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Aggiornato ilMar, 07 Apr 2020 6pm

Tra le 35 persone sottoposte a misura cautelare da parte del Gip di Busto Arsizio su richiesta del sostituto procuratore Pasquale Adesso, numerosi sono i calabresi coinvolti. In particolare secondo la ricostruzione operata dagli inquirenti l'area di Saronno, Mozzate, Cislago e Busto Arsizio sarebbe sotto il controllo degli uomini della cosca Tripepi-De Marte-Spinella della zona di Seminara  che operava nell'area a cavallo tra le province di Varese, Como e Milano. L'operazione, denominata San Marco dal nome del ristorante di Mozzate nel quale si svolgevano i briefing del gruppo criminale  ha portato dietro le sbarre 23 persone, altre 5 ai domiciliari mentre per altre sette è stato notificato l'ordine di presentazione alla polizia giudiziaria, una cinquantina le perquisizioni.

Francesco De Marte è considerato l'organizzatore del gruppo criminale, lo stesso è stato già arrestato nel 2010 dalla Procura di Busto Arsizio per una serie di estorsioni e di incendi ai danni di imprenditori del settore edile e dei trasportii. Coninvolti anche Diego Tripepi che era stato arrestato a maggio dai carabinieri di Fenegrò per spaccio di cocaina e possesso di armi, Santo Gioffrè, Giuseppe Carofiglio, Giovanni Savino e altri coinvolti a vario titolo nelle diverse attività criminali. In particolare, secondo gli inquirenti, è da segnalare lo spessore criminale di De Marte che, secondo le dichiarazioni del pentito Angelo Oliviero, è appartenente alla 'ndrangheta insieme al fratello e molto vicino alla famiglia Pellegrino che opera in Liguria e in Piemonte.

Il gruppo criminale sgominato dagli inquirenti era attivo in diversi settori dal traffico allo spaccio di stupefacenti, nelle estorsioni agli imprenditori, nell'imposizione di un sistema di false revisioni a molte officine della zona del comasco e del varesotto, nei furti e nelle rapine per finanziarsi. Un sistema ramificato che aveva bisogno di numerosa manovalanza. Gli inquirenti non hanno contestato agli indagati l'aggravante mafiosa. Diversi gli episodi ricostruiti dagli uomini alle dipendenze del capitano Regina a partire dal giro di estorsioni che riguardava un ristorante di Mozzate, un venditore ambulante di Busto Arsizio, un'officina per mezzi pesanti di Gerenzano, un'impresa di pompe funebri di Saronno e un centro revisioni ancora a Mozzate.

Tripepi, in particolare, aveva avviato un giro di false revisioni, circa 2000 all'anno, nel suo centro gomme Formula Uno a Mozzate. Le officine della zona erano praticamente costrette a passare da lui e a consegnargli il 20% del ricavato e chi non sottostava a questa regola si ritrovava l'azienda danneggiata come accaduto ad un'officina di Villa Guardia nel 2012 quando bruciarono 14 auto. L'organizzazione, inoltre, aveva messo in piedi una batteria di rapinatori e di professionisti dei furti in ditta con numerosi episodi tra Rovellasca, Rescaldina, Milano, Mozzate, Vertemate, Fenegrò, Cesano Maderno, Figino. Imponente anche il giro di spaccio del gruppo nel quale erano coinvolti un po' tutti, a partire da Tripepi che a maggio del 2013 era stato arrestato dopo che gli trovarono in casa 60 grammi di cocaina.

I Carabinieri del Comando Provinciale di Varese, dalle prime luci dell’alba, hanno eseguito una vasta operazione nei confronti di una associazione a delinquere attiva nel nord ovest della Lombardia, dedita alla corruzione e al falso in atto pubblico, alle estorsioni in danno di imprenditori, alle rapine in esercizi commerciali e a persone, allo spaccio di stupefacenti, allo sfruttamento della prostituzione e altro.

