze, Cosenza, Catanzaro, Vibo Valentia e Chieti, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, collaborati da personale dello Squadrone Eliportato Cacciatori, dell’8° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Vibo Valentia e da militari delle province sopra menzionate, hanno dato esecuzione ad un’Ordinanza di Custodia Cautelare emessa dal Tribunale di Reggio Calabria, su conforme richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di complessive 19 persone ritenute responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione abusiva di armi, ricettazione, favoreggiamento personale, danneggiamento seguito da incendio, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate, violazione di disposizioni per il controllo delle armi ed in materia di armi clandestine, detenzione di stupefacenti, tutti aggravati dal metodo mafioso.

Il provvedimento è stato emesso nell’ambito del medesimo procedimento penale, coordinato dalla Procura Distrettuale e le cui indagini sono state condotte dalla Compagnia Carabinieri di Taurianova sin dal novembre 2013, che ha già portato:

 

— all’arresto di 8 persone, al sequestro di oltre 1 chilogrammo di cocaina ed al rinvenimento di numerose armi e munizioni;

 

— il 15 dicembre 2015 all’esecuzione di un Decreto di Fermo e l’8 gennaio 2016 di un’Ordinanza di Custodia Cautelare rispettivamente nei confronti di 36 e 29 persone, oltre al sequestro preventivo di beni mobili, immobili e conti correnti per un valore complessivo di circa 400.000 euro.

In particolare le indagini, che si sono avvalse anche delle propalazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia, hanno consentito di delineare gli assetti dell’organizzazione criminale nonché di acclarare l’appartenenza degli indagati, anche con ruoli di vertice, alle cosche “PETULLÀ”, “LADINI” e “FORIGLIO” quali articolazioni autonome dell’associazione per delinquere di tipo ‘ndranghetistico nota come locale di Cinquefrondi, operante nel territorio dei comuni di Cinquefrondi e Anoia con ramificazioni in tutta la provincia ed in varie altre province. L’attività della cosca, avvalendosi della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo, era finalizzata al controllo ed allo sfruttamento delle risorse economiche della zona mediante il compimento di una serie indeterminata di delitti in materia di armi, esplosivi e munizionamento, contro il patrimonio, la vita e l’incolumità individuale, in materia di commercio di sostanze stupefacenti, nonché delitti volti ad acquisire direttamente e indirettamente la gestione e/o il controllo di attività economiche, in particolare nel settore degli appalti boschivi, ed ogni altra attività illecita.

 

Sin dalle prime ore dell’alba è in corso una maxi operazione eseguita dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria, in esecuzione di  un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di circa venti persone, emessa dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Procura distrettuale antimafia, e che ha portato all’arresto circa venti persone nella Piana, ed in particolare nella zona di Cinquefrondi.

Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, porto e detenzione di armi da guerra e comuni da sparo, ricettazione, rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio, favoreggiamento personale, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope, estorsione, furto, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate, danneggiamento seguito da incendio, tutti aggravati dal metodo mafioso.

Il 15 novembre 2014, nelle province di Reggio Calabria e Cosenza, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno dato esecuzione ad un provvedimento di custodia cautelare, emesso dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 5 persone, a 3 delle quali vengono contestati diversi episodi di spaccio di sostanze stupefacenti, mentre a 2 un tentativo di estorsione.

 L’odierna attività investigativa nasce da un’altra attività di indagine portata a termine sempre dai Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria che, sotto la direzione della Procura Distrettuale Antimafia, culminò il 27 giugno 2013 con l’emissione, nell’ambito dell’operazione “Vittorio Veneto”, di un decreto di fermo di indiziato di delitto nei confronti di 8 soggetti residenti nel versante tirrenico reggino, facenti parte di un’associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti ed armi, operante sul territorio della provincia di Reggio Calabria, con particolare riferimento ai territori di Cinquefrondi, Polistena ed altri comuni limitrofi, ma con ramificazioni e contatti sul tutto territorio nazionale.

L’operazione “Vittorio Veneto”, a sua volta, nasceva a seguito dell’arresto di un giovane, Carmelo BASILE, originario della provincia di Messina ma residente da tempo al Nord Italia, trovato in possesso di quasi un chilogrammo di cocaina. Il BASILE iniziò a collaborare con la giustizia facendo spostare l’attenzione degli investigatori su un agguerrito gruppo criminale, dedito come detto al traffico di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente ed armi ed avente base logistica all’interno di un’abitazione del comune di Cinquefrondi di proprietà di IERANO Rocco Francesco a capo del gruppo criminale. Quest’ultimo riusciva a sottrarsi alla cattura e dopo una breve latitanza veniva tratto in arresto unitamente ad un altro correo anch’egli sottrattosi al fermo del 26 giugno 2013.

Proprio le microspie installate dai Carabinieri all’interno dell’abitazione di IERANO’ Rocco Francesco (anch’egli oggi collaboratore di giustizia) captarono, tra gli altri, un colloquio di notevole interesse investigativo intercorso tra IERANO’ ed altri due indagati: IERACE Riccardo e GIOVINAZZO Andrea, nel corso del quale emergeva che IERACE Riccardo si fosse fatto consegnare una partita di stupefacente a parziale saldo di un debito vantato nei confronti di un soggetto di Melicucco (RC), successivamente identificato in uno degli odierni arrestati SELLARO Domenico, titolare di un panificio in quel comune. Quella partita di stupefacente, e saranno gli stessi indagati a disvelarlo in ambientale, avrebbe fatto parte di una più consistente partita di oltre 400 kg. detenuta dal SELLARO, che gli stessi indagati riferiscono di aver visto, tanto da descriverne anche le modalità di confezionamento: “era quella dentro i pacchi da due… ha 400 chili!... hanno un timbro rosso sopra il cellophane… una macchia rossa… sono 400!”.

