16022020Dom
Aggiornato ilSab, 15 Feb 2020 6pm

“E’ spregevole quanto portato alla luce dagli uomini del Commissariato di Pubblica Sicurezza a Gioia Tauro. L’abuso di una bambina di 10 anni è pedofilia, il più turpe dei crimini contro l’umanità debole e indifesa e, per come annunciato, laddove ci sono violenze sui minori l’Ufficio del Garante si costituirà parte civile. Basta urla e mera indignazione parolaia. Questi soggetti, se dovessero risultare colpevoli, devono pagare senza attenuanti di sorta e risarcire non solo le vittime, ma anche la società. Ringrazio di cuore gli inquirenti, che sul piano del contrasto alle violenze sui minorenni non risparmiano forze”.

E’ quanto ha dichiarato il sociologo Antonio Marziale, Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria, in merito agli accadimenti di Gioia Tauro, dove un quarantenne, con precedenti di polizia, è stato tratto in arresto con l’accusa di violenza sessuale sulla figlia della convivente, grazie al cui coraggio della denuncia i fatti sono potuti arrivare all’attenzione degli inquirenti.

All'esito di mirate investigazioni condotte dal Commissariato di Pubblica Sicurezza di Gioia Tauro e coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palmi, all'alba di ieri, 12 settembre, a Gioia Tauro (R.C.), è stata data esecuzione al decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dal Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palmi Dott. Domenico CAPPELLERI, a carico di MODAFFERI Ernesto, nato a Gioia Tauro, ivi residente, di anni 40, con precedenti di polizia, poichè ritenuto responsabile del delitto di atti sessuali pluriaggravati in danno di una bambina minore di anni 10 di cui agli artt. 609 bis, 609 ter co.2 cod. pen.

Le investigazioni culminate nell'esecuzione del provvedimento coercitivo personale eseguito dalla Polizia di Stato hanno preso avvio a seguito di una dettagliata denuncia orale sporta, giorni fa, presso il Commissariato di Pubblica Sicurezza di Gioia Tauro, dalla madre della bambina che rivelava continui abusi sessuali di tipo orale e maltrattamenti, da parte del convivente, MODAFFERI Ernesto, ai danni della piccola figlia.

A seguito della denuncia, madre e figlia piccola, vittima delle violenze, sono state allontanate dall’abitazione dove risiedevano insieme all’uomo e collocate presso un centro di accoglienza per madri in difficoltà.

Gli ulteriori approfondimenti info-investigativi condotti a seguito di detta denuncia, consentivano di espungere ulteriori e più pregnanti elementi probatori a carico del MODAFFERI, confermati in sede di audizione protetta dalla piccola vittima delle gravissime violenze sessuali subìte, rendendo, così, indifferibile l'emissione del provvedimento di fermo eseguito ieri mattina.

 Il MODAFFERI, dopo le formalità di rito, è stato associato presso la Casa Circondariale di Palmi a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Nella notte del 20 giungo 2017, su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palmi, i Carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro (RC), in esecuzione all’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale degli arresti domiciliari emessa in data 16.06.2017 dal Tribunale di Palmi – Ufficio G.I.P. – G.U.P., rintracciavano e traevano in arresto Z.V. di anni 63, pluripregiudicato per reati contro il patrimonio, in quanto ritenuto responsabile del reato di violenza sessuale aggravata ai danni di una minore di dieci anni, commesso in data 07.06.2017.

Le indagini, che hanno portato all’adozione del provvedimento cautelare de quo, hanno avuto inizio in data 07.06.2017, proprio a seguito di una chiamata pervenuta  all’utenza 112 nella quale la madre, in evidente stato di agitazione, segnalava l’allontanamento della minore all’uscita dalla scuola. Immediatamente i militari del locale Comando Arma si mettevano alla ricerca della bambina che, dopo circa 30 minuti,  ritornava dai genitori accompagnata dall’uomo. Tuttavia i Carabinieri, insospettiti dall’insolita circostanza dell’allontanamento e dall’atteggiamento ambiguo ed in parte confuso da parte della bambina, decidevano di approfondire l’intero episodio cercando di far luce su quanto accaduto. Da qui lo sviluppo di un’intensa attività investigativa che permetteva di documentare, soprattutto grazie all’ analisi incrociata delle dichiarazioni fornite dalla vittima con quanto emerso dallo studio delle immagini di alcuni sistemi di video-sorveglianza della città, come l’uomo, in effetti, avesse precedentemente adescato la vittima all’uscita della scuola ed, approfittando del fatto che la bimba fosse rimasta da sola, era riuscito ad attirare la sua attenzione con dei cagnolini convincendola convincerla a seguirlo presso la sua abitazione.

