26082019Lun
Aggiornato ilSab, 24 Ago 2019 9am

I Carabinieri della Stazione di Spilinga hanno arrestato in flagranza di reato Saverio Stillitano, tropeano ma residente a Ricadi, 20 anni, già noto alle Forze dell’Ordine, per detenzione illegale di sostanze stupefacenti.

Ieri pomeriggio, a seguito di una perquisizione prima personale e poi domiciliare, i militari hanno rinvenuto nella disponibilità di Stillitano 10 piante di cannabis indica; due sacchetti di plastica contenenti complessivamente 700 grammi, circa, di marijuana già essiccata; un bilancino di precisione ed altro materiale per il confezionamento.

Condotto in caserma per gli accertamenti susseguenti, è stato dichiarato in stato di arresto e successivamente posto al regime detentivo degli arresti domiciliari, in attesa delle decisioni del Tribunale di Vibo Valentia.

Un risultato importante per i militari della Stazione di Spilinga, attivamente impegnati soprattutto d’estate, nella continua ed ininterrotta vigilanza, finalizzata alla prevenzione ed alla repressione dei reati in materia di sostanze stupefacenti.

Alle prime ore dell’alba di ieri personale del Commissariato di P.S. di Lamezia Terme ha sottoposto a fermo di indiziato di delitto De Fazio Antonio, 38enne lametino, già noto per i suoi precedenti in materia di armi e droga, già sorvegliato speciale di P.S..

Nella giornata di sabato era stato arrestato in agro di San Pietro a Maida Giovanni Pujia, ritenuto responsabile di coltivazione illegale di una vasta piantagione di canapa indiana, composta da oltre 100 piante in avanzato stato di crescita. Era difatti emerso nel corso di attività info-investigativa la presenza in un terreno demaniale in agro di San Pietro a Maida di un appezzamento di terreno chiuso da una fitta coltre di arbusti e rovi che ne rendeva difficoltoso l’accesso, al cui interno vi era una piantagione, molto curata e l’installazione di un sistema di irrigazione . La piantagione si trovava a poche decine di metri dal fiume, mentre sempre nei pressi era stato predisposto un essiccatoio costruito artigianalmente.

Nel corso di un servizio di appostamento in località Iannivecchio il personale sorprendeva una persona che faceva ingresso nella piantagione con una busta di concime fogliare, riconosciuto dal personale in Giovanni Pujia ,di anni 46, lo bloccava e lo dichiarava in arresto, mentre un altro uomo che lo seguiva a distanza di una decina di metri, riconosciuto dai poliziotti per De Fazio Antonio, a cui veniva intimato di fermarsi, grazie alla folta vegetazione , riusciva a darsi alla fuga e si rendeva irrintracciabile anche presso l’abitazione.

Solo la mattina successiva i poliziotti l’hanno rintracciato e dichiarato in stato di fermo, essendo emersi a suo carico gravi indizi di reato e sussistendo il concreto pericolo di fuga, già dimostrato in occasione dell’arresto del complice.

L’arrestato è stato posto a disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lamezia Terme (Sost. Proc. Dr.ssa Marta Agostini) e condotto presso la Casa Circondariale di Catanzaro.

