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Aggiornato ilMer, 12 Dic 2018 11am

 Beni mobili e immobili per oltre 335 mila euro sono stati confiscati dalla Guardia di finanza del gruppo di Lamezia Terme ad Antonio Villella, detto "Crozz," ritenuto esponente di rilievo della cosca "Cerra-Torcasio-Gualtieri". Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Catanzaro su richiesta della Dda del capoluogo.
    Le indagini dei finanzieri hanno consentito al tribunale di emettere, nei confronti di Villella, la misura della sorveglianza speciale per la durata di quattro anni, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza. Al provvedimento sarà data efficacia nel momento in cui l'uomo uscirà dal carcere dove è attualmente detenuto. I beni confiscati a Villella sulla base di accertamenti reddituali e patrimoniali, sono una villa, un suv e varie disponibilità finanziarie. Nel corso dell'istruttoria la difesa di Villella ha prodotto una perizia mirata a dimostrare che la villa è stata realizzata con il provento di un risarcimento dello Stato per ingiusta detenzione.
   

Nella giornata di ieri,  i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno dato esecuzione al decreto di confisca di beni mobili ed immobili, per un valore complessivo di circa 12 milioni di euro, riconducibili al patrimonio di FRASCÀ Domenico, di anni 56 da Roccella Jonica (RC), e del suo nucleo familiare.

FRASCÀ è imprenditore edile ritenuto contiguo alla ‘ndrangheta e, più in particolare, alla “cosca Mazzaferro” di Gioiosa Jonica.

Questi, infatti, è tra i coinvolti nell’operazione “CRIMINE”, nell’ambito della quale l’uomo è stato indagato e successivamente condannato a 2 anni di reclusione per illecita concorrenza aggravata dal metodo mafioso, avendo, in concorso con altri, commesso atti illeciti volti al controllo ed al condizionamento dei lavori relativi all’esecuzione dell’appalto per la realizzazione del tratto della S.S. 106 ricadente nel comune di Marina di Gioiosa Jonica, sulla base di una logica spartitoria dettata dagli equilibri mafiosi esistenti nel territorio sito del cantiere. 

Con CRIMINE, infatti, è stato ben delineato il forte condizionamento esercitato dalle cosche AQUINO e MAZZAFERRO nell’esecuzione dei lavori per la realizzazione del tratto della SS 106 - variante al centro abitato di Marina di Gioiosa Ionica, mediante l’imposizione alla Gioiosa Scarl, aggiudicataria dell’appalto, di proprie imprese di riferimento. Tra queste la TRA-EDIL FRASCÀ S.r.l., riconducibile al FRASCÀ Domenico, subentrata ad altra ditta all’indomani di due danneggiamenti subiti dalla Gioiosa Scarl.

Il provvedimento ablatorio costituisce l’esito conclusivo di una proposta avanzata dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia sulla scorta delle risultanze investigative patrimoniali dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Reggio Calabria, che hanno consentito di portare alla luce le illecite accumulazioni patrimoniali dell’imprenditore. La confisca, nel dettaglio, ha riguardato i seguenti beni riconducibili a lui ed al suo nucleo familiare:

–        1 villa di 11 vani con annesso garage ubicata in Roccella Jonica;

–        4 terreni siti nell’agro del Comune di Roccella Jonica;

–        3 società operanti nel settore dell’edilizia;

–        3 veicoli industriali;

–        1 motociclo;

–        Svariati rapporti bancari, titoli obbligazionari, polizze assicurative riconducibili ai destinatari del provvedimento.

Il tutto, per un valore complessivo ammontante a circa 12 milioni di euro, sarà immesso nella disponibilità dell’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.

La Polizia di Stato, ad esito di una articolata attività investigativa di natura patrimoniale coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia - Sezione Misure di Prevenzione di Reggio Calabria, ha messo a segno un ulteriore attacco agli interessi criminali della ‘ndrangheta, attraverso l’aggressione ai patrimoni illeciti nella disponibilità dei principali esponenti della potente e pericolosa cosca CREA, operante nella Piana di Gioia Tauro.

Su proposta del Sig. Questore della Provincia di Reggio Calabria, effettuata sulla scorta di un’articolata attività di accertamenti di natura patrimoniale della locale Divisione Polizia Anticrimine, il locale Tribunale - Sezione Misure di Prevenzione ha disposto la confisca dei beni immobili nella disponibilità di CREA Giuseppe cl. ’78, figlio di Teodoro cl. ’39, boss indiscusso dell’omonima cosca operante nella Piana di Gioia Tauro, arrestato il 29.01.2016, dopo dieci anni di latitanza, da personale della locale Squadra Mobile e del Servizio Centrale Operativo, in esecuzione di quattro Ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse per i reati di associazione mafiosa, estorsione ed altro.

