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Aggiornato ilMer, 11 Dic 2019 8pm

31 ottobre 2014 Gioia Tauro (RC) e Vibo Valentia. E’ in corso un’operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria che, dopo tre mesi d’indagine, stanno dando esecuzione a 7 ordinanze di custodia cautelare di cui 2 in carcere e 5 agli arresti domiciliari emesse dal G.I.P. del Tribunale di Palmi su richiesta della Procura della Repubblica di Palmi a carico di un gruppo familiare originario della Romania che ha sfruttato figli e nipoti minori portandoli a mendicare in vari centri commerciali nella piana di Gioia Tauro e facendoli vivere in condizioni precarie e di disagio sociale.

I particolari dell’operazione Arneo e i nomi degli arrestati saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che sarà tenuta alle ore 10.30 di questa mattina presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria in via Aschenenz nr.3. alla presenza del Procuratore f.f. di Palmi, Dott. Emanuele Crescenti.

La Polizia di Stato di Reggio Calabria ha arrestato alle prime luci dell'alba tre persone accusate di aver imposto, a vario titolo, condotte vessatorie nei confronti di proprietari terrieri della Piana di Gioia Tauro. Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, coordinate dalla Procura Distrettuale di Reggio Calabria, le tre persone arrestate avrebbero costretto i proprietari dei terreni agricoli a concedergli la guardiania dei terreni e a pagare ingenti somme di denaro per porre fine agli episodi di danneggiamento e di furto che avvenivano nelle stesse proprietà.

Nel corso dell'attività di prevenzione e repressione dei reati della Polizia Ferroviaria di Gioia Tauro, su direttive del Compartimento Polizia Ferroviaria di Reggio Calabria diretto dal Dott. BARBAGALLO Francesco, durante gli assidui e peculiari servizi di controllo e vigilanza, agenti del locale Posto Polfer, coordinati dal Comandante Temporaneo Sovrintendente Capo COVELLO Francesco in data 22 u.s. impiegati di vigilanza scalo, hanno tratto in arresto SEIDU Mohamed classe 1993 di nazionalita' Nigeriana, in quanto resosi responsabile del reato di resistenza, violenza al P.U. nei confronti degli agenti operanti ed interruzione di pubblico servizio art. 331,336,337.
Il capo Treno dell'I..C. 1560 proveniente da Reggio Calabria diretto a Roma Termini, nella circostanza aveva richiesto intervento, in quanto nella carrozza 6, un viaggiatore sprovvisto di titolo di viaggio, si rifiutava di regolarizzare la sua posizione, assumeva un atteggiamento aggressivo nei confronti del personale stesso. Gli operatori intervenuti all'atto dell'arrivo del convoglio nella stazione ferroviaria di Gioia Tauro individuavano il viaggiatore, il quale all'improvviso cominciava ad inveire contro gli stessi con violenza dando spintoni e calci, pertanto si richiedeva l'intervento di ausilio di una volante del Locale Commissariato che giungeva immediatamente sul posto. Dopo una breve colluttazione, anche con i sopraggiunti agenti, si riusciva a bloccarlo e condurlo presso gli uffici.
Dell'avvenuto arresto veniva notiziato il pm di turno dott. Rocco COSENTINO il quale disponeva Processo per direttissima convalidando l'arresto del SEIDU ed applicando la misura di obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria.

I finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria e dello Scico di Roma hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 18 presunti appartenenti ad una organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di cocaina. La sostanza stupefacente,  giungeva dal Sud America in Italia, attraverso il porto di Gioia Tauro, grazie, secondo la ricostruzione operata dagli inquirenti, alla complicità di alcuni dipendenti portuali, alcuni dei quali arrestati.

OPERAZIONE PUERTO LIBERADO 2, I NOMI DEGLI ARRESTATI

Tra gli arrestati figurano 13 persone già sottoposte a fermo il 24 luglio scorso, più altre 5 che non erano state coinvolte nella prima operazione. In tale occasione erano stati sottoposti a fermo, tra gli altri, sei tra dipendenti ed ex dipendenti della società che opera sui moli del porto ed il rappresentante legale di una società di trasporti. I provvedimenti sono stati emessi dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.

Oltre agli arresti sono stati eseguiti altresì sequestri patrimoniali di beni per un valore di circa 10 milioni di euro tra cui  dieci imprese, terreni, ville ed altri beni riconducibili agli arrestati o a loro familiari, risultati sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati e, per questo, sottoposti a sequestro.

 

I due cugini Placido Giacobbe di 38 anni alias "Jerry" e Alessandro Giacobbe di 36 anni, sono stati arrestati, a Gioia Tauro e a Bedizzole (Brescia) dai carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro con il supporto di quelli di Desenzano sul Garda, coadiuvati in loco dai militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, , in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Palmi dott. Fulvio Accurso, per l'omicidio di Arcangelo Pelaia, avvenuto in piazza Matteotti a Gioia Tauro, in pieno giorno, sabato 29 giugno dello scorso anno. Pelaia fu raggiunto da 9 colpi d'arma da fuoco mentre era a bordo della sua autovettura, con l'auto degli assassini che hanno speronato l'utilitaria della vittima sparando in corsa. A seguito delle indagini dei Carabinieri erano stati già arrestati i due fratelli Biagio e Marcello Giacobbe, di 40 e 37 anni, e Giovanni Polimeni di 39 anni.