Luigi Docimo, pensionato di 67 anni è stato arrestato in flagranza di reato a Luzzi in località Petrulla, da parte dei carabinieri della stazione di Luzzi e della stazione di Rose. I militari dopo alcuni giorni di appostamento hanno scoperto l’uomo, pregiudicato, mentre era intento ad innaffiare 17 piante di marijuana alte fino a due metri in un terreno di sua proprietà nei pressi dell’abitazione. In particolare, l’uomo si sarebbe dotato di un sistema irrigazione che partendo dal retro della propria abitazione avrebbe attinto tramite un tubo a una vasca di cemento. Docimo è stato arrestato e condotto presso il carcere di Cosenza a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Rosarno (Reggio Calabria). Michele e Serafino Sorrenti di 53 e di 27 anni, sono stati tratti in arresto sabato 16 agosto, grazie ad un’operazione dei carabinieri della Tenenza di Rosarno effettuata unitamente allo squadrone Cacciatori di Vibo Valentia, ed all’unità Cinofila con il supporto del Nec, coordinati dalla Compagnia di Gioia Tauro. Nel corso della perquisizione effettuata presso la contrada Bosco di Rosarno, i militari operanti hanno scoperto un piccola piantagione di marijuananel giardino di casa composta da sette piante alte circa due metri ed all’interno dell’abitazione sono state rinvenute una decina di dosi di hashish oltre a 50 grammi di marijuana già essiccata. Ma è all’interno del garage che i carabinieri hanno effettuato la scoperta più allarmante, è stata ritrovata infatti una mitragliatrice modello Ingram Mac unitamente ad oltre 50 proiettili calibro 9x19  ed a un silenziatore. L’arma da guerra, considerata la sua potenza distruttiva, è altresì in dotazione all’esercito americano.

I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, unitamente ai militari del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, con contestuale sequestro preventivo di beni, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta di questa Procura Distrettuale Antimafia, nei confronti di 18 appartenenti ad una pericolosa organizzazione criminale, dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, tipo cocaina, che giunge dal Sud America in Italia attraverso le strutture logistiche dello scalo marittimo di Gioia Tauro, grazie alla complicità di alcuni dipendenti portuali.

Il G.I.P. di Reggio Calabria, Dott. Domenico SANTORO, ha emesso la misura cautelare in carcere, ai sensi dell’art. 27 C.P.P., a seguito del provvedimento di fermo di indiziato di delitto, a cui è stata data esecuzione il 24 luglio u.s., emesso da questa Direzione Distrettuale Antimafia e successivamente convalidato da parte dei G.I.P. di Reggio Calabria, Locri e Palmi, a carico di 10 appartenenti1 al richiamato sodalizio criminale. Nella circostanza altri tre soggetti 2 si sono resi irreperibili all’esecuzione dei predetti provvedimenti e nei confronti dei quali si procederà in stato di latitanza.

All’esito della dichiarazione di incompetenza dei G.I.P. presso il Tribunale di Palmi, Locri e Reggio Calabria, i tredici indagati sono stati nuovamente attinti, per i capi di imputazione già oggetto di contestazione, dall’odierno provvedimento, con il quale sono stati arrestati ulteriori cinque esponenti per traffico internazionale di sostanze stupefacenti, e precisamente: TRIMARCHI Vincenzo cl. ’69, GALLUCCIO Giuseppe cl. ’63, MORETTI Carlo cl. ’65, NIRTA Francesco cl. ’87 e STAITI Antonio Giovanni cl. ‘64.Gli odierni arrestati sono gli ulteriori soggetti emersi quali responsabili nell’ambito del procedimento penale, le cui indagini hanno consentito di individuare l’esistenza di una vera e propria organizzazione criminale, radicata nel territorio della Piana, che, avvalendosi della fattiva collaborazione di personale infedele della società di gestione della banchina merci del porto calabrese, provvedeva a far fuoriuscire i carichi di stupefacente in arrivo dai maggiori porti del Sud America.

