17022020Lun
Aggiornato ilSab, 15 Feb 2020 6pm

Sessantuno persone sono state arrestate questa mattina a Roma e provincia, Frosinone, Viterbo, L’Aquila, Perugia, Ascoli Piceno, Napoli, Caserta, Benevento, Avellino, Bari, Reggio Calabria, Catania e Nuoro dai carabinieri del Comando provinciale di Roma e dei comandi dell’Arma territorialmente competenti che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare a conclusione di un’indagine che ha portato all’individuazione di un’organizzazione per delinquere di matrice camorristica operante nella zona sudest di Roma.  Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, estorsioni, usura, reati contro la persona, riciclaggio, reimpiego di denaro di provenienza illecita, fittizia intestazione di beni, illecita detenzione di armi, illecita concorrenza con violenza e minacce, commessi con l’aggravante delle modalità mafiose e per essere l’associazione armata. L’indagine, svolta dal Nucleo investigativo del Reparto operativo del Comando provinciale Carabinieri di Roma, ha portato all’individuazione di un’organizzazione per delinquere di matrice camorristica operante nella zona sudest di Roma in varie attivita’ illecite, capeggiata, fino al suo arresto per associazione mafiosa e omicidio, da Domenico Pagnozzi, attualmente detenuto in regime di 41 bis. I dettagli dell’operazione ed i nomi degli arrestati saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle 11 presso la sede del Comando provinciale Carabinieri di Roma.

Al termine di articolate indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria e condotte dai Carabinieri della Compagnia di Reggio Calabria il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale reggino ha emesso un’ordinanza di applicazione di custodia cautelare nei confronti di:

-          DAOUD Hamid, 43enne marocchino, titolare autolavaggio sito in Gallico,

-          MARCIANO’ Domenico, 31enne reggino, imprenditore,

-          CARTISANO Carmelo Natale, 32enne reggino, imprenditore,

per i reati di estorsione continuata aggravata in concorso commessa avvalendosi della metodologia mafiosa.

I tre sono accusati - il primo in qualità di mandante ed i restanti due quali esecutori materiali - di aver rivolto, in diverse occasione nell’anno 2013, minacce sul luogo di lavoro ad un dipendente del Daoud, nonché violenze consistite nell’avergli sferrato due schiaffi al volto facendolo rovinare a terra, costringendolo a rinunziare a pretendere dal suo datore di lavoro la consegna del CUD per l’anno 2012 e dell’ultima busta paga, nonché il versamento dei contributi previdenziali da costui omesso.

L’attività investigativa trae origine dall’intervento dei militari della Stazione di Gallico effettuato nel luglio 2013 presso l’autolavaggio di proprietà del predetto Daoud, ove poco prima la vittima era stata aggredita da due uomini. I successivi riscontri effettuati dai Carabinieri di Gallico permettevano di ricostruire nei dettagli la vicenda, accertando che non si trattava di un’aggressione isolata bensì  contestualizzata in un’azione estorsiva vera e propria.

Nello specifico la vittima, giunta in Italia nell’anno 2001, ha iniziato a lavorare ininterrottamente, con turno pieno e senza un regolare contratto già l’anno successivo all’arrivo, presso l’autolavaggio di proprietà di un suo connazionale - l’odierno arrestato Daoud, con un compenso che negli anni è variato tra i 15 euro ed i 33 euro al giorno. Nell’anno 2006, la sua posizione lavorativa è stata regolarizzata, tuttavia in realtà ha percepito un guadagno inferiore alle buste paga che gli sono state fatte firmare e di cui non gli è stata rilasciata alcuna copia, in quanto gli sono state corrisposte solo le effettive giornate lavorative, senza alcuna altra indennità, accettando tali condizioni non avendo altre alternative di lavoro.

Con la scusa di “dover mettere delle cose a posto” con il ragioniere, la vittima ha poi consegnato il suo permesso di soggiorno ed altri documenti personali al proprio datore di lavoro.

