14102019Lun
Aggiornato ilDom, 13 Ott 2019 5pm

Un gesto incivile ed irrispettoso di alcuni vandali, al quale hanno risposto immediatamente risposto il senso civico ed il buonsenso di due cittadini. E' quanto accaduto a Rosarno (Reggio Calabria), quest'oggi, il giorno dopo le celebrazioni del 25 aprile, dove la corona d'alloro posta in omaggio ieri sul Monumento ai Caduti, è stata gettata giù dalla balconata di Largo Bellavista. A lanciare l'allarme su facebook il sindaco della città Elisabetta Tripodi, che con sdegno ha commentato e comunicato l'accaduto, immediatamente molti rosarnesi si sono uniti alle critiche mosse dal primo cittadino, ma c'è chi ha fatto di più. Due residenti della cittadina medmea hanno recuperato la corona d'alloro per riporla dove si trovava originariamente, si tratta di Nando Cuiuli e Gaetano Galluccio, ai quali va il ringraziamento non solo nostro ma di tutta la città. Non sappiamo se il vergognoso gesto sia stato un mero atto vandalico oppure un voluto oltraggio alla memoria dei caduti della Resistenza, ma un dato certo c'è ed è inequivocabile, questa volta senza se e senza ma, indipendentemente dal colore politico, a Rosarno il senso civico ha vinto a mani basse sull'ignoranza.

La maggioranza di cui faccio parte, e che guida il comune di Rosarno, deve seriamente interrogarsi su una parte dell’esecuzione dei lavori del cosiddetto “Percorso della Memoria”. L’operazione di riqualificazione in corso in via Elena, sta seguendo un iter che non condivido, che rischia di essere altamente controproducente sotto il profilo della viabilità, dell’estetica urbana e finanche della stessa sicurezza dell’arteria stradale.

Occorre precisare che tempo fa – prima che i lavori iniziassero - il sottoscritto aveva esplicitamente suggerito alla maggioranza quale poteva essere il profilo migliore per la riqualificazione stradale della via Elena. Ebbene, durante una serie di incontri si era stabilito, anche seguendo ciò che mi sembrava opportuno e decoroso per la città di Rosarno, che i marciapiedi fossero adeguatamente larghi per permettere finalmente la libera fruizione della strada da parte dei pedoni, e contemporaneamente consentisse la moderazione della velocità dei veicoli nel tratto in cui la via Elena forma un incrocio verso la Piazza Valarioti. Questo avrebbe prodotto un risultato importante in termini di estetica, di viabilità più fluida e avrebbe azzerato possibili incidenti. La maggioranza aveva recepito questa osservazione, tanto che era stata creata una traccia molto ampia per i marciapiedi. Poi, in fase di esecuzione dei lavori, le cose sono cambiate.

Mi chiedo perché sia cambiato l’orientamento in corso d’opera, ci sono forse questioni di cui io non sono a conoscenza?

Lasciare i marciapiedi così stretti come sono stati messi in opera equivale ad una sconfitta da tutti i punti di vista. Per questo motivo chiedo ai cittadini di unirsi al mio appello, ossia di chiedere di rivedere i lavori di un tratto specifico della via, per poter rimodulare il progetto per come era stato pensato all’inizio.

Riuscire ad avere marciapiedi più sicuri nel tratto finale del rettilineo di via Elena significa ottenere maggiore sicurezza, migliorare l’estetica, e dare ai pedoni spazio sufficiente per poter usufruire di un’arteria così importante.

Sia chiaro che io non sto facendo una crociata contro i parcheggi, tanto che è palese che negli altri tratti della strada sarà possibile parcheggiare e sostare tranquillamente, ma il mio intervento è esclusivamente dettato dalla voglia di proseguire una scelta di buon senso che è stata cambiata, incomprensibilmente, in corso d’opera. Io mi impegno a chiedere ancora una volta l’allargamento dei marciapiedi nel tratto in cui la via Elena va restringendosi verso l’incrocio. Non pongo  ricatti o minacce alla maggioranza, ma ho bisogno del più ampio sostegno di forze civili, sociali e politiche che mi aiutino a perseguire una rivendicazione sacrosanta.