Primo fra tutti, TRIMARCHI Vincenzo alias il “Merlo”, dirigente quadro della società di gestione della banchina merci del porto gioiese, già arrestato in flagranza di reato il 6 ottobre 2011, mentre tentava di allontanarsi trasportando a bordo di un furgone sedici borsoni contenenti 560 kg circa di cocaina purissima. A carico del medesimo sono emersi chiari indizi di responsabilità, che lo vedono coinvolto a pieno titolo nella “società di servizi dei Fratelli BRANDIMARTE” per la fuoriuscita dallo scalo portuale gioiese delle partite di cocaina importate dalle cosche reggine. In tale attività delittuosa TRIMARCHI è stato coadiuvato dai sui colleghi SGAMBETTERRA Gianpietro e IETTO Mario, questi ultimi già sottoposti a fermo in data 24 luglio u.s.
Gli ulteriori arrestati hanno agevolato l’organizzazione, prendendovi parte ognuno con propri specifici ruoli, e, in particolare: GALLUCCIO Giuseppe cl. ’63, MORETTI Carlo cl. ’65 e STAITI Antonio Giovanni hanno gestito logisticamente CARATOZZOLO Vincenzo, durante la sua permanenza in Colombia, quale emissario dell’organizzazione per avviare i contatti con i narcos sud americani; NIRTA Francesco cl. ’87, invece, ha gestito per conto dell’organizzazione il traffico di stupefacenti nella capitale romana, prima di essere arrestato nel luglio del 2013 dalla Guardia di Finanza di Roma, in applicazione di un’ordinanza di misura cautelare in carcere, emessa in data 04.12.2012 dal Tribunale di Reggio Calabria – Sezione GIP-GUP. Tra i soggetti non colpiti dall’ordinanza, ma indagato a piede libero, risulta un altro dipendente del prefato scalo portuale.
In tale contesto, altresì, gli accertamenti patrimoniali svolti Nucleo PT/ G.I.C.O./Sezione G.O.A. di Reggio Calabria e dallo S.C.I.C.O. della Guardia di Finanza hanno consentito di rilevare una globale situazione reddituale del tutto iniqua rispetto a quanto posseduto. L’attività è stata indirizzata all’individuazione del patrimonio degli indagati e dei loro rispettivi nuclei familiari, previa rilettura – in chiave patrimoniale, economica e finanziaria – degli elementi già emersi nel corso delle investigazioni condotte, che avevano consentito l’emissione dei primi provvedimenti di fermo di indiziato di delitto.La certosina attività d’indagine, espletatasi con ritmi serrati, atteso il concreto pericolo di dispersione dei beni a poca distanza dai fermi, ha consentito di rilevare come i nuclei familiari degli odierni indagati presentassero una globale situazione reddituale del tutto iniqua rispetto al patrimonio posseduto, chiara attestazione della sussistenza di un’evidente sperequazione tra reddito dichiarato e tenore di vita degli indagati. La presunta illiceità del patrimonio rappresenta, quindi, un’inequivocabile frutto delle attività criminali poste in essere dagli stessi in seno ed al servizio della prefata organizzazione criminale.
Per quanto sopra, accogliendo in toto la tesi formulata dalle Fiamme Gialle reggine, integralmente recepita dalla locale Procura Distrettuale delegante, con il medesimo provvedimento cautelare il locale Tribunale ha disposto il sequestro preventivo, ex art. 321 c.p.p, finalizzato alla confisca ai sensi dell’art. 12 sexies Legge 356/1992, dei seguenti beni:

  • nr. 14 autovetture, di cui una blindata, utilizzata da BRANDIMARTE Giuseppe per proteggersi da possibili attentati;
  • nr. 25 fabbricati, di cui tre ville con rifiniture di pregio;
  • nr. 33 terreni;
  • nr. 10 imprese, operanti nel settore dei trasporti, materiale edili, prodotti medicali, sale giochi, agricoltura e allevamento
  • tutti i rapporti bancari, postali ed assicurativi intestati, agli indagati ed ai componenti i rispettivi nuclei familiari.

Il valore del patrimonio sequestrato ammonta – allo stato – a circa 10 milioni di Euro, al netto delle eventuali disponibilità finanziarie che saranno rinvenute sui conti correnti e\o depositi dei proposti.
Tra i beni oggetto di sequestro si segnalano la villa di BRANDIMARTE Alfonso, dotata di un cunicolo occulto, predisposto, verosimilmente, per consentirgli di sottrarsi ad eventuali operazioni da parte delle forze dell’ordine. In particolare, detto cunicolo – situato all’interno di un artefatto impianto idraulico – consente il passaggio di una persona dall’interno verso l’esterno su un prospicente torrente. Lo stesso Alfonso è proprietario di una fattoria con diversi cavalli, di cui è un fervente appassionato, e ha effettuato diversi investimenti nel comasco, gestendo, unitamente al suo socio SIVIGLIA Francesco, un distributore stradale, dotato di bar, e un mini market di frutta ben avviati.
Non meno di pregio è la villa di FEMIA Antonio, arredata – dichiarando meno di 1.000 euro all’anno – con interni di lusso e una piscina con relative statue in pietra.
Il risultato conseguito ha contribuito in maniera determinante ad infliggere un durissimo colpo alla criminalità organizzata calabrese, la quale ormai detiene – come certificato dalle indagini – la leadership mondiale del traffico internazionale di sostanze stupefacenti, che dalle coste del Sud America inonda il mercato nazionale ed europeo con ingenti carichi di cocaina purissima.