I componenti della banda sono principalmente italiani di origine calabrese con una limitata componente di stranieri. Numerosi arresti sono stati compiuti su tutto il territorio nazionale e in particolare nelle Province di Varese, Como, Milano, Palermo e Chieti. Sono in atto circa 50 perquisizioni e impiegati oltre 250 Carabinieri.

I carabinieri hanno eseguito 35 misure cautelari (di cui 23 in carcere, 5 agli arresti domiciliari e n. 7 all’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria) e 50 perquisizioni, nei confronti del gruppo criminale, che operava principalmente nella zona di Saronno e nella bassa comasca.

Il provvedimento, emesso dal gip del Tribunale di Busto Arsizio, su richiesta della Procura della Repubblica, conclude l’indagine “San Marco” avviata dalla Compagnia di Saronno nel gennaio del 2011.

Le indagini hanno fatto emergere l’esistenza di una articolata associazione per delinquere – con al vertice persona di origine calabrese vicina alla criminalità organizzata – che aveva promosso e organizzato una complessa attività di false revisioni ad autovetture (circa 2000 ogni anno) pretendendo – dalle officine – fino al 20% su ogni singola prestazione.

Parallelamente, il gruppo criminale, violento e determinato, ha posto in essere numerose estorsioni a danni di imprenditori del saronnese e del comasco dai quali si faceva consegnare denaro e altre utilità attraverso gravi intimidazioni culminate, in una circostanza, nell’esplosione di otto colpi d’arma da fuoco contro l’autovettura di una vittima e in altra nel violento pestaggio di un’altra persona, peraltro alla presenza dei figli minori della sua compagna.