Tre mesi prima dell’aggressione, poiché gli serviva il proprio modello CUD 2012 e l’ultima sua busta paga per il disbrigo di alcune pratiche personali - nello specifico richiedere l’assegnazione di un medico curante ed il rilascio del codice fiscale -, la vittima ha iniziato a chiedere il rilascio di tali documenti al proprio datore di lavoro, ricevendo in risposta da quel momento, delle minacce da parte dei due esecutori materiali dell’estorsione.

In particolare, in due distinte occasioni, mentre si trovava presso l’autolavaggio in parola, si sono presentati due soggetti – gli odierni arrestati Cartisano e Marcianò – i quali con tono aggressivo e di sopraffazione lo hanno “consigliato” di abbandonare le proprie pretese.

A causa del timore per tali fatti il maghrebino è stato addirittura costretto ad abbandonare l’Italia, facendo rientro nel proprio paese di origine; al suo rientro, le diatribe con il proprio datore di lavoro sono continuate fino all’11.07.2013, quando è stato aggredito dapprima dal proprio datore di lavoro, il quale ha alzato al suo indirizzo una sedia come se volesse colpirlo e, dopo averlo preso per il collo, è andato via a bordo della propria autovettura.

Dopo circa 10 minuti, mentre si trovava ancora in loco, sono poi sopraggiunti a bordo di un’autovettura, i predetti Marcianò e Cartisano, i quali subito si sono diretti verso la sua persona e lo hanno aggredito, tirandogli alcuni schiaffi al volto e proferendo al suo indirizzo frasi minacciose; al ché, intimorito da quanto stava avvenendo, e temendo il peggio, il lavorante è riuscito a contattare telefonicamente il “112” riferendo dell’aggressione che era in corso e costringendo gli aggressori a dileguarsi a bordo della propria auto.

Pochi giorni dopo, a seguito della pressione ricevuta dai responsabili dell’azione intimidatoria, la vittima aveva provato anche a rimettere la querela presentata, possibilità non accordata dal codice penale alla luce della procedibilità d’ufficio del reato commesso.

 

Il provvedimento restrittivo è stato eseguito nella trascorsa notte dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile e della Stazione di Gallico i quali, al termine delle formalità di rito, hanno sottoposto i prevenuti agli arresti domiciliari presso le rispettive abitazioni a disposizione dell’Autorità Giudiziaria reggina.

Nella trascorsa notte, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di 8 soggetti riconducibili alla cosca Franco di Reggio Calabria, ritenuti responsabili di associazione di tipo mafioso, detenzione, vendita e cessione di sostanze stupefacenti, detenzione, trasporto e cessione di esplosivo bellico del tipo “C-4” ed estorsione aggravata dalle modalità mafiose.

Contestualmente all’esecuzione dei provvedimenti è stata data esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo in via d’urgenza emesso dalla DDA di Reggio Calabria, di alcune imprese (quote sociali, annesso patrimonio aziendale e conti correnti), numerosi immobili, beni mobili, autoveicoli e mezzi d’opera, Rapporti Bancari e Prodotti Finanziari, per un valore complessivo di circa 10 milioni di Euro.

I nomi degli arrestati e tutti i dettagli dell’operazione TNT2, naturale prosecuzione dell’operazione convenzionalmente denominata “TNT” dello scorso aprile 2014, verranno resi noti durante la conferenza stampa alla presenza del Dott. Federico Cafiero de Raho, Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria che si terrà alle ore 12.00 presso il Comando Provinciale Carabinieri di Reggio Calabria di via Aschenez 3.

IELO Domenico 61enne di Reggio Calabria,  è stato sorpreso dai militari della Stazione di Rione Modena in possesso di nr. 20 piante in fioritura di “cannabis indica”, di altezza compresa tra i 30 e i 60 cm, coltivate sul balcone della propria abitazione.

Inoltre, nel corso della perquisizione veniva altresì rinvenuto un laboratorio per la coltivazione dotato di impianto di aerazione e di illuminazione, nonché di materiale occorrente per la fertilizzazione e l’invasatura.

