24092018Lun
Aggiornato ilDom, 23 Set 2018 10pm

34 condanne ed otto assoluzioni, è questa la sentenza emessa dal Gup di Reggio Calabria dott. Lauro nel processo scaturito dall’inchiesta denominata “Saggio Compagno”. Gli imputati sono accusati a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso operante nei territori di Cinquefrondi ed Anoia, porto e detenzione di armi da guerra e comuni da sparo, ricettazione, rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio, favoreggiamento personale, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope, estorsione, furto, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate, danneggiamento seguito da incendio, tutti aggravati dal metodo mafioso.

I dettagli della sentenza:

Giuseppe Ladini, 20 anni

Fortunato Foriglio 17 anni e 4 mesi;

Saverio Foriglio 16 anni;

Rocco Petullà 16 anni;

Francesco Ierace, 14 anni

Raffaele Ierace, 14 anni

Michele Ierace, 13 anni

Saverio Napoli cl. 64, 12 anni;

Fabio Porcaro 11 anni;

Salvatore Cuturello 10 anni e 4 mesi;

Nicodemo Lamari 10 anni e 4 mesi;

Antonella Bruzzese 10 anni;

Raffaele Petullà 9 anni e 4 mesi;

Orazio Ierace, 9 anni

Angelo Petullà 9 anni;

Antonio Petullà 9 anni;

Renato Fonti 8 anni;

Angelo Napoli 8 anni;

Attilio Giorgi 7 anni e 8 mesi;

Francesco Giorgi 6 anni e 8 mesi;

Rocco Varacalli 6 anni e 8 mesi;

Maurizio Pronestì 6 anni;

Giuseppe Vigliante 6 anni;

Saverio Napoli cl. 85, 5 anni e 8 mesi;

Rocco Pizzinga 4 anni e 8 mesi;

Rocco Francesco Ieranò, 4 anni e 4mesi

Rocco Foriglio 4 anni e 4 mesi;

Michele Vomera, 3 anni

Renato Iannone, 2 anni e 8 mesi

Pasquale Zaita, 2 anni

Salvatore Bono 1 anno e 8 mesi;

Salvatore Petullà 1 anno e 4 mesi;

Salvatore Romeo 1 anno e 4 mesi;

Michelangelo Iannone 8 mesi;

Assolti: Armando Foti, Salvatore Foriglio, Michele Ierace (classe 1991), Domenico Ladini, Diego Lamanna, Maurizio Monteleone, Vincenzo Papasidero e Francesco Oliveti.

Il Tribunale della Libertà di Reggio Calabria, accogliendo il ricorso presentato dagli avvocati Antonino Napoli ed Antonio Cimino, ha disposto la scarcerazione dell’imprenditore di Cinquefrondi (R.C.) Vincenzo Zangari arrestato per aver fatto parte, nella qualità di componente in possesso almeno della dote del Vangelo, con altri presunti affiliati, dell’articolazione territoriale dell’associazione di tipo mafioso denominata 'ndrangheta, operante nei comuni di Cinquefrondi, Anoia e nelle località limitrofe, inserita nel mandamento tirrenico della Provincia di Reggio Calabria.

Ad avviso della Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria le prove dell’affiliazione e della partecipazione alla ndrangheta di Vincenzo Zagari si desumerebbero dalle dichiarazioni accusatorie del collaboratore di giustizia Ieranò Rocco Francesco riscontrate da un’intercettazione ambientale captata a casa del coindagato Giuseppe Ladini.

La difesa di Vincenzo Zangari, dopo aver svolto un’imponente e laboriosa attività di indagine difensiva, ha proposto al Tribunale della Libertà di Reggio Calabria il riesame dell’Ordinanza di Custodia Cautelare in carcere eccependone la nullità per mancata valutazione autonoma da parte del Giudice per le Indagini Preliminari degli elementi forniti dalla difesa e l’assenza di prove che dimostrassero un contributo stabile al mantenimento in vita dell’associazione.

In occasione della lunga udienza camerale gli avvocati Antonino Napoli ed Antonio Cimino  hanno, altresì, evidenziato che lo Ieranò non  attribuisce a Vincenzo Zangari, oltre che la generica dote ‘ndranghetista di “Vangelo”, nessuna condotta delittuosa posta in essere dallo stesso né specifica quando, in occasione di quale riunione o alla presenza di quali affiliati ebbe a ricevere il grado che il collaboratore gli attribuisce.