Una normale sera di gennaio nella periferia di Reggio Calabria, si sta svolgendo una festa alla quale partecipano oltre 10 persone, si balla, si canta e si beve tanto alcool, ma quella che doveva essere una festa di compleanno si trasforma in una violenza sessuale di gruppo in danno di un ragazzo affetto da disabilità. E’ stato il coraggio di una madre a far emergere la triste vicenda. La donna, infatti, si rivolge ai Carabinieri della Stazione di Catona ai quali racconta il suo dramma di mamma costretta a scoprire, attraverso un video lasciato all’esterno della porta della propria abitazione, le violenze subite dal figlio, maggiorenne, ma affetto da disabilità con una invalidità pari all’85%. I Carabinieri della Stazione di Catona unitamente al Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Reggio Calabria, raccolta la denuncia hanno esaminato nel dettaglio le immagini consegnate dalla donna. Decine di minuti di filmati che immortalano una festa di compleanno avvenuta verso la fine di gennaio 2014, nella quale non tutti i partecipanti si erano divertiti anzi, uno degli invitati, era stato fatto oggetto di sevizie culminate con una violenza sessuale. Alla luce della gravità della situazione i Carabinieri hanno immediatamente avviato le indagini sotto la direzione della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, del Procuratore Aggiunto dott. Ottavio SFERLAZZA e del Sostituto Procuratore dott.ssa AMERIO. Gli sforzi principali sono stati indirizzati, sin da subito, nell’esame analitico dei filmati al fine di accertare le condotte criminose ed in particolare nella identificazione degli autori. Da una prima ricostruzione emergeva che tra i responsabili dei gravi fatti, almeno tre non si trovavano più a Reggio Calabria in quanto residenti nel Nord Italia, a quel punto partiva una vera e propria corsa contro il tempo per individuare con precisione i luoghi di residenza. Dopo qualche ora, grazie ad uno sforzo corale, con l’apporto significativo dei Carabinieri di Pavia, Brescia e Lodi, si riuscivano a localizzare i luoghi ove si trovavano gli indagati, a quel punto scattava simultaneamente l’operazione. I militari davano esecuzione ad un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, a firma della dott.ssa Amerio, nei confronti di sei soggetti, per le accuse di violenza sessuale di gruppo, corruzione di minorenne e sequestro di persona. In particolare dall’analisi dei filmati emerge che la vittima, un trentaquattrenne, affetto da ritardo mentale e invalido all’85%, viene costretto da più persone in concorso tra loro a subire atti sessuali, nonché numerose sevizie. In particolare l’uomo viene dapprima denudato completamente, viene costretto a stare a terra gattoni nudo con persone collocate sul dorso, gli viene messa una catena al collo e portato in giro per casa, gli vengono tirati i capelli, viene fatto oggetto di sputi, minacce, viene picchiato, calpestato, costretto a baciare i piedi dei presenti, ed infine viene fatto oggetto di violenza sessuale mediante l’utilizzo di un manico in legno. Tutto questo avviene,  abusando delle condizioni di inferiorità psichica della vittima, da più persone riunite in gruppo,  almeno 12 persone. In alcuni momenti si osserva che la vittima viene la sciato fuori dalla porta al freddo di gennaio completamente nudo. Ai responsabili viene contestato anche il sequestro di persona perché trattengono la vittima all’interno dell’abitazione, teatro degli abusi e delle sevizie, contro la sua volontà. Dal video emerge che alla vittima viene fatto bere del liquido, che verosimilmente si tratta di alcool, in modo da indurlo in uno stato di ulteriore incapacità a comprendere ciò che gli stava accadendo. La madre stessa ha riferito di essersi allarmata la notte dell’evento, al rientro del figlio, in quanto il ragazzo aveva avvertito dei malori e aveva vomitato, quindi tipiche reazioni da eccessiva assunzione di alcool. La cosa più sconvolgente di questa squallida vicenda è la presenza di due minori, rispettivamente di due anni e di pochi mesi, che  sono presenti nel luogo dell’evento nella loro inconsapevole innocenza, insieme ai propri familiari, tra i quali i due genitori. La vittima viene sottoposto ad una prolungata condotta violenta degradante e umiliante. La vicenda vede l’apice in una violenza sessuale perpetrata mediante un manico in legno,  la vittima si dimena ma non riesce a divincolarsi, psicologicamente sottomesso, ubriaco, oramai a terra viene da una delle responsabili, calpestato sugli organi genitali e poi in faccia. Ulteriori tragici protagonisti sono due minori che spesso compaiono nel filmato e che hanno assistito alle fasi della violenza, anche più brutali. Uno è un neonato che fortunatamente non è in grado di cogliere la ferocia di ciò a cui assiste, l’altra è una bimba di poco meno di tre anni che viene addirittura collocata sulla schiena della vittima quando si trova a terra gattoni. La protagonista principale della vicenda è una donna marocchina A. S., che inizialmente coinvolge il giovane in un ballo sensuale che poi sfocia negli abusi descritti. Gli altri soggetti colpiti dal provvedimento di fermo partecipano con urla, incitazioni, applausi, compiaciuti delle condotte violenti ed abusanti della donna verso la vittima. Una partecipazione attiva che rafforza il proposito criminoso della marocchina. Oltre ai gravi reati già evidenziati viene contestata agli indagati anche l’accusa di corruzione di minorenni perché il tutto avviene alla presenza di due minori. Il provvedimento di fermo è stato eseguito nelle città di Reggio Calabria per tre degli indagati, i due coniugi sono stati arrestati nel Lodigiano mentre la principale protagonista della vicenda, la giovane marocchina, è stata arrestata a Pavia. Alla luce delle richieste avanzate dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, i GIP del Tribunale di Reggio Calabria, di Lodi e di Pavia, ritenendo la sussistenza dei gravi indizi  di colpevolezza in merito alle condotte descritte nelle contestazioni a carico degli indagati, ed in particolare della giovane marocchina come protagonista della vicenda ma riconoscendo al contempo in capo agli altri indagati un ruolo da coprotagonisti consapevoli degli accadimenti in corso, applaudono, urlano tutti in coro e si mostrano divertiti di fronte al gioco intrapreso dalla giovane marocchina, hanno emesso per tutti delle ordinanze di custodia cautelare in carcere già eseguite. Nel corso dell’operazione è stato sequestrato del materiale informatico che dovrà essere esaminato. Le indagini proseguono per accertare chi abbia realizzato i filmati.