Una volta giunti all’interno della casa, l’uomo non aveva esitato a manifestare il suo interesse nei confronti della bambina iniziando ad abusarne con amorevolezze e carezze, assolutamente non gradite, in diverse parti del corpo. Dopo circa mezz’ora la riportava davanti alla scuola permettendole di raggiungere i genitori.  

Pertanto, in virtù di quanto emerso dall’attività dichiarativa e dai successivi riscontri visivi nel corso delle investigazioni svolte nell’immediatezza dei fatti dai militari della Compagnia, la Procura della Repubblica di Palmi, dati i gravi indizi di colpevolezza a carico dell’indagato e ritenute sussistenti le esigenze cautelari, non ha esitato a richiedere all’Ufficio GIP l’applicazione di un’idonea misura cautelare nei confronti dell’uomo al fine di interrompere la condotta delittuosa ed evitare che potesse commettere ulteriori reati, financo di maggiore gravità

L’arrestato, al termine delle formalità di rito, è stato posto agli arresti domiciliari in attesa dell’interrogatorio di garanzia.

È in corso dalle prime ore di questa mattina, l'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della  Procura distrettuale antimafia, nei confronti di 12 affiliati alla cosca Piromalli di Gioia Tauro, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, truffa ed altri reati aggravati  dalle finalità mafiose.

L'intervento, che segue a meno di un mese il fermo di 33 persone organiche al sodalizio di gioia tauro emesso da questa procura della repubblica, ha previsto il contestuale sequestro preventivo di beni per un valore di circa 50 milioni di euro, tra cui il noto consorzio co.p.a.m. di Varapodio (RC) costituito da oltre 40 aziende e cooperative agricole operanti nella piana di Gioia Tauro, nella Sicilia orientale e nel basso Lazio.

I provvedimenti, eseguiti dal raggruppamento operativo speciale, si collocano nel quadro di un'articolata manovra investigativa avviata in direzione dei vertici della ndrangheta reggina, già concretizzatasi:

-        il 15.07.2016, con l’esecuzione dell’o.c.c. in carcere nei confronti 8 indagati per associazione di tipo mafioso e scambio elettorale politico mafioso, nel cui ambito, oltre ad accertare l’operatività di una struttura direttiva occulta della ‘ndrangheta, veniva riscontrato il funzionamento di un organo collegiale denominato “Santa” ideato dai vertici delle cosche De Stefano e Piromalli (operazione mammasantissima);

-        il 15.11.2016 ed il 19.11.2016, con l’esecuzione di misure cautelari nei confronti di 53 affiliati alla cosca Condello, indagati per associazione di tipo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni ed altri delitti, tutti aggravati dal metodo mafioso (operazione sansone);

-        il 19.01.2017, con l’esecuzione di un provvedimento di fermo nei confronti 35 soggetti, contigui alla cosca Piromalli responsabili dei reati associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione per delinquere, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, corruzione ed altri reati aggravati dal metodo mafioso (operazione cumbertazione);

-        il 26.01.2017, con l’esecuzione di un provvedimento di fermo nei confronti di 33 affiliati alla cosca Piromalli,  indagati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, intestazione fittizia di beni, autoriciclaggio e altri reati aggravati dalle finalità mafiose (operazione provvidenza).

Le risultanze contenute nellodierna ordinanza cautelare certificano ancora una volta le dinamiche associative e gli assetti mafiosi della cosca “piromalli”, evidenziando il ruolo apicale dei fratelli Piromalli Giuseppe cl. 45 detto facciazza[1], attualmente detenuto presso il carcere de laquila, e Piromalli Antonio cl. 39 detto “u catanisi”[2], in grado di orientare gli equilibri criminali dellintero mandamento tirrenico e di condizionare il locale tessuto economico-imprenditoriale, con particolare riferimento ai settori agro-alimentare e turistico-ricettivo, grazie alla complicità di imprenditori contigui alla cosca.

