07042020Mar
Aggiornato ilMar, 07 Apr 2020 6pm

Mileto. Un commerciante di 47 anni, titolare di un mobilificio ha tentato il suicidio questa mattina. L'uomo, la cui attività versa in crisi ha tentato il suicidio aprendo il gas della sua abitazione, in una palazzina di tre piani. Il peggio è stato evitato grazie all'intervento di una vicina, che sentento il forte odore di gas ha chiamato i carabinieri e i vigili del fuoco, che immediatamente giunti sul posto, dopo aver bussato al portone della palazzina, non vedendosi aprire hanno sfondato una finestra laterale portanto in salvo l'uomo. Lo stesso è stato trasportato dai sanitari del 118 presso l'ospedale di Vibo Valentia per accertamenti.

 

E' stato ritrovato nella sua stanza di letto a Elice, in provincia di Pescara, il corpo di un uomo di 70 anni , che si è tolto la vita sparandosi al volto, con il suo fucile calibro 12. L'uomo era un pensionato , separato dalla moglie, con problemi di depressione alle spalle .Il 70enne avrebbe compiuto l'estremo gesto in seguito ad alcune cartelle esattoriali ricevute, Equitalia  infatti aveva avviato le procedure per il pignoramento dell'abitazione .Secondo le testimonianze della famiglia e dei conoscenti, a spingere l'uomo al gesto estremo sarebbero stati proprio i problemi di natura economica. L'arma è stata sottoposta a sequestro.

Un'altra tragedia si è consumata stasera poco dopo le 20, a Giussano (Monza Brianza), un padre ha ucciso i due figli di 8 e 2 anni, sgozzandoli, e poi ha tentato il suicidio. L'uomo, italiano, è ora in sala operatoria in gravi condizioni. Indagano i carabinieri. La famiglia abitava in via IV novembre a Paina, una frazione di Giussano.

I Carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Reggio Calabria su richiesta della DDA, a carico di cinque persone, nell'ambito delle indagini sulla morte della collaboratrice di giustizia Maria Concetta Cacciola.

Gli arrestati sono accusati di avere agito negli interessi della cosca di 'ndrangheta dei Bellocco e della cosca Cacciola, che operano a Rosarno e dovranno rispondere dei reati di concorso in maltrattamenti in famiglia, aggravato dall'aver favorito un sodalizio di tipo mafioso; concorso in violenza privata, aggravato dall'aver favorito un sodalizio di tipo mafioso; concorso in violenza o minaccia per costringere a commettere un reato aggravato dall'aver favorito un sodalizio di tipo mafioso; concorso in favoreggiamento personale aggravato dall'aver favorito un sodalizio di tipo mafioso.

Tra i cinque arrestati vi sono i tre congiunti, padre madre e fratello della Cacciola, già detenuti nell'ambito della prima fase delle indagini, e due avvocati. Proprio qualche giorno fa si era concluso il processo d'appello per i tre congiunti della Cacciola, Michele Cacciola, padre della giovane, condannato a 4 anni (5 anni e 4 mesi in primo grado); il fratello Giuseppe, condannato a 4 anni e 6 mesi (in primo grado 6 anni), Anna Rosalba Lazzaro, confermata la condanna a 2 anni. I reati per cui sono stati arrestati stamani, con l'operazione denominata "Onta" sono successivi a quelli per i quali sono stati già processati.

Le indagini, secondo l’accusa, avrebbero rivelato un quadro indiziario molto più ampio, e sono state avviate a seguito della trasmissione da parte della Corte d'Assise di Palmi degli atti relativi al procedimento celebrato proprio nei confronti di Giuseppe Cacciola, Anna Rosalba Lazzaro e Michele Cacciola. La morte di Maria Concetta Cacciola avvenne il 20 agosto 2011 dopo che la donna ingerì dell’acido muriatico.

Maggiori dettagli saranno forniti nel corso di una conferenza alle 11,30 presso il Comando Provinciale di Reggio Calabria, dal Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho.

 

La Corte di Assise d'Appello di Reggio Calabria ha ridotto le pene comminate dal Tribunale di Palmi, nel luglio del 2013,  a Michele e Giuseppe Cacciola, padre e fratello di Maria Concetta, morta suicida ingerendo acido nell'agosto del 2011.  I giudici di secondo grado hanno condannato, per il reato di maltrattamenti in famiglia,  Michele Cacciola a 4 anni e sei mesi (sei anni in primo grado) e Giuseppe Cacciola (5 anni e quattro mesi), confermata invece la condanna a due anni per la madre, Anna Rosalba Lazzaro. La Procura aveva invece chiesto un aumento di pena di due anni per la madre, condannata in primo grado dal Tribunale di Palmi a due anni di reclusione, mentre per il padre ed il fratello, la conferma delle pene del giudizio di primo grado. I legali dei due hanno altresì presentato istanza di scarcerazione, richiesta rigettata dalla Corte d'Appello, in quanto si è in presenza ancora di esigenze cautelari tali da giustificare la carcerazione preventiva.

Sul caso è però in corso un ulteriore indagine da parte della Dda reggina, dopo la trasmissione degli atti da parte della Corte d'Assise di Palmi presieduta dalla dott.ssa Silvia Capone, al fine di valutare un eventuale incriminazione per il reato di omicidio volontario.

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