14122019Sab
Aggiornato ilSab, 14 Dic 2019 10am

"Joaquin Guzman, 'el Chapo', ha esportato tonnellate e tonnellate di cocaina verso gli Stati Uniti e verso l’Europa. E in Europa, non solo in Italia, la 'ndrangheta ha il quasi monopolio dell'importazione di cocaina". Lo ha detto a Voci del Mattino, Radio1 Rai, Nicola Gratteri, procuratore della Dda di Reggio Calabria.

"I maggiori porti d’Europa, come Amsterdam, Rotterdam, Anversa o anche le coste del nord della Spagna sono appannaggio quasi esclusivo della 'ndrangheta. C’è anche un bel po' di camorra interessata soprattutto al traffico dalla Spagna verso l’Italia ma la 'ndrangheta è ormai leader in questo settore. Lo è perché è molto credibile nel panorama internazionale, perché ha una struttura molto dura, molto rigida, ma anche perché ha tanti soldi. E poi riesce ad avere stabilmente in Sudamerica, soprattutto in Colombia e in Perù, decine e decine di broker che stanno lì per acquistare tonnellate di cocaina".

"La 'ndrangheta diversifica gli acquirenti come uno Stato che si diversifica le importazioni di greggio o di gas, non compra azioni solo di una società o di una multinazionale, tiene aperti più canali perché se viene meno uno non si può interrompere il circuito. El Chapo - ha spiegato il magistrato antimafia - considerava i calabresi affidabili perché hanno una grande durezza, più dei colombiani o dei peruviani in genere".

"E come ho potuto vedere, i messicani sono feroci, fanno la gente a pezzi con la motosega - ha continuato Gratteri -, tagliano la testa di una persona e su quella testa ci cuciono quella di un maiale, o appendono ad un ponte una decina di persone per diversi giorni. Ho visto anche la popolazione inneggiare al terrorismo messicano, perché lì i terroristi, che sono al contempo narcotrafficanti, costruiscono scuole, ospedali, strade, si sostituiscono allo Stato e quindi creano consenso".

"Negli ultimi anni abbiamo notato che le organizzazioni criminali terroristiche messicane somigliano sempre più alla 'ndrangheta. Mentre prima i cartelli messicani s’interessavano solo all’acquisto e alla distribuzione della cocaina all’ingrosso - ha osservato ancora Nicola Gratteri - oggi le organizzazioni messicane hanno mutuato dalla 'ndrangheta il controllo del territorio. Incidono e interferiscono insomma sugli scambi commerciali, sull’economia, sul potere e anche sulla politica e sul sistema elettorale". (AdnKronos)

Il prefetto di Reggio Calabria, Claudio Sammartino, su delega del Ministro dell'Interno, ha disposto un accesso antimafia nel Comune di Rizziconi. Il provvedimento, si legge in una nota della Prefettura, è stato adottato "al fine di compiere accertamenti ed approfondimenti mirati a verificare se emergano forme di infiltrazione o di condizionamento di tipo mafioso o similare che determinano o abbiano determinato un'alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e che compromettano il buon andamento e l'imparzialità di quell'Amministrazione Comunale". "L'accesso verrà effettuato da una Commissione appositamente nominata e dovrà essere perfezionato entro tre mesi prorogabili di ulteriori tre qualora necessario". Il sindaco di Rizziconi, dal giugno 2012 è Giuseppe Di Giorgio.

I Carabinieri di Reggio Calabria hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare a carico di soggetti legati ad una organizzazione criminale operante nella piana di Gioia Tauro.I particolari dell'operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà presso il Comando Provinciale Carabinieri di Reggio Calabria alle ore 17:00 odierne, cui parteciperà il Procuratore della Repubblica Federico Cafiero de Raho.

 Nelle prime ore di oggi 15 dicembre 2015 in questa provincia ed in quelle di Roma, Verbania e Vibo Valentia i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, con l’ausilio di personale dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, in esecuzione a decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, hanno tratto in arresto 36 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, porto e detenzione di armi da guerra e comuni da sparo, ricettazione, rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio, favoreggiamento personale, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope, estorsione, furto, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate, danneggiamento seguito da incendio, tutti aggravati dal metodo mafioso. Nella circostanza sono state, altresì, effettuate 11 perquisizioni domiciliari nei confronti di altrettanti indagati nel medesimo procedimento.

