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Aggiornato ilMer, 26 Feb 2020 8am

E’ stato il tempestivo intervento di un Carabiniere del Nucleo Operativo della Compagnia di Reggio Calabria ad evitare il peggio. Ed è così che un uomo 54enne, originario della provincia di Reggio Calabria, è stato arrestato per il reato di violenza sessuale ai danni della ex convivente, una 36enne siciliana, con la quale aveva intrattenuto una relazione sentimentale per oltre 10 anni.

Nei fatti, giovedì mattina verso le ore 10.30, l’uomo giunto – a bordo della propria autovettura - all’altezza della fermata dell’autobus ubicata in questa Via Romeo, nei pressi del Museo Archeologico Nazionale, notando la presenza della sua ex compagna, aveva deciso di fermarsi per “salutarla”.

In un attimo, però, la discussione è degenerata, poiché l’uomo sceso dalla macchina, con gesto fulmineo e deciso, ha allungato il proprio braccio destro, afferrando con la mano il seno sinistro della donna, la quale, contestualmente ad un’esclamazione di dolore, ha immediatamente indietreggiato per sottrarsi al molestatore, fino a quando ha sbattuto con le spalle nella parte posteriore della banchina ubicata pressa la suddetta fermata dell’autobus.

L’uomo, approfittando della situazione, si è avvicinato nuovamente alla donna, impedendole di fatto ogni possibilità di sottrarsi alla sua azione, che è proseguita con il palpeggiamento del seno sinistro della donna nonché con il contemporaneo sfregamento delle proprie parti intime con la mano sinistra.

Il Brigadiere dei Carabinieri, ivi in transito in abiti civili per altri accertamenti, vista la scena e udite le urla della donna, nonché le espressioni importunanti dell’uomo, avendo notato altresì la difficoltà della vittima nel divincolarsi, è tempestivamente intervenuto al fine di impedire la protrazione dell’azione delittuosa, dividendo i due e accompagnandoli nella vicina caserma di Via Aschenez.

Dalla ricostruzione effettuata è stato possibile comprendere che tra i due soggetti, per oltre 10 anni era intercorsa una convivenza more uxorio, più volte sospesa – e definitivamente interrotta nel marzo u.s. - a causa dell’ossessività ed insistenza dell’uomo nell’avere rapporti sessuali con la donna, che ha portato quest’ultima a presentare, già nel 2012, una denuncia per tentata violenza sessuale nei confronti dell’uomo.

Nel corso del fine settimana, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Reggio Calabria ha convalidato l’arresto eseguito dai Carabinieri della Compagnia di Reggio Calabria, ed ha disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari per il reato di violenza sessuale aggravata.

Gaetano Morabito, 25 anni di Reggio Calabria, è stato arrestato dal personale della Polizia di Stato, in esecuzione di  un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria in quanto ritenuto responsabile di rapina pluriaggravata commessa a Gallico di Reggio Calabria la sera dell’8 novembre 2014 ai danni di una donna anziana. L’ordine di carcerazione, emesso al termine di un’articolata indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, è stato notificato a Morabito in carcere, dove lo stesso si trova per altro reato.

La sera dell’otto novembre, agli agenti della Polizia di Stato intervenuti sul posto, la vittima riferiva di aver subito una rapina intorno alle ore 22.00 ad opera di 4 individui che – agendo a volto scoperto, con guanti in lattice e vestiti di scuro – avevano fatto irruzione all’interno della sua abitazione e sotto la minaccia di un coltello, dopo averla immobilizzata, si erano impossessati di numerosi oggetti in oro (orecchini, collane, orologio, fedi nuziale, bracciali, catenine, medaglie, argenteria ed anelli), dandosi alla fuga al termine dell’azione delittuosa.

Le prime indagini condotte dalla Squadra Mobile consentivano di accertare che ad agire erano stati cinque soggetti, uno dei quali era rimasto fuori a fare il palo e gli altri quattro erano penetrati all’interno dell’abitazione dell’anziana mentre era intenta a vedere la televisione, sicché - allo scopo di compiere la rapina - la immobilizzavano coprendole gli occhi, la trattenevano di dietro, la conducevano nella camera da letto, la obbligavano a sedersi sul letto, le legavano le mani dietro la schiena e le caviglie con nastro adesivo e la minacciavano di ucciderla puntandole il coltello.

La vittima della rapina non era in grado di riconoscere gli aggressori. Tuttavia, le indagini delegate alla Squadra Mobile dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, consentivano di acquisire plurimi elementi indiziari in capo ad uno degli autori della rapina che veniva individuato in Morabito Gaetano.

