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Aggiornato ilSab, 15 Feb 2020 6pm

Il primo settembre 2016, in contrada Focolì di San Ferdinando (RC), i Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile di Gioia Tauro hanno tratto in arresto due cittadini stranieri B.Y., di anni 50 dal Gambia, e N.J., di anni 26 dal Camerun, domiciliati presso la tendopoli di San Ferdinando, per i reati di tentate lesioni in concorso, resistenza a pubblico ufficiale e ricettazione. Prevenuti, a bordo di un autovettura risultata rubata nei giorni scorsi, nel tentativo di sottrarsi all’alt intimato dai militari operanti, dapprima cercavano di speronare l’autoradio e successivamente, proseguendo a velocità sostenuta, andavano ad impattare contro un’autovettura in transito.

 

Numerosi rifiuti speciali sia pericolosi che non pericolosi per cui non veniva fornita alcuna documentazione amministrativa comprovante la gestione/smaltimento degli stessi, sono stati rilevati dai Carabinieri di San Ferdinando, del Noe di Reggio Calabria e gli uomini della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Gioia Tauro, presso la ditta Coopmar, sita nella zona Interporto di San Ferdinando, all’interno di un capannone adibito ad officina e nel piazzale circostante.

Nell’area dietro il capannone, proprio a pochissimi metri dell’area adibita ad officina, è stato altresì individuato un tombino per lo scolo di acque piovane quasi sicuramente utilizzato per lo smaltimento di oli industriali derivanti dalla manutenzione dei suddetti veicoli.
Ulteriori accertamenti tecnico/scientifici saranno eseguiti dall’Arpacal di Reggio Calabria, che è stata fatta intervenire immediatamente sul posto per gli accertamenti di competenza.
Le violazioni contestate riguardano “l’Illecito smaltimento di rifiuti” e il “Deposito incontrollato di rifiuti”.
Per questo motivo è stato disposto il sequestro preventivo dell’intera area ricadente nella concessione rilasciata alla Coopmar.

Si conclude con due battaglie vinte dal Comitato 7 Agosto il primo tavolo tecnico tra gli attori interessati al problema “canalone”.

La prima, l’ingresso di un delegato del Comitato ai lavori dell’incontro, al fine di controllare l’operato degli attori coinvolti, grazie al forte impulso in tal senso dell’assessore regionale all’Ambiente, Rizzo; la seconda, ben più grande, l’impegno alla definitiva soluzione della spinosa e risalente questione.

Oggi infatti sono stati finalmente assunti impegni concreti da tutte le parti: in primo luogo dalla Regione Calabria, che, come auspicato dal Comitato, ha assunto il coordinamento delle operazioni, con un proprio incaricato “inviato” al Comune di San Ferdinando. Già da domani avranno luogo le ispezioni del canalone, anche nei tratti non scandagliati dalle indagini in corso ad opera della Procura di Palmi. Contemporaneamente, proseguirà l’aspirazione dei liquami presenti in quantità sempre maggiori alla foce del canale.

Nei giorni successivi, l’ARPACAL, con la collaborazione di un tecnico già individuato dal Comitato, oltre agli ovvi prelievi sull’acquitrino presente alla foce, finalizzati all’individuazione delle sostanze inquinanti, su richiesta del Comitato sarà incaricata dei carotaggi sul fondale antistante il centro urbano di San Ferdinando, in uno all’esame chimico delle acque, per la medesima ragione. A tali lavori, in caso (scontato) di accertamento della presenza di pericolosi inquinanti, seguirà la totale bonifica del canale da parte di aziende specializzate.

Un primo “punto” delle operazioni avverrà in un nuovo tavolo tecnico subito programmato per venerdì.

Gli importantissimi, rilevanti e concreti risultati inducono a proseguire comunque l’attività di vigilanza del Comitato, seppur in forma diversa da quella già in atto. Verranno seguite le attività programmate e tenuta sempre altissima l’attenzione della popolazione.

