06122019Ven
Aggiornato ilVen, 06 Dic 2019 9am

Alle prime luci dell’alba, in provincia di Reggio Calabria, è scattata una vasta operazione anticrimine condotta congiuntamente dai Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e dello SCICO di Roma, e dai Carabinieri del ROS, del Comando Provinciale di Reggio Calabria e dello Squadrone Eliportato Carabinieri “Cacciatori di Calabria”, nei confronti di un gruppo di persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, usura ed esercizio abusivo del credito, con l’aggravante del metodo mafioso, operanti nella Locride ed, in particolare, nei Comuni di Siderno, Gioiosa Jonica e Marina di Gioiosa Jonica.

L’operazione, che ha impegnato oltre 400 militari, tra Carabinieri e Finanzieri ha portato all’esecuzione di un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura della Repubblica – D.D.A. di Reggio Calabria a carico di 34 persone, alcune delle quali affiliate alla locale della ‘ndrangheta di Gioiosa Ionica (RC), nonché a perquisizioni nei confronti di numerosi indagati e ingenti sequestri patrimoniali.

I dettagli dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa fissata per le ore 11 presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria.

I Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, nella giornata di ieri 29 febbraio u.s.,  hanno tratto in arresto,  in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Reggio Calabria, l’imprenditore GIRONDA Filippo, di 40 anni. L’uomo, coinvolto nell’indagine del NUCLEO investigativo dei Carabinieri reggini convenzionalmente denominata “TNT 2”, è ritenuto responsabile di associazione a delinquere di tipo mafioso ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. In particolare il GIRONDA è ritenuto intraneo alla cosca “Tegano” attiva in particolare nella città di Reggio Calabria nonché di essersi attivato, mediante minacce e percosse, per ottenere la restituzione di dieci formelle di tritolo bellico dal peso complessivo di 2 kg, già provento di furto ai danni dell’indicato sodalizio. Per tali reati l’uomo ha già riportato una condanna in primo grado a 12 anni di reclusione.

Avrebbe favorito le cosche di ndrangheta nel riutilizzare capitale di provenienza illecita, per tale ragione il direttore di un ufficio postale della provincia di Reggio Calabria è stato arrestato stamani dalla Polizia di Stato.

    Secondo le indagini, coordinate dalla Direzione distrettale antimafia di Milano, oltre 200 mila Euro sarebbero stati impiegati da personaggi legati alla 'ndrangheta per acquistare una farmacia a Milano. Sono in corso perquisizioni in Lombardia, Piemonte e Calabria.

    Secondo le indagini condotte dalla Squadra Mobile di Milano e coordinate dalla Direzione Distrettale Antimafia di Milano, a cui ha partecipato la Sezione di Polizia Giudiziaria - Guardia di Finanza della Procura della Repubblica di Milano, nell'acquisto della farmacia a Milano sarebbero stati impiegati oltre 200 mila Euro provento di traffico di stupefacenti di importanti famiglie di 'ndrangheta.

I carabinieri del comando provinciale di Milano, che vede impegnati i militari del capoluogo lombardo, della Brianza di Crotone, Reggio Calabria e Bari, hanno smantellato una 'locale' della 'ndrangheta dedita al traffico internazionale degli stupefacenti, all'usura, all'estorsione ed alle rapine.

Il bilancio e' di 27 cittadini italiani ed un albanese arrestati, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico degli stupefacenti, usura e estorsione e rapine.

Due componenti la gang sono attualmente ricercati. L'attivita', avviata nel gennaio del 2013, ha gia' portato all'arresto, in flagranza di reato di 9 pregiudicati ed al sequestro di circa 200 kg. di sostanze stupefacenti. La misura cautelare in carcere di questa mattina e' stata emessa dal gip del Tribunale di Milano, Andrea Ghinetti, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia: Alessandra Dolci e Marcello Tatangelo.

