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Aggiornato ilSab, 14 Dic 2019 10am

Alle prime luci dell’alba di ieri, i Carabinieri della Stazione di Platì, unitamente ai colleghi dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, hanno eseguito quattro ordinanze di misura cautelare personale nei confronti di altrettante persone, ritenute responsabili dei reati di produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope. In particolare, su disposizione del Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) del Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria, un 17enne del luogo è stato tratto in arresto e collocato in una comunità ministeriale, mentre per i tre maggiorenni il GIP del Tribunale di Locri ha disposto, per gli stessi fatti, l’obbligo di dimora e di presentazione presso la locale Stazione Carabinieri per tre volte alla settimana.

I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra il 10 e il 17 settembre 2014, quando i militari dell’Arma hanno sorpreso il minore all’interno dell’orto di famiglia, poco distante dalla propria abitazione, mentre coltivava alcune piante di canapa indiana, ben nascoste tra gli ortaggi. I successivi accertamenti e riscontri investigativi hanno permesso di individuare, poco distante, un’altra piantagione composta da 70 floride piante di cannabis indica, tutte alte in media tre metri, che si estendeva su un terreno demaniale, in evidente stato di abbandono proprio per confondere l’osservazione dall’alto da parte degli elicotteri dell’Arma. Essa era dotata di un complesso sistema d’irrigazione con tubi in plastica e innaffiatoi “a goccia”, per garantire la necessaria, costante idratazione delle piante. A seguito dell’intervento dei militari, sulle piante, opportunamente estirpate e sottoposte a sequestro, sono state effettuate le analisi di laboratorio necessarie a individuare il principio attivo dello stupefacente in esse contenuto da cui sarebbero potute essere ricavate 16.670 dosi giornaliere. Grazie alle successive attività d’indagine, è stato possibile individuare e identificare, oltre al minore, un adulto (42enne) e altri due giovani, tra cui suo fratello, rispettivamente di 22 e 27 anni, tutti disoccupati e originari del luogo. Essi sono ritenuti essere coloro i quali, nel tempo, in concorso tra loro, hanno coltivato in maniera illecita l’appezzamento di terreno in questione. Per tali contestazioni, nei loro confronti il GIP del Tribunale di Locri ha disposto, per gli stessi reati, del resto commessi in concorso, l’obbligo di dimora e di presentazione presso la Stazione dei Carabinieri del luogo di residenza per tre volte alla settimana. Il minorenne, invece, espletate le formalità di rito, è stato tradotto in stato d’arresto presso una comunità ministeriale di Reggio Calabria.

La florida coltivazione di cannabis indica, qualora immessa sul mercato, avrebbero fruttato ai prevenuti non meno quattrocentomila euro.

Trentaquattro persone sono state arrestate dai finanzieri del Gruppo investigazione criminalità organizzata (Gico) di Catanzaro in quanto ritenuti affiliati alla ndrangheta e responsabili di un traffico internazionale di droga dalla Colombia. All’inchiesta coordinata della Dda di Reggio Calabria, hanno collaborato anche la Dea americana e Guardia civil spagnola.

Nel corso dell’indagine denominata “Santa Fe” in diverse occasioni sono state sequestrate quattro tonnellate di cocaina, la droga veniva trasportata dalla Colombia su barche a vela dirette in Spagna. Nella notte tra il 25 e 26 agosto 2014 unità navali spagnole con il supporto aereo portoghese hanno abbordato una barca con 856 kg di cocaina. Altri 725 kg erano su un veliero abbordato al largo delle Canarie all'inizio dell'anno.

Un narcotrafficante fornitore di cocaina alle cosche di ndrangheta calabresi ed esponente di spicco dell'organizzazione paramilitare colombiana Farc è stato identificato nel corso delle indagini condotte dalla Dea americana in sinergia con la sezione Goa del Gico della Guardia di finanza di Catanzaro in Brasile, Argentina, Repubblica Dominicana, Colombia, Spagna e Montenegro. Paesi nei quali, secondo l'accusa, erano radicati o i principali esponenti dell'organizzazione calabrese indagata e soggetti ad essi collegati. Il narcotrafficante, è stato riferito, è oggetto di grande attenzione da parte delle forze speciali colombiane e americane, che impiegano anche i Navy Seals, dal momento che la sua cattura è ostacolata dal fatto che opera all'interno della Foresta Amazzonica dove dispone di basi operative, raffinerie e di un imponente apparato per la sua sicurezza.

Nell’ambito dell’operazione Santa Fe sono emersi altresì contatti tra cosche di ndrangheta della locride e dell’ area tirrenica, tra gli Aquino-Coluccio di Marina di Gioiosa Ionica e le cosche Alvaro di Sinopoli e Pesce di Rosarno. L’ operazione si è inserita nella più ampia attività condotta dalla Dea americana relativa ad una serie di indagini, svolte in diversi Paesi, aventi come denominatore comune i medesimi fornitori e, in alcuni casi, anche gli stessi clienti indagati nel procedimento “Santa Fe 2013″. Nel corso dell’ inchiesta, in Argentina, è stata monitorata l’ attività di un soggetto serbo-montenegrino, in diretto contatto con i componenti la cosca degli Alvaro.