L’attività in questione rappresenta la naturale evoluzione delle indagini, condotte dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria e coordinate dalla D.D.A. reggina (c.d. Operazione “Deus”), a conclusione delle quali, in data 04.06.2014, era stata data esecuzione a un’Ordinanza, emessa dal GIP presso il Tribunale di Reggio Calabria, con la quale erano state disposte, nei confronti di 16 persone, le misure della custodia cautelare in carcere e degli arresti domiciliari per i delitti di associazione di stampo mafioso, estorsione aggravata, intestazione fittizia di beni e truffe alla Comunità Europea.

In particolare, l’attività investigativa aveva evidenziato l’assoluta egemonia della cosca CREA, esplicata sul territorio come una vera e propria “signoria”, sia nell’esercizio delle tradizionali attività criminali, che nel totale condizionamento della vita pubblica, tanto da determinare, nel 2011, lo scioglimento del Consiglio Comunale di Rizziconi.

Nel corso delle indagini, era emerso che proprio CREA Giuseppe, destinatario dell’odierno provvedimento, nonostante fosse latitante dal 2006, attestava falsamente di essere un imprenditore agricolo, procurandosi così un ingiusto profitto, consistito nell’indebita erogazione da parte dell’A.G.E.A. di contributi comunitari relativi al Piano di Sviluppo Rurale per oltre 180 mila euro.

Le indagini patrimoniali, condotte dal locale Ufficio Misure di Prevenzione della Divisione Polizia Anticrimine, hanno dimostrato la sproporzione tra i redditi percepiti dal proposto e il patrimonio a lui direttamente o indirettamente riconducibile, frutto del reimpiego di capitali illeciti.

Il Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione di Reggio Calabria, accogliendo le risultanze delle investigazioni patrimoniali, ha disposto la confisca dei seguenti beni immobili siti nel Comune di Rizziconi:

·      1 unità immobiliare adibita ad abitazione a piano terra con ampia corte;

·      6 fabbricati adibiti a stalle;

·      1 unità immobiliare adibita a caseificio, completo di attrezzature;

·      5 appezzamenti di terreno di vaste dimensioni.

 

Il valore dei beni confiscati ammonta complessivamente a circa 1 milione di euro.

Personale del Centro Operativo di Firenze della Dia, su disposizioni della Dda di Reggio Calabria, ha eseguito a Prato, Reggio e Cosenza la confisca di beni per oltre 2 milioni di euro, nei confronti di Sante Pisani, 67 anni, imprenditore ritenuto contiguo alla cosca Pesce-Bellocco di Rosarno. All'uomo è stata applicata anche la sorveglianza speciale di ps per 3 anni con obbligo di soggiorno nel comune di residenza. Pisani, trasferitosi negli anni '90 con la famiglia a Poggio a Caiano (Prato), aveva mantenuto, secondo l'accusa, il ruolo di riciclatore dei proventi della cosca fino al 2012, anno in cui era tornato a Rosarno. Tra i beni confiscati anche lo studio legale Pisani di cui era titolare l'avvocato Vittorio, figlio di Sante e storico legale di fiducia della cosca Bellocco, arrestato nel 2014, e poi diventato collaboratore di giustizia, nell'ambito dell'inchiesta sulla morte della testimone di giustizia Maria Concetta Cacciola, deceduta il 20 agosto 2011 per ingestione di acido muriatico. (Ansa)

Beni per oltre un milione e mezzo sono stati confiscati dalla Guardia di finanza due persone condannate per usura con sentenza definitiva della Corte di Cassazione.
    La decisione fa seguito all'operazione "Lex genucia" del 2012 condotta dal gruppo della Guardia di finanza di Lamezia Terme, coordinata dalla Procura della Repubblica, che portò all'arresto di dieci persone accusate di avere vessato con prestiti usurari diversi imprenditori della zona che versavano in difficoltà finanziarie.
    I beni confiscati, già sottoposti a sequestro, sono due ville, una delle quali ubicata in un residence sulla costa tirrenica e l'altra nel quartiere Sambiase e un appartamento nel centro di Lamezia Terme riconducibili ad Adriano Sesto e quote societarie di un'azienda operante nel settore dei trasporti e denaro per oltre 100 mila euro su un conto corrente, un Suv e un motociclo riconducibili a Ferdinando Greco. (Ansa)

