14122019Sab
Aggiornato ilSab, 14 Dic 2019 10am

Antonio Montagnese, 36 anni, di Fabrizia (Vibo Valentia) è stato arrestato in Svizzera dalla polizia cantonale. Montagnese, condannato a nove anni di reclusione per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso nell’ambito dell’Operazione Domino, in quanto ritenuto elemento di spicco dell’omonimo clan di ndrangheta. L’uomo era latitante dal maggio scorso, ossia da quando la sentenza a suo carico era divenuta definitiva. Sono state già avviate le procedure di estradizione in Italia per Montagnese, la cui posizione è ora al vaglio della Procura di Berna.

Beni per un valore di circa 18 milioni di euro sono stati sequestrati e confiscati dalla Dia di Torino in esecuzione di un decreto, emesso dal Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione, che ha disposto altresì la misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza nei confronti di cinque persone considerate appartenenti alla famiglia dei Marando, cosca della 'ndrangheta egemone in Piemonte che farebbe parte del clan Perre-Marando-Agresta, e legata alla famiglia dei Barbaro di Platì.

Il provvedimento, emesso su proposta del Direttore della Dia (Direzione Investigativa Antimafia), rappresenta l'esito dell'operazione "Marcos" che aveva già portato all'esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di otto soggetti ritenuti responsabili di riciclaggio aggravato: tra questi vi era Domenico Marando, ritenuto dagli inquirenti l’attuale reggente dell’omonima cosca, fratello di Pasqualino, capo storico morto in un agguato nei primi anni del 2000, suo figlio Antonio, il fratello Nicola, il nipote Luigi ed altri.

Tra i beni sottoposti a confisca vi sonoabitazioni, ville e terreni in Piemonte, Lombardia, Lazio e Calabria, che risulterebbero formalmente intestati a persone fisiche e giuridiche riconducibili alla cosca Marando. Il patrimonio – secondo gli inquirenti – sarebbe stato acquisito illecitamente dalla famiglia con il reimpiego di denaro proveniente dal narcotraffico ederano affidati a Cosimo Salerno, un geometra originario di Bianco, nel reggino, che dal 2000 si sarebbe occupato di investire il denaro "sporco" in attività ed imprese di costruzione e gestione immobiliare.

LAROSA Giuseppe, nato a Polistena il 20.7.1965, VALENTE Pasquale, nato a Taurianova il 20.2.1962, BRUZZESE Salvatore, nato a Grotteria il 6.11.1952, MANDAGLIO Antonio, nato a Giffone il 24.9.1947, CARLINO Vincenzo, nato a Grotteria il 26.6.1954, sono stati arrestati nel corso delle prime ore della giornata i Carabinieri del ROS e del Comando Provinciale Carabinieri di Reggio Calabria. I militari operanti hanno dato esecuzione a una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta di questa Procura Distrettuale Antimafia, nei confronti dei 5 esponenti della ‘ndrangheta di Giffone e Grotteria, ritenuti responsabili delle ipotesi delittuose di cui agli artt. 416 bis commi 1, 2, 3, 4, 5 e 6 cod. pen. e 3 Legge n. 146/2006, per aver fatto parte, con altre persone allo stato non ancora individuate, dell’associazione mafiosa denominata ’ndrangheta, operante sul territorio della provincia di Reggio Calabria, del territorio nazionale ed estero.

Il GIP di Reggio Calabria, dott.ssa Adriana Trapani, ha emesso la misura cautelare in carcere, ai sensi dell’art. 27 C.P.P., a seguito del provvedimento di fermo di indiziato di delitto a cui è stata data esecuzione il 18 novembre u.s. e disposto da questa Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti dei primi 3 destinatari sopra elencati, ritenuti inseriti, con cariche importanti, alle Locali di ‘ndrangheta di Giffone e a quella di Grotteria. Per i primi due indagati, il GIP del Tribunale di Palmi ha convalidato il fermo e rimesso gli atti a quello di Reggio Calabria, avendo rilevato - come di rito - la propria incompetenza funzionale; mentre, sul conto di BRUZZESE Salvatore, il GIP del Tribunale di Locri aveva ordinato la immediata liberazione, non ritenendo sufficientemente grave il quadro indiziario a suo carico raccolto.