Le indagini, avviate dalla Compagnia Carabinieri di Taurianova sin dal novembre 2013, che si sono avvalse anche delle propalazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia, hanno consentito di delineare gli assetti nonché di acclarare l’appartenenza degli indagati, anche con ruoli di vertice, alle cosche “PETULLÀ”, “LADINI” e “FORIGLIO” quali articolazioni autonome dell’associazione per delinquere di tipo ‘ndranghetistico nota come locale di Cinquefrondi, operante nel territorio dei comuni di Cinquefrondi e Anoia con ramificazioni in tutta la provincia ed in altre province. L’attività della cosca, avvalendosi della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo, era finalizzata al controllo ed allo sfruttamento delle risorse economiche della zona mediante il compimento di una serie indeterminata di delitti in materia di armi, esplosivi e munizionamento, contro il patrimonio, la vita e l’incolumità individuale, in materia di commercio di sostanze stupefacenti, favoreggiamento latitanti, nonché delitti volti ad acquisire direttamente e indirettamente la gestione e/o il controllo di attività economiche, in particolare nel settore degli appalti boschivi, ed ogni altra attività illecita.

Si procederà, inoltre, al sequestro di beni mobili ed immobili riconducibili ad alcuni degli indagati per un valore stimato in oltre cinquecento mila euro mentre l’attività ha permesso nel tempo di procedere già all’arresto di 8 persone, al sequestro di oltre un kg. di sostanza stupefacente del tipo cocaina ed al rinvenimento di numerose armi da guerra e comuni da sparo.

I particolari dell’operazione “Saggio compagno” ed i nomi degli arrestati saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che sarà tenuta presso il Comando Provinciale Carabinieri di Reggio Calabria alle ore 11:00 odierne.

Sebastiano Signati, 49 anni, latitante di San Luca dal 2004, ritenuto affiliato alla cosca «Pelle Vottari», era uno dei 100 ricercati più pericolosi. Grazie all'operazione contro la criminalità calabrese, la Dda in collaborazione con la Direzione centrale per i servizi antidroga e il Servizio centrale operativo della polizia, ha arrestato in Belgio Signati. Secondo gli investigatori avrebbe svolto un importante ruolo di collegamento tra i narcotrafficanti sudamericani e gli acquirenti calabresi. 

Le indagini della Guardia di Finanza di Venezia, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della locale Procura della Repubblica, hanno consentito di individuare un'articolata compagine criminale di matrice 'ndranghetista, operante in provincia di Venezia, con collegamenti in Lombardia ed origine nell'area jonica della provincia di Reggio Calabria dedita all'importazione di ingenti quantitativi di cocaina dal Sud America ed alla successiva commercializzazione dello stupefacente.

In particolare, le investigazioni hanno tratto origine dal monitoraggio di alcuni soggetti di origine calabrese dimoranti nella provincia di Venezia, attivi nello smercio di cocaina nel capoluogo lagunare e nel trevigiano.

Attraverso un'assidua attività di osservazione e pedinamento, è stato possibile evidenziare la figura di A.V., domiciliato a Marcon (VE), elemento di spicco dell'organizzazione, legato alla ‘ndrangheta di Africo (RC), con numerosi precedenti di polizia, tra l'altro, per tentato omicidio, associazione di tipo mafioso, estorsione e detenzione abusiva di armi.

E' stato riscontrato che A.V., avvalendosi di un'impresa operante in provincia di Venezia, introduceva ingenti quantitativi di cocaina sul territorio nazionale, importandola direttamente dall'America centrale e meridionale.

Lo stupefacente veniva occultato all'interno di container con carichi di copertura costituiti da frutta (banane, ananas, ecc.) e, una volta giunto a Venezia, distribuito a gruppi di spacciatori.

Era coinvolto nel narcotraffico anche un sodalizio di origine calabrese stanziato nelle province di Milano e Monza Brianza che, in collaborazione con il citato A.V., alimentava il mercato lombardo della cocaina, anch'essa prelevata a Venezia, dopo essere arrivata dal Sud America.

