06122019Ven
Aggiornato ilVen, 06 Dic 2019 9am

Dieci persone sono state arrestate dai Carabinieri del Comando Provinciale di Cosenza su ordine della DDA di Catanzaro. Fra gli arrestati ci sono un ex sottosegretario al Lavoro, Sandro  Principe, ex assessori e consiglieri, quattro esponenti di di vertice della cosca di 'ndrangheta "Lanzino-Rua'", egemone in provincia di Cosenza, per cui e' stata disposta la custodia in carcere mentre per gli altri si e' fatto ricorso alla misura dei domiciliari.  

L'ex Sottosegretario e' stato un sindaco di Rende, e Assessore e Consigliere Regionale della Calabria. Gli altri destinatari del provvedimento sono un ex Consigliere regionale della Calabria e Consigliere Comunale di Rende;un ex Sindaco di Rende ed ex Consigliere Provinciale; un ex Consigliere Provinciale di Cosenza ed ex assessore Comunale di Rende; un ex Assessore Comunale di Rende. I reati contestati a vario titolo agli indagati sono concorso esterno in associazione mafiosa, voto di scambio, corruzione. Le indagini, condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, sono state svolte dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Cosenza ed hanno delineato un "intreccio" politico/mafioso che ha consentito a candidati alle varie tornate elettorali per il rinnovo del Consiglio Comunale di Rende, dal 1999 al 2011, per il rinnovo del Consiglio Provinciale di Cosenza del 2009 e del Consiglio Regionale della Calabria del 2010, di ottenere l'appoggio elettorale da parte di personaggi di rilievo della cosca di 'ndrangheta "Lanzino-Rua'" di Cosenza, gia' tutti definitivamente condannati per "associazione mafiosa", in cambio di favori.

Operazione della Polizia di Stato di Reggio Calabria nei confronti delle cosche reggine: 19 ordinanze di custodia cautelare eseguite di cui 11 in carcere, 6 agli arresti domiciliari e 2 con obbligo di dimora.

Destinatari dei provvedimenti, sono agli appartenenti alle famiglie De Stefano, Franco, Rosmini, Serraino e Araniti. I reati contestati vanno dall'associazione mafiosa, al concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, detenzione e porto di materiale esplosivo, intestazione fittizia di beni e rivelazione del segreto d'ufficio. Eseguite anche numerose perquisizioni. I particolari dell'operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terra' in Questura alle 11. 

La Polizia sta eseguendo anche numerosi sequestri di esercizi commerciali in mano alla 'ndrangheta. Si tratta di noti bar della citta', di una stazione di servizio per l'erogazione di carburante, di una concessionaria di autovetture ed esercizi commerciali per la distribuzione di prodotti ittici surgelati.

Gli esponenti delle cosche di Reggio Calabria avevano costituito e gestito, direttamente o per interposta persona, una serie di attivita' economiche operanti in diversi settori imprenditoriali, attribuendone la titolarita' formale a terzi persone per eludere i controlli delle forze dell'ordine e le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione. Il valore stimato delle aziende e degli altri beni sequestrati e'di dieci milioni di euro.

L'operazione, denominata "Sistema Reggio", colpisce capi, gregari e soggetti vicini alle cosche aderenti al cartello Condelliano, unite nella spartizione dei guadagni delle estorsioni nei confronti di commercianti ed operatori economici di Reggio Calabria.

L'inchiesta conferma che le cosche della 'ndrangheta esercitano sistematicamente anche il potere di regolamentazione dell'accesso al lavoro privato. I clan fanno assumere agli esercizi commerciali dipendenti graditi alle organizzazioni criminali e ed esercitano la potesta' di regolamentazione dell'esercizio del commercio, autorizzando o meno l'apertura di esercizi commerciali nei quartieri che controllano. (Agi)

Antonio Gallace, 46 anni, è stato arrestato nella tarda serata di ieri, dagli agenti della Polizia di Stato della Squadra Mobile di Roma, del Servizio Centrale Operativo e personale della Polizia iberica, all'aeroporto spagnolo di Valencia. Gallace appartenente all'omonima famiglia di 'ndrangheta calabrese della zona di Guardavalle era latitante da quattro anni.

Avrebbe favorito le cosche di ndrangheta nel riutilizzare capitale di provenienza illecita, per tale ragione il direttore di un ufficio postale della provincia di Reggio Calabria è stato arrestato stamani dalla Polizia di Stato.