I Carabinieri del Comando Provinciale di Siracusa hanno dato esecuzione questa notte a 30 provvedimenti di cui 23 ordinanze di custodia cautelareemessi dal Gip presso il Tribunale di Catania su richiesta di quella Procura Distrettuale Antimafia tra le province di Siracusa e, con il supporto dei Comandi Provinciali di  Milano, Pavia, Potenza e Reggio Calabria. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione e spaccio di stupefacenti e trasferimento fraudolento di valori in concorso. Nel corso dell'operazione che ha visti impegnati oltre cento militari, sono stati altresì sottoposti a sequestro preventivo beni per un valore complessivo di circa undici milioni di euro.

Gli agenti del Commissariato di Polizia di Lamezia Terme stanno eseguendo sin dalle prime luci dell’alba un’ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di sette persone (alcune appartenenti ad un unico nucleo familiare, da qui il nome dell’Operazione Drug Family) accusate a vario titolo di spaccio in concorso di sostanza stupefacente del tipo eroina e cocaina e tentata estorsione. In particolare uno degli arrestati risponde avrebbe richiesto ad alcuni acquirenti della droga di pagare somme di denaro non dovute a titolo di risarcimento per non aver pagato dosi precedentemente loro consegnate minacciandoli, in caso contrario, di gravi ritorsioni e, in alcuni casi, anche di morte. Le indagini, coordinate dalla locale Procura della Repubblica, sono partite dopo il tentativo di suicidio di un giovane lametino avvenuto nel mese di giugno 2014. Dai primi riscontri investigativi, era emerso, infatti, che il giovane aveva subito qualche giorno prima pesanti minacce di morte da parte di un componente del gruppo criminale, se non avesse consegnato una somma di denaro, metà  della quale per precedenti forniture di droga. Gli inquirenti, dopo una mirata attività investigativa hanno accertare come due fratelli, già noti alle forze dell’ordine, di Lamezia, coadiuvati negli “affari” dalla madre, da un parente e da altri pregiudicati, gestissero in maniera sistematica lo spaccio di o eroina e cocaina nel quartiere Capizzaglie di Lamezia Terme. I nomi degli arrestati nell’Operazione Drug Family eseguita questa mattina a Lamezia Terme e maggiori dettagli saranno fornite nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle ore 11 al Commissariato di Lamezia Terme alla presenza del Questore di Catanzaro, Giuseppe Racca, e del Procuratore della Repubblica , Domenico Prestinenzi.

300 kg di sostanza stupefacente. E’ quanto hanno trovato e sequestrato ieri sera gli agenti della Polizia di Stato all’interno di un box nella zona di Pietralata a Roma.

La “scoperta” è stata fatta dagli agenti della VI Sezione criminalità diffusa della Squadra Mobile, nell’ambito dell’attività volta al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti in zona Tiburtina.

In manette sono finiti Vincenzo Barca, 33enne calabrese ed Eugenio Picariello, romano di 42 anni, in quanto colti nella flagranza di detenzione ai fini di spaccio di circa 300 kg di droga tra hashish e cocaina.

In particolare i due uomini, a seguito di un pedinamento in strada scaturito dall’atteggiamento sospetto destato negli operatori della sezione “Falchi”, sono stati sorpresi ad entrare in un box in via Cave di Pietralata al cui interno, al termine della perquisizione, sono stati sequestrati una decina di borsoni contenenti centinaia di panetti di hashish pronti per essere immessi sul mercato della Capitale.

Le relative perquisizioni domiciliari, effettuate nelle abitazioni degli arrestati, hanno poi consentito di rinvenire 85.000 euro, oltre ad alcune grosse confezioni di cocaina grezza allo stato puro ancora in pietra e tutto il materiale necessario al confezionamento dello stupefacente.

Volume d’affari stimato - spacciato al dettaglio - ammonta complessivamente a circa 1 milione di euro.

Gli arrestati, al termine delle formalità di rito, sono stati associati presso il carcere di Regina Coeli a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Sette persone sono state arrestate questa mattina dalla guardia di finanza di Brindisi tra il Salento e la Calabria. Gli arrestati sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata a commettere più delitti di acquisto, importazione, trasporto, detenzione, distribuzione, vendita e cessione di droga. In particolare sarebbe stata scoperta un’organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di stupefacenti, specie di cocaina, proveniente dal Sud America. I dettagli dell'operazione ed i nomi degli arrestati verranno resi noti nel corso di una conferenza stampa.