Costante ed incessante è il controllo del territorio e l’azione repressiva svolta dai Carabinieri nella provincia di Reggio Calabria nel contrasto alla produzione di sostanze stupefacenti.

L’attività svolta dalle varie articolazioni dell’Arma che operano nella provincia ha permesso di individuare numerose piantagioni di canapa indiana, per un complessivo di circa 1100 piantine, di trarre in arresto in flagranza di reato 16 persone, nonché di segnalarne all’Autorità Giudiziaria altre 12 in stato di libertà.

Nello specifico, il 6 maggio 2014, a Laureana di Borrello, a conclusione di articolato servizio mirato alla repressione dei reati in materia di sostanze stupefacenti, i carabinieri della locale Stazione, insieme a personale della Compagnia Speciale del gruppo Operativo Calabria di Vibo, hanno tratto in arresto F.A. 30enne del posto, ritenuto responsabile di aver coltivato sostanza stupefacente ai fini di spaccio, nonché di detenzione illegale di materiale esplodente. Il giovane, presso la propria abitazione, avrebbe detenuto 95 piantine di marijuana, nonché 1,2 kg. di polvere da sparo e 2 ordigni esplosivi rudimentali.

Invece, a Rosarno, il 31 maggio scorso, a conclusione di uno specifico servizio di controllo del territorio i carabinieri della Tenenza insieme a quelli dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria” e alle Unità Cinofila del Gruppo Operativo Calabria di Vibo , hanno rinvenuto in un capannone abusivo una piantagione composta da 184 piante, dell’altezza variabile tra i 50 ed i 250 cm., di cannabis indica, per un totale di circa 90 kg di stupefacente. Inoltre sono stati ritrovati 1,6 kg di cannabis indica essiccata e confezionata in 4 buste sottovuoto in cellophane, vari bilancini di precisione, materiale da confezionamento e da essiccazione, telefoni cellulari e banconote di vario taglio per una somma di 2.700 euro, verosimilmente provento del traffico illecito. L’operazione ha consentito l’arresto in flagranza di reato di 4 persone e la segnalazione in stato di libertà di altre 2, ritenute responsabili in concorso di coltivazione ai fini di spaccio di ingente quantitativo di sostanza stupefacente e di furto aggravato di energia elettrica.

A San Luca - località Serro Guglielmo, il 4 luglio, i carabinieri della locale Stazione e personale dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, hanno rinvenuto, ben occultata all’interno della fitta vegetazione, una piantagione composta da 312 piante di sostanza stupefacente del tipo marjuana, di altezza variabile tra 1 e 1,5 mt. Dopo la campionatura, le piante di canapa sono state distrutte sul posto.

Il 14 luglio 2014,invece, ad Africo Nuovo, i carabinieri dipendenti dal Gruppo di Locri, unitamente a quelli dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria” e Unità Cinofile di Vibo Valentia, hanno tratto in arresto in flagranza del reato M.A. 60enne di Africo, avendo rinvenuto in un terreno di sua proprietà una coltivazione di 90 piante di sostanza stupefacente del tipo marijuana di altezza variabile dai 10 cm ai 150 cm e 900 gr. del medesimo stupefacente già essiccato. Nel corso della stessa operazione, veniva individuata un’ulteriore piantagione composta da 60 piante, di altezza variabile tra i 10 ed i 150 cm.

