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Aggiornato ilSab, 15 Feb 2020 6pm

Nicola Pignatelli, 43 anni, latitante dal 2011 e ricercato per 416 bis e reati di droga è stato localizzato a Juan Dolio, a Santo Domingo, e arrestato dal Servizio Centrale Operativo (Sco) della Polizia, insieme a Interpol Roma e uomini della questura di Reggio Calabria.

La notizia è stata data dall'agenzia di stampa Adnkronos, e confermata dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri il quale ha assicurato ''Abbiamo ottenuto l'espulsione di Nicola Pignatelli: già domani il boss sarà in Italia''. Il quale ha altresì affermato ''E' un arresto importante e dimostra come noi siamo credibili sul panorama internazionale. Infatti le Polizie degli altri Paesi, soprattutto dell'America del Sud e degli Stati Uniti collaborano molto bene con noi''.

''I trafficanti di droga della 'ndrangheta -avverte Gratteri- sono in gioco per il mondo a continuare la loro attività. Diamo loro la caccia senza sosta: dobbiamo catturarli''.

 

Nicola Pignatelli, era inserito nell'elenco dei 100 latitanti più pericolosi dal ministero dell'Interno, e deve scontare una condanna a 13 anni e 6 mesi di reclusione, in primo grado, perché ritenuto elemento di vertice della cosca Mazzaferro Ursino Aquino.

Quello di Gioiosa Ionica è attualmente ritenuto uno dei più potenti cartelli della 'ndrangheta dedito al traffico internazionale di droga.

Pignatelli, riferiscono all'Adnkronos qualificate fonti investigative, si trova già in stato di arresto in una caserma della Polizia di Santo Domingo. L'Interpol di Roma ha già avviato i canali per l'estradizione del boss o l'immediata espulsione.

Il boss è stato arrestato alle 16,45 ora di Santo Domingo, riconosciuto dagli investigatori dello Sco e della questura di Reggio Calabria, che da giorni si trovavano nella capitale della Repubblica Dominicana, sulle tracce del latitante. Non era armato ed è stato sorpreso dall'arrivo degli investigatori mentre era seduto a un bar. Quando sono scattate le manette, non ha opposto resistenza.

L'arresto di Nicola Pignatelli si inserisce in un più ampio dispositivo di intervento disposto dal ministro dell'Interno, Angelino Alfano, attraverso il 'Focus on crime', il piano d'azione nazionale e transnazionale contro la criminalità organizzata di tipo mafioso calabrese.

''E' un arresto importante -rimarca Gratteri- e dimostra come noi siamo credibili sul panorama internazionale. Infatti le Polizie degli altri Paesi, soprattutto dell'America del Sud e degli Stati Uniti collaborano molto bene con noi''.

''I trafficanti di droga della 'ndrangheta -avverte Gratteri- sono in gioco per il mondo a continuare la loro attività. Diamo loro la caccia senza sosta: dobbiamo catturarli''.

Vincenzo Vitale, esponente di spicco della cosca di ndrangheta GALLACE-GALLELLI di Guardavalle (CZ) è stato arrestato questa amattina dalla Squadra Mobile di Catanzaro nell'hinterland milanese.
Vitale, 40 anni, era ricercato da circa un anno in quanto era sfuggito all'esecuzione dell'operazione FREE BOAT che aveva colpito tutti gli esponenti di spicco e sodali della mensionata consorteria di ‘ndrangheta, per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso ed estorsione.

All'atto della cattura del latitante, alla quale ha partecipato anche la Squadra Mobile di Milano, è stato tratto in arresto anche altro soggetto fiancheggiatore accusato di aver favorito lo stato di latitanza di Vitale in Lombardia

Salvatore Tedesco di 34 anni, latitante, è stato arrestato a Corigliano Calabro dagli agenti della Squadra mobile di Cosenza e dal Servizio centrale operativo della Polizia di Stato. Tedesco era ricercato in campo internazionale perchè responsabile di un triplice tentato omicidio ai danni di due cittadini turchi e di un cittadino serbo. L'episodio è avvenuto a Francoforte nel dicembre 2013 nell'ambito di contrasti tra gruppi criminali locali. Tedesco è stato rintracciato in un appartamento nel centro di Corigliano Calabro, cittadina di origine della madre.