La Dia e la Guardia di finanza di Reggio Calabria hanno eseguito un provvedimento di confisca di beni per un valore di trenta milioni di euro appartenenti ad un imprenditore del settore della grande distribuzione, Giuseppe Crocè, di 60 anni.
    La confisca é stata disposta dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalla Dda. I beni confiscati consistono nel capitale sociale e nel patrimonio aziendale di quattro società di capitali del settore della grande distribuzione ed in alcuni rapporti finanziari. Giuseppe Crocé é stato destinatario di due ordinanze di custodia cautelare emesse nell'ambito delle operazioni "Assenzio" e "Sistema", condotte nel 2012 e nel 2013.
    Il secondo provvedimento restrittivo é stato successivamente annullato dal Tribunale del riesame. Crocè é stato poi rinviato a giudizio insieme alla figlia Fortunata Barbara, di 38 anni, ed il relativo processo é in corso. (Ansa)

La Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Regio Calabria ha ottenuto dalla Sezione Misure di Prevenzione del locale Tribunale un provvedimento di confisca preventiva di beni mobili ed immobili per un valore di circa 1.500.000 € riconducibili al patrimonio di PANUCCIO Giuseppe, di anni 85 da Taurianova, e degli eredi di MERLINO Gaetano.

I Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno dato esecuzione al provvedimento nei confronti degli anzidetti, ritenuti appartenenti alla ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata “cosca MAIO”, operante in particolare nella frazione San Martino del comune di Taurianova. L’attività costituisce la prosecuzione dell’operazione convenzionalmente denominata “TUTTO IN FAMIGLIA”, nell’ambito della quale il PANUCCIO e il MERLINO erano stati indagati e successivamente condannati, in Appello, entrambi alla pena di 12 anni di reclusione in ordine al reato di associazione di tipo mafioso.

L’operazione TUTTO IN FAMIGLIA, infatti, ha consentito di delineare gli aspetti strutturali e quelli operativi della cosca operante in San Martino di Taurianova, dimostrando che in quel territorio esiste una Locale di ‘ndrangheta, costituita in Società, attesa la documentata esistenza di una “Società Maggiore” e di una “Società Minore”, qualificando il ruolo del MAIO Michele appunto in “Capo Società”.

Il quadro emerso dalla complessa attività investigativa ha evidenziato come la cosca MAIO sia un’organizzazione criminale che, avvalendosi della forza di intimidazione e della conseguente condizione di assoggettamento, si dedichi principalmente all’attività di usura e alla commissione di reati (estorsioni, danneggiamenti, atti intimidatori in genere) per conseguire illeciti profitti.

L’attività di indagine ha consentito infatti di accertare che la cosca di San Martino di Taurianova traesse i suoi illeciti guadagni, oltre che dall’attività di usura, anche dalle estorsioni, conseguendo denaro ed altre utilità economiche con minaccia e violenza, imponendo versamento di somme o la consegna di parte del materiale prodotto a commercianti, imprenditori e proprietari terrieri.

Numerose sono infatti le conversazioni intercettate in cui si parla di “percentuali” sulle attività economiche svolte dai privati ed esplicitamente di riscossione di somme non dovute, con l’utilizzo di termini quali “busta”.

Le emergenze investigative hanno permesso di disvelare un vero e proprio sistema estorsivo legato ad un forte clima di intimidazione gravante sui cittadini dimoranti o che si trovino, per qualunque motivo, ad operare nel territorio di San Martino di Taurianova, consentendo di documentare lo svolgimento da parte della cosca dell’attività estorsiva nei confronti di imprese aggiudicatarie di lavori pubblici, per un importo pari al 2 - 3 % del valore complessivo dell’appalto, produttori di arance e proprietari di terreni agricoli.

L’odierno provvedimento, scaturito dalle risultanze investigative patrimoniali del Reparto Operativo dei Carabinieri reggini, che hanno consentito di accertare illecite accumulazioni patrimoniali, riguarda beni consistenti in:

–        1 impresa operante nella coltivazione di agrumi;

–        11 tra unità immobiliari e terreni ubicati in Taurianova, Varapodio, Rizziconi e Oppido Mamertina;

–        svariati rapporti bancari, titoli obbligazionari, polizze assicurative riconducibili ai destinatari del provvedimento.

 

La Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha ottenuto dalla Sezione Misure di Prevenzione del locale Tribunale un provvedimento di confisca preventiva di beni mobili ed immobili per un valore di circa € 700.000 riconducibili al patrimonio di MAIO Michele, di anni 62 da Taurianova (RC), e del suo nucleo familiare.

I Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno dato esecuzione al provvedimento nei confronti del MAIO, ritenuto appartenente alla ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata “cosca MAIO”, operante in particolare nella frazione San Martino del comune di Taurianova. L’attività costituisce la prosecuzione dell’operazione convenzionalmente denominata “TUTTO IN FAMIGLIA”, nell’ambito della quale il MAIO viene indagato e successivamente condannato in primo grado a 14 anni e 6 mesi di reclusione in ordine al reato di associazione di tipo mafioso.

L’operazione TUTTO IN FAMIGLIA, infatti, ha consentito di delineare gli aspetti strutturali e quelli operativi della cosca operante in San Martino di Taurianova, dimostrando che in quel territorio esiste una Locale di ‘ndrangheta, costituita in Società, attesa la documentata esistenza di una “Società Maggiore” e di una “Società Minore”, qualificando il ruolo del MAIO Michele appunto in “Capo Società”.

Il quadro emerso dalla complessa attività investigativa ha evidenziato come la cosca MAIO sia un’organizzazione criminale che, avvalendosi della forza di intimidazione e della conseguente condizione di assoggettamento, si dedichi principalmente all’attività di usura e alla commissione di reati (estorsioni, danneggiamenti, atti intimidatori in genere) per conseguire illeciti profitti.

L’attività di indagine ha consentito infatti di accertare che la cosca di San Martino di Taurianova traesse i suoi illeciti guadagni, oltre che dall’attività di usura, anche dalle estorsioni, conseguendo denaro ed altre utilità economiche con minaccia e violenza, imponendo versamento di somme o la consegna di parte del materiale prodotto a commercianti, imprenditori e proprietari terrieri.

Numerose sono infatti le conversazioni intercettate in cui si parla di “percentuali” sulle attività economiche svolte dai privati ed esplicitamente di riscossione di somme non dovute, con l’utilizzo di termini quali “busta”.

Le emergenze investigative hanno permesso di disvelare un vero e proprio sistema estorsivo legato ad un forte clima di intimidazione gravante sui cittadini dimoranti o che si trovino, per qualunque motivo, ad operare nel territorio di San Martino di Taurianova, consentendo di documentare lo svolgimento da parte della cosca dell’attività estorsiva nei confronti di imprese aggiudicatarie di lavori pubblici, per un importo pari al 2 - 3 % del valore complessivo dell’appalto, produttori di arance e proprietari di terreni agricoli.

L’odierno provvedimento, scaturito dalle risultanze investigative patrimoniali del Reparto Operativo dei Carabinieri reggini, che hanno consentito di accertare illecite accumulazioni patrimoniali, riguarda beni consistenti in:

–        1 impresa individuale operante nel commercio al dettaglio di carni ;

–        1 abitazione ubicata in Taurianova;

–        svariati rapporti bancari, titoli obbligazionari, polizze assicurative riconducibili ai destinatari del provvedimento.

 

Analogo provvedimento di confisca preventiva di beni mobili ed immobili, anche in questo caso per un valore di circa € 700.000, è stato eseguito nei confronti di HANOMAN Pasquale, 51enne da Taurianova (RC), e del suo nucleo familiare.

Anche HANOMAN è ritenuto appartenente alla ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata “cosca MAIO” operante nella frazione San Martino del comune di Taurianova, a seguito della citata operazione convenzionalmente denominata “TUTTO IN FAMIGLIA” condannato in primo grado a 18 anni di reclusione per il reato di associazione di tipo mafioso.

Il provvedimento di sequestro scaturito dalle risultanze investigative patrimoniali del Reparto Operativo di Reggio Calabria  riguarda beni consistenti in:

–        1 impresa individuale operante nella somministrazioni di alimenti e bevande;

–        10 tra fabbricati e terreni ubicati in Taurianova e Varapodio;

–        svariati rapporti bancari, titoli obbligazionari, polizze assicurative riconducibili ai destinatari del provvedimento.

In particolare, i Carabinieri hanno apposto i sigilli al Bar “Vecchio Lume” di Taurianova, ove le attività investigative avevano consentito di accertare lo svolgimento di due riunioni di ‘ndrangheta, nel maggio ed aprile del 2011.

La Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Regio Calabria ha ottenuto dalla Sezione Misure di Prevenzione del locale Tribunale un provvedimento di confisca preventiva di beni mobili ed immobili per un valore di circa 12 milioni di euro riconducibili al patrimonio di FRASCÀ Domenico, di anni 56 da Roccella Jonica (RC), e del suo nucleo familiare.