 Le indagini, come si ricorderà, sono state basate su attività di intercettazione, riprese video effettuate nel corso di servizi di osservazione e pedinamento, nonché sulle dichiarazioni di collaboratori di giustizia e sono scaturite dalle risultanze investigative acquisite nel corso di altra attività di indagine svolta dalla Procura Distrettuale Antimafia di Milano e dal ROS di Milano; indagine denominata “INSUBRIA” che ha portato, sempre il 18 novembre u.s., all’esecuzione di una misura cautelare in carcere e agli arresti domiciliari nei confronti di 40 indagati, ritenuti affiliati alla ‘ndrangheta esistente ed operativa in Lombardia.

 Dalle complessive attività investigative, come in pregresso già evidenziato, è in special modo emersa la figura di LAROSA Giuseppe, anche inteso Peppe la mucca, in possesso della dote di Mammasantissima, con ruolo di vertice della ‘ndrangheta e, in particolare, dell’articolazione territoriale riferibile alla Locale di Giffone, alla quale sono subordinate le Locali individuate nella Brianza comasca di Cermenate e Fino Mornasco, e quella di Calolziocorte nel lecchese, nonché altre Locali ancora non meglio individuate. Inoltre, l’organizzazione mafiosa di Giffone capeggiata dal LAROSA, così come documentato nel corso delle attività investigative condotte dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Reggio Calabria nell’ambito dell’indagine denominata “HELVETIA”[1] dell’agosto scorso, è collegata con altre strutture ‘ndranghetistiche calabresi, quali la Locale di Fabrizia della provincia di Vibo Valentia e con la dipendente Società di Frauenfeld (Svizzera).

 Le attività investigative hanno altresì consentito di documentare, come anche il panettiere incensurato VALENTE Pasquale, già arrestato a novembre, in possesso della dote della Santa, ricoprisse un ruolo di rilievo nell’ambito della Locale di Giffone e fosse in stretto contatto con LAROSA Giuseppe, al pari di MANDAGLIO Antonio, macellaio giffonese, avente un ruolo di vertice nello stesso sodalizio, tanto da essere ritenuto fedele espressione sul territorio del LAROSA e autorevole interfaccia per risolvere problemi inerenti allo svolgimento di attività economiche, specie del settore boschivo, nell’ambito del taglio e della vendita della legna; attività, come noto, molto diffusa nella catena collinare pre-aspromontana di quel versante della provincia reggina. Il materiale probatorio a suo carico ha consentito di rivalutare elementi già emersi in pregresse attività investigative nel corso delle quali lo stesso è risultato avere contatti con i più autorevoli referenti della ‘ndrangheta reggina, nonché di essere in possesso almeno della dote del “trequartino”.

 Dalle indagini, è inoltre emersa, nel contesto della Locale di Grotteria, la figura di BRUZZESE Salvatore, inteso Salineri, già coinvolto in indagini in materia di associazione di stampo mafioso, ritenuto essere l’attuale reggente della struttura criminale grotterese operante nel Mandamento Jonico. Le conclusioni del GIP di Locri non sono state condivise dal GIP di Reggio Calabria anche alla luce degli ulteriori approfondimenti eseguiti dal ROS dopo la sua scarcerazione, che hanno consentito di rafforzare ulteriormente il quadro probatorio a suo carico, confermando la fondatezza della tesi accusatoria già delineata nel precedente provvedimento di fermo. Ed è proprio il fratello Raffaele, da anni in Lombardia, a indicarlo con un ruolo di primo piano nella ‘ndrangheta di Grotteria, con ampie disponibilità economiche.

 Infine, sempre a quest’ultima organizzazione grotterese, è risultato appartenere anche CARLINO Vincenzo, già condannato per omicidio e armi, commerciante, con il compito di curare i rapporti con i referenti di altre articolazioni dell’associazione mafiosa stanziali in Lombardia, prendendo anche parte attiva a riti di affiliazione e a cerimonie di conferimento di “cariche” e “doti” di ‘ndrangheta.



[1]     Fermo di indiziato di delitto emesso il 20 agosto 2014 da questa Procura Distrettuale Antimafia nei confronti di 18 esponenti della ‘ndrangheta di Fabrizia e Frauenfeld, eseguito il 21 agosto 2014 solo nei confronti di ALBANESE Raffaele e del NESCI Antonio.