I carabinieri della tenenza di Pioltello hanno arrestato ieri A.L.R. latitante di Cittanova. L'uomo, che deve scontare una pena di tre anni era irreperibile da circa cinque mesi. Le forze dell'ordine dopo numerosi controlli sono riuscite a individuare il latitante presso il centro cardiologico Monzino, dove si era recato per sottoporsi a una visita specialistica. Per non destare alcun sospetto e per non allarmare gli altri pazienti, i carabinieri si sono travestiti da medici e infermieri, e dopo aver avvicinato A. L. R. e averlo condotto in un ambulatorio, lo hanno tratto in arresto.

 

Nel corso del fine settimana i Carabinieri della Compagnia di Reggio Calabria sono stati impegnati in un servizio di controllo straordinario del territorio cittadino. Il servizio si inquadra in un programma di intensificazione dei controlli del territorio al fine di combattere ogni forma di manifestazione criminosa, da parte del Comando Provinciale di Reggio Calabria. All’operazione hanno partecipato decine di pattuglie che hanno effettuato centinaia di controlli alla circolazione stradale lungo le arterie di circolazione veicolare più importanti della città, con decine di perquisizioni in abitazione. Le frazioni San Gregorio e il quartiere Archi sono state il teatro principale delle attività di controllo. Hanno fornito un importante sostegno alle attività i militari della Compagnia di Intervento Operativo del 10° Battaglione mobile dei Carabinieri di Napoli, inviati a rinforzare il presidio territoriale, dal Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri. Particolarmente significativi i risultati conseguiti. Nel corso delle perquisizioni, i militari della Stazione di Archi si sono concentrati in una palazzina ove hanno rinvenuto, ben occultate all’interno di un vano comune ed in perfetto stato, una vera e propria Santa Barbara. Rinvenute armi, munizioni e droga. Le armi e le munizioni rinvenute erano accuratamente manutenzionate e riposte all’interno di scatole per biscotti in modo da proteggerle dall’umidità. Ben quattro pistole rinvenute tra le quali, una pistola a tamburo Calibro 38 Special di produzione americana, una pistola semiautomatica marca Beretta calibro 6,35, con matricola punzonata e completa di caricatore, una pistola semiautomatica marca Rdom, calibro 9 con matricola punzonata e completa di caricatore, una pistola a salve priva di tappo rosso marca Police, completa di caricatore. Oltre alle pistole, sono state trovate centinaia di cartucce di vario calibro e adatte ad armare diversi tipi di armi, sia pistole che fucili. Rinvenuta anche una consistente quantità di stupefacenti, tipo marijuana e tipo haschish, per quattrocento grammi complessivi.

Il materiale rinvenuto è stato sottoposto a sequestro. Sono in corso gli accertamenti per stabilire chi avesse occultato l’arsenale di armi e munizioni. Nel medesimo contesto i militari della Stazione di Reggio Calabria Rione Modena, individuavano e catturavano un ricercato, ASCRIZZI ANTONIO, quarantatreenne di Reggio Calabria, pluripregiudicato.   ASCRIZZI era stato colpito da un ordine di carcerazione emesso dall’Ufficio esecuzioni Penali del Tribunale di Reggio Calabria, che revocava l’affidamento in prova e lo sottoponeva alla detenzione, essendo stato colpito in via definitiva da una condanna a oltre quattro anni di reclusione essendo stato riconosciuto colpevole dei delitti di rapina, furto, ricettazione, reati in materia di stupefacenti ed evasione. I militari di Rione Modena sin dal 12 febbraio2014 avevano avviato una intensa attività di ricerca del catturando che aveva dato esito negativo. Pertanto i militari si erano concentrati nell’analisi e controllo dei contatti, delle frequentazioni e delle abitudini di vita del catturando arrivando ad individuare un luogo inaspettato, una roulotte sulla spiaggia di San Gregorio. L’irruzione effettuata alle prime luci dell’alba consente ai militari di individuare e bloccare ASCRIZZI, il quale si trovava insieme ad altre due persone che venivano deferite in stato di libertà per favoreggiamento personale. Il ricercato aveva riferito ai militari che si trovava in quel luogo per la sua passione per la pesca.

Saro Mammoliti, il boss pentito della ndrangheta  si è costituito ai carabinieri della frazione Castellace di Oppido Mamertina. Mammoliti, ritenuto boss dell'omonima cosca che opera a Oppido Mamertina, si era reso latitante dopo una condanna a 13 anni e 6 mesi per estorsione aggravata dalle modalità mafiose. L'uomo era ai domiciliari in una località protetta ma, quando i carabinieri di Tivoli, il 29 gennaio scorso, sono andati ad eseguire il provvedimento del Tribunale di Reggio Calabria non lo hanno trovato. La collaborazione di Saverio Mammoliti, risaliva al 1992 ed è considerata una delle più significative nella storia della ndrangheta.

