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'Ndrangheta, tabaccaio ucciso- arresti

Pubblicato in CRONACA
14 Gennaio 2020
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La polizia di Stato ha arrestato a Reggio Calabria presunto mandante e esecutori dell'omicidio di Bruno Ielo, tabaccaio ucciso con un colpo di pistola alla testa il 25 maggio 2017. Si tratta di Francesco Mario Dattilo, indicato come il killer operativo, e Francesco Polimeni e Cosimo Scaramozzino.
    Il commerciante 66enne, per l'accusa, fu ucciso su mandato di un esponente della 'ndrangheta in modo plateale con una pistola abbandonata accanto al cadavere, perché non si era voluto piegare al diktat della cosca di chiudere la tabaccheria facendo concorrenza a quella del mandante dell'omicidio, elemento di spicco della famiglia Tegano. Killer e fiancheggiatori, secondo quanto scoperto dagli investigatori della Squadra mobile coordinati dalla Dda di Reggio Calabria, avrebbero agito in stretto raccordo operativo alternandosi ripetutamente lungo la strada che Ielo stava percorrendo per ritornare a casa.
    Acquisite e analizzate durante le indagini numerose immagini della videosorveglianza.

L’analisi unitaria degli eventi delittuosi posti in essere in danno del tabaccaio ha consentito agli investigatori della Sezione Omicidi e della Sezione Contrasto al Crimine Diffuso di fare luce anche sulla rapina dell’8 novembre del 2016, nel corso della quale IELO Bruno era stato gravemente ferito al volto con un colpo di pistola esploso da uno dei due malviventi che avevano fatto irruzione all’interno della sua tabaccheria di Gallico. La rapina organizzata con finalità intimidatorie da POLIMENI Francesco e posta in essere da DATTILO Francesco Mario e CIARAMITA Giuseppe Antonio (che, con condotta autonoma, aveva sparato in faccia alla vittima per avergli opposto resistenza), era finalizzata a costringere lo IELO a chiudere l’attività commerciale per consentire al POLIMENI - gestore anch’egli di una vicina tabaccheria - di accaparrarsi i guadagni derivanti dall’acquisizione della clientela della vittima. Gli investigatori hanno studiato le abitudini degli indagati, monitorato le loro condotte, analizzato le peculiari fattezze fisiche e il modus operandi particolarmente irruento e sono riusciti ad individuare elementi in comune alla rapina e all’omicidio, uno dei quali rilevato con avanzate tecnologie di polizia scientifica che consentivano di dimostrare come l’arma abbandonata dal DATTILO sulla scena del crimine la sera dell’omicidio, fosse dello stesso modello di quella impugnata sempre da lui durante la rapina dell’8 novembre 2016, ovvero una Beretta mod. 70 cal.7.65, tanto da far ritenere che per commettere l’omicidio di IELO Bruno, il DATTILO abbia utilizzato, con elevata probabilità, la stessa pistola.

Ultima modifica il Lunedì, 20 Gennaio 2020 07:50
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