 

                                                            Rocco Pronestì

                                                                                      (consigliere comunale Sinistra per Rosarno)

“Capisco che le fantasiose congetture, contenute nel ricorso, abbiano indotto il presidente del Tar a chiedere di rinunciare alla sospensiva,alla quale,il nostro legale non si è opposto,stante la correttezza che lo contraddistingue e la capacità.

Ma insistere, difendendo l'indifendibile, e ,sostenendo che in quel ricorso non ci siano offese alla professionalità di molte persone è diabolico. Purtroppo,in televisione e sui i giornali ci vado,per colpa di quello che subiamo da quando abbiamo vinto le elezioni,e,per il bene di Rosarno,avrei tanto voluto che quegli episodi non fossero mai successi. Il rispetto per le persone è parola a voi sconosciuta!”

Questo lo sfogo pubblico su Facebook del sindaco di Rosarno Elisabetta Tripodi dopo al risposta della minoranza al comunicato stampa della giunta comunale con la quale veniva annunciato l’esito, innanzi al Tar di Reggio Calabria della “sospensiva in merito al ricorso presentato dai consiglieri di minoranza finalizzato ad ottenere l’annullamento della deliberazione di G.C. n. 176 del 29.11.2014 di approvazione della variazione al Bilancio di previsione 2014 e della successiva deliberazione del Consiglio comunale di ratifica del provvedimento giuntale.”

In riscontro al comunicato stampa oggi inoltrato dall'Amministrazione Comunale di Rosarno, non ci si può che stupire del fatto che quest’ultima non sembra assorbita dai problemi e dalle difficoltà della nostra comunità, e dell’ormai cronico degrado in cui è precipitata la città, che, a quanto pare, la occupano e la preoccupano molto poco, e decide di creare polemiche pretestuose e montare casi giornalistici da propaganda politica di vecchia scuola.

 Riscontrando solo brevemente la questione giuridica sottoposta all'attenzione del TAR di Reggio Calabria, possono rimettere in frigo le bottiglie di champagne perché non sembrano esserci festeggiamenti considerata l'assenza di alcuna vittoria.

 Oggi, in sede di discussione di un ricorso avanzato da tutti i consiglieri di minoranza che, compatti, anche fuori dalle aule consiliari, intendono difendere i diritti di tutta la comunità contro le reiterate illegittimità perpetrate dall'Amministrazione comunale, entrambe le parti (quindi anche la difesa dell'Amministrazione Comunale), su invito del Presidente, hanno deciso di rinunciare alla trattazione sommaria del procedimento per approfondire meglio, e nel merito, le vicende relative ad un atto, l’ennesimo, licenziato dalla giunta in maniera illegittima e che politicamente rappresenta una toppa alla triste realtà di una amministrazione che si sorregge su numeri risicatissimi e con il voto decisivo di un consigliere che non vive ormai da tempo nella nostra città.

 E a ben leggere questo invito del Presidente del TAR,  non si può che essere d'accordo sul necessario approfondimento che una così delicata materia richiede. Se poi, qualche conclusione occorre trarla, si potrebbe affermare che detto rinvio al merito delle vicende del Comune di Rosarno ha di fatto rigettato tutte le numerose e fantasiose eccezioni preliminari di inammissibilità del ricorso sollevate dall'Amministrazione Comunale, queste sì “giuridicamente irrilevanti” al punto da non essere prese in alcuna considerazione.

 Nessuna offesa è stata perpetrata nei confronti di alcuno se non quella che quotidianamente subiscono i cittadini di Rosarno costretti a vedere il proprio Sindaco sempre più spesso in televisione o sui giornali che seduto alla propria poltrona a lavorare per la comunità.