In particolare, l’indagine ha accertato come il citato Piromalli Giuseppe, benché da anni ristretto in regime detentivo speciale, attraverso i periodici colloqui con i familiari, e facendo leva su un'efficiente filiera comunicativa, fosse in grado di veicolare all’esterno ordini e messaggi, funzionali alla direzione degli affari del clan, controllati attraverso il figlio Piromalli Antonio, destinatario del provvedimento di fermo del 26 gennaio u.s..

in tale contesto, altro ruolo carismatico in seno alla cosca è risultato quello dell’ultrasettantenne Piromalli Antonio, defilato sotto il profilo strettamente operativo, ma ancora molto influente nella pianificazione delle strategie criminali dell’organizzazione, soprattutto nel dirimere le controversie sorte tra gli affiliati, anche rispetto a problematiche non prettamente criminali[3]. inoltre, proprio all’anziano Piromalli Antonio era devoluto il compito di rinsaldare i rapporti con la cosca mole’, un tempo alleata, attraverso la figura di Mole’ Michele cl. 66, opportunamente coinvolto nella ripartizione dei proventi derivanti dagli affari criminali legati alla gestione del porto di Gioia Tauro.

Sul piano più generale, le investigazioni del ros hanno messo in luce anche le infiltrazioni dell’organizzazione criminale sia nel settore agroalimentare, documentando le interrelazioni transnazionali strumentali allo sviluppo di tali importanti traffici commerciali, che nel settore turistico-ricettivo, attraverso ingenti investimenti di denaro di provenienza illecita nell’acquisto di strutture alberghiere ubicate in zone costiere ad elevata vocazione turistica.

In particolare nel comparto oleario, è emersa la figura degli imprenditori Careri Domenico e Gioacchino[4], da sempre legati a Piromalli Giuseppe cl. 45 e al figlio Antonio, per conto dei quali avviavano un’ingente attività di esportazione di olio verso gli stati uniti, con la prospettiva di rilevanti introiti derivanti dalla possibilità di commercializzare il prodotto in noti ipermercati americani, potendo contare, tra l’altro, sull’articolato circuito relazionale di Vizzari Rosario[5], prestanome del sodalizio stabilitosi da anni Nel New Jersey. Tale meccanismo di fatto consentiva ai Piromalli di penetrare nel mercato americano con prospettive di guadagno e riciclaggio di denaro, mentre ai Careri di assumere una posizione rilevante nel settore oleario, vendendo il proprio prodotto ad un prezzo decisamente vantaggioso e dissimulando, dietro l'etichettatura di olio extravergine, la vendita di olio di sansa (in alcuni casi persino avariato). le ipotesi di frode in commercio e contraffazione alimentare sono attualmente al vaglio delle autorità americane, con approfondimenti da parte dell' FBI.

nella distribuzione dei prodotti ortofrutticoli, è invece emerso come la cosca avesse infiltrato il consorzio Copam di Varapodio (RC), costituito da numerose cooperative calabresi e siciliane, sfruttandone la notevole capacità di approvvigionamento di prodotti agrumicoli, e disponendone sul piano gestionale e commerciale, grazie al ruolo di Scarpari Rocco[6], semplice dipendente ma, di fatto, vero dominus della cooperativa, in quanto referente della cosca gioiese.

Attraverso tale rilevante controllo, il sodalizio è stato in grado di alimentare sia la grande distribuzione del nord-est italiano che il mercato rumeno. in particolare, dalle indagini del ros è emerso come Piromalli Antonio, anche tramite il socio Alessandro Pronesti, ingerisse nella gestione della C.O.P.A.M., sovrintendendo in prima persona a tutta la filiera commerciale di fornitura dei prodotti agrumicoli - stabilendo tempi, quantitativi e prezzi delle merci da esportare- curando i rapporti con le aziende (es: polignanese al mof di Milano, o aziende in Romania) e intervenendo anche nella gestione del personale dipendente del consorzio.

In particolare, nell’ambito delle trattative condotte con alcuni imprenditori rumeni, preoccupati dalla possibile interruzione degli approvvigionamenti, Pronestì Alessandro, che agiva secondo le direttive di Piromalli, si spingeva a  rassicurare i suoi interlocutori, dicendo che la cooperativa aveva di fatto l’obbligo di rifornire prioritariamente le aziende indicate dall’organizzazione:“”forse tu non hai capito una cosa, la cooperativa prima manda a noi e poi se avanza manda agli altri!”.

Le attività del consorzio Copam erano inoltre utilizzate dalla cosca Piromalli nelle operazioni commerciali di esportazione dell'olio d'oliva verso gli stati uniti. il consorzio, infatti, veniva costretto a garantire il pagamento in anticipo di quanto prodotto dalla societa’ i fratelli Careri ed a farsi carico dei costi delle ulteriori (e non necessarie) operazioni di intermediazione (Piromalli Antonio: "glielo hai specificato a Scarpari ...ogni vendita che facciamo fare a lui ........già a priori deve sapere che due centesimi li deve mettere in fattura in più per noi").