I finanzieri hanno potuto documentare tre significative importazioni di cocaina con un elevato grado di purezza, per un peso di circa 410 kg.. Con la collaborazione dell'Agenzia delle Dogane e di altri Reparti della Guardia di Finanza competenti per territorio, è stato possibile procedere ad una "consegna controllata" dei carichi, al fine di giungere all'individuazione dei responsabili del traffico illecito.

In questo modo, è stato accertato che la cocaina era trasportata dai sodali in magazzini presi in locazione a Marghera e Meolo (VE) dove, dopo essere stata separata dalla merce lecita tra la quale era occultata, veniva suddivisa tra i vari componenti dell'organizzazione, per essere poi smerciata sul territorio.

Più nel dettaglio, le indagini hanno permesso di rilevare, in una prima fase, l'arrivo di due partite di cocaina del peso, rispettivamente, di 50 kg. e 240 kg. nei mesi di luglio e novembre 2015.

Dopo aver individuato la rete di distribuzione dello stupefacente, nella giornata di ieri è scattato il blitz in un magazzino di Meolo (VE), dove sono stati colti in flagranza di reato A.V. ed altri tre componenti dell'organizzazione mentre scaricavano da un furgone 90 casse di falsi tuberi di manioca in materiale plastico, al cui interno erano occultati panetti di cocaina, per un peso complessivo di circa 98 kg., sottoposti a sequestro.

Contemporaneamente, sono state avviate oltre 20 perquisizioni in Veneto e Lombardia, nei confronti di soggetti coinvolti, a vario titolo, nel traffico di stupefacenti.

Le predette attività hanno consentito di sequestrare altri 30 kg. di cocaina, 1 kg. di marijuana, oltre ad una ingente quantitativo di denaro contante e preziosi.

Ulteriori 32 kg. circa di cocaina erano stati sequestrati in data 20.11.2015, con l'arresto di un responsabile in provincia di Milano, con la collaborazione dei baschi verdi del capoluogo lombardo.

Complessivamente, sono state arrestate 9 persone, tra le quali anche due ristoratori di origine albanese che, all'interno del loro locale situato nel centro storico del capoluogo lagunare custodivano circa un chilogrammo di cocaina ed altrettanta marijuana, pronta per essere spacciata.

L'attività investigativa è stata condotta dal G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria di Venezia, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Venezia - D.D.A.. Le investigazioni si sono avvalse anche del prezioso apporto della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga del Ministero dell'Interno e del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata.

É da questa mattina in corso, su disposizione del prefetto di Reggio Calabria, Claudio Sammartino, un accesso antimafia nel porto di Gioia Tauro. L'accesso, che viene eseguito da un gruppo interforze composto da polizia, carabinieri, guardia di finanza e Dia, ha lo scopo di accertare eventuali ingerenze della 'ndrangheta nella gestione di imprese commerciali che operano nello scalo. All'accesso partecipa il personale dell'Azienda sanitaria provinciale e dell'Ispettorato del Lavoro.

Era fuggito a Santo Domingo con moglie e figlio, dopo che la Corte di Cassazione lo aveva condannato a 5 anni e 5 mesi di reclusione nell'ambito del processo “Minotauro”, sulle infiltrazioni della 'ndrangheta in Piemonte. Ora Giuseppe Racco, 40 anni, presunto esponente della locale della 'ndrangheta di Cuorgne', ha deciso di interrompere la latitanza e costituirsi ai carabinieri. Ai militari ha detto di essere rientrato dalla Repubblica Dominicana per problemi personali. Racco era stato arrestato dai carabinieri di Torino nel giugno 2011 e scarcerato nel maggio 2013. Dopo la sentenza di condanna della Cassazione si era poi rifugiato nel Paese caraibico. (AGI)