A Laureana di Borrello, il 15 luglio 2014, i carabinieri della locale Stazione unitamente a quelli dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, hanno arrestato, in flagranza di reato G.G. 51enne e F.M. 49enne, ritenuti responsabili di coltivazione, in concorso, di sostanza stupefacente del tipo cannabis indica. I militari operanti, a seguito di accurata perquisizione domiciliare, nel giardino attiguo l’abitazione dei predetti coniugi, hanno rinvenuto , ben occultate, 70 piante di canapa indiana, dell’altezza media di 1 mt.

Mentre, il 29 luglio, nel corso di servizi di controllo del territorio sviluppati in area aspromontana ricadente nei comuni di Platì ed Ardore, i carabinieri dipendenti dalla Compagnia di Locri, unitamente a personale dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria, hanno scoperto due distinte piantagioni, per complessive 70 piante di canapa indiana, completamente occultate tra la fitta vegetazione. Una delle due piantagioni veniva irrigata tramite impianto del tipo a goccia regolato da apposita apparecchiatura timer, mentre nell’altra veniva sorpreso, intento nella coltivazione, T.B. 67enne di Platì, che è stato tratto in arresto in flagranza di reato.

Il 5 agosto, nel corso di servizi di controllo del territorio sviluppati in aree ricadenti nei comuni di Cittanova e Platì, i carabinieri unitamente a personale dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria, hanno rinvenuto due distinte piantagioni, per complessive 55 piante di canapa indiana. Una piantagione veniva realizzata in area aspromontana in una piazzola completamente occultata tra la fitta vegetazione, mentre l’altra in un fondo agricolo di proprietà dei coniugi N.P. 84enne e P.T 74enne, entrambi segnalati all’A.G. in stato di libertà. Nel medesimo contesto, in rudere abbandonato, prospiciente il fondo agricolo dei due coniugi, venivano altresì rinvenuti ulteriori kg. 4,738 di canapa indiana già essiccata, verosimilmente proveniente dalla citata coltivazione.

Oggi, 6 agosto, a Platì, i carabinieri della locale Stazione e personale dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria, hanno rinvenuto, ben occultata all’interno della fitta vegetazione, una piazzola contenente 47 piante di canapa indiana di altezza variabile tra 1,5 e 2 metri.

Gioia Tauro (Reggio Calabria). Gli uomini della Guardia di Finanza di Reggio Calabria stanno eseguendo sin dalle prime luci dell'alba una vasta operazione che ha portato a disarticolare un’associazione per delinquere responsabile dell’illecita importazione di rilevanti quantitativi di cocaina, provenienti dal Sud America e diretti in tutta Europa.

L’articolata indagine, durata 3 anni, ha consentito l’emissione di n.13 fermi di indiziato di delitto e di denunciare, complessivamente, 61 persone, a vario titolo coinvolte nell’illecito traffico e sequestrare oltre 4 tonnellate di cocaina purissima che, sul mercato, avrebbero fruttato circa 800 milioni di Euro. Gli indagati nell"Operazione Puerto Liberado sono accusati associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria – Direzione Distrettuale Antimafia, hanno portato a rilevare l’esistenza, tra l’altro, di una “squadra” di dipendenti portuali, operanti all’interno dello scalo marittimo di Gioia Tauro, in grado di garantire la fuoriuscita dei carichi di cocaina all’esterno dello stesso, eludendo i serrati controlli di polizia.

I nomi degli arrestati nell'operazione Puerto Liberado e tutti i dettagli saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa.