A riscontro del controllo totalizzante del consorzio da parte della cosca, è emerso inoltre come Piromalli Antonio stesse prendendo in considerazione di trasferire la sede di Copam all’interno dell’area commerciale del porto di Gioia Tauro, sia perche’ trovava le spese degli stabilimenti di varapodio troppo eccessive, sia per rendere ancora più agevole le attivita’ di esportazione di agrumi verso gli Stati Uniti.

Infine, per quanto concerne il settore turistico-ricettivo, le investigazioni condotte dal ros hanno dato conto del profilo imprenditoriale di Comerci Nicola Francesco[7] che, nel corso degli anni, ha saputo creare un impero economico[8], avvalendosi dei capitali e della protezione della cosca, soddisfacendone ogni richiesta: dalla gestione dei latitanti, agli investimenti nel settore immobiliare, all’inserimento di ditte di riferimento del sodalizio nelle forniture alberghiere. collegamento emerso in modo ancora piu’ palese in occasione del tentato omicidio del figlio Andrea, avvenuto nel giugno 2015 a Parghelia(VV), che spingeva Comerci Nicola Francesco a rivolgersi ad esponenti della cosca Piromalli per giungere all’individuazione dell’autore dell’azione delittuosa.   

Tra i destinatari del provvedimento anche Ferro Cinzia[9] e Cordi’ Teresa[10], le quali, per conto del sodalizio, fungevano da prestanome nella gestione di imprese inserite nei servizi di pulizia e catering di alcune strutture  turistiche riconducibili ad importanti società di settore, nonche’ nel ramo  dell’abbigliamento, con punti vendita in alcuni centri commerciali della provincia di Milano e Udine.

Nel medesimo contesto, e’ stata data esecuzione anche al sequestro preventivo emesso dal gip calabrese, ai sensi del comma 7 del reato di associazione mafiosa (416 bis del c.p.), nei confronti delle gia’ citate imprese:

-      il consorzio copam di varapodio (rc), costituito da oltre 40 soci, aziende e cooperative agricole, che operano nella piana di Gioia Tauro, nella Sicilia orientale e nel basso Lazio, attivo nel commercio dei prodotti ortofrutticoli, ed in particolare nel settore agrumario dei kiwi e delle pesche, con un fatturato di oltre 20 milioni di euro;

-      la societa’ S.G.F. fratelli Careri srl, con sede legale in Milano e stabilimento in San Ferdinando (RC), attiva nella produzione e nel commercio dell’olio di oliva.


 

All’alba del 25 ottobre, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Gioia Tauro (RC) e della Stazione Carabinieri di San Luca (RC) hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP presso il Tribunale di Palmi, dott. Alberto INDELLICATI, su richiesta della locale Procura della Repubblica, dott.ssa Anna PENSABENE, a carico di 7 (sette) persone originarie del comune di Gioia Tauro, dell’Ecuador e della Colombia, tutte ritenute responsabili di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e di gestione di case di lenocinio. Nel corso dell’attività sono state denunciate ulteriori quindici persone per analoghe condotte delittuose. Sugli stessi sono ancora in corso accertamenti essendo state interessate anche altre Procure Calabresi.

L’attività d’indagine, scaturita nell’ambito di una più ampia strategia di contrasto intrapresa di citati reparti, ha avuto inizio nell’agosto del 2014 da parte della Compagnia CC - N.O.R.M. Aliquota Operativa - di Gioia Tauro ed ha trovato riscontro nelle attività tecniche di intercettazioni telefoniche esperite dal Comando Stazione CC di San Luca, a seguito delle risultanze emerse nel corso di pregresse attività investigative svolte nell’ambito dell’indagine denominata “Colombiani d’Aspromonte”, conclusasi nel mese di aprile u.s. con l’esecuzione di una misura cautelare emessa nei confronti di 30 soggetti ritenuti responsabili di traffico di armi e di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti.

Nel prosieguo delle indagini sono state raccolte diverse testimonianze da parte dei numerosi avventori delle “case di prostituzione” nonché da parte delle prostitute identificate all’interno di esse. Tali dichiarazioni sono state successivamente corroborate da numerosi riscontri ottenuti grazie all’ausilio di attività tecnica di intercettazione dalla quale sono emersi ulteriori elementi che hanno permesso di delineare in maniera più eloquente l’esistenza di un sodalizio criminale finalizzato allo sfruttamento e al favoreggiamento della prostituzione nonché ad accertare le singole responsabilità di ciascuno degli indagati.

