25022020Mar
Aggiornato ilLun, 24 Feb 2020 4pm

Palmo Vertinelli, di Cutro in provincia di Crotone, latitante dal 28 gennaio scorso, quanto i carabinieri hanno dato esecuzione all'operazione Aemilia contro la ndrangheta in Emilia Romagna, si è costituito presentandosi dai Carabinieri a Bologna accompagnato dal suo avvocato. Vertinelli, imprenditore, è accusato del reato di associazione a delinquere di stampo mafioso e di essere un “prestanome” delle cosche di ndrangheta in Emilia Romagna. Secondo l’ordinanza di custodia cautelare, Vertinelli “era in grado di aggiudicarsi appalti nel settore dell'edilizia”.

ZAMPAGLIONE Antonino 67enne, di Montebello Jonico è stato arrestato questo pomeriggio alle ore 14:00 circa dai Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, nell’ambito delle attività di controllo del territorio. Zampaglione, latitante , contiguo alla ‘ndrina Iamonte egemone sul territorio di Melito di Porto Salvo e zone limitrofe, deve espiare la pena di 24 anni e 9 mesi di reclusione per aver commesso i delitti di associazione per delinquere di stampo mafioso e omicidio (PANGALLO, risalente al febbraio del 1990).

Il latitante è stato individuato e catturato in San Roberto (Reggio Calabria).

I particolari dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che sarà tenuta alle ore 19:00 di questa sera presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria in via Aschenez n.3.

Luigi Petruzza, 53 anni, agente di polizia penitenziaria in servizio presso il carcere di Catanzaro Siano, è stato arrestato con l’accusa di di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata dalla finalità mafiosa per aver agevolato le comunicazioni interne al carcere tra detenuti della cosca di ndrangheta Giampà di Lamezia Terme. In particolare il secondino è indagato per avere portato dei pizzini al fine di favorire il passaggio di informazioni tra gli affiliati reclusi e quelli liberi. L’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Catanzaro nei confronti di Petruzza, è fondata in particolare sulle  dichiarazioni (poi riscontrate) di alcuni collaboratori di giustizia in passato esponenti di spicco del clan Giampà quali  il capocosca Giuseppe Giampà, 35 anni, e la moglie Francesca Teresa Meliadò (29), nipote di Petruzza, il quale, secondo l’accusa, in più circostanze si sarebbe reso disponibile a consegnare le direttive scritte in carcere da Giuseppe Giampà agli affiliati liberi ed a recapitare le relative risposte all’interno della Casa circondariale. Per le sue prestazioni, secondo l’accusa, l’agente avrebbe ricevuto beni e servizi a titolo gratuito da parte di alcuni affiliati alla cosca Giampà. Non si tratta del primo episodio di tale genere, già nell’estate del 2013, un altro agente di polizia penitenziaria era stato arrestato con la stessa accusa.

Una maxi operazione contro la ndrangheta è stata eseguita sin dalle prime luci dell'alba da migliaia di carabinieri in tutta Italia. Le perquisizioni e gli arresti sono stati effettuati in Emilia Romagna, Lombardia, Veneto, Calabria e Sicilia. Nell'Operazione, denominata 'Aemilia', dal nome dell'antica strada romana che collega Rimini alla provincia di Milano, sono state coinvolte ben 163 persone, 117 in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Bologna ed altre 46 in esecuzione dei fermi disposti dalla Procura di Catanzaro e dalla Procura di Brescia.

Gli indagati, in una delle più vaste operazioni contro la ndrangheta mai eseguite, dovranno rispondere, a vario titolo, di aver commesso, (con l'aggravante mafiosa) al fine di favorive le attività illecite della 'ndrangheta, reati di: estorsione, usura, porto e detenzione illegali di armi, intestazione fittizia di beni, reimpiego di capitali di illecita provenienza, emissione di fatture per operazioni inesistenti e di associazione a delinquere di stampo mafioso.

Maggiori dettagli sull'operazione ed i nomi degli arrestati verranno forniti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle 10:45 presso la Procura di Bologna, alla presenza dell procuratore Nazionale Antimafia, Franco Roberti illustrerà i dettagli dell'operazione.