Laureana di Borrello (Reggio Calabria). Giuseppe Gallucci, 51enne nato a Laureana di Borrello ed ivi residente in contrada S. Anna, e la moglie Marina Furfaro, 49enne nata a Taurianova sono stati arrestati nella mattinata di ieri, 15 luglio 2014, alle prime ore dell’alba, durante un servizio mirato al contrasto della coltivazione e spaccio di sostanze stupefacenti, disposto dal Comando Compagnia Carabinieri di Gioia Tauro diretta dal capitano Francesco Cinnirella, militari della dipendente Stazione Carabinieri di Laureana di Borrello supportati da quelli dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”. Gli uomini dell'arma hanno eseguito una perquisizione presso l’abitazione dei coniugi Gallucci, e nel giardino immediatamente attiguo all’abitazione, nell’esclusiva disponibilità dei coniugi, i militari hanno rinvenuto una vasta piantagione di cannabis indica che ammontava ad oltre 70 piante di oltre un metro di altezza abilmente occultata in mezzo ad altre piantagioni di fagioli e pomodori. Le piante, in ottimo stato vegetativo erano pronte per essere raccolte e fatte essiccare e successivamente poste in commercio per alimentare il traffico locale di sostanze stupefacenti.
Durante la perquisizione stessa è stato rinvenuto nella camera da letto in uso esclusivo dell’uomo, sapientemente occultato in una busta di stoffa all’interno di una valigia, del munizionamento di caccia sebbene egli non avesse alcun titolo per il porto o la detenzione.
I coniugi, dichiarati in stato di arresto per il reato di coltivazione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente e, per il Gallucci una ulteriore denuncia all’Autorità Giudiziaria per illecita detenzione di munizionamento, su disposizione del Pubblico Ministero di turno, Giulia Masci della Procura della Repubblica di Palmi, saranno condotti in regime di arresti domiciliari in attesa della convalida dell’arresto dinanzi al Giudice per le Indagini Preliminari.

