16122017Sab
Aggiornato ilSab, 16 Dic 2017 10am

La Polizia di Stato, ad esito di una articolata attività investigativa di natura patrimoniale coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia - Sezione Misure di Prevenzione di Reggio Calabria, ha messo a segno un ulteriore attacco agli interessi criminali della ‘ndrangheta, attraverso l’aggressione ai patrimoni illeciti nella disponibilità dei principali esponenti della potente e pericolosa cosca CREA, operante nella Piana di Gioia Tauro.

Su proposta del Sig. Questore della Provincia di Reggio Calabria, effettuata sulla scorta di un’articolata attività di accertamenti di natura patrimoniale della locale Divisione Polizia Anticrimine, il locale Tribunale - Sezione Misure di Prevenzione ha disposto la confisca dei beni immobili nella disponibilità di CREA Giuseppe cl. ’78, figlio di Teodoro cl. ’39, boss indiscusso dell’omonima cosca operante nella Piana di Gioia Tauro, arrestato il 29.01.2016, dopo dieci anni di latitanza, da personale della locale Squadra Mobile e del Servizio Centrale Operativo, in esecuzione di quattro Ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse per i reati di associazione mafiosa, estorsione ed altro.

L’attività in questione rappresenta la naturale evoluzione delle indagini, condotte dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria e coordinate dalla D.D.A. reggina (c.d. Operazione “Deus”), a conclusione delle quali, in data 04.06.2014, era stata data esecuzione a un’Ordinanza, emessa dal GIP presso il Tribunale di Reggio Calabria, con la quale erano state disposte, nei confronti di 16 persone, le misure della custodia cautelare in carcere e degli arresti domiciliari per i delitti di associazione di stampo mafioso, estorsione aggravata, intestazione fittizia di beni e truffe alla Comunità Europea.

In particolare, l’attività investigativa aveva evidenziato l’assoluta egemonia della cosca CREA, esplicata sul territorio come una vera e propria “signoria”, sia nell’esercizio delle tradizionali attività criminali, che nel totale condizionamento della vita pubblica, tanto da determinare, nel 2011, lo scioglimento del Consiglio Comunale di Rizziconi.

Nel corso delle indagini, era emerso che proprio CREA Giuseppe, destinatario dell’odierno provvedimento, nonostante fosse latitante dal 2006, attestava falsamente di essere un imprenditore agricolo, procurandosi così un ingiusto profitto, consistito nell’indebita erogazione da parte dell’A.G.E.A. di contributi comunitari relativi al Piano di Sviluppo Rurale per oltre 180 mila euro.

Le indagini patrimoniali, condotte dal locale Ufficio Misure di Prevenzione della Divisione Polizia Anticrimine, hanno dimostrato la sproporzione tra i redditi percepiti dal proposto e il patrimonio a lui direttamente o indirettamente riconducibile, frutto del reimpiego di capitali illeciti.

Il Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione di Reggio Calabria, accogliendo le risultanze delle investigazioni patrimoniali, ha disposto la confisca dei seguenti beni immobili siti nel Comune di Rizziconi:

·      1 unità immobiliare adibita ad abitazione a piano terra con ampia corte;

·      6 fabbricati adibiti a stalle;

·      1 unità immobiliare adibita a caseificio, completo di attrezzature;

·      5 appezzamenti di terreno di vaste dimensioni.

 

Il valore dei beni confiscati ammonta complessivamente a circa 1 milione di euro.

Rizziconi (Reggio Calabria). La Polizia di Stato ha posto sotto sequestro questa mattina beni per un valore complessivo di circa 300mila riconduciibili secondo gli inquirenti a Teodoro Crea, ritenuto il capo indiscusso dell’omonima cosca di ndrangheta operante nel territorio di Rizziconi, nella Piana di Gioia Tauro. Il provvedimento di sequestro è stato emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Reggio Calabria. Tra i beni sequestrati ci sono alcuni terreni e un fabbricato.

Beni per circa sei milioni di euro sono stati sequestrati questa mattinata dalla Polizia di Stato nell’ambito della lotta all’illecita accumulazione di ricchezze della ‘ndrangheta, attraverso l’aggressione ai patrimoni illeciti nella disponibilità dei principali esponenti della potente e pericolosa cosca “CREA” di Rizziconi (Reggio Calabria), operante nella piana di Gioia Tauro.

È stata, infatti, data esecuzione a 6 provvedimenti di sequestro beni emessi dal locale Tribunale – Sezione Misure di prevenzione, originati da altrettante proposte del Sig. Questore di Reggio Calabria, effettuate sulla scorta di un’articolata attività di natura patrimoniale effettuata dalla locale Divisione Anticrimine.

L’attività in questione rappresenta la naturale evoluzione delle indagini, condotte dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria e coordinate dalla DDA reggina (c.d. Operazione“Deus”), a conclusione delle quali, in data 04/06/2014, è stata data esecuzione a una’ordinanza, emessa dal GIP presso il Tribunale di Reggio Calabria, con la quale sono state disposte, nei confronti di nr. 16 persone, le misure della custodia cautelare in carcere e degli arresti domiciliari per i delitti di associazione di stampo mafioso, estorsione aggravata, intestazione fittizia di beni e truffe alla Comunità Europea.