La difesa ha ritenuto, infine,  illogica e destituita di fondamento la circostanza che Vincenzo Zagari sia stato introdotto alla ‘ndrangheta da Antonio Zangari detto “Stefanitu” al fine di avere una protezione da parte della cosca in caso di eventuali richieste estorsive e che lo stesso, oltre ad essere incensurato, non ha alcun collegamento con gli altri presunti associati con i quali non vi sono né frequentazioni né contatti telefonici.

Accogliendo i motivi addotti dagli avvocati Napoli e Cimino il Tribunale della Libertà ha disposto la scarcerazione di Vincenzo Zangari che potrà ora rispondere da libero dalle accuse che gli vengono mosse dai Pubblici Ministeri antimafia di Reggio Calabria.

Alle prime luci dell’alba di oggi, nelle Province di Reggio Calabria, Vibo Valentia, Catanzaro, Cosenza, Chieti e Verbania, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, collaborati da personale dello Squadrone Eliportato Cacciatori, dell’8° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Vibo Valentia e da militari delle province sopra menzionate, hanno dato esecuzione ad un’Ordinanza di Custodia Cautelare emessa dal Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di complessive 19 persone (18 destinate in carcere ed 1 destinata agli arresti domiciliari), ritenute responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso (capo d’imputazione contestato a 14 indagati), estorsione, detenzione abusiva di armi, ricettazione, favoreggiamento personale, danneggiamento seguito da incendio, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate, violazione di disposizioni per il controllo delle armi ed in materia di armi clandestine, detenzione di stupefacenti, tutti aggravati dal metodo mafioso.

  L’odierno provvedimento si inserisce nell’ambito dell’operazione “SAGGIO COMPAGNO”, che già il 15 dicembre e l’8 gennaio scorsi aveva portato all’esecuzione di un Decreto di Fermo e di altra Ordinanza di Custodia Cautelare in carcere rispettivamente nei confronti di 36 e 29 persone, oltre al sequestro preventivo di beni mobili, immobili e conti correnti del valore complessivo di circa 400.000 euro.

L’operazione “SAGGIO COMPAGNO” era stata così denominata, in quanto trae origine dall’appellativo con cui il principale indagato, LADINI Giuseppe, si rivolgeva al suo più fidato sodale, TIGANI Leonardo.

Le indagini erano state avviate dai Carabinieri della Compagnia di Taurianova nel novembre 2013, sviluppando ulteriormente alcune acquisizioni investigative  dell’operazione “Vittorio Veneto”, che all’epoca aveva consentito di trarre in arresto 8 persone per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e violazioni in materia di armi, nonché aveva successivamente determinato la collaborazione dell’esponente di vertice di quel sodalizio, IERANÒ Rocco Francesco (tuttora detenuto).

Quest’ultimo, dopo essersi dichiarato fin dall’inizio ‘ndranghetista ed appartenente alla ”Locale di Cinquefrondi”, aveva riferito preziose informazioni in merito all’assetto della struttura criminale di cui faceva parte, con particolare riferimento al ruolo rivestito da LADINI Giuseppe, indicato come ‘ndranghetista appartenente alla stessa locale, con un ruolo apicale associato alla carica del “Vangelo”.

 Il complesso delle articolate attività tecniche (intercettazioni telefoniche ed ambientali, nonché riprese video) e di riscontro, incrociato ed analizzato con le risultanze investigative derivanti anche dalla collaborazione di IERANÒ, ha permesso di:

—    individuare i soggetti appartenenti all’organizzazione mafiosa identificata in “Locale di Cinquefrondi”, che peraltro frequentavano l’abitazione di LADINI Giuseppe o comunque gravitavano a vario titolo attorno alla sua figura;

—    cogliere in maniera inequivocabile le varie condotte compiute anche da ciascuno degli odierni arrestati, dimostrando la loro attiva collaborazione alle varie attività illecite di LADINI e della “Locale di Cinquefrondi” di cui facevano parte.