Nella mattinata di ieri 24 febbraio 2016, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno dato esecuzione al provvedimento nei confronti del FRASCÀ, ritenuto contiguo alla ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata “cosca Mazzaferro”, operante in particolare nel comune di Gioiosa Jonica. L’attività costituisce la prosecuzione dell’operazione convenzionalmente denominata “CRIMINE”, nell’ambito della quale il FRASCÀ viene indagato e successivamente condannato in primo grado ad 2 anni e 4 mesi di reclusione, condanna confermata dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria e rideterminata in due anni per la scelta del rito abbreviato in ordine al reato di illecita concorrenza sleale pluriaggravata, in quanto in concorso con altri soggetti poneva in essere atti di illecita concorrenza sleale volti al condizionamento dei lavori relativi all’esecuzione dell’appalto avente ad oggetto la realizzazione del tratto della S.S. 106 – Variante al centro abitato di Marina di Gioiosa Jonica (RC), con le aggravanti di avere commesso il fatto per attività finanziata in tutto o in parte dallo Stato e di aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni di cui all’art. 416 bis ed al fine di agevolare la associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta.

Con l’operazione CRIMINE, infatti, è stato ben delineato il forte condizionamento esercitato dalle cosche AQUINO e MAZZAFERRO nell’esecuzione dei lavori per la realizzazione del tratto della SS 106 - variante al centro abitato di Marina di Gioiosa Ionica mediante l’imposizione alla Gioiosa Scarl, aggiudicataria dell’appalto, di proprie imprese di riferimento.

In particolare nel corso dei lavori la ditta TRA-EDIL FRASCÀ S.r.l., riconducibile al FRASCÀ Domenico, si affianca e sostituisce la ditta Ediltrichilo s.r.l. (impresa vicina agli AQUINO) all’indomani di due danneggiamenti alla ditta Gioiosa Scarl.

Significativo risulta il dato che tale sostituzione avviene in condizioni economiche svantaggiose, infatti, il Frascà riesce ad “imporre” senza nessuno sforzo un prezzo del ferro superiore a quello praticato dall’impresa uscente, la Ediltrichilo, evidentemente in un’ottica di riequilibrio dei guadagni delle due cosche di riferimento delle due ditte, non spiegandosi in alcun modo la scelta di sostituire una ditta con un’altra per pagare anche un prezzo più alto per lo stesso tipo di materiale. Eloquente dell’imposizione della ditta TRA-EDIL FRASCÀ S.r.l. è stato poi ritenuto il dato oggettivo per cui dal momento della stipula del contratto con la ditta TRA-EDIL non si siano più verificati sul cantiere atti intimidatori.

Il provvedimento, scaturito dalle risultanze investigative patrimoniali del Reparto Operativo dei Carabinieri reggini, che hanno consentito di accertare illecite accumulazioni patrimoniali, riguarda beni consistenti in:

–        1 villa di 11 vani con annessi piscina e garage ubicata in Roccella Jonica;

–        2 terreni siti nell’agro del Comune di Roccella Jonica;

–        3 società operanti nel settore dell’edilizia;

–        3 veicoli industriali;

–        1 motociclo;

–        Svariati rapporti bancari, titoli obbligazionari, polizze assicurative riconducibili ai destinatari del provvedimento.

Beni per un valore complessivo di oltre due milioni e duecento mila euro sono stati confiscati dagli uomini del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, con il coordinamento della locale Procura della Repubblica, che hanno eseguito un provvedimento di confisca, emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale.

La confisca ha riguardato un ingente patrimonio riconducibile a un imprenditore, ritenuto contiguo al sodalizio criminale ‘ndranghetistico noto come “cosca PESCE” di Rosarno, egemone nella Piana di Gioia Tauro, con importanti e radicate ramificazioni operative su tutto il territorio nazionale ed estero.

L’imprenditore è stato già condannato in primo grado alla pena di anni 16 di reclusione per associazione per delinquere di tipo mafioso e di anni 5 di reclusione per intestazione fittizia, aggravata dalle finalità mafiose, in due distinti procedimenti penali ed è stato, altresì, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per la durata di anni 3.

A seguito di una mirata attività investigativa e di analisi economico-finanziarie, gli uomini della Guardia di Finanza hanno accertato una palese sproporzione tra l’ingente patrimonio individuato e i redditi dichiarati  dal soggetto investigato, tale da non giustificarne la legittima provenienza.

In particolare, sono stati confiscati le quote sociali e il patrimonio aziendale (comprensivo dei conti correnti) di n. 2 società di trasporti nonché quote di un fondo comune di investimento mobiliare del valore complessivo stimato di oltre 2,2 milioni di euro.

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