    Secondo le indagini, coordinate dalla Direzione distrettale antimafia di Milano, oltre 200 mila Euro sarebbero stati impiegati da personaggi legati alla 'ndrangheta per acquistare una farmacia a Milano. Sono in corso perquisizioni in Lombardia, Piemonte e Calabria.

    Secondo le indagini condotte dalla Squadra Mobile di Milano e coordinate dalla Direzione Distrettale Antimafia di Milano, a cui ha partecipato la Sezione di Polizia Giudiziaria - Guardia di Finanza della Procura della Repubblica di Milano, nell'acquisto della farmacia a Milano sarebbero stati impiegati oltre 200 mila Euro provento di traffico di stupefacenti di importanti famiglie di 'ndrangheta.

La Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Regio Calabria ha ottenuto dalla Sezione Misure di Prevenzione del locale Tribunale un provvedimento di confisca preventiva di beni mobili ed immobili per un valore di circa 12 milioni di euro riconducibili al patrimonio di FRASCÀ Domenico, di anni 56 da Roccella Jonica (RC), e del suo nucleo familiare.

Nella mattinata di ieri 24 febbraio 2016, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno dato esecuzione al provvedimento nei confronti del FRASCÀ, ritenuto contiguo alla ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata “cosca Mazzaferro”, operante in particolare nel comune di Gioiosa Jonica. L’attività costituisce la prosecuzione dell’operazione convenzionalmente denominata “CRIMINE”, nell’ambito della quale il FRASCÀ viene indagato e successivamente condannato in primo grado ad 2 anni e 4 mesi di reclusione, condanna confermata dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria e rideterminata in due anni per la scelta del rito abbreviato in ordine al reato di illecita concorrenza sleale pluriaggravata, in quanto in concorso con altri soggetti poneva in essere atti di illecita concorrenza sleale volti al condizionamento dei lavori relativi all’esecuzione dell’appalto avente ad oggetto la realizzazione del tratto della S.S. 106 – Variante al centro abitato di Marina di Gioiosa Jonica (RC), con le aggravanti di avere commesso il fatto per attività finanziata in tutto o in parte dallo Stato e di aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni di cui all’art. 416 bis ed al fine di agevolare la associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta.

Con l’operazione CRIMINE, infatti, è stato ben delineato il forte condizionamento esercitato dalle cosche AQUINO e MAZZAFERRO nell’esecuzione dei lavori per la realizzazione del tratto della SS 106 - variante al centro abitato di Marina di Gioiosa Ionica mediante l’imposizione alla Gioiosa Scarl, aggiudicataria dell’appalto, di proprie imprese di riferimento.

In particolare nel corso dei lavori la ditta TRA-EDIL FRASCÀ S.r.l., riconducibile al FRASCÀ Domenico, si affianca e sostituisce la ditta Ediltrichilo s.r.l. (impresa vicina agli AQUINO) all’indomani di due danneggiamenti alla ditta Gioiosa Scarl.

Significativo risulta il dato che tale sostituzione avviene in condizioni economiche svantaggiose, infatti, il Frascà riesce ad “imporre” senza nessuno sforzo un prezzo del ferro superiore a quello praticato dall’impresa uscente, la Ediltrichilo, evidentemente in un’ottica di riequilibrio dei guadagni delle due cosche di riferimento delle due ditte, non spiegandosi in alcun modo la scelta di sostituire una ditta con un’altra per pagare anche un prezzo più alto per lo stesso tipo di materiale. Eloquente dell’imposizione della ditta TRA-EDIL FRASCÀ S.r.l. è stato poi ritenuto il dato oggettivo per cui dal momento della stipula del contratto con la ditta TRA-EDIL non si siano più verificati sul cantiere atti intimidatori.

Il provvedimento, scaturito dalle risultanze investigative patrimoniali del Reparto Operativo dei Carabinieri reggini, che hanno consentito di accertare illecite accumulazioni patrimoniali, riguarda beni consistenti in:

–        1 villa di 11 vani con annessi piscina e garage ubicata in Roccella Jonica;

–        2 terreni siti nell’agro del Comune di Roccella Jonica;

–        3 società operanti nel settore dell’edilizia;

–        3 veicoli industriali;

–        1 motociclo;

–        Svariati rapporti bancari, titoli obbligazionari, polizze assicurative riconducibili ai destinatari del provvedimento.