Nelle prime ore mattutine odierne i Carabinieri della Compagnia di Soveria Mannelli hanno dato esecuzione a nr. 4 misure cautelari degli arresti domiciliari a carico di altrettanti soggetti accusati di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, di seguito i nomi degli arrestati:
1. PERRI Marcello, di anni 49, residente a Decollatura (CZ);
2. MINGOIA Salvatore Domenico, di anni 49, residente a Decollatura (CZ);
3. TORCASIO Danilo, di anni 29, residente a Lamezia Terme (CZ);
4. GODINO Antonio, di anni 26, residente a Decollatura (CZ).
Per lo stesso reato sono, al momento, indagate altre 10 persone nei cui confronti sono state eseguite perquisizioni domiciliari dai militari del Comando Provinciale Carabinieri di Catanzaro.
L'operazione "Reventino Storm" prende il nome dall'omonima area teatro di diversi episodi di spaccio di sostanze stupefacenti, anche di tipo pesante (eroina), accertati dal Nucleo Operativo della Compagnia di Soveria Mannelli e dalla Stazione di Decollatura dagli ultimi mesi del 2012 a tutto il 2013, i quali hanno riscontrato a livello investigativo la responsabilità penale degli odierni indagati per le condotte di spaccio in concorso e continuato, tanto che ormai alcuni di essi erano diventati di fatto un vero e proprio punto di riferimento nel Reventino per l'acquisto di dosi giornaliere di sostanza stupefacente.
L'attività investigativa ha avuto inizio nel mese di settembre 2012 allorquando il Nucleo operativo della Compagnia di Soveria Mannelli e la Stazione di Decollatura eseguivano una serie di attività di intercettazioni telefoniche in relazione all'attentato dinamitardo consumato nella notte dell'11 settembre 2012 presso l'abitazione di MEZZATESTA Domenico, attualmente latitante per il reato di duplice omicidio di cui si sarebbe reso responsabile, in concorso con il figlio MEZZATESTA Giovanni, in pregiudizio di VESCIO Giovanni e IANNAZZO Francesco.
Dall'attività di monitoraggio effettuata sono emersi precisi riferimenti ad attività illecite nel settore delle sostanze stupefacenti, attività nelle quali sono risultati coinvolti un elevato numero di soggetti residenti nell'area del Reventino e nel vicino centro cittadino di Lamezia Terme.
In particolare, nel mese di dicembre dello stesso anno 2012, militari della Compagnia di Soveria Mannelli e della Stazione di Decollatura riuscivano, a riscontro di pregressa attività di intercettazione telefonica, a fermare, presso lo svincolo dell'autostrada A3 Firmo-Sibari, tale MINGOIA Salvatore Domenico che aveva programmato, nei giorni precedenti, una serie di incontri con soggetti attualmente indagati al fine di poter pianificare dettagliatamente un viaggio nella città di Napoli per rifornirsi di stupefacente da rivendere poi in un secondo momento, secondo modalità operative verosimilmente già collaudate e praticate in passato.
In tale operazione, il MINGOIA, fermato di ritorno dal capoluogo partenopeo, veniva trovato in possesso di sostanza stupefacente del tipo eroina per un peso complessivo di grammi 7 (sette), contenuta in nr. 60 (sessanta) bussolotti in plastica inseriti a loro volta in due bustine di cellophane e arrestato in flagranza di reato.
Oltre al MINGOIA, particolarmente attivo nello smercio di droga nel comprensorio montano del Reventino, anche tale PERRI Marcello, di Decollatura, risultava particolarmente dedito alla vendita di stupefacente, con episodi accertati di cessione onerosa sia di eroina che di metadone.
In tale attività criminale, i militari della compagnia di Soveria Mannelli accertavano che il PERRI veniva contattato per telefono dai clienti utilizzando un linguaggio ambiguo in cui questi ultimi facevano intendere di avere necessità dello stupefacente e, dietro ricarica della tessera bancomat ricaricabile o direttamente in contanti, ritiravano poi dallo stesso quanto richiesto, spesso occultato in luoghi particolari o in pacchetti di sigarette debitamente sistemati in vari punti dei centri abitati di Soveria Mannelli e Decollatura.
Nel corso dell'indagine, i carabinieri della Compagnia di Soveria Mannelli accertavano anche contatti tra soggetti residenti nell'area del Reventino e persone residenti invece nel vicino centro lametino dedite allo spaccio di droga, come tale TORCASIO Danilo, già agli arresti domiciliari per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, il quale riforniva costantemente i suoi "clienti" di droga del tipo "eroina", come accertato in un caso in cui un suo acquirente residente a Soveria Mannelli, di ritorno da Lamezia Terme dopo averlo incontrato, veniva fermato in autovettura dai militari della Compagnia di Soveria Mannelli e trovato in possesso di una capsula contenente una dose di sostanza stupefacente di tipo eroina.
Altri soggetti rimanevano coinvolti nell'indagine dei militari dell'Arma i cui esiti permettevano di individuare una rete abbastanza ampia di spacciatori attivamente presenti sul territorio, come nel caso di altro soggetto arrestato, tale GODINO Antonio, che non solo cedeva in più occasioni eroina ai propri acquirenti abituali, ma si rendeva responsabile anche della condotta di detenzione e porto abusivo di una pistola e relativo munizionamento, organizzando anche un'esercitazione in un luogo pubblico con terze persone per testare l'arma acquistata clandestinamente.
Nel corso dell'esecuzione delle ordinanze, i Carabinieri, a riscontro dell'ipotesi accusatoria formulata proprio nei confronti del GODINO, rinvenivano, all'esito delle perquisizioni domiciliari effettuate questa mattina, una pistola marca smith&wesson presso il domicilio del predetto.
In tutti i casi di spaccio documentati dai Carabinieri è stato abbastanza eloquente, nelle varie conversazioni registrate tra i fornitori di sostanza stupefacente e i loro acquirenti, il frasario ambiguo costantemente adoperato per la loro attività illegale di cessione di droga, con riferimenti al "latte" per indicare il metadone in vendita, alla "pizza" per indicare la pronta disponibilità di eroina, ai "casciotti" da acquistare in riferimento alla singola dose di stupefacente o ancora alle "uova" per indicare sempre lo stupefacente.
L'indagine portava così ad avere un quadro piuttosto chiaro dei soggetti dediti allo spaccio di sostanze stupefacenti nell'area del Reventino con un totale di 14 persone indagate di cui 4 agli arresti domiciliari.