Il Comitato intende infine ringraziare nuovamente l’assessore regionale all’Ambiente, Antonella Rizzo; la Protezione Civile cittadina, che ha condiviso con gli attivisti, seppur in altro ruolo, lunghi giorni di presidio; tutti i cittadini, le associazioni e i comitati che da San Ferdinando, Gioia Tauro, Nicotera, Palmi e Rosarno hanno sostenuto con ogni mezzo disponibile questa battaglia.

Emerge un quadro inquietante dal bilancio del monitoraggio svolto da Goletta Verde, la campagna di Legambiente realizzata anche grazie al contributo del Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati e il sostegno dei partner NAU e Novamont. Andrea Minutolo, coordinatore dell'Ufficio scientifico di Legambiente, e Luigi Sabatini, direttore di Legambiente Calabria, nella loro relazione avvenuta a Gizzeria hanno evidenziato come su 24 punti monitorati da Goletta Verde, 18 presentavano cariche batteriche elevate, anche più del doppio dei limiti imposti dalla normativa.    Alcuni dei punti risultano inquinati da anni: da addirittura sette consecutivi la foce del torrente Caserta, nei pressi dello scarico del depuratore sul lido comunale a Reggio Calabria.

    Legambiente chiede che l'emergenza depurativa diventi davvero una delle priorità nell'agenda politica della Giunta regionale. In particolare risultano essere fortemente inquinati altresì: la foce del fiume Mesima a San Ferdinando, la foce del torrente Britto a Nicotera Marina e la foce del torrente Caserta a Reggio Calabria. Nella tabella tutti i dettagli

Nota stampa del Comando provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria

01.07.2016, in Palmi (RC), i Carabinieri del locale Nucleo Operativo e Aliquota Radiomobile hanno tratto in arresto RADEV Todor Nedyalkov, bulgaro di anni 24, da Seminara (RC), in atto sottoposto agli arresti domiciliari, per il reato di evasione poiché veniva sorpreso dai militari operanti mentre si allontanava illecitamente dal luogo di detenzione.

  01 luglio 2016, in San Ferdinando (RC), i Carabinieri della locale Stazione unitamente a personale dell’Aliquota Radiomobile e della Capitaneria di Porto hanno tratto in arresto GRASSO Giovanni, di anni 24 da Rosarno, per il reato di resistenza a pubblico ufficiale poiché si opponeva, con fare violento e minaccioso, all’identificazione da parte dei militari operanti, che riuscivano a generalizzarlo solo dopo plurimi tentativi.

  01 luglio 2016, in Rosarno (RC), i Carabinieri della locale Tenenza hanno tratto in arresto CANANZI Domenico, di anni 68 da Rosarno, in atto sottoposto agli arresti domiciliari, per il reato di evasione poiché veniva sorpreso dei militari operanti mentre passeggiava sulla pubblica via, in palese violazione delle prescrizioni imposte.

Come saprete, oggi è morto un migrante in circostanze che probabilmente si sarebbero potute evitare. E questo mi addolora profondamente. Sulla dinamiche non mi esprimo, ci saranno delle indagini che accerteranno quanto accaduto.

Però ho il dovere di porre il tema dei migranti ospiti nelle tendopoli di Rosarno e San Ferdinando. Nella campagna elettorale appena conclusa, ho ripetuto più volte che accogliere non significa ammassare in campi abbandonati centinaia di persone. Non è dignitoso per loro, che vengono in Italia in cerca di un futuro migliore, né per la comunità che li ospita. Questa non è ospitalità e a Rosarno, in alcuni periodi dell’anno, siamo al collasso. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: dopo la rivolta del 2010 e la rissa di oggi sfociata in una tragedia dobbiamo mettere un punto a questa storia. Il problema è nazionale e noi, da soli, non ce la facciamo: abbiamo bisogno - e spero di incontrarli al più presto - dell’intervento della Prefettura, del Ministro Angelino Alfano e del Premier Matteo Renzi affinché Rosarno non sia più considerato uno sgabuzzino dove ammassare la povera gente che scappa dal proprio Paese.

Agli agenti intervenuti per sedare la lite va la mia totale solidarietà e li ringrazio per il lavoro che svolgono ogni giorno.