Riscontri delle prime risultanze investigative, erano infatti già stati anche:

—    l’arresto in flagranza eseguito il 1° marzo 2014 nei confronti di CREA Ettore (tuttora detenuto), rampollo dell’omonima famiglia mafiosa di Rizziconi (RC), trovato in possesso di un fucile mitragliatore di provenienza illecita, la cui compravendita era stata trattata poco prima con LADINI presso la sua abitazione;

—    il fermo di indiziato di delitto eseguito il 25 marzo 2014 nei confronti di LADINI Giuseppe, il quale aveva manifestato l’intenzione di disperdere tutto il materiale illecito di cui disponeva, nonché di darsi precauzionalmente alla fuga; nella circostanza erano state recuperate anche numerose armi e parti di armi, nonché un chilogrammo di cocaina, il tutto oggetto delle trattative condotte da LADINI con gli altri indagati;

—    il fermo di indiziato di delitto eseguito il 7 aprile 2014 nei confronti di BRUZZESE Antonella, BRUZZESE Lorenzo, PAPALUCA Emanuele, TIGANI Leonardo, RACO Antonio e VALERIOTI Antonio, sul conto dei quali erano già stati riscontrati evidenti elementi di responsabilità in particolare in ordine al traffico di armi condotto unitamente al LADINI. 

Le dichiarazioni del collaboratore IERANÒ avevano poi trovato genuina rispondenza innanzitutto nelle attività tecniche eseguite presso l’abitazione di LADINI, dove peraltro lo stesso continuava a delinquere senza alcuna remora nonostante fosse sottoposto a detenzione domiciliare.

L’indagine aveva poi permesso di accertare inoltre che LADINI, con la stretta collaborazione morale e materiale innanzitutto della moglie e del suo nucleo familiare:

—    aveva manifestato la chiara volontà di costituire a Cinquefrondi (RC) una nuova articolazione criminale sotto la sua guida;

—    a tal fine, intratteneva con evidente disinvoltura e padronanza tutta una serie di rapporti con numerosi pregiudicati, facenti capo non solo al contesto delinquenziale cinquefrondese, ma anche ad altre aree della Province di Reggio Calabria e Vibo Valentia, dando quindi prova della sua caratura criminale e dell’importanza della locale di cui faceva parte.

 

  L’odierna misura cautelare, originata dal medesimo contesto investigativo di cui ai provvedimenti eseguiti il 15 dicembre e l’8 gennaio scorsi, è stata quindi emessa nei confronti di ulteriori soggetti ritenuti ugualmente appartenenti e contigui alla “Locale di Cinquefrondi”, a carico dei quali però non erano stati precedentemente ravvisati i presupposti per l’emissione del provvedimento di Fermo eseguito il 15 dicembre 2015.

Tra i vari fatti contestati, nell’ambito del progetto di LADINI di costituire una propria ‘ndrina, era emerso anche il suo intento di acquistare il ristorante “Il Fungo” di proprietà del “Capo Locale” TRIPODI Costantino (già arrestato in occasione dell’operazione del 15 dicembre 2015): quel luogo non costituiva infatti un mero oggetto di investimento, ma esprimeva un’elevata valenza simbolica, in quanto era di proprietà del vecchio “Capo Locale” di Cinquefrondi, ma soprattutto era il luogo attorno al quale anche nel recente passato avevano gravitato i personaggi di maggiore spessore della “Locale”, tra cui IERANÒ Rocco Francesco, che in occasione della sua cattura nell’estate del 2013 fuggì proprio da quel luogo. 

Inoltre, lo spessore criminale della figura di LADINI Giuseppe e di tutti i personaggi che lo circondavano è emerso anche quando aveva aspramente rimproverato PETULLÀ Angelo e PEULLÀ Raffaele (già arrestati in occasione dell’operazione del 15 dicembre 2015), per aver aggredito verbalmente e fisicamente un operaio boschivo della zona, ritenuto colpevole di aver tagliato degli alberi in una zona che risultava invece di interesse proprio della famiglia PETULLÀ.

La disapprovazione di LADINI, palesata nella sua abitazione ed alla presenza dei predetti PETULLÀ, si riferiva al fatto che una simile aggressione compiuta nei confronti di un soggetto che si stava recando proprio a casa sua, avrebbe rischiato di incrinare la sua autorevolezza ed il suo prestigio criminale agli occhi esterni. 