 Un imponente operazione contro la ndrangheta è in atto da questa mattina. I carabinieri stanno infatti eseguendo in varie province italiane un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa su richiesta della Procura distrettuale antimafia di Milano, nei confronti di 40 presunti affiliati alla 'ndrangheta indagati per associazione mafiosa e altri reati.Nelle indagini del Ros sono stati anche documentati 'in diretta' i rituali mafiosi per il conferimento delle cariche interne e le modalità di affiliazione.

Oltre due secoli di carcere, è questa la richiesta del pubblico ministero della Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria Roberto Di Palma nel processo denominato All Inside 3, che vede alla sbarra 18 persone accusate di far parte della cosca di ndrangheta degli Ascone di Rosarno. In particolare, nel processo che si sta celebrano con la formula del rito abbreviato innanzi al Gup di Reggio Calabria Antonio Scortecci, gli imputati sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, intestazione fittizia di beni, detenzione illegale di armi, favoreggiamento di latitanti, ricettazione, riciclaggio, danneggiamento e rapina.  La pubblica accusa ha chiesto le seguenti condanne : Alessandro Ascone (11 anni); Antonio Ascone (16 anni); Francesco Ascone (14 anni); Gioacchino Ascone (11 anni e sei mesi); Michele Ascone (12 anni e sei mesi); Salvatore Ascone (13 anni); Vincenzo Ascone (16 anni); Giuseppe Bonarrigo (10 anni); Damiano Consiglio (11 anni); Carmela Fiumara (12 anni); Francesco Fiumara (11 anni); Vincenzo Fiumara (11 anni); Damiano Furuli (11 anni); Rocco Furuli (11 anni); Orlando Galatà (5 anni e sei mesi); Angelo Giordano (11 anni); Aldo Nasso (11 anni) e Rocco Scarcella (12 anni).

Dalle prime ore di questa mattina, i carabinieri stanno eseguendo, nelle province di Milano, Como, Monza - Brianza, Vibo Valentia e Reggio calabria, un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa su richiesta della procura distrettuale antimafia di Milano, nei confronti di 13 indagati per associazione di tipo mafioso, detenzione e porto abusivo di armi, intestazione fittizia di beni, reimpiego di denaro di provenienza illecita, abuso d'ufficio, favoreggiamento, minacce e danneggiamento mediante incendio. Al centro delle indagini del Ros due sodalizi della 'ndrangheta radicati nel comasco, con diffuse infiltrazioni nel tessuto economico lombardo. Accertati, tra l'altro, gli interessi delle cosche in speculazioni immobiliari e in subappalti di grandi opere connesse ad expo 2015.

La Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria – a seguito di una proposta di applicazione di misura di prevenzione personale e patrimoniale formulata dal Direttore della D.I.A. – ha dato esecuzione ad un decreto di sequestro beni, emesso dal Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione, presieduto dalla D.ssa Ornella PASTORE, nei confronti di BARBIERI Domenico, 57enne, imprenditore reggino, operante già dalla metà degli anni ’80, nel settore dell’edilizia, in atto detenuto e ritenuto “componente della cosca BUDA-IMERTI”, egemone nel territorio ricadente nei comuni di Villa San Giovanni, Fiumara di Muro (RC) e territori vicini.

Le determinazioni della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria sono scaturite da una articolata ed esaustiva attività di indagine patrimoniale, condotta dal Centro Operativo D.I.A. di Reggio Calabria, volta a verificare le modalità di acquisizione dell’ingente patrimonio societario riconducibile al BARBIERI.
Il Collegio, tenuto conto degli elementi di indagine, ha ritenuto allo stato il proposto “soggetto portatore di pericolosità sociale qualificata”, affermando, sotto il profilo patrimoniale, che “la richiesta di sequestro appare supportata da elementi idonei ad esprimere la pericolosità sociale del proposto ed è dunque meritevole di accoglimento”.

Con il provvedimento adottato a carico del BARBIERI è stato disposto il sequestro del patrimonio riconducibile al medesimo, stimato in circa 2 milioni di euro, consistenti in quattro immobili siti in Villa San Giovanni (RC); le quote di otto terreni nella frazione di Catona, Reggio Calabria, nonché rapporti finanziari in fase di quantificazione, intestati e comunque riconducibili sia al proposto sia ai componenti il nucleo familiare del medesimo.