L’attività di intercettazione telefonica svolta sul panettiere di Melicucco confermava la sua totale dedizione al traffico di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente, prettamente del tipo “marjuana”, su tutto il territorio calabrese.

Uno dei principali soggetti di riferimento per lo smistamento della droga era un altro proprietario di un panificio di Santo Stefano di Rogliano (CS). La droga veniva chiamata dai due con termini criptici nel vano tentativo di eludere eventuali investigazioni, ecco allora che lo stupefacente per telefono diventava: “fresine, biscotti, la farina” e similari.

Altro punto di riferimento per lo smercio della droga nel cosentino era rappresentato dal proprietario di un’autofficina di Mangone (CS) Antonio BRUSCO, che si occupava principalmente di procurare altri acquirenti al SELLARO. Il BRUSCO veniva fermato nel corso di un’operazione a riscontro dell’attività di indagine in corso, all’atto di incontrarsi con il SELLARO e veniva trovato in possesso di 1.600,00 euro in contanti, che riferirà essere la somma di denaro che gli sarebbe servita, a lui in qualità di meccanico, per acquistare dal SELLARO “panettiere” una turbina.

  Il tentativo di estorsione da parte di Antonino PESCE e Antonino CONSIGLIO

 Nel corso citato dialogo captato all’interno dell’abitazione di IERANO’ emergeva poi che il SELLARO sarebbe stato debitore nei confronti di un soggetto di Rosarno della cifra di 11.000,00 euro e che, proprio per tale situazione debitoria, sarebbe stato oggetto di una spedizione punitiva che sarebbe culminata in un brutale pestaggio.

Effettivamente, l’attività intercettiva svolta sul SELLARO confermava anche questa circostanza. Nello specifico, nel corso delle intercettazioni, veniva captata una chiamata effettuata all’indirizzo del SELLARO, nel corso della quale un soggetto, successivamente identificato in PESCE Antonio, intimava al SELLARO di portargli tutti i soldi entro il giorno successivo, minacciandolo di morte e preannunciandogli che si sarebbe appropriato della sua attività commerciale (panificio). Proprio a seguito di tali minacce, il SELLARO terrorizzato chiamava disperato CONSIGLIO Antonino, affinché intercedesse con il giovane rampollo di una delle più potenti famiglie di ‘ndrangheta della piana: “eh... ha detto che domani viene qua e fa quello che dev fare… non lo puoi chiamare per favore... per… per calmarsi un po’… mi ha detto che domani viene qui e si prende il forno ‘Ntoni!!”.

Il SELLARO rimarrà per diverso tempo sotto la morsa estorsiva di PESCE Antonino coadiuvato fattivamente da CONSIGLIO Antonino. In un’occasione addirittura il SELLARO, il giorno del matrimonio del cognato, sarà costretto a racimolare del contante, prelevandolo dalle “buste” che quest’ultimo aveva appena ricevuto in dono, per consegnarle ai suoi aguzzini.

 

 

ELENCO ARRESTATI

  Destinatari di custodia cautelare in carcere

1.     PESCE Antonino, nato a Gioia Tauro il 09.10.1991, residente a Rosarno (RC);

2.      CONSIGLIO Antonino, nato a Cinquefrondi (RC) il 24.06.1985, residente a Melicucco (RC);

3.      SELLARO Domenico, nato a Melicucco (RC) il 06.05.1977, ivi residente.

 

Destinatari di arresti domiciliari

1.      ALTOMARE Alessandro, nato a Cosenza il 19.04.1978, residente a Rogliano (CS);

2.      BRUSCO Antonio, nato a Rogliano (CS) il 31.08.1964, ivi residente.

 

Mammola (Reggio Calabria), Callà Isidoro Cosimo, operaio 55enne e Ferraro Domenico, pastore 49enne, sono stati tratti in arrestosabato dai Carabinieri della locale Stazione, coadiuvati dai colleghi dei paritetici Comandi di Grotteria e Gioiosa Jonica, in ottemperanza agli ordini di esecuzione per la carcerazione emessi dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria.

Callà, ritenuto appartenente all’omonima cosca locale di ndrangheta, dovrà scontare la pena residua della reclusione di 1 anno e 16 giorni, mentre Ferraro dovrà scontare la pena residua della reclusione di 1 anno e 8 giorni. I due erano stati  condannati entrambi ad anni 2 e mesi 8 di reclusione con sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria nel gennaio del 2013, diventata definitiva il 5 giugno 2014, in quanto risultati responsabili di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, commessa nell’anno 2009 ai danni di imprenditori boschivi operanti nel territorio di Cinquefrondi (RC). In quella circostanza obbligarono operai di una ditta concorrente, operante nel settore del taglio boschivo, a lasciare il posto di lavoro. Successivamente, tentarono di imporre allo stesso imprenditore la dazione, a loro favore, di un’area boschiva.

Gli stessi, che nel 2009 vennero già raggiunti da un provvedimento di fermo emesso dalla DDA di Reggio Calabria, risultavano coinvolti in indagine riguardante l’imposizione del taglio boschivo nei territori di Cinquefrondi (RC) e Giffone (RC). I due arrestati operavano in stretta sinergia con altri membri di note cosche originarie dei citati centri pre-aspromontani.

Entrambi, sono stati ristretti presso il carcere di Reggio Calabria. 

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