Altra conferma dell’influenza e controllo del territorio esercitato da LADINI è anche l’episodio in cui un abitante del luogo si era appositamente recato presso l’abitazione di LADINI per lamentare il comportamento del suo fidato sodale, TIGANI Leonardo, il quale, pur avendo ricevuto nel tempo numerosi favori, aveva comunque appiccato un incendio ad una casetta rurale di sua proprietà, quale ritorsione per una controversia di vicinato scaturita dall’eccessiva sporgenza di un albero.

Infatti, sono stati diversi gli ammonimenti che LADINI aveva conseguentemente rivolto a TIGANI, per essersi mal posto nei confronti di una persona che si era sempre manifestata “disponibile”, innanzitutto per non aver denunciato il danneggiamento.

Lo spessore di LADINI e dall’organizzazione nel suo complesso, sono stati riscontrati anche con la reiterata presenza dei pluripregiudicati gemelli IERACE Francesco e Raffaele, giovanissimi e noti rampolli della criminalità cinquefrondese, i quali, pur essendo già detenuti da tempo, utilizzavano i permessi premio di cui beneficiavano anche per fare visita a LADINI Giuseppe presso la sua abitazione: nel corso di tali incontri hanno infatti più volte discusso di numerosi aneddoti – presenti e passati – relativi alla vita ed alle attività illecite della “Locale di Cinquefrondi”, manifestando quindi tutta la loro consapevole partecipazione ed il loro chiaro sostegno al sodalizio.   

Oltre alle movimentazioni di armi di cui si è già fatto cenno, numerose sono state anche le contrattazioni per la compravendita di soldi falsi e partite di cocaina. Nell’ambito del focolare domestico, non era infatti così raro che LADINI, con l’ausilio dei suoi sodali, prelevasse o trasferisse nel rudere di cui disponeva svariati involucri contenenti stupefacente, che poi confezionava e predisponeva in casa per le sue trattative successive.

Anche nell’ambito di tale attività illecita, oltre che per la movimentazione di armi, emerge come i primi e più stretti fiancheggiatori degli affari di LADINI e del suo ruolo di predominio fossero proprio i suoi più stretti familiari, ad ulteriore conferma del ruolo tipicamente esercitato dalla famiglia anche in questo contesto ‘ndranghetistico. 

 

5.        Con riferimento al provvedimento restrittivo eseguito nel corso dell’odierna operazione, i destinatari sono stati i seguenti:

•     soggetti indagati per la violazione dell’art. 416 bis C.P., in quanto ritenuti appartenenti alla struttura criminale ricostruita (che si aggiungono a quelli già arrestati a seguito delle pregresse risultanze investigative):

-     BRUZZESE Antonella, moglie di LADINI Giuseppe, in atto già agli arresti domiciliari, individuata quale componente dell’organizzazione, con il compito di coadiuvare il coniuge nella custodia e nella compravendita delle armi, nonché nella gestione dei rapporti con gli altri affiliati.

BRUZZESE Antonella, dopo essere stata sottoposta a fermo d’indiziato di delitto nell’aprile 2014 e quindi destinataria di custodia cautelare agli arresti domiciliari, per i predetti reati in materia di armi era già stata condannata nel giugno scorso alla pena di anni 10 e mesi 10 di reclusione ed euro 48.800 di multa.

Infatti, era già emersa nella prima fase delle indagini come persona a totale disposizione della consorteria per qualsiasi esigenza, palesando inoltre una spregiudicatezza senza pari nella riscossione dei crediti vantati nei confronti di terzi, nell’occultamento delle armi e nella movimentazione delle stesse;

-     BRUZZESE Giuseppe, in atto già detenuto, individuato quale componente dell’organizzazione in possesso di una dote in corso di accertamento, la cui affiliazione era stata promossa da IERANÒ Rocco Francesco;

-     BRUZZESE Serafino, in atto già detenuto, individuato quale componente dell’organizzazione in possesso di una dote in corso di accertamento, la cui affiliazione era stata promossa da IERANÒ Rocco Francesco;

-     FORIGLIO Fortunato, individuato quale componente dell’organizzazione nell’ambito dell’omonima cosca, con competenza specifica e quasi esclusiva nel settore delle estorsioni.