 

Gli agenti della Polizia di Stato e della Guardia di finanza stanno eseguendo dalle prime ore dell’alba una trentina di ordinanze di custodia cautelare nei confronti di presunti appartenenti ad un'organizzazione criminale operante a Roma e collegata ad alcune cosche della ndrangheta. Nell’operazione sono impiegati oltre 400 uomini, i quali stanno eseguendo anche decine di perquisizioni in diverse regioni. Nel corso dell’indagine, gli uomini della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza di Roma hanno sequestrato complessivamente circa 600 chilogrammi di cocaina e hashish e diverse armi da fuoco.

Agli indagati sono contestati, a vario titolo, diversi episodi di reato tra cui l’omicidio di Vincenzo Femia, avvenuto a Roma il 24 gennaio del 2013, alcuni ferimenti e diverse estorsioni.

I dettagli dell’operazione ed i nomi degli arrestati saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà in questura alle 11 e alla quale parteciperà il procuratore aggiunto della Dda di Roma, Michele Prestipino, rappresentanti della Polizia e della Guardia di Finanza.

Giuseppe Pantano, 52 anni, di San Ferdinando (Reggio Calabria) è stato arrestato oggi 15 gennaio 2015, alle prime luci dell’alba, all’esito di articolata attività info-investigativa, da parte deii Carabinieri della Compagnia di Palmi. Pantanto è stato tratto in arresto  mentre si nascondeva all’interno di un appartamento in un popoloso quartiere di Palmi.

Pantano, che era già ricercato in funzione di un provvedimento di fermo emesso dalla Procura della Repubblica di Palmi (RC), per il reato di detenzione e porto illegale di arma da fuoco, nell’ottobre del 2014 è stato ulteriormente  raggiunto, ancorché irreperibile, da un provvedimento di fermo della Procura della Repubblica DDA di Reggio Calabria per il reato di cui all’art. 416 bis C.P., in quanto ritenuto affiliato alla cosca di ‘ndrangheta operante a San Ferdinando (Operazione “Eclissi”).

Nel corso dell’operazione è stato arrestato anche Scarcella Cristian, classe 1987, rintracciato all’interno dell’abitazione assieme al Pantano, per il reato di favoreggiamento personale.

Le indagini sono state coordinate dalla Procura della Repubblica di Palmi (RC) e dalla Procura della Repubblica DDA di Reggio Calabria. Gli arrestati sono stati condotti in carcere e messi a disposizione dell’Autorità Giudiziaria

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Venti arresti sono stati eseguiti dai carabinieri  tra Umbria, Calabria e Lazio. A coordinare le indagini nei confronti di 20 indagati la  Procura Distrettuale antimafia di Perugia, gli arrestati sono accusati a varito titolo di omicidio ed associazione finalizzata al traffico di stupefacenti.

Al centro delle indagini, condotte dal Ros, c'è una proiezione della cosca della 'ndrangheta "Farao-Marincola" di Cirò (Crotone) da tempo operante in Umbria, ritenuta responsabile di un vasto traffico di cocaina, approvvigionata in Calabria e successivamente distribuita in varie piazze di spaccio.

Individuati anche i mandanti e gli esecutori di un omicidio commesso nel 2005 nel capoluogo umbro, per dei debiti legati al narcotraffico contratti con il sodalizio indagato.I particolari dell’operazione ed i nomi degli arrestati saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terra’ alle 11.00 presso il comando legione carabinieri “Umbria”.

È stato arrestato il presunto mandante dell’omicidio di Carmelo Novella, il boss della ndrangheta ucciso nel luglio del 2008 a San Vittore Olona, in provincia di Milano, nel bar "Reduci e combattenti ". I carabinieri del Ros di Milano hanno infatti notificato in carcere un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Milano Andrea Ghinetti a Cosimo Giuseppe Leuzzi, 50 anni, detenuto a Foggia. Leuzzi, capo della locale di Stignano (Reggio Calabria), alleata con le locali di Monasterace e Guardavalle, operanti nella zona dell'Alto Jonio.  Secondo quanto emerso nel corso delle indagini Leuzzi avrebbe deliberato l'omicidio con Andrea Ruga capo della locale di Monasterace, morto nel gennaio del 2011, e Vincenzo Gallace, capo della locale di Guardavalle.

