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Aggiornato ilVen, 14 Giu 2019 5pm

Ancora una tragedia tra le mura domestiche in Calabria. Dopo l’omicidio – suicidio avvenuto ieri ad Arcavacata nel cosentino, dove un uomo ha ucciso la moglie prima di suicidarsi, questa mattina un uomo di 80 anni ha tentato prima di uccidere la sorella e dopo si è lanciato dal balcone della casa dove abitava con la stessa. Il terribile episodio si è verificato a Nicotera (Vibo Valentia), dove Salvatore Licordari, professore in pensione, che pare soffrisse di crisi depressiva, ha, prima di suicidarsi tentato di uccidere la sorella Ines accoltellandola. La donna, già allettata in quanto aveva gravi problemi di deambulazione, è stata soccorsa ed è ricoverata presso l’ospedale di Vibo Valentia, dove però fortunatamente non sembra essere in pericolo di vita.  Sul luogo del tentato omicidio – suicidio, avvenuto in via Castello a Nicotera i carabinieri della locale stazione e quelli di Tropea.

Una terribile tragedia è avvenuta in Calabria dove un uomo ha ucciso la moglie a coltellate e subito dopo l'omicidio si è suicidato. L'episodio è avvenuto  nel tardo pomeriggio di oggi in un appartamento ad Arcavacata di Rende, nel Cosentino. L'omicidio-suicidio, secondo le prime indiscrezioni, si è verificato al termine di una lite, che sarebbe maturata dopo la richiesta della donna di separarsi . Sul posto sono intervenuti i carabinieri.

 

 

Giuseppe Parmiani 82enne, ha ucciso con una coltellata all'addome la moglie ottantenne, Carmen Tassinari. L'omicidio è avvenuto a Cento nel Ferrarese, nell'abitazione dove i due coniugi sposati da tanti anni vivevano. L'uomo dopo aver accoltellato la donna ha avvertito i sanitari , che una volta giunti sul posto, a loro volta hanno avvisato i carabinieri.  La vittima era invalida e ammalata; l'uomo è formalmente in stato di fermo. Sulla vicenda indagano i carabinieri

Tragedia ieri sera a Isola Capo Rizzuto. Un quindicenne, Maycol Catizzone, è stato accoltellato da un uomo di 31 anni durante una rissa avvenuta davanti a un bar in piazza Roma ed è morto durante il trasporto in ospedale. Il trentunenne, Carmine Pullano, è stato rintracciato e fermato.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della Compagnia di Crotone, la vittima si trovava insieme ad amici davanti al bar quando è nato un diverbio tra il gruppo di ragazzini e Pullano (soggetto già noto alle forze dell’ordine). Ne è nata una rissa che si è trasferita anche fuori dal locale.

Pullano ha sferrato alcuni fendenti colpendo Catizzone al petto e al fianco, e ferendo anche gli altri ragazzi che lo avevano inseguito. Il quindicenne, già grave, è stato portato a spalla da un amico davanti al bar e poi si è accasciato. Quando l’ambulanza è arrivata per portarlo in ospedale, le sue condizioni erano disperate ed è deceduto durante il trasporto. Nel frattempo l’aggressore è scappato ma la sua identità è stata presto svelata dalle immagini del circuito di videosorveglianza acquisite dai carabinieri. Nonostante la poca collaborazione inizialmente prestata, i militari dell’Arma sono riusciti a rintracciarlo dopo qualche ora in un’abitazione disabitata in uso alla madre del ricercato nei mesi estivi.

Per agevolare la fuga del figlio, la donna aveva consegnato ai militari un mazzo di chiavi sbagliate. Alla fine, Carmine Pullano è stato trovato in quella casa sotto un cumulo di materassi. Nel frattempo si era cambiato e aveva buttato gli abiti che indossava durante la rissa. (Adnkronos)

 

Un uomo e una donna, rispettivamente di 27 e 41 anni, entrambi residenti nel Vicentino, sono stati fermati dai Carabinieri di Treviso e condotti in carcere perché fortemente indiziati dell’omicidio di Aldo Gualtieri, 40 anni, originario di Lamezia Terme. Il corpo dell'uomo è stato rinvenuto carabonizzato giovedì a Possagno in provincia di Treviso. L'arma con cui è stato ucciso il 40enne potrebbe essere un coltello ,recuperato vicino al luogo del ritrovamento del cadavere prima che il suo corpo venisse trovato semicarbonizzato. Bisognerà attendere l'esito dell'autopsia. L'uomo, originario di Lamezia Terme, viveva da anni in Veneto. Sono stati fermati, quindi la moglie Lucia Lo Gatto, originaria di Lamezia Terme, e il giovane con cui aveva una relazione, Manuel Palazzo.