Storico appartenente alla ‘ndrangheta, FORIGLIO Fortunato aveva assunto in più circostanze gravi comportamenti intimidatori, sintomatici della sua capacità di imporre atteggiamenti omertosi, palesando una spregiudicata reiterazione anche delle condotte che già in passato ne avevano determinato la condanna sia per estorsione, che per associazione mafiosa; 

-     GIOVINAZZO Raffaele, in atto già detenuto, individuato quale componente dell’organizzazione in possesso di una dote in corso di accertamento, la cui affiliazione era stata promossa da IERANÒ Rocco Francesco, del quale era il fidato braccio destro e con il quale si era sottratto alla cattura nel luglio 2013, nel corso dell’operazione “VITTORIO VENETO”;

-     IERACE Francesco, in atto già detenuto, individuato quale componente dell’organizzazione, facente parte della cosca LADINI, con il ruolo di coadiuvare il capo LADINI Giuseppe;

-     IERACE Raffaele, in atto già detenuto, fratello gemello del predetto IERACE Francesco, individuato quale componente dell’organizzazione, facente parte della cosca LADINI, con il ruolo di coadiuvare il capo LADINI Giuseppe.

I gemelli IERACE Francesco e Raffaele, discendenti dell’omonima famiglia di storiche tradizioni ‘ndranghetiste, sono – al pari di LADINI Giuseppe – fra i personaggi di maggior rilievo del sodalizio mafioso, in quanto, pur essendo detenuti, utilizzavano spesso i permessi premio di cui beneficiavano per frequentare l’abitazione di LADINI Giuseppe e sostenerlo nel suo progetto di costituire di una propria ‘ndrina autonoma nell’ambito della ”Locale di Cinquefrondi”;

-     LADINI Giuseppe, in atto già detenuto, individuato quale componente dell’organizzazione in possesso della dote del “Vangelo”, capo dell’omonima cosca operante nella Contrada Petricciana di Cinquefrondi;

-     MONTELEONE Maurizio, individuato quale componente dell’organizzazione in possesso della dote di ”Picciotto”, il quale, ancorché incensurato e residente da tempo a Domodossola (VB), nei periodi in cui faceva ritorno in Calabria partecipava alle riunioni di ‘ndrangheta, manifestando la propria disponibilità in favore dei sodali, e quindi fattivo sostegno al sodalizio;

-     NAPOLI Angelo, individuato quale componente dell’organizzazione in possesso della dote di ”Sgarrista”, il quale, ancorché incensurato, prendeva regolarmente parte alla riunioni di ‘ndrangheta, dimostrandosi quindi pienamente a disposizione degli altri sodali;

-     RACO Antonio, in atto già detenuto, individuato quale componente dell’organizzazione, facente parte della cosca LADINI, con il ruolo di coadiuvare il capo LADINI Giuseppe nell’attuazione del programma criminoso della sua ‘ndrina;

-     TIGANI Leonardo, in atto già detenuto, individuato quale componente dell’organizzazione, facente parte della cosca LADINI, con il ruolo di coadiuvare il capo LADINI Giuseppe nell’attuazione del programma criminoso della sua ‘ndrina;

-     VALERIOTI Antonio, in atto già detenuto, individuato quale componente dell’organizzazione, facente parte della cosca LADINI, con il ruolo di coadiuvare il capo LADINI Giuseppe nell’attuazione del programma criminoso della sua ‘ndrina;

-     ZANGARI Antonio, individuato quale componente dell’organizzazione in possesso almeno della dote del “Vangelo”, insignito anche della carica di “Capo Società” e “Contabile”, deputato a rappresentare la “Locale” nei rapporti esterni alla consorteria.

ZANGARI Antonio era anche colui che interloquiva con il “Capo Crimine” Mico OPPEDISANO e deliberava, unitamente agli altri, le linee guida di condotta degli affiliati e le competenze nel settore delle estorsioni;     

•     soggetti indagati per altri episodi delittuosi, principalmente riferiti a violazioni in materia di armi e stupefacenti (che si aggiungono a quelli già arrestati a seguito delle pregresse risultanze investigative):

—    BONO Salvatore, nipote del capo locale TRIPODI Costantino, per aver acquistato da PORCARO Fabio, anch’egli appartenente alla ”Locale di Cinquefrondi”, una pistola cal. 22;

—    PAPALIA Domenico, per aver tenuto condotte finalizzate ad approvvigionarsi di stupefacente del tipo cocaina da LADINI Giuseppe;

—    ROMEO Salvatore, per aver detenuto illecitamente due pistole e per aver trattato, unitamente a LADINI Giuseppe, la compravendita di altre armi dello stesso tipo;

—    VOMERA Michele, per aver detenuto e portato illecitamente più volte in luogo pubblico varie armi, oltre che per aver trattato la compravendita di altre con LADINI Giuseppe.