Ed invero, le verifiche sugli automezzi che la sera della rapina erano presenti nei pressi dell’abitazione della vittima, i percorsi da essi seguiti in città, nonché l’analisi dei dati e degli elementi acquisiti dall’attivazione di alcuni presidi tecnologici, unitariamente esaminati, conducevano a ritenere concordemente che uno degli esecutori materiali della rapina fosse Morabito Gaetano.

Il delitto di rapina è stato contestato a Morabito nella forma aggravata in quanto commesso dallo stesso in concorso con altri quattro soggetti non identificati, con l’uso di armi, all’interno di un luogo di privata dimora, ponendo la vittima ultrassentacinquenne in stato di incapacità di agire ed ostacolando la privata difesa.

E’ stato il tempestivo intervento dei Carabinieri della Stazione di Rione Modena ad evitare la tragedia. Ed è così che un uomo reggino 38enne, già in passato responsabile di maltrattamenti ai danni della propria convivente, una reggina 41enne con la quale aveva intrattenuto una relazione di circa 2 anni, mediante lesioni aggravate e minacce, è finito in manette per il reato di tentato omicidio.

Nei fatti, venerdì pomeriggio, l’uomo – dal dicembre 2014 destinatario di un provvedimento di divieto di avvicinamento alla persona offesa alla luce dei pregressi comportamenti violenti – si portava presso l’appartamento della convivente sito in Viale Calabria, ove al termine di una discussione ed in presenza del loro figlio minore, la trascinava con forza sul balcone dell’abitazione sita al terzo piano, minacciando e tentando di lanciarla dal vuoto. I Carabinieri della Stazione di Modena, già a conoscenza delle pregresse situazioni di contrasto in quell’ambito familiare, attivati dai vicini preoccupati dalle urla della donna e dalle sue invocazioni di aiuto,  si portavano immediatamente nei pressi dello stabile. Qui giunti, dopo aver sfondato la porta d’ingresso dell’abitazione, si introducevano all’interno, interrompendo l’azione criminosa dell’uomo.

A seguito della sua furia, la donna riportava anche ulteriori lesioni per escoriazioni al collo, contusioni al braccio destro e ferita lacero contusa regione fronte-temporale destro, oltre a quelle che era stata costretta a subire in passato alle costole e ancora non guarite.

Nel corso del fine settimana, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Reggio Calabria convalidava l’arresto eseguito dai Carabinieri, disponendo, alla luce della gravità della sua condotta, la misura cautelare della custodia cautelare in carcere per il reato di tentato omicidio pluriaggravato dalla crudeltà e dalla commissione del reato di maltrattamenti in famiglia. Pertanto, il reo, al termine dell’interrogatorio di garanzia, veniva tradotto presso la Casa Circondariale di Reggio Calabria Arghillà.

 

In un’operazione eseguita dai finanzieri del comando provinciale di Reggio Calabria, è stato arrestato un uomo, già noto alle forze dell’ordine, con l’accusa di aver allestito una piantagione di marijuana con annesso laboratorio utilizzato per l'essiccamento ed il confezionamento di droga. In particolare, durante le indagini i finanzieri avevano notato un'assidua presenza di soggetti già noti per precedenti specifici in un quartiere reggino ed in particolare in un immobile isolato, apparentemente abbandonato. L'intervento dei militari ha consentito di scoprire una vera e propria attività di coltivazione, essiccazione, confezionamento e vendita della marijuana. Nel corso della perquisizione a Reggio Calabria sono state sequestrate 283 piante di varie dimensioni allo stato vegetativo, numerose piante poste ad essiccare, 3 kg di sostanza stupefacente già pronta per essere immessa sul mercato, un impianto di riscaldamento composto da 12 lampade alogene per accelerare e favorire la crescita delle piante; un impianto di areazione costituito da ventilatori posti in funzione nelle sale adibite ad essiccatoio nonchè un impianto di irrigazione comandato elettronicamente.

Al termine di articolate indagini coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria e condotte dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Reggio Calabria, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Reggio Calabria ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di:

-          Morabito Giuseppe, 50enne reggino, pluripregiudicato per reati contro il patrimonio, contro la persona e per associazione per delinquere di stampo mafioso nell’ambito dell’organizzazione criminale denominata “‘Ndrangheta” nella sua articolazione territoriale della “Cosca Franco-Murina”, operante nel Comune di Reggio Calabria;

-          Toscano Francesco, 30enne reggino, in atto detenuto presso la Casa Circondariale di Ferrara, pluripregiudicato per reati contro il patrimonio e contro la persona.