Reggio Calabria, 16 apr. - Francesco Passalacqua, 24 anni e' stato ucciso questo pomeriggio a Reggio Calabria, nel rione Arghilla', alla periferia nord della citta'. Il presunto omicida e' Domenico Lucisano ed e' stato gia' arrestato dalla Polizia di Stato. Si tratterebbe di un vicino di casa della vittima che, secondo le prime notizie, avrebbe ucciso per dissidi personali. Un gruppo di persone inferocite per quanto e' accaduto ha danneggiato una delle auto di servizio in uso agli agenti intervenuti. I poliziotti, a fatica, sono riusciti a riportare la calma.
  Lucisano ha sparato contro la vittima almeno due colpi di pistola calibro 9x21. Passalacqua e' stato colpito al petto e al fianco. Il delitto sarebbe scaturito da motivi passionali.
  L'omicidio e' avvenuto nel cortile di una palazzina popolare nel comparto 6 di Arghilla' nord. Una folla di persone residenti in zona ha tentato di linciare l'omicida e a farne le spese e' stata la vettura degli agenti intervenuti. (AGI) .
 

Non ci sono solamente le dichiarazioni del testimone oculare, il quale avrebbe assistito all’entrata in azione del comando guidato da Francesco Barone per prelevare ed uccidere la propria madre Francesca Bellocco, rea di intrattenere una relazione coniugale con Domenico Cacciola. Tre collaboratori di giustizia hanno infatti confermato agli inquirenti di essere a conoscenza, anche se in via indiretta, dell’omicidio, si tratta di Vittorio Pisani, Salvatore Facchinetti e Giuseppina Multari. Il legale, coinvolto nella vicenda riguardante la morte di Maria Concetta Cacciola,  ha affermato di essere a conoscenza dell’omicidio tramite la zia, alla quale la sorella della vittima, Patrizia, avrebbe confessato che si doveva lavare l’onore offeso a causa di una relazione che durava ormai da anni. Pisani riferisce altresì un altro particolare, ossia che Patrizia Bellocco piangendo aveva confessato alla zia del collaboratore che la sorella Francesca “prima di essere sotterrata, fosse stata almeno seppellita in maniera adeguata”. Salvatore Facchinetti ha invece parlato oltre che dell’omicidio della madre di Francesco Barone anche di quello di Domenico Cacciola,  il collaboratore ha infatti affermato  "Mi hanno detto che Cacciola Domenico è stato ucciso a causa di una relazione extraconiugale che lo stesso aveva con una delle figlie di Bellocco Pietro e, precisamente, con quella sposata con Barone Salvatore. Il Cacciola sarebbe stato ucciso insieme alla Bellocco dal figlio di quest'ultima che li avrebbe sorpresi a letto". Sulla relazione extraconiugale che sarebbe alla base dell’omicidio è stata sentita anche la testimone di giustizia Giuseppina Multari, nuora di Cacciola il quale ha aggiunto ulteriori dettagli  "La relazione era nota a tutti in famiglia, tanto che si sospettava che il suo ultimo figlio fosse stato concepito con mio suocero".

Un omicidio assurdo commesso ai danni di dell’anziano padre, è avvenuto ieri sera a Castrovillari in provincia di Cosenza. La vittima, Carmine Saraceni, 80 anni, a commettere l’omicidio il figlio Franco, cinquantenne con dei problemi psichici, il quale dopo il delitto, commesso nella loro abitazione è andato tranquillamente a dormine nella sua stanza. Solo questa mattina, recatosi presso l’ospedale di Castrovillari per farsi medicare le ferite procuratosi uccidendo il padre, Franco Saraceni ha confessato ai medici il terribile omicidio. Sanitari che hanno immediatamente avvertito i Carabinieri del Comando Compagnia di Castrovillari, i quali si sono recati sul posto scoprendo il cadavere dell’anziano ucciso. L’uomo è stato posto in arresto con l’accusa di omicidio e, sottoposto ad interrogatorio si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere.