Tra i destinatari del provvedimento restrittivo, oltre a CREA Teodoro cl. ’39, capo storico della famiglia, e buona parte del suo nucleo familiare, risultano anche altri esponenti di spicco della ‘ndrina – quali CREA Antonio detto “u Malandrinu” e CREA Domenico cl. ’54 detto “Scarpa Lucida”, legati da vincoli di parentela con il suddetto capo della consorteria criminale – e tre ex amministratori pubblici del Comune di Rizziconi.

In particolare, l’attività investigativa ha evidenziato l’assoluta egemonia della cosca CREA, esplicata sul territorio come una vera e propria “signoria”, sia nell’esercizio delle tradizionali attività criminali che nel totale condizionamento della vita pubblica, tanto da determinare, nel 2011, lo scioglimento del Consiglio Comunale di Rizziconi.

Inoltre, nel corso delle indagini, è emerso che Giuseppe Crea cl. ’78, nonostante fosse latitante dal 2006, attestava falsamente di essere un imprenditore agricolo, procurandosi così un ingiusto profitto, consistito nell’indebita erogazione da parte dell’A.G.E.A. dei contributi comunitari relativi Piano di Sviluppo Rurale per oltre 180 mila euro.

Analogo reato è stato contestato al padre Teodoro Crea, alla madre Clementina Burzì e alla sorella Marinella, per contributi pari a quasi 50 mila euro.

I provvedimenti ablatori hanno interessato svariati beni riconducibili a CREA Teodoro cl. ’39, boss indiscusso dell’omonima cosca – in atto sottoposto al regime del 41 bis – i figli Marinella, Giuseppe e Domenico cl. ‘82 – questi ultimi due attualmente latitanti –  CREA Antonio cl. ’63 detto “u Malandrinu” e CREA Domenico cl. ’54 detto “Scarpa Lucida”, in atto detenuti.

Le indagini patrimoniali hanno dimostrato che i citati soggetti, in virtù della loro appartenenza al clan mafioso, erano riusciti, con il profitto derivante dalla gestione delle attività illecite e avvalendosi della forza intimidatrice derivante dal vincolo associativo, ad accumulare un ingente capitale, sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati, che reinvestivano nell’acquisto di terreni, società e beni immobili, intestati, al fine di eludere la normativa antimafia, ai propri familiari o a soggetti terzi.

Il Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione, accogliendo le risultanze investigative, ha disposto il sequestro dei seguenti beni: un edificio di pregio, composto da tre appartamenti e 2 locali uso deposito/garage, ove dimora il boss Teodoro CREA e le famiglie dei figli Giuseppe e Domenico; un villa di pregio; un’unità immobiliare composta da due abitazioni e un locale uso deposito; un immobile in corso di costruzione; un’ unità immobiliare composta da tre appartamenti e un locale destinato all’esercizio di attività commerciale; un appartamento; un’unità immobiliare composta da due stabili adibiti, rispettivamente, a caseificio e abitazione; sei fabbricati adibiti a stalle; 22 terreni; impresa (“IL PUNTO a.s”, attiva nel campo della gastronomia, rosticceria da asporto e conduzione di pub, birrerie, creperie, ristoranti e altro) e il relativo patrimonio aziendale; una quota, pari al 20% del capitale, relativa alla società “CREA MODA s.r.l.” (attiva nel campo del commercio all’ingrosso e al dettaglio di abbigliamento, pelletteria, pellicceria, calzature); conti correnti e titoli AGEA.

Sono Enrico Rocco Crea, originario di Stilo (Reggio Calabria) 57 anni, Massimiliano Crea, romano di 44 anni, Mario Crea, romano di 27 anni, Mirko Bava, originario di Soverato (Catanzaro) 22 anni, Marco Pisani, romano 47 anni, Sebastiano Cossu originario Oliena (Sassari), 54 anni, e Valter Mancini, romano di 50 anni le persone arrestate questa mattina nell'operazione condotta dalla Squadra mobile di Roma contro la 'ndrangheta nella Capitale. Gli arresti riguardano esponenti della famiglia Crea, originari dell’alto ionio reggino e in particolare del paese di Stilo (Reggio Calabria). Tra gli indagati, colpiti da provvedimento cautelare in carcere, c'è anche un poliziotto, in servizio alla Squadra Mobile. Secondo gli investigatori, il poliziotto è accusato di essersi introdotto nel sistema d’indagine Interforze Sdi, con abuso dei poteri e in violazione ai doveri inerenti il servizio, per raccogliere informazioni in merito a indagini a carico delle persone coinvolte nell’indagine, reato aggravato dal concorso esterno in associazione mafiosa.

Gli arresti sono stati effettuati dalla Squadra mobile della questura di Roma che ha esguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Roma, su richiesta della locale direzione distrettuale antimafia, nei confronti di alcuni indagati ritenuti responsabili, a vario titolo, del reato di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione abusiva di armi e accesso abusivo a un sistema informatico o telematico, tutti aggravati dall’articolo 7 per aver agevolato l’operatività della ‘ndrangheta, con articolazioni territoriali operative in Calabria e nella provincia di Roma per il controllo delle attività illecite sul territorio.

