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Aggiornato ilLun, 15 Gen 2018 5pm

Francesco Citro, 31 anni, originario di Cutro, sposato e padre di due bambini, di professione autista per un'azienda di Reggio Emilia, è stato ucciso nella serata di ieri a Villanova di Reggiolo, in Emilia. Secondo le ricostruzioni, uno o più ignoti avrebbero prima incendiato l'auto di Citro, più tardi gli stessi si sarebbero presentati davanti alla porta di casa del 31enne, invitandolo ad uscire dall'abitazione. Una volta aperta la porta il giovane è stato ucciso a bruciapelo. Intervenuti i carabinieri di Reggiolo, Guastalla e Reggio Emilia, che hanno avviato le indagini.

Nella giornata di ieri 5 novembre, a Gioia Tauro, è stata intitolata una via cittadina alla memoria di un uomo ucciso dalla ‘ndrangheta perchè gay, Ferdinando Caristena. A seguito anche della petizione sostenuta dal massmediologo Klaus Davi, si è svolta ieri la cerimonia di intitolazione della strada, alla quale erano presenti il prefetto Michele di Bari, il questore Raffaele Grassi, il capitano dei Carabinieri Gabriele Lombardo, il dirigente del Commissariato gioiese Diego Trotta e la terna commissariale. Caristena aveva 33 anni ed era uno dei negozianti più in vista di Gioia Tauro. Nel 1990, in uno dei retro bottega dei suoi esercizi, fu ucciso da due sicari, perché, secondo quanto rivelato successivamente dal pentito Annunziato Raso, "aveva intrattenuto una presunta relazione con Gaetano Mazzitelli, esponente di una famiglia di ‘Ndrangheta, imparentata con il clan Mole". Con tale relazione, il 33enne "avrebbe diffamato l’onore e la rispettabilità della potente ‘ndrina gioiese". Un affronto, che non poteva restare impunito. "Non si poteva lasciar correre.." a causa del rispetto verso il ferreo codice di comportamento ‘ndranghetista, che il pentito rosarnese, Pino Scriva, aveva descritto nelle aule di giustizia già nel 1983. Caristena, che, nel frattempo aveva anche intrecciato una storia con Donatella Mazzitelli, sorella di Gaetano, fu ucciso il 18 maggio 1990.  

Avrebbe voluto uccidere la propria figlia, perché colpevole di aver avuto una relazione con un Maresciallo dei Carabinieri. Il Boss mafioso di Bagheria, Pino Scaduto, componente della Cupola per volere di Totò Riina e Bernardo Provenzano, è finito in carcere, dopo sei mesi di libertà, perché sorpreso a riorganizzare Cosa nostra e diversi omicidi, tra cui il fidanzato della figlia e la figlia stessa. Avrebbe chiesto al figlio di ucciderla. "Tua sorella si è fatta sbirra", avrebbe riferito al ragazzo. Il giovane pero si sarebbe rifiutato. "Io ho 30 anni e non mi consumo per lui", diceva ad un amico intercettato dai carabinieri.  Scaduto, è stato arrestato di nuovo stamane durante l'operazione ''Nuova alba'', che ha portato all'arresto di 16 persone, e in cui sono state ricostruite anche diverse estorsioni ai danni di imprenditori edili tra Bagheria e Altavilla.

Un barbaro omicidio è avvenuto questa mattina intorno alle 7.40al mercato del libero scambio 'Barattolo' di via Carcano, a Torino, dove un 27enne nigeriano ha ucciso un 52enneSul posto sono intervenuti gli Agenti della Polizia Municipale, che, chiamati da alcuni cittadini, sono riusciti a bloccare lo straniero.

L'uomo ha accoltellato alla gola il 52enne, Maurizio Gugliotta, calabrese originario di Catanzaro ma residente a  Settimo Torinese, colpendo al petto anche un amico dell'italiano, che però è rimasto fortunatamente illeso. La vittima, nonostante i soccorritori, subito intervenuti, abbiano cercato di rianimarla per quasi 40 minuti, è deceduta poco dopo. Il fermato è stato accompagnato presso il Comando della Polizia Municipale, mentre il mercatino è stato spontaneamente sospeso.

Ancora da accertare il movente, ma sarebbe stata una banale lite per un passaggio troppo stretto tra due banchi il motivo dell'assassinio, almeno secondo quanto raccontato da un testimone. Il 27enne nigeriano arrestato per il delitto aveva infatti un banco al mercato, anche se sembra non avesse un'autorizzazione.

Antonino Russo, 47 anni, allevatore di Bivongi è stato ucciso ieri sera intorno alle ore 21.00 nel paese in provincia di Reggio Calabria. Russo, soggetto già noto alle forze dell’ordine per precedenti non gravi in materia di stupefacenti, è stato freddato con dei colpi di fucile a palletoni al volto ed al torace mentre stava scendendo dall’auto nei pressi della propria abitazione. Sul caso indagano, sotto il coordinamento della Procura di Locri, i Carabinieri della Compagnia di Roccella Ionica, del Gruppo di Locri e del reparto operativo del Comando provinciale di Reggio Calabria.

