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Comunali a Rosarno: candidati ancora muti e la politica si divide

Pubblicato in ROSARNO POLITICA
01 Febbraio 2016
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Rosarno si prepara alle elezioni comunali, ma per ora il match stenta a decollare. I bar registrano qualche caffè in più, è vero, molti ex introversi si riscoprono amici di tutti, ma la politica non si è ancora mossa. Dopo poco più di sei mesi dalla caduta dell’amministrazione dell’ex sindaca Elisabetta Tripodi, l’elettroencefalogramma della politica rosarnese continua ad essere piatto. Gli addetti ai lavori, però, stanno già iniziando a muovere le tessere del mosaico elettorale.  Il voto è previsto per la prima settimana di giugno, perché in questo momento la politica nazionale è impegnata a dirimere i nodi su città chiave come Napoli, Roma e Milano, chiamate al voto anch’esse a primavera. Il che significa che il decreto, con la data del voto, difficilmente segnerà l’apertura delle urne prima di maggio inoltrato. Così vi sono 4 mesi abbondanti prima che Rosarno torni ad essere governata da un’amministrazione eletta. Già, ma quale amministrazione?

Dai primi sussulti, pare che ci sarà una parata di liste civiche, con i partiti tradizionali che dovrebbero sciogliersi dentro contenitori ampi e anche variegati. Ciò è anche dovuto al nuovo sistema di voto, e cioè il maggioritario, che tornerà a Rosarno dopo 13 anni, e dopo tre tornate amministrative, di proporzionale. In buona sostanza non ci sarà turno di ballottaggio, si vota solo di domenica, e la lista unica per ogni candidato a sindaco, che prenderà anche un solo voto più degli altri, governerà la città.

Di nomi ufficiali, per ora, ce ne sono davvero pochissimi, tutt’al più suggestioni e autoinvestiture. Nel campo del centrodestra c’è Area Popolare, aggregazione sostenuta dal consigliere regionale, ed autentico leader in fatto di consensi a Rosarno, Giovanni Arruzzolo, che sta costruendo una lista moderata e ampia, che rappresenti un momento di rottura  con le passate amministrazioni. Alla guida potrebbe esserci Giuseppe Idà, avvocato non ancora 35enne, esponente regionale Udc, già capace alle ultime provinciali di raccogliere ampi consensi, e attestatosi negli ultimi anni come avversario più strenuo dell’ex sindaco Tripodi. Idà starebbe mettendo in piedi una lista giovane, ma non priva di esperienza, con l’ambizione di allargare il recinto di Area Popolare a forze positive della società e di quella politica alternativa alle ultime amministrazioni cittadine di vario colore. Il compito del duo Arruzzolo-Idà, però, è reso meno semplice dalla probabile terza discesa in campo dell’avvocato Giacomo Saccomanno, leader del Patto di Solidarietà e sponsorizzato da alcuni esponenti della sua ex amministrazione del 2003 e settori dell’associazionismo cittadino. Per chiudere il cerchio del centrodestra, inoltre, si agita sullo sfondo la possibile rivincita di due sindaci del passato rosarnese: i forzisti Carlo Martelli e Gaetano Rao. Proprio all’ombra di queste due figure storiche del panorama politico medmeo potrebbe coagularsi una lista – o anche due – di giovani professionisti e non solo, che potrebbe e vorrebbe riscattare il percorso amministrativo concluso drammaticamente  nel 2008 con lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Non dovrebbero essere Martelli e Rao in prima persona, ma certamente sarebbero i “padri nobili” di una lista che conterrebbe ex consiglieri delle legislature di centrodestra del 2003 e 2006. Se nel centrodestra esistono, più o meno, tre anime, nel centrosinistra sarebbero due i tronconi che formerebbero altrettante liste. Da una parte c’è il Pd che ancora riflette se ricandidare la ex sindaca Tripodi – ovviamente qualora la stessa si rendesse disponibile – o puntare su altri nomi, magari ex assessori dell’ultima giunta di centrosinistra. L’altra parte del cielo progressista vede Sinistra per Rosarno che sta valutando se rilanciare una lista propria e quindi affidarsi alle esperienze – e alla gioventù – dell’ex presidente del Consiglio Antonio Bottiglieri e dell’ex assessore Teodoro De Maria. Il centrosinistra, in estrema sintesi, è ancora attendista: basse sono le percentuali che torni unito come 6 anni fa, ma non si esclude che con un nome forte che possa unire le diverse anime, l’amalgama si possa fare.

Finora, comunque, gira il massimo riserbo da ogni settore della politica: incontro ce ne sono stati, ma i leader non hanno voglia di uscire allo scoperto. Una cosa, tuttavia, deve essere chiara a chi vuole provare a dare l’assalto a palazzo San Giovanni: Rosarno è in una delle crisi globali peggiori della sua storia. I cittadini sono sfiduciati, non si vedono rappresentati da alcuno, vivono in condizioni economiche complesse, tra un’agricoltura in crisi perenne, un’industria che non c’è, di investimenti non v’è traccia da decenni. A questo si aggiunga che il continuo vivere con il pregiudizio e il marchio di infamia di mafiosi e razzisti ha sfibrato l’animo e la voglia dei rosarnesi anche di impegnarsi, ingrossando l’emigrazione verso il nord Italia. Che la campagna elettorale abbia inizio, dunque, ma si faccia in fretta, e  bene, altrimenti c’è il rischio che non vi sarà più una città da governare.

Domenico Mammola

Ultima modifica il Lunedì, 08 Febbraio 2016 11:17

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