Gli indagati colpiti dai provvedimenti cautelari in carcere sono C. A., classe 56, reggino, A. L., classe 80, marocchina, domiciliata a Lodi, C. D. G., classe 60, reggina, C. F., classe 61, con precedenti, domiciliato a Lodi, A. S., classe 91; marocchina, C. D., classe 52, reggino.

 

Doveva essere una rimpatriata in famiglia, dopo forse i fiumi dell’alcol hanno fatto il resto. La vittima un familiare disabile di 34 anni. I fatti risalgono poco più di un mese fa e si svolgono in una villa nei pressi di Reggio Calabria. Un uomo C. F. 53 anni originario della città dello stretto, ma residente da anni a Lodi, insieme alla sua compagna, A.A., di origine marocchina di 30 anni decidono di organizzare una festa con i parenti, tra di essi figura la vittima poco più che trentenne. Tutto sarebbe nato da uno scherzo fatto per ripicca, il giovane affetto da deficit cognitivi, avrebbe infatti  fatto maldestre avances ad un’invitata. Ed allora il povero ragazzo è diventato oggetto di scherno dei commensali, costretto a subire scherzi osè, spogliarelli ed anche una catena al collo. Il tutto sotto gli occhi di due figli delle persone presenti, una bimba di tre anni e un neonato di 8 mesi mentre alcuni di essi si divertivano filmando e fotografando anche le scene con il telefonino. Una volta rincasato, il 34enne ingenuamente divertito, ha raccontato tutto all’anziana madre, che ha denunciato il fatto alle forze dell’ordine. Gli inquirenti hanno recuperato alcune foto scattate dagli invitati alla festa e individuato, tra i commensali, 6 indiziati arrestandoli con l’accusa di violenza carnale di gruppo su un disabile, aggravata dalla presenza di minori. L'uomo e la donna, nel corso dell'interrogatorio avvenuto per rogatoria a Lodi, sarebbero scoppiati in lacrime. 

San Ferdinando.  Una pensionata di nazionalità francese, S.A., sposata con un connazionale, è stata arrestata dalla Polizia a San Ferdinando. All'interno dell'abitazione della donna sono stati trovati infatti due fucili clandestini, uno calibro 22 ed un altro d'avancarica. Entrambe le armi erano prive di matricola e marchi di fabbrica.. Il marito, che attualmente si trova in Francia, è stato denunciato, invece, in stato di libertà. Le armi sono prive di marchio di fabbrica. La polizia, in un'altra operazione, ha arrestato anche Giuseppe Bonasorta, di 80 anni, e il figlio Antonio, di 43, per furto di energia elettrica.

I carabinieri della Tenenza di Isola Capo Rizzuto hanno arrestato in flagranza di reato un 33enne , già noto alle forze dell’ordine per maltrattamenti in famiglia, in particolare nei confronti della madre.  Il giovane, un disoccupato, avrebbe più volte picchiato e aggredito la madre , la quale si sarebbe rifiutata di dargli il denaro di cui aveva bisogno per soddisfare i propri vizi. Nonostante il ragazzo fosse ben informato delle difficoltà economiche in cui la famiglia viveva, era arrivato addirittura a minacciare la madre più volte e con fare presuntuoso a chiedere continuamente somme di denaro , denaro negatogli dalla madre poichè utilizzato per acquistare la droga. La sorella del 30enne ha così reagito e si è presentata in caserma con voce tremante per chiedere l’intervento dei militari. La madre è stata accompagnata in caserma, dove ha raccontato ai militari delle violenze subite dal figlio. La donna ha raccontato che il figlio , in più di un'occasione avrebbe scaraventato sedie a terra, fortunatamente senza colpirla. La scorsa estate, ha addirittura cercato mandarla via di casa in un periodo in cui lei aveva problemi di salute. L'ultima violenza subita ieri è dovuta al rifiuto della madre di continuare a soddisfare le richieste di denaro.