Secondo la ricostruzione operata dagli inquirenti, i cugini Alessandro e Placido Giacobbe, in concorso tra loro, con Giovanni Polimeni di 39 anni, presunto esecutore materiale dell’evento di sangue, già detenuto per tale episodio e con i due fratelli Biagio Giacobbe di 40 anni e Marcello Giacobbe di 37 anni (anch’essi già detenuti dal 18 marzo 2014 con gli stessi capi d’accusa) in qualità di ideatori, registi, basisti, mandanti ed agevolatori, avrebbero cagionato la morte di Pelaia.

 

Il movente, secondo l'accusa, sarebbe la vendetta della famiglia Giacobbe in risposta al duplice omicidio avvenuto il primo luglio 2005, quando morirono Saverio e Leonardo Giacobbe, delitto per il quale il fratello di Arcangelo, Giuseppe Pelaia, sta scontando una pena definitiva. 

Gioia Tauro (Reggio Calabria). Gli agenti del Commissariato diretto dal vice questore aggiunto Angelo Morabito eseguendo un'ordinanza emessa dal gip di Palmi, su richiesta della locale procura, per fatti risalenti allo scorso aprile, hanno arrestato una donna, della quale non è stato fornito il nome per proteggere l'identità del figlio minorenne, suo malgrado coinvolto nella vicenda dalla madre, con l'accusa di per furto aggravato in concorso con una persona ancora non identificata.  Le indagini degli investigatori della polizia hanno permesso di ricostruire la vicenda: la donna stava giocando alle slot machine all'interno di un noto bar di Gioia Tauro, in compagnia del figlio e di un'altra persona non identificata, quando dopo avere perso tutti i soldi alla macchinetta, ha detto al ragazzino di impossessarsi di una borsa. La donna infatti aveva notato in precedenza che il titolare del bar aveva riposto una borsa nella parte interna del bancone, con all'interno 7100 euro, ossia l'incasso della Sisal della giornata. La donna è stata ristretta agli arresti domiciliari. 

Gioia Tauro (Reggio Calabria). Vincenzo Bagalà, falegname di 38 anni di Gioia Tauro, è stato arrestato dai carabinieri della locale Compagnia dopo che successivamente ad una perquisizione è stato trovato in possesso di quattro pistole, due con matricola cancellata e due provento di furto. Le armi erano occultate all'interno di un laboratorio attiguo all'abitazione dell'uomo. Le pistole sono state immediatamente inviate ai carabinieri del Ris per accertare se le stesse siano state usate per compiere reati, gli indagini puntano a chiarire perché Bagalà le possedesse.
   

Rosario Iannì, 63 anni, è stato arrestato ieri pomeriggio dagli agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Gioia Tauro, in esecuzione del provvedimento dell'ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Roma – Ufficio Esecuzioni Penali, in data 17.06.2014, dopo che è stata rigettata, da parte del Tribunale di Sorveglianza di Reggio Calabria, l’istanza di proroga del regime di differimento della pena nelle forme della detenzione domiciliare. Iannì che si trovava quindi  in regime di detenzione domiciliare, dovrà scontare trenta anni di reclusione, pena inflitta poichè ritenuto colpevole del reato di traffico internazionale di sostanze stupefacenti

 

Alberto Cedro, 49 anni, è stato arrestato con l'accusa di porto e detenzione illegale di arma da fuoco. L'uomo è stato fermato, in un controllo da parte degli agenti del Commissariato di Gioia Tauro, mentre era a bordo della propria auto. Gli uomini della Polizia di Stato nel corso della perquisizione, con l'ausilio del Reparto prevenzione crimine Calabria, hanno rinvenuto nel bagagliao del mezzo una pistola cal. 7,65 con matricola abrasa e tre proiettili. Cedro, imprenditore nel settore di videogiochi e già noto alle forze dell'ordine, è stato tratto immediatamente tratto in arresto.

 

Ieri, 30 maggio a Gioia Tauro, in conclusione dei servizi straordinari di controllo del territorio concordate con il Sig. Prefetto di Reggio Calabria Sammartino Claudio, alle ore 13:00 circa,  i Carabinieri della Stazione di Gioia Tauro, Galatro, Feroleto della Chiesa e della C.I.O. dell’11° BTG. Puglia, hanno arrestato ATANASOV BLAGOY Georgiev, di nazionalità Bulgara, poiché, in modo fraudolento, tramite manomissione del contatore, alterava palesemente il consumo di energia elettrica della propria abitazione. L’arrestato, ultimate le formalità di rito, è stato tradotto presso il Tribunale di Palmi (RC), per la celebrazione del rito direttissimo.

 Lo stesso giorno alle successive ore 18:30, alla Contrada Ciambra di Gioia Tauro, i Carabinieri della Stazione di Gioia Tauro unitamente a quelli della C.I.O. dell’11° BTG. Puglia hanno arrestato, per evasione dagli arresti domiciliari, AMATO Marcello di anni 49 e AMATO Massimo di anni 36, poiché sono stati sorpresi al di fuori delle rispettive abitazioni, in violazione degli obblighi imposti dalla misura cautelare in atto.

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