A conclusione delle indagini condotte congiuntamente dai suddetti Comandi Arma e coordinate dal P.M., dott.ssa Anna PENSABENE, che permettevano di appurare l’esistenza in Gioia Tauro di diversi appartamenti adibiti a case di prostituzione ove veniva registrato un continuo via vai di numerosi clienti provenienti da diverse parti della provincia reggina, il G.I.P. presso il Tribunale di Palmi (RC) emetteva un’Ordinanza di Custodia Cautelare nei confronti di 7 soggetti, accogliendo anche la richiesta di sequestro delle abitazioni site in Gioia Tauro alle vie Salerno 2, via Cosenza nr. 10 e 12 e via Bixio nr. 10, tutte adibite a case di prostituzione.

Nello specifico, nell’ambito di un medesimo disegno criminoso, venivano individuati due soggetti che gestivano le “case di prostituzione” site in via Salerno e via Cosenza, in concorso con i rispettivi proprietari, prendendo contatti diretti con le prostitute da fare affluire all’interno di esse e facendole prostituire garantendo ciclicamente la loro permanenza nelle varie abitazioni. A tale attività concorreva anche un altro soggetto, tuttofare, al quale era stato affidato il precipuo compito di sopperire alle più svariate esigenze di vita delle varie prostitute durante la loro permanenza all’interno di dette “case a luci rosse”.

Un ultimo soggetto, inoltre, è risultato che abbia trasformato un’abitazione di sua proprietà sita in via Bixio nr. 10 di Gioia Tauro (RC) in una vera e propria casa di lenocinio nella quale faceva alternare numerosissime prostitute, anche con cadenza settimanale, la maggior parte delle quali di origini dominicane.

Al termine delle operazioni le abitazione destinate a “case di prostituzione” sono state poste sotto sequestro.

L’attività d’indagine in questione costituisce un importante risultato dell’Arma della Provincia di Reggio Calabria nel contrasto allo sfruttamento ed al favoreggiamento della prostituzione, fenomeno criminale che comporta l’assoggettamento delle prostitute avviate a tale attività, con conseguente degrado sociale che genera spesso il biasimo della popolazione locale avvilita da questo andirivieni vorticoso nelle vie del centro cittadino della popolosa città portuale.

 

ELENCO ARRESTATI:

1.    G. S., di anni 64, da Palmi (RC);

2.    LACAPRIA Fabio, di anni 38, da Gioia Tauro (RC), già noto alle FF.OO.;

3.    L. L. A., di anni 80, da Gioia Tauro (RC);

4.    M. V. E. A., cittadina dell’Ecuador, di anni 35, da Bari (BA);

5.    SEMINARA Francesca Rosa, di anni 52, da Gioia Tauro (RC), già nota alle FF.OO..

Altri due destinatari del provvedimento di custodia si sono resi irreperibili, sono attivamente ricercati ed individuati all’estero.

Un uomo, del quale non sono state rese note le generalità, è stato trovato morto nel primo pomeriggio di oggi nei pressi della villa comunale a Gioia Tauro. Secondo le prime indiscrezioni sembrerebbe che lo stesso si sia impiccato. Sul posto, in attesa della polizia scientifica per il riconoscimento dell’uomo, sono giunti immediatamente i carabinieri e la polizia che hanno provveduto a recintare la zona. Seguono aggiornamenti.

Un maxi sequestro di rifiuti speciali è stato effettuato dalle Fiamme Gialle del Gruppo della Guardia di Finanza di Gioia Tauro, unitamente ai Funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Gioia Tauro, al Porto di Gioia Tauro. I militari operanti hanno individuato tre container contenenti rifiuti speciali, di cui uno proveniente dal Belgio con destinazione finale in Egitto e due provenienti da Genova e destinati negli Emirati Arabi Uniti. L’operazione ha consentito, dopo una serie di incroci documentali e successivi meticolosi controlli, l’individuazione dell’illecito carico contenuto nei tre container in transito presso il porto di Gioia Tauro. La merce, secondo la documentazione doganale esibita, risultava costituita da “ricambi usati di autoveicoli”. Tuttavia i Finanzieri ed i Funzionari Doganali, nel corso dell’ispezione, si sono ritrovati di fronte a parti di automezzi non sottoposti ai trattamenti di bonifica obbligatoriamente previsti ai fini della tutela ambientale dal decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209, quindi, da considerare come rifiuti speciali. Tale aspetto veniva confermato dai successivi riscontri eseguiti con l’ausilio dei funzionari del dipartimento di Reggio Calabria dell’A.R.P.A.CAL. (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Calabria). Complessivamente, sono stati sottoposti a sequestro di kg. 34.435 di rifiuti speciali contenuti in tre container.