Il Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria ha condannato  a sei anni di reclusione un minore accusato dei reati di  associazione per delinquere di tipo mafioso e detenzione di armi.I togati del Tribunale di Reggio Calabria hanno condannato il giovane al termine del processo celebrato con le forme del  rito abbreviato. In particolare nel corso del processo la Procura ha sostenuto che il minorenne avrebbe rifornito di armi la cosca di ndrangheta dei Mazzagatti-Polimeni-Bonarrigo di Oppido Mamertina. I giudici hanno accolto così la richiesta di pena  avanzata dal sostituto procuratore Francesca Stilla per conto della Procura dei minorenni, diretta dal nuovo procuratore Giuseppina Latella.

In data 22 agosto 2014, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno dato esecuzione ad un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura Distrettuale Antimafia nei confronti di 18 affiliati alla ‘ndrangheta, di cui 2 catturati nella provincia di Reggio Calabria ed i restanti 16 oggetto di attiva e contemporanea localizzazione – da parte degli organi di Polizia Federale - in territorio elvetico i quali saranno arrestati dopo l’espletamento delle procedure estradizionali.

Gli indagati sono tutti componenti dell’articolazione territoriale denominata “Società di Frauenfeld (Svizzera)”, dipendente dalla “Locale di Fabrizia (VV)”, responsabili di associazione di tipo mafioso (artt. 416 bis, commi 1°, 2°, 3°, 4°, 5°, 6° e 61 nr. 6 c.p.), aggravata dall’art. 3 lett. B) e C) l. n. 146/2006 (reato transnazionale) in quanto commesso in Italia e Svizzera da un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno stato.

 Le indagini, avviate nel gennaio del 2012, nonché la contemporanea fase esecutiva di queste ore, si sono avvalse anche del contributo investigativo dell’Ufficio Federale di Polizia della Confederazione Svizzera, in relazione alle attività svolte in territorio elvetico, per l’utilizzo delle quali, il 17.04.2013, veniva siglato a Milano, presso gli uffici del Comando Provinciale Carabinieri, un “accordo su indagini collegate tra il Ministero Pubblico della Confederazione Svizzera - Divisione Protezione dello Stato - Reati Speciali e Criminalità Organizzata e la Procura della Repubblica Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria”.

 Le investigazioni, hanno consentito non solo di confermare l’esistenza e l’operatività – già dagli anni settanta - della “Locale” di Frauenfeld, alla cui testa vi è NESCI Antonio, ma anche di individuarne gli associati, i ruoli e le cariche e soprattutto di verificarne la dipendenza al “Crimine” calabrese,

 L’analisi complessiva delle risultanze investigative hanno consentito per la prima volta in assoluto, di apprendere dettagli e caratteristiche del contesto criminale elvetico con riguardo alla struttura di ‘ndrangheta in quel territorio. Il dato essenziale appurato – sino ad ora inedito -  riguarda la piena operatività da circa 40 anni dell’articolazione di ‘ndrangheta insediata in territorio elvetico ed in particolare nella città svizzera di Frauenfeld (“… la nostra società è formata da 40 anni …”) con la piena e diretta rispondenza alla terra d’origine degli affiliati (“… Gli ho detto…gli ho detto che il “locale” è da 40 anni che “risponde” a Fabrizia …”).

Gli uomini del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e dello S.C.I.C.O. di Roma, stanno dando esecuzione a quattro provvedimenti di fermo di indiziato di delitto, emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria nei confronti di altrettanti appartenenti ad una pericolosa organizzazione criminale, operante nella Locride, dedita a molteplici reati quali l’usura, l’estorsione e l’abusiva attività finanziaria.

Gli elementi di prova raccolti nel corso di complesse indagini di polizia giudiziaria hanno consentito ai finanzieri del Gruppo di Locri di fornire all’ Autorità Giudiziaria gli elementi per disporre non solo il fermo di 4 persone, di cui una in possesso di un biglietto per espatriare, ma anche di sequestrare beni mobili e mobili per complessivi 2 milioni di euro. I nomi degli arrestati ed i dettagli dell'Operazione Bacinella verranno resi noti nel corso di una conferenza stampa.

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