 

A Cerignola I carabinieri del Comando provinciale di Foggia hanno arrestato Mitica Rapciuc, romeno, di 41 anni, con l'accusa di violenza sessuale nei confronti di una connazionale di 40 anni che vive in un casolare nelle campagne della città. L'uomo è stato sorpreso in flagranza di reato, mentre stava abusando della donna. Poco prima dell'arrivo dei Carbinieri l'aggressore aveva strappato i vestiti alla vittima, gettandola a terra e riempiendola di pugni e calci. La donna, dicono i dottori ,guarirà in dieci giorni.

A Carolina Girasole, ex sindaco antimafia di Isola Capo Rizzuto, attualmente sottoposta agli arresti domiciliari, è stata notificata un'altra ordinanza di custodia cautelare, coinvolta con altre cinque persone in un' inchiesta per abuso e turbativa d'asta. Gli altri cinque destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari sono: Nicola Arena ed il figlio Massimo, già detenuti, accusati di abuso d'ufficio con l'aggravante di aver favorito la cosca. Disposti i domiciliari anche per Francesco Pugliese, già detenuto, e l'ex assessore comunale all'agricoltura di Isola Capo Rizzuto nella giunta Girasole, Domenico Battigaglia, entrambi accusati di abuso d'ufficio e turbativa della gara d'appalto insieme all'ex sindaco Carolina Girasole. Nuova ordinanza anche per l'imprenditore agricolo Antonio Demeco, già detenuto ai domiciliari, accusato di abuso d'ufficio con l'aggravante di aver favorito la cosca.

Al centro delle indagini della Finanza il bando per la coltivazione e la raccolta di ortaggi su 39 ettari di terreno confiscati alla cosca di 'ndrangheta degli Arena. L'asta sarebbe stata pilotata a favore della cosca, a partire dal prezzo base irrisorio fino alla gestione e ai tempi

 

Due rumene sono state arrestate, una terza invece è irreperibile. Lacatus Rodica, 42enne, pregiudicata e  Elena Geta Ciurar, 35 anni pregiudicata, questi i nomi delle due donne, sono state arrestate dai Carabinieri di Cosenza su  disposizione della Procura della Repubblica di Cosenza con l’accusa di rapina aggravata.   Dalle indagini effettuate dagli inquirenti sono emerse una serie di inquietanti situazioni: rapine ai danni di anziani, i quali venivano derubati anche dei propri abiti e abbandonati per strada, in stato di incoscienza, “il tutto – dicono gli investigatori - sapientemente architettato da un gruppo di donne”.

Il modus operandi, spiegano i carabinieri, era sempre lo stesso: dapprima, avvicinare le vittime, accuratamente selezionate tra uomini di una certa età, disponibili a trascorrere qualche momento di intimità, in cambio di piccoli regali. Dopo aver ottenuto la fiducia dell’uomo, con l’aiuto di una complice, la ragazza invitava la vittima di turno in una zona defilata, offrendole da bere una bevanda, al cui interno erano state aggiunte sostanze narcotizzanti; mentre l’uomo perdeva di colpo conoscenza, le ragazze lo “ripulivano” di quanto era in suo possesso: orologi, denaro contante, bracciali, catenine, cellulari, carte di credito, e poi abbandonavano la vittima. Nel corso della stessa operazione, il personale della polizia di Stato ha, inoltre, proceduto all’arresto di una quarta donna di origine rumena, Fraga Ana Rostas, pregiudicata di 26 anni.

Le indagini sono state coordinate dai Sostituti Procuratori della Repubblica di Cosenza, Antonio Bruno Tridico Salvatore Di Maio, diretti dal Procuratore Capo, Dario Granieri. Le donne, al termine delle formalità di rito, sono state tradotte presso la casa circondariale di Castrovillari.

Botricello (Catanzaro). Un uomo di 45 anni è stato  denunciato dai carabinieri per minacce, lesioni personali ed inosservanza dei provvedimenti dell’autorità giudiziaria. L'uomo è accusato di aver picchiato il figlio quattordicenne con calci e schiaffi manifestando propositi suicidi e cercando di andare contro un muro a bordo dell’auto sulla quale viaggiava con il ragazzo senza riuscirvi per l’intervento del minore. Poi, il giorno dopo, ha minacciato la ex moglie.

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