Due milioni e mezzo di euro per potenziare l’ospedale cittadino e porte aperte a palazzo Sant’Ippolito dove, su proposta del sindaco Pedà, saranno ospitati i più importanti uffici sanitari del capoluogo pianigiano. È questo l’esito dell’importante incontro, svoltosi ieri mattina negli uffici della sede Asp di Reggio Calabria, tra il primo cittadino, accompagnato dalla dirigente provinciale del Pd, Pina Condò, e il nuovo Commissario straordinario, Giacomo Brancati. Nel corso della riunione, Pedà e il dirigente regionale da maggio alla guida dell’azienda si sono confrontati sull’annosa questione inerente il presidio ospedaliero “Giovanni XXIII”, che da tempo versa in una situazione di degrado e abbandono per poi discutere delle problematiche strutturali riguardanti l’ufficio accettazione del poliambulatorio ex Inam e della riapertura dell’ufficio igienico-sanitario e vaccinazioni, trasferito provvisoriamente nella vicina San Ferdinando. Per quanto riguarda il “Giovanni XXIII” è stato garantito da parte del neo Commissario Brancati che, come da decreto Scura, il nosocomio sarà messo nelle condizioni tali da rendere finalmente un servizio efficiente per le migliaia di utenti. Inoltre, cosa più importante, come già accennato, nella struttura ospedaliera saranno attuati degli investimenti strutturali che interesseranno il Pronto Soccorso ed altri reparti per un importo di 2 milioni e mezzo di euro. A tal proposito, esiste già un progetto preliminare in corso di approvazione al Dipartimento Salute della regione Calabria. Sarà premura del sindaco Pedà sollecitare l’iter burocratico riguardante l’investimento. Per ciò che concerne l’ufficio sanitario e di vaccinazione, il primo cittadino gioiese ha deciso di mettere a disposizione alcuni locali di palazzo Sant’Ippolito in comodato d’uso gratuito. Il Commissario straordinario Brancati ha molto apprezzato la proposta, che sembra essere stata già condivisa anche dal personale medico, e si attiverà affinché tutto si realizzi il prima possibile. Brancati, infine, dovrebbe dare a breve semaforo verde per lo sblocco turnover e assunzioni tramite concorso dei dirigenti medici. “Ritengo che si parla troppo e spesso di coesione sociale senza mai praticarla – ha dichiarato la dirigente Pd Pina Condò a margine dell’incontro – oggi, grazie all’interesse del capogruppo regionale PD, Sebi Romeo, insieme al sindaco Pedà l’abbiamo attuata. Un servizio sanitario pubblico efficiente sta alla base di una società che si possa definire civile, in stretta sinergia con il presidente Oliverio ci impegneremo affinché questo avvenga”. Grande soddisfazione è stata espressa anche dal sindaco Pedà: “ringrazio il presidente Oliverio e il capogruppo regionale del Pd Sebi Romeo per la grande sensibilità dimostrata nei confronti dei cittadini gioiesi e pianigiani, prodigandosi affinché' Brancati ascoltasse le istanze dell'amministrazione comunale".

Un incidente è avvenuto lunga l’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria all’altezza del Km 390+550 in direzione nord, precisamente tra Gioia Tauro e Rosarno. Una Fiat Uno ed una Fiat Punto si sono scontrate per causa ancora in fase di accertamento. Ad avere la peggio i due occupanti della Fiat Punto che sono stati trasferiti presso l’Ospedale di Polistena in quanto l’auto dopo l’impatto si è ribaltata per ben due volte prima di terminare la propria corsa contro un guard-rail. Sul luogo dell’incidente sono intervenuti, oltre ai sanitari del 118,  la Polizia Stradale di Palmi, il personale dell’Anas ed i Vigili del Fuoco.

Nota stampa del Comando Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria

Il 30 agosto 2016, in contrada Ciambra di Gioia Tauro (RC), i Carabinieri della locale Stazione hanno tratto in arresto AMATO Federico, di anni 21 da Gioia Tauro, già noto alle Forze dell'Ordine, per il reato di evasione, in esecuzione all’ordinanza di misura cautelare in regime domiciliare emessa dal Tribunale di Reggio Calabria.

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