Una settimana ancora e si capirà se la giunta di Rosarno farà il tagliando, oppure la Sinistra sarà messa nel sacco. La tanto attesa interpartitica di ieri ha registrato una fumata grigia. Le forza della maggioranza che sostengono Elisabetta Tripodi si sono aggiornate a lunedì prossimo, in special modo il Pd. I democratici hanno registrato le richieste di Sinistra per Rosarno - che nei giorni scorsi con un durissimo comunicato hanno chiesto il rimpasto di giunta – e ora si consulteranno al loro interno. «In sede di interpartitica – si legge in una nota della Sinistra -  il nostro gruppo ha inteso ribadire ai presenti, quanto già preannunciato con il comunicato diramato qualche giorno prima. L’Amministrazione Tripodi ha bisogno di una svolta se si vuole davvero portare a termine la legislatura e lasciare un segno positivo nel paese, e questa non può prescindere da una rimodulazione dell’attuale giunta a guida PD. La discussione è aperta ed i primi nodi dovranno essere sciolti nella prossima seduta, aggiornata a lunedì 09 febbraio, fermo restando che le nostre richieste dovranno in qualche modo trovare risposte adeguate alle esigenze, che non sono nostre ma della Comunità che rappresentiamo». Il messaggio è chiaro: “caro Pd cambia assessori oppure niente svolta”. E’ evidente che la responsabilità viene totalmente addebitata ai democratici, ormai da tempo innumerevole silenti e che stanno prendendo solo oneri in tutta questa vicenda, oltre che in visibile calo di consensi. La Tripodi, dal canto suo, cammina a meraviglia sul cristallo, porta a casa un salutare rinvio e sa bene che più tempo passa meno tempo ci sarà per il voto anticipato. Dalle parti della Sinistra non c’è troppo entusiasmo, anche perché se non dovesse arrivare il rimpasto di giunta – con la decapitazione di qualche assessore di peso democrat – si materializzerebbe una figuraccia. E non solo, si farà strada l’ipotesi di dover fare da stampella alla maggioranza per 14 mesi, legandosi mani e piedi alla Tripodi e compagnia democratica in vista delle comunali del 2016.

Di sicuro il primo round ha dato un po’ di ossigeno alla sindaca: non si è scomposta, non ha rilasciato dichiarazioni, ha allungato ancor di più la sua permanenza a palazzo San Giovanni. Il Pd è in stato di accusa, non ha replicato alla durissima reprimenda della Sinistra ed ora si prepara a decidere se e chi eventualmente deve mandare a casa tra i suoi quattro assessori: Carmelo Cannatà, Michele Fabrizio, Filippo Italiano e Franco Bruzzese. O potrebbe decidere di non licenziarne nessuno, rispedendo la palla al mittente, obbligando  Rocco Pronestì e Antonio Bottiglieri a dover decidere cosa fare da grandi. La sensazione è che se la Sinistra dovesse deporre le armi in assenza di una giunta rimodulata ne pagherà un alto prezzo. Di sicuro il consenso è evaporato, e sia Pronestì che Bottiglieri – cui va dato il merito di conoscere bene gli umori della piazza – lo sanno bene. C’è da dire, comunque, che gli esponenti della Sinistra stanno dimostrando carattere, quantomeno sono gli unici a stigmatizzare in pubblico lacune e inefficienze che in molti, nel centrosinistra, lamentano in privato.

Lunedì, dunque, appuntamento decisivo, ma la verità è che a meno di grandi colpi di scena il finale sembra scritto, ed anche i cittadini che hanno condiviso le lamentele mostrate dalla Sinistra sanno che dovranno attendere poco più di un anno per mettere un segno di matita da un’altra parte.

Domenico Mammola

Venti di crisi a Rosarno, o solo riposizionamento elettorale?

Il centrosinistra cittadino è atteso alla prova interpartitica, prevista lunedì, chiesta con insistenza dalla Sinistra per Rosarno. Il bivio sembra chiaro: o il sindaco Elisabetta Tripodi azzera la giunta oppure la Sinistra può lasciare l’esecutivo. E per una maggioranza che si mantiene appesa ad un solo consigliere – peraltro uno è un esponente del Pd che vive e lavora a Milano – sarebbe come recitare il de profundis ad un anno dalle elezioni. La Sinistra, con un comunicato pubblico, non ha risparmiato nessuno, soprattutto il Pd, evidentemente reo di non saper incidere in una giunta a sei con 4 esponenti democratici.

La partita, però, è forse da vedere più con lo sguardo lungo. La Sinistra ha avuto indubbiamente coraggio: Rocco Pronestì è capogruppo, Teodoro De Maria assessore e Antonio Bottiglieri presidente del consiglio, quindi vi sono abbastanza caselle per questo movimento. Ma evidentemente non è un problema di appannaggi, è una questione di funzionalità e, forse, anche di prospettiva. Non è un mistero che il centrosinistra appare quanto mai minoranza all’interno della città, non vince più elezioni intermedie e il Pd perde pezzi e voti. All’orizzonte, nel 2016, si prevede un ritorno alle urne con un sistema maggioritario, senza ballottaggio, e quindi si apre la strada ad alleanze civiche. Questo centrosinistra sembra non avere più forza attrattiva, ha perso alleati e si stanno iniziando a costruire coalizioni civiche piuttosto rinnovate. La Sinistra ha compreso che la Tripodi, se si ricandiderà, non avrà vita facile posto che ha perso sovente anche il braccio di ferro interno delle primarie del centrosinistra a livello di segreteria regionale e di candidato governatore.