Avv. Giuseppe Idà

Sindaco di Rosarno

Alzi la mano chi non sapeva che qualcosa di brutto sarebbe successo nella tendopoli di San Ferdinando. Nessuno, appunto.

Le criticità di quella struttura, dimenticata da dio e dalle istituzioni, erano ampiamente conosciute e tollerate e si attendeva, come al solito, la tragedia per rendere evidente quel che era noto ai più.

Sia chiaro che qui non parleremo dei fatti oggetto di indagini in queste ore, perché è chiaro che sulle dinamiche della morte dell’uomo e del ferimento del carabiniere c’è un fascicolo aperto e solo la conclusione di quest’attività investigativa ci potrà restituire la verità, almeno quella giudiziaria, dei fatti.

Una verità incontrovertibile è che il campo migranti di San Ferdinando non funzionava, e non poteva funzionare. Centinaia di migranti stipati in un tendopoli, in condizioni di degrado e senza un lavoro certo, lontani da sistemi collaudati di inclusione e accoglienza, non sono sostenibili per una delle aree più povere de’Italia. La Piana di Gioia Tauro, ed in particolare il triangolo Rosarno-Rizziconi-San Ferdinando, ha subito i danni e le conseguenze di un sistema di gestione dei flussi migratori assolutamente cervellotico e inefficiente. Sulle spalle dei cittadini, degli encomiabili volontari e di alcune associazioni umanitarie, è gravato tutto il peso delle defaillances delle istituzioni. Se i vari ministri, sottosegretari, politici di caratura regionale, nazionale e locale, avessero agito in proporzione a quanto hanno passeggiato con finta costernazione tra la bidonville della tendopoli, a quest’ora il problema sarebbe stato risolto. Su Rosarno s’è abbattuta la grande ondata degli egoismo politici, anche di istituzioni vicine alla città medmea che si sono girate dall’altra parte quando si è discusso di dividere il numero dei migranti nei diversi centri della Piana.

In questa vicenda ci sono tante, troppe vittime, fisiche e morali. C’è un migrante morto – ed è questa la tragedia più grande – c’è un rappresentante delle forze dell’ordine ferito nel pieno della sua attività, c’è tutta una comunità che rischia, per la seconda volta nel giro di un lustro, di essere etichettata come la peggior espressione della xenofobia, come la patria di un gretto e orribile apartheid.

Gli africani che sfuggono alla miseria e vogliono lavorare onestamente non meritano la vita di stenti e di tragedia in un inferno come la tendopoli, le forze dell’ordine non meritano di mettere a repentaglio la loro incolumità per gestire bombe sociali sganciate da enti sovra comunali inerti, distratti o incapaci. Ma soprattutto la popolazione di Rosarno non merita di vivere con l’ansia che una rivolta sociale si riaffacci alle porte della città, così come non merita di essere bollata come una comunità razzista. Dopo anni di accoglienza, di volontariato dignitoso e silenzioso, il sistema sta scricchiolando sotto il peso di una crisi economica che sta mettendo in ginocchio i rosarnesi e gli africani, senza distinzione di sesso o razza.

Si può imparare qualcosa dalle tragedia? Sì, è sempre possibile. L’unica amara lezione da comprendere, una volta per tutte, è che questo sistema è alla canna del gas: non è più possibile sostenere un’accoglienza sgangherata come quella proposta nel campo migranti. Gli africani non meritano il degrado, la fame e le pallottole, ma i cittadini di Rosarno non meritano la paura, l’abbandono e il ticchettio di una bomba sociale che ogni giorno va verso la detonazione.

Il messaggio, però, deve essere compreso dalle istituzioni, in particolare dal governo regionale e da quello nazionale. Per anni, e sotto bandiere politiche di colore diverso, Rosarno è stata passerella elettorale comoda. Mentre in molti hanno preso i voti, ai rosarnesi è rimasto un ghetto alle porte e vuote promesse. Agli africani, ancor peggio, la fame e la rabbia.

Possibile che si debba sempre attendere un morto, una rivolta o una tragedia, per ricordarsi che Rosarno non può essere lasciata sola?