 La figura di questo testimone è l’esempio di un’omertà che viene frantumata dal senso dello Stato. La sua decisione è stata dolorosissima ma è una persona che si è reso conto di cosa è più importante. L’omicidio di Francesca Bellocco è un fatto di una gravità inaudita che dimostra come il tessuto ‘ndranghetista sia di una tale spietatezza da arrivare a un’eliminazione impensabile”. Sono queste le dichiarazioni del Procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho sull’arresto di Francesco Barone accusato dell’omicidio della madre e sul ruolo avuto dal testimone di giustizia. L’ex procuratore aggiunte Ottavio Sferlazza, oggi a capo della Procura di Palmi, ha specificato come “È un omicidio ispirato alla logica della sottomissione, dell’omertà e della regola di punire l’onta all’interno della propria famiglia”. Pensiero simile a quello del Questore Raffaele Grassi secondo cui “l’inchiesta che ha portato all’arresto di Barone dimostra quello che è il Dna della ‘ndrangheta: regole arcaiche a tal punto che un figlio uccide la madre perché fedifraga”. “Tutti i protagonisti di questa storia – ha aggiunto il capo della Mobile Francesco Rattà – sono stati passati al setaccio. Le analisi che abbiamo fatto sui cellulari e sulle celle telefoniche utilizzate ci sono servite per contraddire l’alibi del figlio assassino”.