Da qualche giorno i carabinieri della Compagnia di Colleferro erano sulle tracce di un italiano, 54enne, colpito da ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale della Corte d'Appello di Reggio Calabria. Al termine di un'articolata attività informativa i militari hanno rintracciato e arrestato l'uomo, di origine calabrese, a Roma nel quartiere Alberone dove si nascondeva da circa un mese. Gli investigatori dell'Arma l'hanno rintracciato mentre passeggiava indisturbato. Il 54enne, condannato dalla magistratura reggina per associazione a delinquere di stampo mafioso, reato commesso nel 1997 nella provincia di Reggio, dovrà scontare la pena residua di 3 anni e 4 mesi di reclusione. L'uomo è stato portato nel carcere di Rebibbia.

Nel primo pomeriggio odierno, in Ardore (RC), contrada Pietrazomita, a conclusione di una serrata e articolata attività di ricerca, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Locri hanno rintracciato, all’interno di un fabbricato rurale, Nirta Sebastiano, imprenditore 56enne di San Luca (RC), dichiarato latitante immediatamente dopo essersi reso irreperibile il 4 febbraio scorso, all’atto dell’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta di quella Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, nell’ambito dell’operazione convenzionalmente denominata “Italia che lavora” , nel corso della quale erano stati eseguiti 11 provvedimenti restrittivi (di cui 9 in carcere e 2 agli arresti domiciliari) nei confronti di altrettante persone a vario titolo indagate per associazione di tipo mafioso, illecita concorrenza volta al condizionamento degli appalti pubblici, frode nelle pubbliche forniture e furto di inerti, con l’aggravante di cui all’art. 7 l. 203/1991, avendo agito al fine di agevolare l’associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale della “Locale” di San Luca. 

È attualmente al vaglio la posizione di 10 persone, in ordine a presunte condotte di favoreggiamento espletate a favore del prevenuto.

L’arrestato, esperite le formalità di rito, è stato condotto presso Casa Circondariale Palmi (RC), a disposizione dell’Autorità Giudiziaria mandante

Silvio Farao, ritenuto il capo dell'omonima famiglia operante a Cirò, il cui nome era inserito nell'elenco dei ricercati più pericolosi d'Italia è stato arrestato questa notte dai carabinieri del Comando provinciale di Crotone. Latitante dal 2008, Farao condannato all'ergastolo in primo e secondo grado e' stato individuato e arrestato in un'abitazione rurale situata in piena campagna nel territorio di Cariati, comune del cosentino al confine con la provincia di Crotone. Quando i carabinieri del Comando provinciale di Crotone hanno fatto irruzione, il latitante si è arreso senza opporre resistenza.
Farao era latitante dal 2008, quando evase dagli arresti domiciliari ai quali era stato posto pochi giorni prima, dopo essere stato arrestato al termine di un altro periodo di latitanza. L'uomo era stato condannato all'ergastolo in primo e secondo grado per l'omicidio di Mario Mirabile, ucciso a Corigliano Calabro (Cosenza) nel 1990 ed è ritenuto dagli investigatori un capomafia di grosso spessore criminale.

In attesa che la sentenza di condanna diventasse definitiva, a Farao era stata imposta la sorveglianza speciale. Dopo ripetute violazioni, la Procura di Crotone aveva chiesto e ottenuto, come aggravamento della misura, gli arresti domiciliari.

 

Dichiarazioni shock secondo alcuni, comprensibili per altri, da parte di Antonella Cutrí, madre dell'ergastolano fuggito Domenico, e di Antonino, morto durante il blitz che ha consentito la fuga del fratello. "Far evadere Domenico era un’idea fissa di Antonino, tanto che lui si era iscritto qualche tempo fa a un corso per pilota di elicotteri. Non so se poi l’ha fatto per davvero. Qui a casa nessuno a me dice mai nulla”. La donna è stata interrogata fino a notte fonda dai carabinieri, a cui ha raccontato che uno sconosciuto ha suonato alla sua porta dicendo “che Antonino stava male, era ferito”. Lei si è messa al volante di un’auto e, “arrivata a un semaforo rosso poco lontano dall’ospedale di Magenta, il tizio mi ha detto che voleva scendere. Se ne è andato mentre io sono entrata in ospedale con l’auto e con mio figlio”. Questo il racconto alle forze dell'ordine, poi secondo quanto riportato dal Corriere della sera,  la donna avrebbe lanciato un appello al figlio "Mimmo ascoltami: non ti costituire. Tuo fratello si è sacrificato per te. Non ti consegnare, Mimmo. Scappa, scappa".

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