Per comunicare tra di loro venditori e acquirenti si scambiavano sms utilizzando un codice criptato tratto dal libro 'Il sogno' di Sigmund Freud. È quanto scoperto dopo una dettagliata indagine da parte dei  Carabinieri di Torino che hanno arrestato, otto trafficanti di droga. La rete di spaccio di cocaina e hashish era ramificata tra Torino, in provincia di Cuneo ed in Calabria. In particolare gli otto provvedimenti emessi (sei custodie cautelari in carcere e due obblighi di dimora) nei contonti di persone residenti nel capoluogo piemontese, ad Alba, Caulonia (Reggio Calabria) e Cherasco.

Tra i messaggi criptati intercettati dagli inquirenti vi era ad esempio questo: 106*1.5.2 1.1.4*2.2.2 2.1.2 2.2.1 1.1.6 1.1.1 1.8.3 1.1.8 1.4.4 2.2.3 1.3.5 3.1.4 1.8.1 1.8.5*. Numeri che sembrano esseri messi vicino a caso, ma non è così: una lettura particolare, che poco si attagliava alle personalità di chi se li scambiava, aveva portato i Carabinieri a capire che i tre numeri iniziali con l’asterisco (106 dell’esempio precedente) indicavano il numero di pagina, i tre numeri intervallati dal punto indicavano rispettivamente il numero del rigo, il numero della parola ed il numero della lettera all’interno della parola (la parola di cui all’esempio precedente si traduce in “ho possibilità, …”).

Una volta capito come decifrare il codice, i militari sono riusciti a capire che dietro quei messaggi si nascondeva una grossa trattativa per importare cocaina sull’asse Sud-America/Europa. Affare sfumato e gruppo di trafficanti arrestati. Nel corso dell’attività investigativa sono state sequestrate migliaia di dosi di stupefacente (440 grammi di cocaina purissima e 200 grammi di hashish).

Una donna di sessanta anni, della provincia di Reggio Calabria, è stata arrestata a Roma dagli agenti della Polizia di Stato. S.M., queste le iniziali del nome della donna, già coinvolta precedentemente in un’indagine  per droga e arrestata per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti è stata bloccata all’uscita di casa sua ieri dalle forze dell’ordine. I militari, nonostante le urla e l’ostruzionismo della donna hanno effettuato una perquisizione presso la sua abitazione dove, con l’ausilio delle unità cinofile hanno rinvenuto  nell’armadio della camera da letto del figlio,  una borsa contenente 150 grammi di hashish e, continuando nelle ricerche, altri 11 chili di droga dello stesso tipo all’interno di un’ intercapedine ricavata nel sottotetto dello stabile. Oltre all’ingente quantità di droga, all’interno della casa della donna originaria della provincia di Reggio Calabria, arrestata con le accuse di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente e detenzione di armi clandestine, sono state rinvenute altresì due pistole, una Bernardelli ed una  Smith & Wesson,  con matricola abrasa.

Traffico di droga e armi nel Nord Italia. La squadra mobile di Milano, in collaborazione con il commissariato di Sesto San Giovanni, sta eseguendo un provvedimento restrittivo nei confronti di 29 persone accusate di appartenere a tre distinti gruppi criminali dediti al traffico di stupefacenti e di armi nelle regioni settentrionali. Gli agenti sono impegnati, inoltre, in numerose perquisizioni in varie località italiane, nonché in sequestri preventivi di beni disposti dalla Dda nelle province di Milano, Monza-Brianza, ed in Calabria a Vibo Valentia e Novara.

I 29 indagati sono accusati a vario titolo per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, per lo più cocaina e hashish, cessione di sostanze stupefacenti, detenzione e cessione di armi da fuoco ed estorsione volta ad ottenere il pagamento di una partita di droga. I fatti, che risalgono per lo più al 2013, sono stati commessi nella provincia di Milano, Monza-Brianza, Novara ed Imperia. Durante le prime fasi delle indagini, svolte nel 2013, erano già stati effettuati 13 arresti, con un sequestro complessivo di 26 chili di cocaina, 6 di hashish, 5 armi da fuoco ed un ordigno esplosivo.

Nascondeva un panetto di hascisc nelle mutande, ed è stato scoperto da finanzieri nel corso di un controllo lungo l’Autostrada A3 Salerno Reggio Calabria. È accaduto nei pressi dello svincolo di Lagonegro nord dove un uomo di 48 anni, residente a Trecchina (Potenza), è stato denunciato all’autorità giudiziaria dalla Guardia di Finanza dopo essere stato trovato in possesso di un “panetto” di hascisc del peso di 93 grammi nascosto nella biancheria intima. L’uomo era alla guida di un’auto fermata dai militari delle fiamme gialle sulla Salerno-Reggio Calabria, a Lagonegro nord. Poiché l’odore della marijuana nell’abitacolo era stato avvertito dai finanzieri, l’uomo ha esibito spontaneamente una bustina contenente due grammi di “erba”: ma il suo nervosismo ha indotto i militari ad approfondire i controlli e così è stata trovata l’altra droga.

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