Ieri 21 dicembre 2015, in Polistena (RC), i Carabinieri hanno tratto in arresto NAPOLI Saverio, di anni 51 da Cinquefrondi, in esecuzione al provvedimento di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria - Direzione Distrettuale Antimafia, per associazione di tipo mafioso. Il predetto era irreperibile dal 15 dic 2015, quando si era sottratto all’esecuzione del provvedimento giudiziario emesso nell’ambito dell’operazione convenzionalmente denominata “Saggio Compagno”.

L’operazione “SAGGIO COMPAGNO” è stata così denominata in quanto trae origine dall’appellativo con cui il principale indagato, LADINI Giuseppe, si rivolgeva al suo più fidato sodale, TIGANI Leonardo.

L’indagine è stata avviata nel novembre 2013 dalla Compagnia Carabinieri di Taurianova, sulla base di alcuni sviluppi dell’operazione “Vittorio Veneto” (conclusa nell’estate dello stesso anno), che già a suo tempo aveva permesso di trarre in arresto in Cinquefrondi 8 persone responsabili di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e violazioni in materia di armi.

Tra questi figurava infatti anche IERANÒ Rocco Francesco cl. ‘72, personaggio di indiscussa valenza nell’ambito della ‘ndrangheta cinquefrondese (cui era attribuita la carica del “Vangelo”), che dopo aver inizialmente tentato invano di sottrarsi alla cattura nell’estate 2013, aveva poi intrapreso anche un percorso di collaborazione con la giustizia.

 

L’attività investigativa ha quindi consentito di:

—    ricostruire e disarticolare la composizione (anche nella sua evoluzione a seguito della menzionata operazione di p.g.) della “locale” di Cinquefrondi, che storicamente imperversa nell’omonimo centro ed in quello limitrofo di Anoia (RC);

—    riscontrare le attività illecite del sodalizio che, dopo l’arresto di IERANÒ, faceva capo a LADINI Giuseppe cl. ’78, già noto per i suoi precedenti penali e di polizia per associazione a delinquere di tipo mafioso, associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, ricettazione e riciclaggio.

 

Primi riscontri della presente indagine erano già stati, tra marzo ed aprile 2014:

—    l’arresto di complessive 8 persone (BRUZZESE Antonella cl. ’82, moglie di LADINI Giuseppe, BRUZZESE Lorenzo cl. ‘82, PAPALUCA Emanuele cl. ’91, TIGANI Leonardo cl. ‘83, RACO Antonio cl. ’86 e VALERIOTI Antonio cl. ’64), a carico delle quali erano già emersi evidenti responsabilità in merito al traffico di armi: tra questi vi erano infatti anche lo stesso LADINI Giuseppe, che aveva manifestato la propria intenzione di rendersi irreperibile per il sospetto di essere monitorato dalle Forze di Polizia, oltre che CREA Ettore cl. ‘72, personaggio contiguo all’omonima cosca di ‘ndrangheta operante a Rizziconi, che è stato trovato in possesso di un fucile mitragliatore di provenienza illecita acquistato da LADINI Giuseppe;

—    il sequestro di numerose armi e munizioni da guerra e comuni, oltre che di un chilogrammo di cocaina, rinvenuti in un rudere abbandonato prospiciente all’abitazione di LADINI Giuseppe, che quest’ultimo, unitamente ai suoi sodali, utilizzava come deposito per tutto il materiale smerciato nel corso delle sue contrattazione illecite.