Di fatto, quindi, Pronestì e compagni sanno bene che “o si cambia, o si muore”. E cambiare vuol dire mettere alla porta almeno due degli attuali sei assessori.

Se la Tripodi dovesse tenere duro, allora, ci sarebbero due strade: incassare una sconfitta – e dire addio per il 2016 ad altre possibili alleanze e progetti – oppure far saltare il banco.

La sindaca, dalla sua, sa bene che dopo il 24 febbraio non ci sarà la possibilità di andare al voto anticipato nel 2015, quindi è probabile che possa tentare di resistere fino a quella data, ma anche lei sa che i margini sono ridotti. A questo punto, se la Sinistra ottenesse l’agognato azzeramento, rischiano grosso gli assessori del Pd Carmelo Cannatà, Michele Fabrizio e Filippo Italiano, così come l’indipendente Francesco Bruzzese. Per quanto riguarda la lista Agorà, l’assessore Bonelli potrebbe essere sostituito dalla consigliera Domenica Varrà che di fatto figurerebbe come quota rosa in giunta.

Ora, appare chiaro che il pallino torna nelle mani del sindaco che ha la facoltà di revocare e nominare gli assessori. Ma resta il fatto che la Sinistra, pubblicamente, ha chiarito di non voler fare sconti, e qualora la giunta rimanesse in piedi così com’è rischierebbe la figuraccia, o si assumerebbe la responsabilità – il merito secondo alcuni – di scrivere una pagina nuova.

Domenico Mammola

Sinistra per Rosarno fa sul serio, ma la Tripodi ha un’arma segreta. A Rosarno ritornano, forti, le tribolazioni all’interno della coalizione di governo. La maggioranza pare attesa da una prova decisiva: la riunione interpartitica. In questo contesto Sinistra per Rosarno, rappresentata dal capogruppo Rocco Pronestì (e che comprende il presidente del consiglio Antonio Bottiglieri e l’assessore Teodoro De Maria), non ha nascosto un profondo malumore. «Il gruppo Sinistra per Rosarno, in vista dell’imminente riunione interpartitica, fortemente voluta dagli stessi membri del gruppo e da tempo richiesta, si è riunito per discutere delle problematiche inerenti lo stallo politico amministrativo». Si parla, quindi, di stallo e di difficoltà, argomenti che Pronestì e Bottiglieri conoscono bene, visto che sono tra i pochi a girare tra la gente di Rosarno e coglierne i malumori. «La questione argomentata – si legge nella nota della Sinistra - riguarda la maggioranza consiliare con particolare riferimento alle difficoltà dell’attuale Giunta comunale, incapace di dare atto al mandato degli elettori rispetto all’agire politico. Un messaggio chiaro inviato al partito democratico, che vanta la presenza di 4 assessori su 6 oltre il Sindaco all’interno della Giunta, ragion per cui avrebbe dovuto far da traino a tutte le attività anziché da freno». Sul banco degli imputati il Pd, partito del sindaco Elisabetta Tripodi, che ormai da tanto tempo non registra buone performance elettorali e sembrerebbe in flessione. Ma molto surrettiziamente Pronestì fa riferimento a 4 assessori Pd, quindi includendo un altro misterioso membro della giunta. Il Pd ufficialmente schiera Carmelo Cannatà, vicesindaco, e gli assessori Michele Fabrizio e Filippo Italiano, ma evidentemente uno tra Francesco Bonelli – lista agorà – e Francesco Bruzzese – indipendente – viene considerato organico ai democrat, sbilanciando la giunta. «Purtroppo, il fatto di aver la maggioranza in Giunta e quindi la forza di imporre il proprio agire non significa che le scelte fin qui operate siano state sempre opportune, tutt’altro. Il gruppo intende precisare che non ne fa una questione di numeri e quindi non apre una polemica propedeutica all’aggiudicazione di qualche altra casella, ma punta a sottolineare l’incapacità chiara e netta, visti i risultati, di alcune deleghe chiave». Dunque il messaggio è chiaro: la giunta non funziona, il Pd non funziona, qualche assessore pesante deve fare le valigie. «Questo ci spinge a chiedere un immediato rilancio dell’attività politico amministrativa, anche se ciò dovesse produrre tagli dolorosi all’interno della Giunta, ma necessari al bene comune». Fin qui il pensiero chiarissimo della Sinistra, ma dall’altra parte c’è la Tripodi. La sindaca ha, dalla sua, una “via d’uscita”, e cioè protrarre il dibattito per almeno tre settimane. Se la Tripodi riuscisse ad arrivare al 24 febbraio, non ci sarebbero più elezioni per almeno un anno, e quindi la Sinistra non avrebbe contromisure, e non potrebbe minacciare di mandare a casa l’amministrazione e votare a maggio 2015. Si tratta, dunque, di una partita a scacchi, con da una parte un’uscita molto coraggiosa, e soprattutto pubblica, di Pronestì e dall’altra una sindaca che ha saputo resistere ad enormi defezioni nella sua maggioranza – che si tiene i vita grazie ad un solo consigliere comunale, peraltro pendolare da Milano – e che sa che se resisterà poco meno di un mese avrà un successore solo nel 2016. Il momento, comunque sia, è decisivo per Rosarno. La Sinistra non vorrà perdere la faccia e andrà fino in fondo verso il rilancio  - che dovrebbe leggersi come azzeramento della giunta – ma la Tripodi non dovrebbe mandar giù facilmente la defenestrazione di almeno due assessori (a chi toccherebbe tra Cannatà, Bonelli, Fabrizio o Bruzzese?). Di sicuro Pronestì e compagni sanno bene  - e lo ammettono candidamente nella nota - che con lo schema attuale, si rischia una  Caporetto alle amministrative 2016.