In particolare, l’indagine ha acquisito nei confronti di 11 fra gli arrestati, "incontrovertibili elementi probatori in ordine alla loro affiliazione alla ‘ndrangheta" fa sapere il comando provinciale dei carabinieri di Milano. L’attività investigativa, inoltre, ha permesso di ricostruire le dinamiche criminali proprie della “locale” di Mariano Comense (Como) che, dedita al traffico internazionale degli stupefacenti destinati ai mercati lombardi, calabresi e pugliesi, realizzava ulteriori profitti sottoponendo ad estorsione i commercianti del territorio non tralasciando l’usura e le rapine. Dalle indagini è emerso il disaccordo tra la figura del capo e quella di un affiliato che rivendicava per sé un ruolo di maggiore preminenza all’interno della struttura. La questione è stata oggetto di numerose “discussioni” ed è stata portata all’attenzione dei vertici criminali in Calabria.Maggiori particolari saranno resi noti nel corso della conferenza stampa fissata per le 11,30 a Milano in via della Moscova 21, presso la Sala Stampa del Comando Provinciale Carabinieri di Milano.

La Polizia di Stato di Reggio Calabria sta eseguendo una vasta operazione contro la "ndrangheta" con l'esecuzione di 16 fermi di indiziato di delitto, emessi dalla direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, nei confronti di soggetti legati alla 'famiglia' Franco della frazione Pellaro del capoluogo reggino. Tra i reati contestati l'associazione mafiosa ed estorsione in danno di operatori economici. Eseguite anche numerose perquisizioni. I particolari dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà in Questura alle ore 11.00.

Sin dalle prime ore dell’alba è in corso una maxi operazione eseguita dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria, in esecuzione di  un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di circa venti persone, emessa dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Procura distrettuale antimafia, e che ha portato all’arresto circa venti persone nella Piana, ed in particolare nella zona di Cinquefrondi.

Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, porto e detenzione di armi da guerra e comuni da sparo, ricettazione, rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio, favoreggiamento personale, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope, estorsione, furto, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate, danneggiamento seguito da incendio, tutti aggravati dal metodo mafioso.

Un'articolazione della 'ndrangheta attiva prevalentemente a Torino, collegata con le strutture calabresi e dotata di propria autonomia e capacita' d'azione". E' uno dei passaggi dell'ordinanza d'arresto, eseguita stanotte tra Torino e la Calabria, di 20 persone affiliate alla 'ndrangheta e ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata alle estorsioni, usura, traffico di droga e gestione di bische clandestine. "I componenti - si legge - si avvalevano della forza d'intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omerta' che ne derivava, per commettere reati, per acquistare in modo indiretto il controllo di attivita' economiche e di autorizzazioni commerciali e per realizzare profitti e vantaggi economici ingiusti". 

Agli indagati sono, inoltre, contestati i reati di estorsione, usura, traffico di stupefacenti, detenzione di armi, gestione di luoghi per il gioco d'azzardo. I carabinieri del nucleo investigativo di Torino hanno eseguito 41 perquisizioni domiciliari, sequestrando 7 unita' immobiliari, 6 automezzi, 11 rapporti bancari, 2 cassette di sicurezza, una licenza commerciale e 2 societa' con tre sedi operative. Le indagini che hanno portato all'operazione "Big bang", dal nome di uno dei locali gestiti dal sodalizio criminale, si sono sviluppate a partire dal giugno 2014, con sistemi tradizionali e senza il supporto di collaboratori di giustizia, monitorando l'attivita' di traffico di stupefacenti organizzata dai fratelli Adolfo e Aldo Cosimo Crea, inizialmente detenuti perche' arrestati l'8 giugno del 2011 nel corso dell'operazione "Minotauro", accertando che gli indagati comunicavano tra di loro sia con i "pizzini", subito distrutti subito dopo essere stati letti dai destinatari, sia con smartphone di ultima generazione. Le forze dell'ordine hanno intercettato oltre 263 mila telefonate. In particolare i due fratelli, considerati a Torino due padrini della 'ndrangheta reggina, hanno assoldato pregiudicati, parenti e nuovi giovani emergenti, avviando attivita' tipiche del controllo mafioso del territorio. Secondo le accuse, il gruppo familiare, intimidendo anche altri pregiudicati, ha sviluppato un consistente volume di attivita' nel traffico di stupefacenti, ma soprattutto nelle estorsioni a imprenditori e a soggetti indebitati nelle case da gioco gestite dal gruppo stesso.