Un uomo di 50 anni, Antonio Giuseppe Pizzichemi, è stato ucciso ieri sera in contrada Fossato di Montebello Ionico, nel reggino.
    L'uomo, già noto alle forze dell'ordine, secondo le prime notizie, è stato raggiunto da alcuni colpi di pistola. Sono intervenuti i carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria che hanno avviato le indagini.
    Gli investigatori, secondo quanto si è appreso, stanno, in particolare, indagando sulla vita privata della vittima, cercando di accertare se possa avere avuto dei contrasti con qualcuno negli ultimi tempi. Pur indagando a 360 gradi, gli investigatori sembrerebbero escludere un movente legato alla criminalità organizzata. (Ansa)

Un commerciante già noto alle forze dell'ordine, Antonio Scarfone, di 49 anni, é stato ucciso a Rosarno. L'omicidio é accaduto nella tarda serata di domenica scorsa, ma se n'é avuta notizia soltanto stamattina.
    Scarfone si trovava a casa della madre. Ha sentito suonare alla porta, ha aperto ed una persona appostata sulla soglia lo ha freddato con due colpi di pistola, uno alla testa ed uno ad un fianco.
    Sull'omicidio indagano i carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro e del Reperto operativo del Comando provinciale di Reggio Calabria. Secondo quanto é emerso dalle prime indagini, il movente del'omicidio non sarebbe legato a fatti di criminalità organizzata, anche se non si esclude nessuna ipotesi.
    Il fatto che Scarfone abbia aperto la porta di casa dimostra, tra l'altro, che il commerciante conosceva il suo assassino e non si é minimamente insospettito. (Ansa)

Un agricoltore Domenico Antonio Valenti, di 69 anni, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco a San Calogero in provincia di Vibo Valentia. L'omicidio è avvenuto nel tardo pomeriggio durante una lite scoppiata con un altro agricoltore proprietario di un terreno confinante. L'uomo, su cui gravano forti sospetti, è attualmente trattenuto nella caserma dei carabinieri per accertamenti. Sull'episodio indagano i carabinieri della Compagnia di Tropea. Teatro della lite è stata la zona Piano delle Querce dove l'assassino ha fatto fuoco con una pistola.
    I carabinieri stanno sentendo la persona sospettata di essere l'autore del delitto. Sul luogo del delitto si è recato anche il medico legale che ha compiuto l'esame esterno del cadavere.
    Domenico Antonio Valenti era sposato, con figli. (Ansa)

Un omicidio è avvenuto a Rosarno nella notte tra domenica 14 e lunedì 15 agosto. La vittima, un uomo di 50 anni è stato trovato morto nella sua abitazione da parte dei carabinieri, giunti sul luogo del delitto dopo una segnalazione. Su modalità e presunti autori dell’omicidio (al momento non è stato arrestato nessuno), da parte delle Forze dell’Ordine, che stanno indagando incessantemente a 360 gradi, vige il massimo riserbo. Seguono aggiornamenti.

Massimo Bossetti è stato condannato all'ergastolo per l'omicidio di Yara Gambirasio. Dopo due anni e mezzo dall'arresto, si è chiuso oggi, dopo un anno, il processo davanti alla Corte d'Assise di Bergamo per il muratore di Mapello. La 45esima e ultima udienza si era aperta con le parole di Bossetti che ha letto un foglio scritto di suo pugno per urlare ancora una volta la propria innocenza: "Sarò anche stupido, un ignorantone, un cretino, ma non sono un assassino; questo sia chiaro a tutti", ha affermato Bossetti che si è detto "convinto che la verita' sull'omicidio debba essere portata alla luce. Vorrei incontrare i signori Gambirasio, anch'essi vittime di chi non ha ancora saputo trovare il vero colpevole o i veri colpevoli. Ripeto: sarò un ingenuo, ma non un assassino".

Bossetti ha, quindi, chiesto la ripetizione dell'esame del Dna, per l'accusa la "prova regina" che dimostrerebbe la colpevolezza dell'imputato: "Quel Dna non è mio, vi imploro, ripetete il test", ha detto Bossetti che in conclusione ha spiegato che accettera' "il verdetto qualunque esso sia perchè pronunciato, ne sono convinto, in assoluta buona fede. Ma ricordatevi che se mi condannerete sara' il piu' grave errore giudiziario di questo secolo. Mi rendo conto che è molto difficile assolvere Bossetti, ma è molto piu' difficile sapere di aver condannato un innocente". Dopo le sue parole i giudici si erano ritirati in camera di consiglio. (AGI)

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