Domenico Mammola

In merito al comunicato stampa pubblicato il 20/12/2014 a firma del sig. Giovanni Palmieri, mi sento in dovere di replicare alle accuse mosse all’Amministrazione Comunale e in particolare al sottoscritto e al Sindaco. Sin da quando sono stato interessato alla problematica specifica, nel mese di giugno 2014 ho voluto fissare un incontro con il Dirigente Scolastico, l’insegnante di sostegno e la dott.ssa Garufi.  In quella sede chiesi  espressamente che venisse richiesto il preventivo ufficiale dei costi da sostenere per l’acquisto dei libri per ipovedenti e mi prodigai assieme al Sindaco affinché la scuola potesse ordinare e far stampare per tempo i testi scolastici, facendo inserire la richiesta alla Provincia di Reggio Calabria nel piano di diritto allo studio da presentare per l’anno scolastico 2014-2015. Anche se la funzionaria del Settore della Pubblica Istruzione della Provincia di Reggio Calabria rispose dicendo che quella tipologia di ausilio non rientrava nella categoria finanziabile, durante un incontro con i genitori degli alunni, sia io che il Sindaco ci impegnammo a contribuire all’acquisto dei libri con fondi comunali, investendo della cosa l’Ufficio Comunale competente in materia. Ritengo pertanto che la parte politica abbia dimostrato la massima disponibilità e attenzione al problema in questione, prova ne è che si autorizzò la scuola ad ordinare i testi scolastici. Se ritardi ci sono stati questi non vanno assolutamente imputati all’Amministrazione Comunale. Gli atti e le interlocuzioni successive riguardano l’Ufficio Comunale di pertinenza e l’Istituto Scolastico.

Approfitto dell’occasione per rassicurare tutti i genitori degli alunni delle scuole di ogni ordine e grado che questa Amministrazione Comunale è attenta a tutte le esigenze e istanze che provengono dagli Istituti Scolastici ed inoltre tiene molto e senza alcuna distinzione, alla formazione culturale e didattica delle nuove generazioni, avendo presente che esse saranno il futuro della città. Nonostante le difficoltà economiche, con tanto impegno si sta attuando un progetto di ammodernamento e messa in sicurezza di tutti gli edifici scolastici, affinché i bambini e ragazzi possano frequentare luoghi accoglienti, belli, funzionali e soprattutto sicuri.  