I proventi delle attivita' illecite servivano per finanziare le operazioni criminali e garantire agli affiliati un livello di vita che dimostrasse a tutti il potere mafioso da loro raggiunto. Sono una ventina le vittime individuate dalle forze dell'ordine, nessuna delle quali ha denunciato i fatti. Nell'abitazione di una di esse, i criminali hanno recapitato addirittura una testa mozzata di maiale, con la minaccia che la prossima, qualora non avesse obbedito, sarebbe stata la sua. Nel corso delle precedenti attivita' investigative, sono state arrestate 11 persone in flagranza di reato, sequestrati oltre 50 kg di stupefacenti (cocaina, hashish e marijuana) ed e' stata individuata una piantagione di marijuana. Per diversi mesi i carabinieri hanno filmato gli incontri quotidiani degli associati nel dehor di un bar, ritenuto la base operativa del gruppo, dove in pieno giorno gli indagati consegnavano il denaro estorto alle loro vittime. "L'auspicio - si legge in una nota diffusa dalla Procura di Torino - e' che altre vittime di questi odiosi atti minatori trovino la forza di denunciare quanto subito, invitandoli ad assumere l'atteggiamento che rappresenta il solo modo di arrestare e vincere il diffondersi della cultura mafiosa anche in Piemonte".

Agivano in pieno giorno, con estrema sfrontatezza, nel quartiere San Paolo di Torino, poco distante dal centro, ma erano pronti a espandersi nelle altre zone della cittá, chiedendo il pizzo e minacciando di morte le loro vittime, molte delle quali si erano indebitate con il gioco d'azzardo, oltre a tanti imprenditori e commercianti della zona. La cellula della 'ndrangheta torinese sgominata la scorsa notte dai carabinieri, con 20 arresti tra Torino e la Calabria, si stava sviluppando rapidamente, assoldando nuove leve tra pregiudicati e incensurati e riuscendo a ricavare dall'attivitá illecita oltre 100 mila euro al mese. Ostentavano la loro forza, anche sfoggiando abiti e accessori di marca, e minacciavano di morte le loro vittime, nessuna delle quali ha avuto il coraggio di sporgere denuncia. Tutto ruotava intorno ai fratellli Adolfo e Aldo Cosimo Crea, considerati a Torino i "padrini" della 'ndrangheta reggina, che insieme agli affiliati si definivano i "padroni di Torino".

"Purtroppo in Piemonte, a differenza di quanto avviene in Sicilia, non c'e' stata nessuna denuncia - spiega il tenente colonnello dei carabinieri di Torino, Domenico Mascoli - Non e' piu' una mafia silente, ma aggressiva, che non ha paura di agire di giorno e in pieno centro e che sta cercando di conquistare senza esitazioni il nostro territorio". (Agi)

Nella notte, tra Torino e Reggio Calabria, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Torino hanno arrestato, su ordinanza di custodia cautelare delegata dalla locale Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia, 20 persone, ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso ('ndrangheta) finalizzata ad estorsioni, usura, traffico di droga e gestione di bische clandestine.

Sono state contestualmente eseguite 41 perquisizioni domiciliari e sequestri di beni. Particolarmente pesanti gli atti intimidatori: in un caso è stata inviata a una vittima di estorsione una testa mozzata di suino, con l’avviso che la "prossima sarebbe stata la sua".

Il  latitante Antonio Cilona, ritenuto elemento di spicco della cosca Santaiti di Seminara, è stato arrestato nel pomeriggio di ieri dalla squadra mobile di Reggio Calabria. Cilona, condannato all’ergastolo in appello per omicidio ed associazione mafiosa, è stato trovato in un villaggio turistico “La Costa degli Dei” a Parghelia (Vibo Valentia) e non ha opposto resistenza. L’uomo era ricercato dal momento della condanna, avvenuta nel luglio scorso nell’ambito del processo “Cosa mia”, l’inchiesta che ha portato alla luce le infiltrazioni delle cosche nei lavori di ammodernamento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria ed ha ricostruito alcuni omicidi di una faida che ha visto contrapposte per anni le cosche di Palmi e Seminara.

Ancora un'operazione dei carabinieri dei comandi provinciali di Crotone e Catanzaro che ha colpito 16 persone tra presunti capi e gregari della cosca di 'ndrangheta 'Grande Aracri', di Cutro, organizzazione con ramificazioni nel Nord Italia dopo gli arresti dello scorso anno nell'ambito dell'Operazione Aemilia che ha coinvolto circa 150 persone. Gli arresti sono stati ordinati dalla Dda di Catanzaro per i reati di associazione mafiosa, estorsione, usura e omicidio. L'indagine dei militari ha consentito, fra l'altro, di far luce sull'omicidio, avvenuto nel 2004, del boss Antonio Dragone.

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