Entrambi sono ritenuti responsabili di aver perpetrato il 6 ottobre 2012, un’efferata rapina ai danni di una signora 80enne residente a Reggio Calabria. In particolare, con il volto travisato ed indossando guanti in lattice, dopo essersi introdotti all’interno dell’abitazione della persona offesa convincendola ad aprire la porta di ingresso con il pretesto di doverle consegnare una lettera raccomandata. Nello specifico, i due complici si avventavano dapprima – in modo repentino e con violenza – sulla vittima, cagionandole lesioni personali poi giudicate guaribili in 15 giorni, la immobilizzavano (legandole mani e piedi con delle fascette in plastica) e la imbavagliavano con l’utilizzo di un nastro adesivo. Successivamente, mentre uno dei due la teneva bloccata – minacciandola più volte di morte - qualora non avesse rivelato dove si trovassero i preziosi  - e puntandole un oggetto metallico appuntito al collo, il correo iniziava a rovistare all’interno dell’appartamento mettendolo totalmente a soqquadro. Infine, si impossessavano di un borsello contenente la somma pari ad euro 400,00, di un sacchettino contenente bigiotteria, nonché un anello tipo fede e di una fascetta in oro. I due malviventi, al termine del “colpo”, si davano alla fuga abbandonando la vittima, ancora immobilizzata ed imbavagliata. In merito a tale fatto reato, ai due è stata altresì contestato il sequestro di persona proprio in virtù dell’effettiva privazione della libertà personale ai danni della malcapitata.

Inoltre, il solo Morabito è ritenuto responsabile della rapina perpetrata il 16 ottobre 2014 ai danni di un’altra donna 80enne, sempre residente in questo Centro. Il “modus operandi” adottato in questo secondo caso è analogo al precedente. Infatti, il Morabito unitamente ad un complice non identificato, dopo essersi spacciato per impiegato postale incaricati di consegnare una lettera raccomandata, inducevano la vittima ad aprire l’uscio della propria abitazione. Dopo essersi introdotti all’interno dell’abitazione della persona offesa ed avendole usato violenza consistita nell’immobilizzarla, legandole mani e piedi e tappandole la bocca con un pezzo di stoffa, le sottraevano una pisola revolver, la somma di euro 1.480 in contanti e le chiavi dell’autovettura.

All’identificazione dei rei è stato possibile addivenire mediante una meticolosa attività di indagine condotta dai Carabinieri dell’Aliquota Operativa della Compagnia di Reggio Calabria, con particolare riferimento al giudizio di identità dattiloscopica effettuato da RIS di Messina sulle creste papillari, esaltate in sede di sopralluogo sul materiale cartaceo abbandonato dai “falsi postini”, nonché ad una serie di riscontri aventi ad oggetto predetta documentazione e altre circostanze di tempo e di luogo accertate nel corso dell’indagine. Nel corso delle perquisizioni domiciliari, eseguite a seguito degli arresti, i militari hanno posto in sequestro circa 500 gr. di preziosi in oro, sul quale sono in corso accertamenti tesi a verificare la loro riconducibilità quale provento di reati della medesima fattispecie.

I due malviventi - ai quali è stata contestata la recidiva reiterata, specifica ed infraquinquennale – una volta rintracciati dai Carabinieri della Compagnia di Reggio Calabria, venivano tratti in arresto e associati rispettivamente presso la Casa Circondariale di RC-Arghillà e di Ferrara, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria reggina.

 

Nella giornata di ieri, i Carabinieri della Stazione di Catona hanno arrestato Filippo CARACCIOLO, 26enne reggino, pregiudicato, destinatario di un ordine di esecuzione per la carcerazione emesso dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria, dovendo espiare una pena definitiva di anni 1 e mesi 1 e giorni 19 di reclusione, poiché riconosciuto colpevole del reato di produzione, traffico e detenzione illecita di sostanza stupefacenti aggravata per fatti commessi in Reggio Calabria nel 2012. Si tratta di un residuo da scontare rispetto alla pena principale pari ad anni 3 e mesi 4 inflittagli complessivamente dall’Autorità Giudiziaria.

Nello specifico, il Caracciolo era stato tratto in arresto il 17 settembre 2012 unitamente ad altri quattro soggetti, nel corso di un operazione condotta dai militari delle Stazioni di Catona, Rione Modena e dello Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria, i quali avevano individuato in questa Frazione Rosali’, la presenza in un’area impervia di una ingente coltivazione di canapa indiana, gestita dai cinque soggetti, i quali venivano sorpresi a tagliare le piante mature raccogliendole in appositi sacchi in nylon per un peso complessivo di kg.90. L’intera piantagione era stata realizzata su tredici terrazzamenti, estesi per alcune centinaia di metri occultati alla vista in un dirupo, servita da una cisterna collegata a sistema di irrigazione “a goccia”, per un totale di 2000 piante circa, di altezza fino a 2 metri.