All’alba di oggi, ha preso il via l’operazione della Polizia di Stato denominata “Fiore calabro”.

E’ stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip presso il Tribunale di Roma su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di SCRIVA Placido Antonio, MORABITO Domenico e MOLLICA Domenico Antonio, elementi di vertice della ndrangheta calabrese appartenenti alle ‘ndrine PALAMARA-SCRIVA-MOLLICA-MORABITO operanti nel settore jonico della provincia di Reggio Calabria con ramificati interessi criminali ed imprenditoriali in questa Capitale ed, in particolare, nella zona nord della provincia di Roma.

Gli indagati - tutti pluripregiudicati per associazione a delinquere di stampo mafioso, porto d’armi, omicidio, stupefacenti, sequestro di persona ed altro - sono ritenuti ora responsabili del reato di intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso ovvero dall’aver commesso il reato per favorire l’associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta operante in Calabria e a Roma per il controllo delle attività illecite sul territorio.

L’indagine svolta dalla Squadra Mobile di Roma, in collaborazione con quelle di Reggio Calabria, Milano, Mantova e Viterbo è stata indirizzata verso personaggi appartenenti ad alcune note famiglie della ndrangheta che, da diverso tempo, si sono trasferiti in questo territorio a seguito della cruenta “Faida di Motticella” che negli anni ‘80/’90 vide contrapporsi nei paesi aspromontani di Africo, Bruzzano Zeffirio e la sua frazione “Motticella” le ‘ndrine le due opposte fazioni africesi dei PALAMARA-SCRIVA-MOLLICA-MORABITO (cui appartengono gli indagati), da una parte, e quella dei MORABITO-PALAMARA-SPERANZA, dall’altra, mietendo oltre cinquanta vittime.

L’attrito tra le ‘ndrine scaturisce in occasione del sequestro della farmacista INFANTINO Concetta (avvenuto il 25.01.1983) per il quale si ritennero responsabili i MOLLICA, seguito circa due anni dopo dall’assassinio di SCRIVA Pietro, allora considerato il boss del clan SCRIVA-MOLLICA, operato per mano di MOLLICA Saverio, che rappresentò l’incipit della spaventosa spirale di sangue e omicidi.

Da alcuni anni gli odierni arrestati, già colpiti da precedenti provvedimenti di sequestro di beni, avevano lasciato la loro terra di origine trasferendosi nei comuni di Rignano Flaminio e Morlupo ove, avvalendosi di una serie di prestanome, sono riusciti a penetrare nel tessuto economico della zona nord della provincia di Roma, acquistando aziende commerciali, attività di “compro oro”, società che gestiscono la distribuzione di fiori, imprese di allevamento e vendita di carni, attività di ristorazione ed altro.

Val la pena di evidenziare il ruolo ed il carisma criminale degli odierni arrestati ad iniziare da SCRIVA Placido Antonio, referente principale dell’omonimo clan calabrese, attualmente residente a Rignano Flaminio e coniugato con MOLLICA Antonietta, sorella dei più famigerati MOLLICA Saverioe MOLLICA Domenico Antonio entrambi da anni residenti nella provincia di Roma, il primo condannato di recente per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso nell’ambito della nota operazione “Crimine”, il secondo oggetto dell’odierna misura cautelare in carcere.

Proprio le indagini dell’operazione “Crimine” avviate dalla Squadra Mobile reggina hanno consentito di documentare il tentativo di MOLLICA Saverio e VELONA’ Giuseppe, quest’ultimo indagato anche nell’odierna operazione “Fiore Calabro”, di aprire la “Locale” di Motticella, circostanza emersa nel corso di alcune conversazioni ambientali captate all’interno della lavanderia “Ape Green” di Siderno (RC) intercorse al cospetto di COMMISSO Giuseppe alias “U Mastro”, una delle massime autorità criminali della ‘ndrangheta calabrese.

La presente indagine “Fiore Calabro” va quindi a toccare gli interessi criminali della ‘ndrangheta calabrese nel settore della cd. “economia legale” confermando, ancora una volta, la natura verticistica e unitaria della 'ndrangheta calabrese[1][1], l’organizzazione criminale più temibile nel panorama mondiale.