Duro colpo al clan Perna di Cosenza in una maxi operazione antidroga dei carabinieri di Cosenza, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, partita alle prime luci dell'alba: arrestati numerosi esponenti del gruppo criminale operante a Cosenza e nell'hinterland e dedito principalmente al traffico di cocaina, hashish e marijuana. Nell'operazione sono impegnati circa 140 militari, tra cui le "teste di cuoio" dei carabinieri dello Squadrone eliportato "Cacciatori di Calabria" e le unita' Cinofile antidroga e antiesplosivo. Tra gli arrestati figura Marco Perna, 41 enne cosentino, figlio di Franco Perna, capo dell'omonimo "gruppo criminale" attivo a Cosenza, attualmente ristretto in regime di 41 bis. Il gruppo e' ritenuto responsabile di aver dato vita ad un traffico di stupefacenti articolato su una fitta rete di spaccio in grado di rifornire le piazze cosentine e del suo hinterland. Per imporre il potere sul territorio gli uomini del clan disponevano di armi, in parte sequestrate (4 pistole e 1 fucile), e si avvalevano di modalita' tipicamente mafiose e specificamente contestate nel provvedimento di cattura. Le indagini hanno anche evidenziato il ruolo di leader assunto da Marco Perna, che aveva di fatto preso le redini del gruppo dopo l'arresto del padre.
  L'attivita' investigativa, particolarmente articolata, e' stata coordinata dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro (procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri e sostituto procuratore Pierpaolo Bruni) e svolta dai militari del reparto operativo del Comando provinciale di Cosenza in collaborazione con i colleghi della Compagnia del capoluogo bruzio. L'attivita' di monitoraggio dei principali indagati ha abbracciato un periodo di circa un anno, a partire dal settembre 2014 fino ad oggi. Numerosi i riscontri effettuati che hanno portato anche al rinvenimento di un vero e proprio deposito di armi e droga nell'enclave del gruppo criminale nel quartiere "Serraspiga" di Cosenza, dove sono stati sequestrati 110 chili tra hashish e marijuana, oltre a due revolver di grosso calibro.

La Direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria ha eseguito un decreto di confisca di beni emesso dal tribunale di Reggio Calabria, presieduto da Ornella Pastore, nei confronti di Giuseppe Malara, 60enne di Reggio Calabria, imprenditore operante nel settore edilizio. La Dia ha confiscato beni per 25 milioni, tra i quali una ditta individuale, 73 immobili e disponibilita' finanziarie aziendali e personali, ammontanti a circa 500 mila euro. L'uomo, nel 2007, insieme ad altre 37 persone, era stato arrestato in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Reggio Calabria, nell'ambito dell'Operazione 'Gebbione'. Le indagini avevano permesso di svelare le infiltrazioni mafiose dei fratelli Labate in attivita' imprenditoriali della zona sud di Reggio Calabria (quartieri di Sbarre e Gebbione), messe in atto mediante estorsioni consistenti sia nel pagamento di mazzette, sia nelle fornitura di beni e servizi da parte di imprese controllate dagli associati, ma anche attraverso la protezione di imprenditori. Pur se a suo tempo la vicenda giudiziaria si concluse con l'assoluzione di Malara, il tribunale che ha emesso la confisca, chiamato a giudicare sulla proposta di misura di prevenzione, ha affermato che: "E' vero che Giuseppe Malara, nel citato procedimento penale, e' stato assolto dall'imputazione contestata, e tuttavia stante l'autonomia del giudizio penale di condanna rispetto a quello di prevenzione lumeggiata in premessa, ritiene il Collegio che residuino in linea di fatto indizi di una sua contiguita' e cooperazione con il sodalizio capeggiato dai fratelli Labate operante nella zona sud della citta' di Reggio Calabria". L'attivita' di confisca e' il risultato di una articolata attivita' di indagine patrimoniale, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, presieduta da Federico Cafiero De Raho, svolta dal centro operativo di Reggio Calabria, finalizzata ad aggredire i patrimoni mafiosi illecitamente accumulati. Le investigazioni si sono concentrate sulle modalita' di acquisizione dell'ingentissimo patrimonio societario e personale di Malara che, negli ultimi anni, ha incrementato notevolmente la sua attivita' imprenditoriale. Gli accertamenti hanno evidenziato l'evidente sproporzione tra gli investimenti effettuati sin dalla fine degli anni 70 rispetto a quanto fiscalmente dichiarato. La confisca a carico di Malara ha riguardato un ingente patrimonio, intestato anche ai suoi familiari, stimato in circa 25 milioni di euro. Nei confronti di Malara e' stata infine inflitta la misura della sorveglianza speciale, aggravata dall'obbligo di soggiorno nel comune di dimora della durata di 3 anni. (AGI) .

Ultime Notizie

 

I Più Letti della Settimana

Bingo sites http://gbetting.co.uk/bingo with sign up bonuses