Alla luce di quanto accertato, Ielo veniva immediatamente arrestato e condotto presso la caserma di Viale Calabria, per essere successivamente accompagnato davanti al GIP del Tribunale di Reggio Calabria, il quale convalidava l’arresto eseguito dalla Polizia Giudiziaria per il reato di coltivazione e produzione di sostanze stupefacenti, disponendo la misura dell’obbligo di presentazione alla P.G..

La ricerca delle armi clandestine continua senza soluzione di continuità da parte dei Carabinieri della Compagnia di Reggio Calabria. Nello specifico, i Carabinieri della Stazione di Rione Modena unitamente ai colleghi Cacciatori dello Squadrone Eliportato di Vibo Valentia hanno eseguito un’approfondita perquisizione domiciliare presso l’abitazione di ATTINA’ Paolo cl. 77, rinvenendo all’interno di una pertinenza della stessa:

-          una pistola riportante la dicitura "Fabrique Nationale d'Armes de guerre Herstal-Belique” cal. 7.65, avente matricola punzonata, con nr. 7 cartucce medesimo calibro, in buono stato di conservazione,

-          nr. 3 artifici esplodenti artigianalmente confezionati con polvere pirica dalla potenzialità al momento non definibile, muniti di miccia a "lenta combustione".

Quanto rinvenuto veniva posto sotto sequestro  e repertato per la successiva trasmissione al Reparto Investigazioni Scientifiche di Messina, al fine di effettuare le perizie balistiche del caso in modo da verificare l’eventuale compatibilità delle stesse con reati recentemente commessi nonché per accertare l’effettiva composizione degli artifici artigianali rinvenuti.

Alla luce di quanto accertato dai Carabinieri, l’Attinà veniva arrestato e condotto presso la caserma di Viale Calabria da dove, al termine delle formalità di rito, veniva associato presso la Casa Circondariale di Arghillà. Successivamente il Giudice per le Indagini Preliminari di Reggio Calabria convalidava l’arresto, disponendone la misura degli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico presso la propria abitazione.

 

Con il nuovo anno prosegue con ancora maggior vigore l’azione di contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti ad opera dei Carabinieri della Compagnia di Reggio Calabria.

Il primo del 2015 a cadere nella rete, è stato VITA Ignazio 49enne reggino, il quale è stato sorpreso dai militari della Stazione di Rione Modena in possesso di gr. 7 circa di sostanza stupefacente del tipo “eroina”.

Nello specifico, lo stesso è stato intercettato in questa Via Sbarre Centrali a bordo di un’autovettura Mini Cooper e, sottoposto a perquisizione personale e veicolare, è stato trovato in possesso di nr. 6 involucri predetta sostanza, confezionati con carta del tipo bugiardino farmacologico, occultati all’interno della tasca del giubbotto indossato.

Inoltre, altra sostanza stupefacente è stata rinvenuta in un’altra autovettura non marciante parcheggiata nelle vicinanze, della quale il Vita era in possesso delle chiavi. In particolare, ai piedi del seggiolino anteriore lato guida, sono stati rinvenuti ulteriori nr. 5 involucri della stessa fattezza.

Alla luce di quanto accertato, il “pusher” è stato immediatamente arrestato e condotto presso la caserma di Viale Calabria, per essere successivamente accompagnato davanti al GIP del Tribunale di Reggio Calabria, il quale ha convalidato l’arresto eseguito dalla Polizia Giudiziaria per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, e disposto la misura degli arresti domiciliari anche alla luce dei diversi precedenti specifici a carico dello stesso.

 

Il capillare controllo del territorio della giurisdizione di competenza, con particolare attenzione alle zone prettamente commerciali, ha permesso ai Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Reggio Calabria di arrestare in flagranza una studentessa 18enne reggina poiché sorpresa ad asportare, dall’interno dell’esercizio commerciale “Coin” sito in questa Via Garibaldi, vari cosmetici previa rottura delle placche anti-taccheggio.

Nello specifico la stessa è stata trovata in possesso di trucchi e profumi per un valore complessivo di euro 550, i quali recuperati dai militari operanti, sono stati restituiti ai legittimi proprietari.