Il Caracciolo, al termine delle formalità di rito, è stato associato presso la Casa Circondariale di Reggio Calabria Arghillà a disposizione dell’Autorità Giudiziaria reggina.  

 

Nel corso del controllo del territorio i Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Reggio Calabria hanno arrestato un 25enne reggino, pregiudicato, in atto sottoposto al regime degli arresti domiciliari presso una comunità terapeutica di Reggio Calabria.

Nello specifico, i Carabinieri nel corso del controllo del territorio hanno sorpreso il detenuto  presso un bar del centro, accertando che lo stesso si era allontanato dalla comunità senza autorizzazione, pertanto in violazione delle prescrizioni disposte dall’Autorità Giudiziaria.

Alla luce di ciò, lo stesso è stato arrestato per il reato di evasione e trattenuto presso le camere di sicurezza di Viale Calabria in attesa del rito direttissimo. Nella mattinata odierna, il reo è stato tradotto dinnanzi al G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria che ha convalidato l’arresto eseguito dalla Polizia Giudiziaria ed ha disposto il ripristino degli arresti domiciliari presso la predetta comunità.

 

Nella giornata di ieri, i Carabinieri della Stazione di Rione Modena unitamente ai militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria hanno arrestato Giuseppe SPINELLA, 53enne reggino, pregiudicato, destinatario di un ordine di esecuzione per la carcerazione emesso dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria, dovendo espiare una pena definitiva di anni 1 e mesi 8 e giorni 23 di reclusione, poiché riconosciuto colpevole del reato di ricettazione per fatti commessi in Reggio Calabria nel 2005.

Lo stesso, al termine delle formalità di rito, è stato sottoposto al regime della detenzione domiciliare presso la propria abitazione a disposizione dell’Autorità Giudiziaria reggina.  

 

Nella giornata di ieri, i Carabinieri della Stazione di Rione Modena hanno arrestato IARIA Carmelo Rocco, 41enne reggino, pregiudicato, destinatario di un ‘ordine di esecuzione per la carcerazione emesso dall'Ufficio Esecuzioni Penali della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, dovendo espiare una pena definitiva di anni 4 e mesi 4 di reclusione, poiché riconosciuto colpevole del reato di associazione finalizzata allo traffico internazionale illecito di sostanze stupefacenti per fatti commessi in Reggio Calabria negli anni 2001-2002.

Lo stesso, al termine delle formalità di rito, è stato associato presso la Casa Circondariale di Arghillà a disposizione dell'Autorità Giudiziaria reggina.  

 

Nella giornata di ieri, la Polizia di Stato ha tratto in arresto in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP presso il Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della locale Procura della Repubblica, i cittadini rumeni AVRAM Alexandru cl. ’83 e STAN Adrian Bogdan cl. ’86. I due uomini, unitamente ad un altro soggetto attualmente all’estero, sono ritenuti responsabili in concorso dell’omicidio preterintenzionale del connazionale TUNEA Fanel (cl. ‘82) allorquando, nella notte tra il 9 ed il 10 novembre 2013, un’autovettura investì mortalmente il giovane lungo la SS 106 Jonica.

Dalle prime testimonianze raccolte dal personale della Squadra Mobile fu possibile ricostruire che il TUNEA, a seguito di una lite scaturita per futili motivi poco prima del sinistro, era stato brutalmente percosso dagli odierni arrestati che all’epoca dei fatti erano rispettivamente gestore, barman e buttafuori di un locale ubicato nelle immediate vicinanze del luogo dell’incidente.

Le indagini, svolte in esecuzione delle direttive emanate dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, hanno consentito al personale della Squadra Mobile di accertare che l’evento non poteva essere qualificato come una tragica fatalità ma come diretta conseguenza dell’aggressione subita dal TUNEA all’interno della discoteca.

I destinatari dell’odierno provvedimento restrittivo, infatti, lungi dal soccorrere il connazionale travolto dall’autovettura in transito, fuggirono immediatamente ed aggredirono e minacciarono in maniera grave il cognato della vittima presente sul posto affinché fornisse alla Polizia una versione “di comodo” degli eventi occorsi all’interno del locale prima del grave incidente stradale, continuando a vessarlo anche successivamente con numerose telefonate.

All’esito delle attività di indagine la locale Procura della Repubblica ha ritenuto, dunque, che la condotta degli indagati AVRAM Alexandru, STAN Adrian Bogdan e N. A.G. posta in essere prima dell’impatto in cui ha perso la vita TUNEA Fanel, fosse da considerasi prodromica al tragico evento e quindi qualificabile come omicidio preterintenzionale in concorso, aggravato dai futili motivi.

Dopo le formalità di rito i due stranieri sono stati posti a disposizione della locale A.G. e ristretti presso il carcere di Arghillà.

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