 

 Le articolate attività tecniche compiute prima, durante e dopo i predetti arresti, unite poi agli innumerevoli riscontri eseguiti sul territorio ed agli approfondimenti investigativi del caso, hanno poi permesso di accertare che LADINI Giuseppe, benché sottoposto a detenzione domiciliare anche per reati in materia di criminalità organizzata, avvalendosi innanzitutto della stretta collaborazione morale e materiale di tutto il suo nucleo familiare, ed in particolare della moglie BRUZZESE Antonella e del figlio minore:

—    aveva costituito di fatto e stava consolidando a Cinquefrondi (RC) una nuova articolazione della ‘ndrangheta sotto la sua guida, cui facevano capo gli appartenenti alle preesistenti cosche “LADINI”, “PETULLÀ” e “FORIGLIO”;

—    intratteneva presso la propria abitazione, con evidente disinvoltura e padronanza, tutta una serie di rapporti con numerosi pregiudicati, facenti capo non solo al contesto delinquenziale di Cinquefrondi, ma anche ad altre aree della Province di Reggio Calabria e Vibo Valentia, dando quindi prova della sua caratura criminale e dell’importanza del sodalizio che faceva capo alla sua persona;

—    nell’ambito di tali rapporti, avvalendosi della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo, esercitava un vero e proprio controllo del territorio, sfruttando le risorse economiche della zona mediante il compimento di una serie indeterminata di delitti in materia di armi e stupefacenti, contro il patrimonio, la vita e l’incolumità individuale, con riferimento anche al settore degli appalti boschivi.

 

 A conclusione della predetta attività, alla prime luci dell’alba di oggi, in questa Provincia ed in quelle di Roma, Verbania e Vibo Valentia, i Carabinieri del Comando Provinciale CC di Reggio Calabria, con l’ausilio di personale dello Squadrone Eliportato Cacciatori, hanno quindi dato esecuzione ad un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, nell’ambito del quale sono state:

—    tratte in arresto 36 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, porto e detenzione di armi da guerra e comuni da sparo, ricettazione, rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio, favoreggiamento personale, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope, estorsione, furto, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate, danneggiamento seguito da incendio, tutti aggravati dal metodo mafioso (TRIPODI Costantino cl. ‘45, già capo della locale di Cinquefrondi, IERACE Michele cl. ’58, PETULLÀ Antonio cl. ‘49, NAPOLI Antonio cl. ‘57, NAPOLI Saverio cl. ’64, IANNIZZI Rocco cl. ‘71, ZANGARI Vincenzo cl. ‘73, IERACE Orazio cl. ‘78, IERACE Michele cl. ’91, BRUZZESE Raffaele cl. ‘52, LADINI Domenico cl. ‘55, FONTI Renato cl. ‘64, IERACE Fabio cl. ‘68, PRIMERANO Girolamo cl. ‘74, MIGLIACCIO Gaetano cl. ‘77, PORCARO Fabio cl. ‘76, MONTELEONE Maurizio cl. ‘74, PETULLÀ Rocco cl. ‘66, PETULLÀ Angelo cl. ‘89, PETULLÀ Raffaele cl. ‘92, BRUZZESE Maria Polsina cl. ‘93, FORIGLIO Saverio cl. ‘63, FORIGLIO Rocco cl. ‘95, CUTURELLO Salvatore cl. ‘70, GIORGI Attilio cl. ‘84, GIORGI Francesco cl. ‘75, IANNONE Renato cl. ‘70, LAMARI Nicodemo cl. ‘58, LONGORDO Francesco cl. ‘79, NAPOLI Saverio cl. ‘85, PAPALUCA Fabio cl. ‘86, PRONESTÌ Maurizio cl. ‘75, VARACALLI Rocco cl. ‘87, VIGLIANTE Giuseppe cl. ‘86, VOMERA Michele cl. ‘91, ZAITA Pasquale cl. ‘91;

—    deferire ulteriori 41 persone, in stato di libertà o comunque già detenute a seguito delle pregresse risultanze investigative;

—    sono stati sottoposti a sequestro un’impresa di rifornimento carburanti, un ristorante, otto beni immobili, tra terreni e fabbricati, ventuno tra conti correnti e rapporti bancari ed una quota societaria, relativa ad un’azienda di trasporti, riconducibili ad alcuni degli indagati per un valore stimato di oltre cinquecento mila euro;

—    effettuate ulteriori 10 perquisizioni domiciliari nei confronti di altrettanti indagati nel medesimo procedimento.

Nella circostanza sono state rinvenute e sottoposte a sequestro 3 pistole, 2 fucili e 218 cartucce di vari calibri.