Contestualmente all’esecuzione della misura cautelare in carcere è stato, infatti, eseguito un decreto di sequestro preventivo di beni nei confronti di aziende commerciali, attività imprenditoriali, conti correnti nonché numerosi beni immobiliari - abitazioni civili e terreni agricoli situati in Rignano Flaminio e Morlupo (RM), ritenuti nella disponibilità degli esponenti della ‘ndrangheta e dei loro affiliati per un valore di almeno 100 milioni di euro, in corso di compiuta quantificazione.

Si evidenziano, in particolare, i sequestri della quote sociali e di ogni altro bene di pertinenza delle seguenti imprese commerciali:

-           “LA BOUTIQUE DEL GIOIELLO di Santa SCRIVA”, nella titolarità di SCRIVA Placido Antonio e SCRIVA Santa, operante nel settore della compravendita di oggetti preziosi, situato nel quartiere residenziale di Prati-Trionfale;

-            “BIOS OTTICA FOTO SRL” a Morlupo nella titolarità di CINTI Massimiliano e RONCACCI Tiziana ma riconducibile agli interessi di MORABITO Domenico cl. 67;

-           L’azienda SCRI.ITALBEST s.r.l. di SCRIVA Natale, sita a Campagnano (RM), attiva nel settore della compravendita di allevamento di bestiame, situata in una collina di diverse decine di ettari ai confini con il territorio di Morlupo, nella disponibilità del clan SCRIVA;

-           Il 50% della societàABIS s.r.l.a Morlupo, operante nel settoredel commercio di prodotti da forno, alimentari ed affini, intestate a WACHOWICZ Renata Marta, prestanome di origine polacca dell’odierno arrestato MORABITO Domenico.

Inoltre sono stati sottoposti a sequestro oltre dieci immobili ad uso abitativo e commerciale situati tra i comuni di Rignano Flaminio e Morlupo riconducibili a MORABITO Domenico e MOLLICA Domenico Antonio nonché conti correnti e autovetture in uso ai vertici del clan di ‘ndrangheta.

Sono stati, inoltre, eseguiti numerosi decreti di perquisizione locale, emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma nei confronti di ulteriori indagati ritenuti affiliati alla ‘ndrangheta nonché nei confronti di alcuni soggetti, residenti in questa provincia ed in altre regioni d’Italia, risultati coinvolti, quali vittime, in un vasto giro di usura.

Tre le persone arrestate dalla Polizia di Stato, elementi di vertice della ‘ndrangheta calabrese appartenenti alle ‘ndrine PALAMARA – SCRIVA – MOLLICA – MORABITO, operanti nel settore jonico della provincia di Reggio Calabria e con ramificati interessi criminali e imprenditoriali nella zona Nord della provincia di Roma, ma anche nella Capitale, ritenute responsabili dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che ha coordinato le indagini, di intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso, reati commessi per favorire l’associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta operante in Calabria e a Roma per il controllo delle attività illecite sul territorio.

Tra le attività sequestrate dalla Polizia di Stato una gioielleria compro oro, una azienda di allevamento bestiame, macellazione carni e produzione di latticini, un negozio di ottica nonché numerosi conti correnti bancari e diversi immobili, per un valore complessivo che supera i cento milioni di euro.

Arrestati tre elementi di spicco della ndrangheta e sequestrati beni per un valore di oltre cento milioni di euro. Questi i risultati conseguiti dall’operazione eseguita questa mattina dalla Polizia di Stato, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma. Gli arrestati sarebbero elementi di vertice dell'‘ndrangheta calabrese appartenenti alle ‘ndrine Palamara, Scriva, Mollica e Morabito, operanti nel settore jonico della provincia di Reggio Calabria e con ramificati interessi criminali e imprenditoriali nella zona Nord della provincia di Roma. Gli arrestati sono accusati a vario titolo di intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso, reati commessi per favorire l’associazione mafiosa per il controllo delle attività illecite sul territorio. Tra le attività sequestrate dalla polizia una gioielleria compro oro, un’azienda di allevamento di bestiame, macellazione carni e produzione di latticini, un negozio di ottica nonché numerosi conti correnti bancari e diversi immobili, per un valore complessivo che supera i cento milioni di euro. I dettagli dell’operazione ed i nomi degli arrestati saranno illustrati in una conferenza stampa che si terrà alle 11 in Questura.

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