Sarà questa la volta buona che il sistema istituzionale metterà mano alla questione e azzererà la vergogna che si appalesa ogni giorno al campo migranti?

In attesa di conoscere la risposta possiamo ascoltare il rumore degli sciacalli, dei condor – in doppiopetto o con il badge parlamentare - che sono pronti a banchettare sui cadaveri degli africani e sui corpi, e le coscienze, della comunità rosarnese. Solo per raccattare qualche consenso in più o qualche pagina di giornale.

 

Domenico Mammola

Nella mattinata odierna alle ore 09.30 circa, presso la tendopoli di San Ferdinando, all’interno di una tenda, secondo una prima ricostruzione ancora in corso di approfondimento, si verificava un’aggressione ad opera di un cittadino maliano nei confronti di due altri extracomunitari. Nel dettaglio l’aggressore – successivamente identificato in TRAORE Sekine, maliano di anni 27, armato di un coltello da cucina con lama seghettata – aggrediva improvvisamente, per futili motivi ancora poco chiari, forse connessi con la richiesta di una sigaretta, un cittadino del Burkina Faso, ferendolo con un fendente all’avanbraccio destro, e successivamente aggrediva l’altro, di nazionalità ghanese, tentando di rapinarlo del borsello contenente circa 250,00 euro. A questo punto le vittime fuggivano dalla tenda, mentre altri extracomunitari, intimoriti dal trambusto, avevano già provveduto ad allertare i Carabinieri.

La pattuglia, sopraggiunta poco dopo, tentava di parlare con il cittadino maliano, rassicurandolo e cercando di riportarlo alla calma; questi tuttavia, in evidente stato alterazione psicofisica, continuava a brandire il coltello, colpendo con dei fendenti ripetutamente le pareti della tenda, e, con fare deciso e minaccioso, cercava di attingere chiunque gli si avvicinasse.

Nel frattempo sopraggiungeva in supporto un’altra pattuglia dei Carabinieri ed una della Polizia di Stato che si univano ai molteplici e prolungati tentativi di ricondurre la persona alla calma, intimandogli di posare il coltello a terra. Ogni tentativo risultava però vano tanto che il Traore, dopo aver lanciato pietre ed altri oggetti contro gli operanti, si avventava nuovamente contro gli stessi colpendo con un fendente al volto, all’altezza dell’occhio destro, uno dei militari intervenuti. Anche nel frangente il maliano veniva nuovamente allontanato, ma nonostante questo ennesimo tentativo di evitare lo scontro fisico, questi si scagliava ancora una volta contro il militare precedentemente ferito al viso che reagiva all’aggressione con un colpo della pistola d’ordinanza, che nella concitazione degli eventi attingeva il Traore all’addome.

I cinque operatori delle FF.PP. riportavano lesioni varie mentre l’aggressore, prontamente soccorso e ricoverato presso l’ospedale di Polistena, purtroppo decedeva nella tarda mattinata a seguito della ferita riportata. Sono in corso gli approfondimenti di polizia giudiziaria e medico legali per una più dettagliata ricostruzione dei fatti sopra descritti.

Un incidente si è verificato nel tardo pomeriggio di oggi a San Ferdinando intorno alle ore 18.30. Coinvolta nel sinistro una Fiat Panda proveniente da Rosarno, che per motivi ancora in fase di accertamento si è ribaltata dopo aver urtato un carretto posto sul bordo della strada. L’incidente è avvenuto proprio all’ingresso del paese nei pressi del Campo Sportivo. Sul posto i carabinieri ed i sanitari del 118 che hanno medicato l’uomo coinvolto nell’incidente, il quale ha avuto solo quale escoriazione.

Nota stampa del Comando provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria

L'11 maggio 2016, in San Ferdinando (RC), i Carabinieri della locale Stazione hanno tratto in arresto COTRONEO Giuseppe, di anni 43 da San Ferdinando, già noto alle FF.OO., in attuazione dell’ordine di esecuzione per la detenzione domiciliare, emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palmi - Ufficio Esecuzioni Penali. Il prevenuto dovrà espiare la pena di mesi 03 di reclusione poiché ritenuto responsabile di reati in materia di armi in concorso.

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