Il gruppo criminale gestiva diverse attività commerciali nel quartiere romano di Primavalle e si era inserito nel tessuto economico, commerciale e sociale del quartiere, imponendo la propria presenza nel territorio. Dalle indagini è emerso che i membri della famiglia Crea e i principali affiliati all’organizzazione criminale avevano organizzato un summit in un bar nella zona di Primavalle.

È in corso, dalle prime ore del mattino, una operazione della Polizia con diversi arresti nei confronti di esponenti della criminalità calabrese. Si tratta – informa una nota – di esponenti della famiglia Crea, originari dell’alto ionio reggino, in particolare del paese di Stilo (Reggio Calabria), ritenuti responsabili, a vario titolo, di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione abusiva di armi e accesso abusivo a un sistema informatico o telematico, con l’aggravante del concorso esterno in associazione mafiosa per aver agevolato l’operatività della ‘ndrangheta, con articolazioni territoriali operanti in Calabria e nella provincia di Roma per il controllo delle attività illecite sul territorio. Il gruppo criminale gestiva diverse attività commerciali nel quartiere romano di Primavalle e si era inserito nel tessuto economico, commerciale e sociale del quartiere, imponendo la propria presenza nel territorio.

Rizziconi (Reggio Calabria). Domenico Crea, 32 anni, sorvegliato speciale di Rizziconi, nel contesto delle attività di contrasto al fenomeno della ndrangheta sul territorio della Piana di Gioia Tauro, è stato arrestato ieri sera dal  personale Commissariato di Gioia Tauro (diretto dal vice questore aggiunto Angelo Morabito) e della Squadra Mobile di Reggio Calabria (diretta dal primo dirigente Gennaro Semeraro). Crea, nativo di Cinquefrondi ma residente a Rizziconi è considerato dagli inquirenti esponente della famiglia Crea, consorteria di ndrangheta operante sul territorio di Rizziconi, nonché fratello del noto latitante Giuseppe Crea.
Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, Crea si sarebbe allontanato qualche giorno da Rizziconi, temendo di ssere arrestato nell'ambito di un'operazione della Dda di Reggio. I poliziotti hanno quindi dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare  emessa il 26.06.2014 dal gip Fulvio Accurso, per il reato di cui all’art. 75 del Dlgs 159/2011, in quanto, Domenico Crea,  sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno ha violato gli obblighi di residenza cui era sottoposto. Dopo le formalità di rito, l’arrestato è stato associato presso la Casa Circondariale di Palmi (RC), a disposizione dell’Autorità giudiziaria, tempestivamente informata.

Rizziconi (Reggio Calabria). Associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni e truffa aggravata. Per tali reati sedici persone sono finite in manette alle prime luci dell’alba. La Squadra Mobile di Reggio Calabria e gli agenti del Commissariato di Gioia Tauro, infatti, hanno eseguito sedici ordinanze di custodia cautelare emesse nei confronti altrettanti presunti esponenti della cosca di ndrangheta dei Crea di Rizziconi, che opera nella Piana di Gioia Tauro.

Nel corso dell’operazione i militari operanti hanno proceduto altresì  al sequestro di beni dal valore di oltre 5 milioni di euro.

Tra i destinatari, dell’ordinanza di custodia cautelare vi sarebbero Teodoro Crea, di 65 anni, ritenuto dagli inquirenti vertice dell’organizzazione, la moglie, i figli e la nuora. Uno dei figli del presunto boss Teodoro Crea, Giuseppe, di 36 anni, destinatario di un provvedimento cautelare, è tuttora latitante.

Le indaginiriguarderebbero quella che gli inquirenti hanno definitivo una “sistematica ingerenza nelle attività pubbliche nel comprensorio di Rizziconi e si fonda principalmente sul contributo fornito agli investigatori proprio dal sindaco della cittadina in provincia di Reggio, Antonino Bartuccio che, eletto a marzo 2010 con una lista civica, dal suo insediamento ha collaborato con la Polizia e la magistratura, denunciando irregolarità, anche di natura penale, nella gestione dell'Amministrazione comunale per favorire così gli interessi illeciti della cosca. Il 2 aprile 2011 si dimisero, dopo numerose minacce ed intimidazioni al primo cittadino, tutti i consiglieri comunali e, successivamente, a causa proprio dell'evidente ingerenza criminale, il Prefetto di Reggio sciolse il Comune di Rizziconi.

Tra i destinatari delle 16 ordinanze vi sono anche tre ex consiglieri comunali. Si sarebbe così fatta luce su delle forti pressioni che la cosca dei Crea, secondo gli inquirenti, avrebbe esercitato, non solo attraverso le minacce ed i danneggiamenti ma, anche grazie ai tre ex consiglieri, per frenare l'azione politica del sindaco. Sempre secondo le indagini i tentativi della cosca ebbero successo quando la 'ndrina riuscì, infine, a determinare proprio lo scioglimento del Comune.

 

 

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