I carabinieri del comando provinciale di Milano, che vede impegnati i militari del capoluogo lombardo, della Brianza di Crotone, Reggio Calabria e Bari, hanno smantellato una 'locale' della 'ndrangheta dedita al traffico internazionale degli stupefacenti, all'usura, all'estorsione ed alle rapine.

Il bilancio e' di 27 cittadini italiani ed un albanese arrestati, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico degli stupefacenti, usura e estorsione e rapine.

Due componenti la gang sono attualmente ricercati. L'attivita', avviata nel gennaio del 2013, ha gia' portato all'arresto, in flagranza di reato di 9 pregiudicati ed al sequestro di circa 200 kg. di sostanze stupefacenti. La misura cautelare in carcere di questa mattina e' stata emessa dal gip del Tribunale di Milano, Andrea Ghinetti, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia: Alessandra Dolci e Marcello Tatangelo.

In particolare, l’indagine ha acquisito nei confronti di 11 fra gli arrestati, "incontrovertibili elementi probatori in ordine alla loro affiliazione alla ‘ndrangheta" fa sapere il comando provinciale dei carabinieri di Milano. L’attività investigativa, inoltre, ha permesso di ricostruire le dinamiche criminali proprie della “locale” di Mariano Comense (Como) che, dedita al traffico internazionale degli stupefacenti destinati ai mercati lombardi, calabresi e pugliesi, realizzava ulteriori profitti sottoponendo ad estorsione i commercianti del territorio non tralasciando l’usura e le rapine. Dalle indagini è emerso il disaccordo tra la figura del capo e quella di un affiliato che rivendicava per sé un ruolo di maggiore preminenza all’interno della struttura. La questione è stata oggetto di numerose “discussioni” ed è stata portata all’attenzione dei vertici criminali in Calabria.Maggiori particolari saranno resi noti nel corso della conferenza stampa fissata per le 11,30 a Milano in via della Moscova 21, presso la Sala Stampa del Comando Provinciale Carabinieri di Milano.

Giuseppe Ferraro, di 47 anni ricercato dal '98 e Giuseppe Crea, di 37 latitante dal 2006, sono stati arrestati dalla polizia in provincia di Reggio Calabria. I due sono stati individuati mentre erano nascosti all'interno di un bunker in una località Agro di Maropati tra Melicucco e Rizziconi.

Gli ageti nel corso dell’irruzione hanno individuato un vero e proprio arsenale nascosto nel bunker tra cui anche un mitragliatore, una decina di fucili di vario tipo ed un consistente quantitativo di pistole. Maggiori dettagli saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa.

La Polizia di Stato di Reggio Calabria sta eseguendo una vasta operazione contro la "ndrangheta" con l'esecuzione di 16 fermi di indiziato di delitto, emessi dalla direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, nei confronti di soggetti legati alla 'famiglia' Franco della frazione Pellaro del capoluogo reggino. Tra i reati contestati l'associazione mafiosa ed estorsione in danno di operatori economici. Eseguite anche numerose perquisizioni. I particolari dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà in Questura alle ore 11.00.

Sin dalle prime ore dell’alba è in corso una maxi operazione eseguita dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria, in esecuzione di  un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di circa venti persone, emessa dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Procura distrettuale antimafia, e che ha portato all’arresto circa venti persone nella Piana, ed in particolare nella zona di Cinquefrondi.

Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, porto e detenzione di armi da guerra e comuni da sparo, ricettazione, rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio, favoreggiamento personale, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope, estorsione, furto, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate, danneggiamento seguito da incendio, tutti aggravati dal metodo mafioso.

Nella notte, tra Torino e Reggio Calabria, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Torino hanno arrestato, su ordinanza di custodia cautelare delegata dalla locale Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia, 20 persone, ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso ('ndrangheta) finalizzata ad estorsioni, usura, traffico di droga e gestione di bische clandestine.

Sono state contestualmente eseguite 41 perquisizioni domiciliari e sequestri di beni. Particolarmente pesanti gli atti intimidatori: in un caso è stata inviata a una vittima di estorsione una testa mozzata di suino, con l’avviso che la "prossima sarebbe stata la sua".

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