Alla luce di quanto accertato, la ragazza è stata condotta presso la caserma di Viale Calabria, da dove al termine delle formalità di rito, è stata presentata all’Autorità Giudiziaria reggina, la quale ha convalidato l’arresto eseguito dai militari operanti,  e disposto la misura dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria anche alla luce del suo stato di incensuratezza.

Al termine di articolate indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria e condotte dai Carabinieri della Compagnia di Reggio Calabria, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale reggino ha emesso un’ordinanza di applicazione di custodia cautelare in carcere nei confronti di:

-          OLLIO FRANCESCO, reggino cl. 71, coniugato, operaio, con precedenti di polizia,

-          SPRATICO GIOVANNI, reggino cl. 70, coniugato, con precedenti di polizia,

-          VALENTINO GIOVANNI DARIO, reggino cl. 77, coniugato, disoccupato, con precedenti di polizia,

per i reati di tentata estorsione aggravata dalla metodologia mafiosa.

I tre sono accusati di essersi recati, in data 23 maggio 2014, presso un’agenzia funebre operante nel centro di Reggio Calabria, per richiedere al proprietario la dazione della somma di euro 2.000 quale pagamento di un preteso credito vantato, asserendo di dover esaudire una richiesta pervenuta da carcerati della locale casa circondariale, profferendo all’indirizzo della vittima espressioni intimidatorie nonché percuotendolo con calci e pugni.

L’attività investigativa del Nucleo Operativo della Compagnia permetteva di riscontrare quanto effettivamente denunciato dalla vittima presso la Stazione Carabinieri di Via Aschenez, mediante l’attenta analisi delle immagine delle telecamere di sorveglianza presenti presso l’esercizio commerciale, nonché i tabulati telefonici delle utenze degli interessati. Nello specifico, i tre, verso le ore 16.50 del 23 maggio 2014, dopo aver fatto ingresso nell’obiettivo, compivano atti diretti in modo non equivoco a costringere il proprietario a consegnare la somma di denaro richiesta, evocando la destinazione della stessa a soggetti ristretti nella medesima struttura carceraria ove era stato recluso il figlio di uno dei rei. A seguito della pressione ricevuta dai responsabili dell’azione intimidatoria, la vittima aveva provato anche a rimettere la querela presentata, possibilità non accordata dal codice penale alla luce della procedibilità d’ufficio del reato commesso.

Il provvedimento restrittivo è stato eseguito nella trascorsa notte dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile e della Stazione di Reggio Calabria Principale i quali, al termine delle formalità di rito, hanno associato gli arrestati presso la Casa Circondariale di San Pietro di Reggio Calabria a disposizione dell’Autorità Giudiziaria reggina davanti la quale dovranno rispondere dei reati di tentata estorsione in concorso aggravata dalla metodologia mafiosa.

 

Nella trascorsa notte, i Carabinieri della Compagnia di Reggio Calabria hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di custodia cautelare in carcere, emessa dal Tribunale di Reggio Calabria, a carico di tre soggetti ritenuti responsabili di un tentativo di estorsione aggravata dalla metodologia mafiosa, commesso nel mese di maggio 2014, in danno del proprietario di una agenzia di onoranze funebri operante in questo centro.

 I dettagli dell’operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia reggina, ed i nomi degli arrestati oggi a Reggio Calabria,  verranno resi noti durante la conferenza stampa che si terrà alle ore 10.30 presso il Comando Provinciale Carabinieri di Reggio Calabria.

Due romeni sono stati arrestati dagli agenti della Polizia di Stato a Reggio Calabria in quanto scoperti a manomettere dei bancomat. I due, infatti , inserivano una forchetta di plastica nell'erogatore del denaro e poi prendevano i soldi rimasti incastrati. Grazie a tale artifizio i clienti, ai quali veniva rilasciato lo scontrino dell’avvenuta operazione, venivano tratti in inganno pensando che vi fosse un guasto all’apparecchio. Così facendo nel frattempo che gli ignari clienti segnalavano il presunto guasto alla loro banca i due malviventi rimuovevano la forchetta di plastica e “prelevavano” i soldi rimasti incastrati.

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