La rabbia degli agricoltori, la cautela dei politici. La crisi del comparto agrumicolo è stato l’oggetto di un’assemblea pubblica a Rosarno, nella contrada Bosco, nella mattinata di oggi. L’amministrazione comunale, unitamente ad altri attori istituzionali, ha incontrato circa 200 piccoli produttori, ormai stremati dalla crisi del comparto, acuita quest’anno dai danni del caldo innaturale che ha portato il deperimento degli agrumi. Il quadro è ormai chiaro a tutti: arance e clementine rimangono sugli alberi. Prezzo di vendita non superiore ai 7-8 centesimi al chilo e costi di produzioni superiori ai ricavi.

L’assessore Teodoro De Maria, unitamente al collega di giunta Filippo Italiano ed al sindaco rosarnese Elisabetta Tripodi, ha chiarito che il comune medmeo ha chiesto lo stato di calamità naturale, ribadendo che l’amministrazione sta dando ascolto agli agricoltori in crisi, battendosi, nei limiti delle competenze dell’ente locale, per trovare soluzioni percorribili.

A fare da spalla all’amministrazione, vi erano ben tre consiglieri regionali di nuova nomina, Giovanni Arruzzolo, Sebi Romeo e Nicola Irto, un solo sindaco del territorio, Carmelo Panetta di Galatro, ed uno dei funzionari di punta della Regione Calabria Giacomo Giovinazzo.

Convitata di pietra, e aspramente criticata, l’amministrazione provinciale di Reggio Calabria, evidentemente assente ingiustificata all’iniziativa e invisa ai presenti per questa ragione.

Il consigliere regionale rosarnese, Giovanni Arruzzolo, non si è nascosto, ma ha spiegato che è pronto a portare la vertenza in Consiglio regionale e creare fronte comune per risollevare la prima fonte di reddito della Piana. Il reggino Nicola Irto ha illustrato quali provvedimenti siano necessari per far sì che la vicenda sia considerata sui tavoli romani, e affinché Rosarno ed i suoi agricoltori non siano lasciati soli. Sebi Romeo ha invitato tutti a non dividere la Calabria, evitando una brutale concorrenza tra Piane, ed ha anzi ribadito che con il presidente della regione Oliverio sono allo studio soluzioni per rimettere in sesto l’agricoltura, a partire dalla nuova programmazione comunitaria. Giacomo Giovinazzo, anche per il ruolo tecnico che ricopre, ha potuto parlare un linguaggio di verità , anche brutale, sottolineando le difficoltà del sistema pianigiano, al di là delle emergenze contingenti. Giovinazzo ha parlato apertamente della necessità di diversificare le colture, di non parcellizzare i fondi, creare le filiera e costituirsi in associazioni.

La parola è passata, poi, agli agricoltori, e la tensione è un po’ salita, specie con un battibecco tra un gruppo di piccoli produttori e il rappresentante della Coldiretti Domenico Cannatà.

Le rivendicazione degli agrumicoltori sono chiare: un prezzo di vendita equo e dignitoso, accesso facilitato al credito, un piano chiaro di sviluppo agricolo. I convitati, alla fine dell’incontro, non  hanno potuto fare altro che aggiornare il tavolo a quando la procedura per lo stato di calamità non sarà accolta e quando gli enti avranno un piano concreto. Ma la strada, per l’agricoltura della Piana, sembra molto in salita.

Domenico Mammola

Si deve rifare il processo a carico di Rocco Pesce accusato di aver inviato, nell’agosto del 2011 una lettera di minacce al Sindaco di Rosarno Elisabetta Tripodi. La Corte di Cassazione ha infatti annullato la sentenza di assoluzione emessa nel marzo del 2013 con la quale la Corte di Appello di Reggio Calabria (presidente Rosalia Gaeta, a latere Cappuccio e Bandiera) aveva assolto Pesce perché il fatto non sussiste. La Corte di Cassazione ha disposto il rinvio ad altra sezione della corte reggina al fine di emettere un nuovo giudizio. Rocco Pesce, che allo stato si trova detenuto in esecuzione di una condanna all’ergastolo, era stato condannato in primo grado dal Gup di Reggio Calabria dott.ssa Adriana Trapani alla pena di cinque anni di reclusione per il reato di minaccia aggravato dalla modalità mafiosa.

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