È stato un testimone oculare a contribuire con la sua deposizione all’arresto di Francesco Barone accusato dell’omicidio della madre Francesca Bellocco. Arresto scattato all’esito di complesse attività d’indagine coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, la Polizia di Stato e i Carabinieri hanno eseguito un’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere emessa dal G.I.P. presso il locale Tribunale nei confronti di BARONE Francesco nato a Cinquefrondi (RC) il 13.05.1992, ritenuto responsabile,  in concorso con altri soggetti, del delitto di omicidio in pregiudizio della madre BELLOCCO Francesca, nata a Polistena (RC) il 24.09.1970, scomparsa il 18 agosto 2013, nonché di occultamento di cadavere, detenzione e porto di armi comuni da sparo, aggravati dall’art. 7 L. 203/91, commessi con metodo mafioso ed al fine di agevolare la potente cosca BELLOCCO della ‘ndrangheta calabrese. Il suddetto BARONE è stato localizzato e catturato all’interno dell’aeroporto di Lamezia Terme, all’atto di imbarcarsi su un volo diretto in Lombardia. La vicenda portata alla luce dalle indagini costituisce lo spaccato di una drammatica realtà in cui una donna è stata barbaramente assassinata dal figlio in testa ad un commando di sicari, in ossequio ad arcaiche regole di‘ndrangheta in quanto protagonista di una relazione fedifraga con CACCIOLA Domenico, nato a Rosarno (RC) il 22.05.1954, esponente di rilievo dell’omonima famiglia di ‘ndrangheta operante nel suddetto centro della piana di Gioia Tauro. La denuncia della scomparsa della donna era stata presentata in data 21 agosto 2013 proprio dal figlio BARONE Francesco, il quale, subito dopo l’asserito “allontanamento” della madre dall’abitazione di Rosarno, risalente al 18 agosto, anziché preoccuparsi di attivare immediatamente le ricerche in paese o di avvisare le forze dell’ordine, improvvisamente e senza alcuna plausibile spiegazione, si recava invece a Padenghe sul Garda (BS), dove il padre BARONE Salvatore nato a Taurianova (RC) il 19.06.1965 stava scontando la Sorveglianza Speciale di P.S.. Sul presupposto che la scomparsa di BELLOCCO Francesca, nipote del boss ergastolano BELLOCCO Gregorio classe 1955, e di CACCIOLA Domenico, posto ai vertici dell’omonima ‘ndrina di Rosarno, comunque federata a quella dei BELLOCCO, dovesse necessariamente leggersi nell’ambito delle dinamiche della criminalità organizzata di Rosarno, gli inquirenti ritenevano, fin da subito, che l’ipotesi dell’allontanamento volontario dei due soggetti non fosse sostenibile. Le indagini sulla scomparsa da Rosarno dei due soggetti, venivano pertanto affidate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria agli investigatori della locale Squadra Mobile sul fronte BELLOCCO e del Nucleo Investigativo dei Carabinieri su quello dei CACCIOLA. La tesi dell’allontanamento volontario di BELLOCCO Francesca, sostenuta dai loro congiunti, veniva contraddetta dalle risultanze investigative acquisite dagli inquirenti attraverso l’esame di una vasta mole di tabulati telefonici, lo svolgimento di intercettazioni telefoniche ed ambientali e l’acquisizione di fonti dichiarative che concordemente portavano a ritenere che la sparizione dei due soggetti da Rosarno era da mettersi in relazione ad un’azione omicidiaria posta in all’interno di casa BELLOCCO, finalizzata a punire la donna per la relazione extraconiugale che la stessa aveva con il suo amante CACCIOLA Domenico. Le indagini hanno portato alla luce la centralità del ruolo avuto da BARONE Francesco nella pianificazione ed esecuzione dell’omicidio della madre. L’analisi minuziosa del traffico telefonico e dei dati memorizzati sulle utenze cellulari, anche “coperte”, in uso ai protagonisti della vicenda, consentiva di operare una prima ricostruzione degli eventi occorsi nella notte del 18 agosto 2013, ovvero l’improvviso rientro nell’abitazione di Rosarno di BARONE Francesco intorno alle ore 2, mentre la madre era con l’amante, il disperato  tentativo della donna di parlare al telefono con il marito a Padenghe sul Garda, al quale riuscirà solo a dire “Ho sbagliato” e la sua sostanziale impotenza di fronte al figlio che, con lucida furia omicida, organizzerà l’agguato mortale ad opera di un commando di sicari da lui stesso capeggiato. In quella tragica notte, lo stesso amante CACCIOLA Domenico cercherà la donna al telefono, evidentemente per sincerarsi del sue condizioni, senza riuscire a parlare dal momento che il telefono le era stato tolto dal figlio nella prospettiva di sopprimerla. Tale ricostruzione dei fatti veniva supportata da convergenti dichiarazioni rese agli inquirenti da un testimone oculare, un vigile urbano di Rosarno il quale si trova in località protetta con la moglie ed i due figli, il quale aveva assistito, la mattina del 18 agosto 2013, tra le ore 7.15 e le 7.20, all’arrivo di un commando di uomini armati di pistola e travisati da passamontagna, a bordo di una piccola utilitaria, ed aveva udito il grido disperato lanciato dalla donna “perdonatemi” nel vano tentativo di invocare la pietà ai killer. Dal garage, era poi uscito BARONE Francesco alla guida di un’altra autovettura (dapprima posteggiata sulla pubblica via e poi introdotta – probabilmente dallo stesso BARONE – all’interno del garage per occultarvi il corpo e/o il cadavere della madre) con seduto a fianco uno dei complici mentre gli altri lo scortavano a bordo della prima utilitaria, dileguandosi per le vie di Rosarno. Da quel momento non si avranno più notizie di BELLOCCO Francesca. Ne’ si avranno notizie di CACCIOLA Domenico  anch’egli “scomparso” da Rosarno in quei giorni, ancorché i congiunti non abbiano mai presentato alcuna denuncia. La famiglia BARONE è pienamente inserita nell’articolazione territoriale della ‘ndrangheta calabrese localmente denominata cosca BELLOCCO, operante a Rosarno, Emilia Romagna, Lombardia ed altrove. Invero, la donna uccisa era figlia di BELLOCCO Pietro Giuseppe classe 1947, deceduto per cause naturali nel 2011, fratello del più noto boss Gregorio BELLOCCO, detenuto all’ergastolo. Lo stesso BARONE Salvatore, coniuge di BELLOCCO Francesca e padre di BARONE Francesco, è stato tratto in arresto il 16 luglio 2014 nell’ambito dell’Operazione “Sant’Anna” eseguita dalla D.D.A. di Reggio Calabria nei confronti di appartenenti alla cosca BELLOCCO.

Nel corso della conferenza stampa gli inquirenti hanno lodato il testimone di giustizia, il quale ”ha dovuto confrontarsi con un contesto difficile – spiegano gli inquirenti – anche con le resistenze della famiglia. Un dramma umano superato solamente grazie al profondo senso di giustizia che lo animava. Una scelta sofferta. Ha messo in gioco tutto per rispondere alla chiamata della giustizia”  riferendo come lo stesso abbia  “ preferito denunciare e andare via piuttosto che restare e tacere”.

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