Di seguito i nomi delle 36 persone tratte in arresto nell'ambito dell'Operazione Saggio Compagno, ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, porto e detenzione di armi da guerra e comuni da sparo, ricettazione, rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio, favoreggiamento personale, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope, estorsione, furto, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate, danneggiamento seguito da incendio, tutti aggravati dal metodo mafioso (TRIPODI Costantino cl. ‘45, già capo della locale di Cinquefrondi, IERACE Michele cl. ’58, PETULLÀ Antonio cl. ‘49, NAPOLI Antonio cl. ‘57, NAPOLI Saverio cl. ’64, IANNIZZI Rocco cl. ‘71, ZANGARI Vincenzo cl. ‘73, IERACE Orazio cl. ‘78, IERACE Michele cl. ’91, BRUZZESE Raffaele cl. ‘52, LADINI Domenico cl. ‘55, FONTI Renato cl. ‘64, IERACE Fabio cl. ‘68, PRIMERANO Girolamo cl. ‘74, MIGLIACCIO Gaetano cl. ‘77, PORCARO Fabio cl. ‘76, MONTELEONE Maurizio cl. ‘74, PETULLÀ Rocco cl. ‘66, PETULLÀ Angelo cl. ‘89, PETULLÀ Raffaele cl. ‘92, BRUZZESE Maria Polsina cl. ‘93, FORIGLIO Saverio cl. ‘63, FORIGLIO Rocco cl. ‘95, CUTURELLO Salvatore cl. ‘70, GIORGI Attilio cl. ‘84, GIORGI Francesco cl. ‘75, IANNONE Renato cl. ‘70, LAMARI Nicodemo cl. ‘58, LONGORDO Francesco cl. ‘79, NAPOLI Saverio cl. ‘85, PAPALUCA Fabio cl. ‘86, PRONESTÌ Maurizio cl. ‘75, VARACALLI Rocco cl. ‘87, VIGLIANTE Giuseppe cl. ‘86, VOMERA Michele cl. ‘91, ZAITA Pasquale cl. ‘91;

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 Nelle prime ore di oggi 15 dicembre 2015 in questa provincia ed in quelle di Roma, Verbania e Vibo Valentia i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, con l’ausilio di personale dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, in esecuzione a decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, hanno tratto in arresto 36 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, porto e detenzione di armi da guerra e comuni da sparo, ricettazione, rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio, favoreggiamento personale, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope, estorsione, furto, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate, danneggiamento seguito da incendio, tutti aggravati dal metodo mafioso. Nella circostanza sono state, altresì, effettuate 11 perquisizioni domiciliari nei confronti di altrettanti indagati nel medesimo procedimento.

Le indagini, avviate dalla Compagnia Carabinieri di Taurianova sin dal novembre 2013, che si sono avvalse anche delle propalazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia, hanno consentito di delineare gli assetti nonché di acclarare l’appartenenza degli indagati, anche con ruoli di vertice, alle cosche “PETULLÀ”, “LADINI” e “FORIGLIO” quali articolazioni autonome dell’associazione per delinquere di tipo ‘ndranghetistico nota come locale di Cinquefrondi, operante nel territorio dei comuni di Cinquefrondi e Anoia con ramificazioni in tutta la provincia ed in altre province. L’attività della cosca, avvalendosi della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo, era finalizzata al controllo ed allo sfruttamento delle risorse economiche della zona mediante il compimento di una serie indeterminata di delitti in materia di armi, esplosivi e munizionamento, contro il patrimonio, la vita e l’incolumità individuale, in materia di commercio di sostanze stupefacenti, favoreggiamento latitanti, nonché delitti volti ad acquisire direttamente e indirettamente la gestione e/o il controllo di attività economiche, in particolare nel settore degli appalti boschivi, ed ogni altra attività illecita.

Si procederà, inoltre, al sequestro di beni mobili ed immobili riconducibili ad alcuni degli indagati per un valore stimato in oltre cinquecento mila euro mentre l’attività ha permesso nel tempo di procedere già all’arresto di 8 persone, al sequestro di oltre un kg. di sostanza stupefacente del tipo cocaina ed al rinvenimento di numerose armi da guerra e comuni da sparo.

I particolari dell’operazione “Saggio compagno” ed i nomi degli arrestati saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che sarà tenuta presso il Comando Provinciale Carabinieri di Reggio Calabria alle ore 11:00 odierne.

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