Una vera e propria piantagione di marijuana, di circa  4.000 metri quadrati è stata scoperta dai Carabinieri della Compagnia di Cerignola e del 6° Nucleo Elicotteri di Bari Palese che hanno tratto in arresto, nella flagranza di reato, LOMBARDI Vincenzo di anni 58 di Trinitapoli, NENNA Giuseppe di anni 58 di Trinitapoli e NAPOLI Francesco, di anni 48 di Melicucco (Reggio Calabria) indagati per aver allestito, in località “Giardino” agro di Cerignola, un’attività illecita organizzata finalizzata alla coltivazione, produzione, detenzione e commercio di Marijuana con l’aggravante dell’ingente quantitativo.

 I Carabinieri da tempo monitoravano attraverso servizi discreti una piantagione di marijuana in agro di Cerignola al confine con Zapponeta, su un’area demaniale estesa circa, ben nascosta tra la folta vegetazione mediterranea.

L’altra sera, acquisiti tutti gli elementi informativi necessari, veniva eseguito l’intervento “a sorpresa”. Sull’elicottero del 6° NEC Carabinieri di Bari Palese prendeva posto una squadra mista di Carabinieri della territoriale ed elicotteristi che sorvolavano l’area interessata, notando una Peugeot 106 di colore verde ed una Fiat Scudo di colore bianco ferme nella piantagione. A breve distanza due uomini erano intenti a coprire con delle lamiere alcune cassette nere che servivano per far essiccare le infiorescenze della marijuana che era stata raccolta. Alla vista dell’elicottero dei “Carabinieri”, i due uomini, anticipando l’atterraggio, salivano velocemente a bordo delle due autovetture e si davano alla fuga. Nelle concitate fasi, quello che saliva sulla Fiat Scudo, veniva immediatamente riconosciuto dai militari in volo in LOMBARDI Vincenzo. L’altro fuggiva con la Peugeot verde.

Poiché il LOMBARDI era stato riconosciuto l’elicottero inseguiva la Peugeot il cui conducente, persa ogni speranza di farla franca, si fermava nel cortile di una casa rurale abbandonata fuggendo a piedi facendo perdere le proprie tracce.

Nel frattempo, l’elicottero tornava indietro e con una manovra repentina atterrava nei pressi della piantagione, consentendo al personale di volo di bloccare una terza persona che era rimasta a sorvegliare l’ingresso del tratturo che portava al fondo agricolo, che sorpreso dall’azione improvvisa non riusciva a scappare. Lo stesso veniva identificato in NENNA Giuseppe.

 Nel frattempo, sul posto convergevano alcune pattuglie automontate. I Carabinieri constatavano che il terreno era stato organizzato in quattro zone:

‒un’area vivaio:

‒un’area destinata all’allevamento delle piante

‒un’area di essicazione

‒un’area di stoccaggio:

Nel proseguo dell’operazione, siccome i Carabinieri erano a conoscenza che LOMBARDI Vincenzo aveva in uso un box presso i garages siti a Trinitapoli in via della Transumanza, veniva eseguito un controllo in loco. All’esterno del locale era parcheggiata la Fiat Scudo. Alla vista dei Carabinieri, LOMBARDI tentava di chiudere la porta del box ma veniva bloccato dai militari che facevano irruzione all’interno dove lo sorprendevano insieme a NAPOLI Francesco. Quest’ultimo veniva riconosciuto nel soggetto che si era dato alla fuga a bordo della Peugeot 106.

L’immediata perquisizione consentiva di rinvenire nel box, nascosti in un cilindro contenente solfiti, due buste di marijuana del peso complessivo di grammi 332.

All’interno del locale erano presenti numerose cassette di plastica di colore nero identiche a quelle utilizzate per essiccare la marijuana.

Le due autovetture erano sottoposte a sequestro.

 La marijuana sequestrata, sottoposta ad accertamenti tecnici presso il Laboratori Analisi Sostanze Stupefacenti, risultava contenere un principio attivo di THC pari al 6%. Pertanto, dal quantitativo sequestrato, si sarebbero potute ricavare 220.000 dosi (da qui l’aggravante dell’ingente quantitativo) che avrebbero fruttato sul mercato illecito un corrispettivo di circa 400.000 euro.

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