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Aggiornato ilLun, 24 Feb 2020 4pm

Giuseppe Bellocco 28 anni di Rosarno (Reggio Calabria) latitante dall’agosto 2014 è stato arrestato a Genova dalla Guardia di Finanza.

Bellocco, è irreperibile alla giustizia dell’esecuzione dall’Operazione Sant’Anna che ha sgominato l’omonima cosca di Rosarno con l’arresto di ventiquattro persone.

Il giovane rosarnese, che è ritenuto dagli inquirenti uno dei reggenti della cosca, ed è citato nelle loro deposizione dai collaboratori di giustizia Marcello Fondacaro e Vittorio Pisani, è stato colto in flagranza mentre ritirava un carico di quasi centocinquanta chili di cocaina.

Insieme a Giuseppe Bellocco, nel corso dell'operazione antidroga sono state arrestate due persone,un abruzzese e un genovese residente da anni in Colombia,  delle quali non sono stati resi noti i nomi.

I tre sono stati arrestati dopo un inseguimento nelle vie di Sturla, nel pomeriggio di ieri. I finanzieri, infatti, avrebbero intimato l'alt alla Panda sulla quale si trovavano, ma l'auto è fuggita fino ad entrare in una strada senza uscita dove i tre ma sono stati fermati e successivamente arrestati.

Carmelo Bruzzese, 66enne originario di Grotteria, è stato tratto in arresto in Canada a Toronto dai carabinieri del Ros, coordinati dalla direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Bruzzese,  è considerato uno dei  capi dell’organizzazione criminale calabrese in Canada, è stato colpito nel luglio del 2010 dall’ordine di carcerazione emesso dal Gip di Reggio Calabria su richiesta della Distrettuale Antimafia reggina.  Due anni fa, nell'agosto del 2013, un’indagine dell’ufficio immigrazione ha interessato Carmelo Bruzzese che, anche per le accuse mossegli in Italia è stato arrestato dalle autorità canadesi e solo fino a pochi giorni fa è stato sotto processo. Un processo lungo e complesso dove lo Stato canadese ha cercato di capire se realmente Bruzzese fosse o meno un uomo legato alla ‘ndrangheta. Alla fine i giudici dell’immigrazione non hanno lasciato libero il 66enne calabrese che nelle prossime ore arriverà in Italia. Al suo arrivo all’aeroporto di Fiumicino Carmelo Bruzzese dovrebbe essere poi tradotto al carcere di Roma Rebibbia dove assistito dal suo legale attenderà di svolgere l’interrogatorio di garanzia. Bruzzese, secondo gli investigatori, aveva l'ultima parola su dove e con chi le cosche calabresi dovessero allargarsi al Nord .

Il narcotrafficante romano Andrea Rollero, latitante da circa 8 mesi, è stato arrestato nella Capitale dai finanzieri del comando provinciale di Roma. L'uomo, di 33 anni, è ritenuto dagli inquirenti uno dei principali membri di un sodalizio criminale collegato alle cosche calabresi 'Pelle – Nirta – Giorgi alias Cicero' di San Luca (Reggio Calabria). E' stato trovato in possesso di documenti falsi, intestati a un ignaro impiegato di banca romano, che gli avevano consentito di sfuggire finora alle forze dell'ordine.

Come ricorda in una nota la guardia di finanza, il narcotrafficante era sfuggito a un provvedimento di cattura, emesso lo scorso gennaio 2015 dal Tribunale di Roma, nell’ambito delle operazioni “Buena Hora 2” e “Codice San Luca” che avevano consentito alle fiamme gialle del Nucleo di polizia tributaria ed alla squadra mobile della Questura di Roma di smantellare una cellula ‘ndranghetista attiva nella Capitale.

Le indagini sono culminate, lo scorso 20 gennaio, con l’esecuzione di un provvedimento di cattura nei confronti di 35 persone. Provvedimento a cui era Rollero era riuscito a sottrarsi.

Secondo i finanzieri, Andrea Rollero, era diventato "il principale referente in Italia dell’organizzazione indagata, rendendosi protagonista, nel periodo oggetto di indagini, dell’introduzione sul territorio nazionale di oltre 600 kg di sostanza stupefacente". La droga, cocaina dal Sudamerica e hashish dall’Africa, veniva importata anche per conto di soggetti contigui alle cosche di ‘ndrangheta. Dalle indagini è emerso che il latitante aveva trovato rifugio nel quartiere di Primavalle.

E' stato individuato alla stazione “Battistini” della metropolitana e, al momento del fermo, ha esibito documenti di identità falsi, rilasciati a nome di un ignaro impiegato di banca romano, del tutto estraneo alla vicenda.

Sono in corso ulteriori approfondimenti investigativi per ricostruire la rete di connivenze e protezione di cui Rollero ha potuto godere durante i mesi passati in clandestinità e accertamenti sui documenti falsi esibiti dal latitante.

Un uomo, cittadino rumeno, è stato arrestato a Cosenza.  Sull'uomo spiccava un mandato di arresto internazionale. Era ricercato dal 2013, quando dopo aver scontato una prima condanna in Slovenia, si era reso irreperibile. Ricercato sul territorio dell’Unione Europea per il reato di associazione a delinquere finalizzata alla frode informatica, risulta affiliato ad un gruppo criminale specializzato nella clonazione di carte di credito e bancomat grazie alle quali è riuscito a sottrarre ingenti somme di denaro dai conti correnti. La latitanza è terminata in Cosenza, dove i finanzieri, impegnati nel dispositivo attuato per l’intensificazione dei controlli in città nel periodo di ferie estive, l'hanno fermato e sottoposto ad un controllo. Ad insospettire gli agenti l’incongruenza tra la nazionalità della persona e quella del mezzo, munito di targa spagnola, approfondendo così le ricerche. L’uomo è stato tratto in arresto e trasportato presso la  Casa Circondariale di Cosenza, a disposizione della Corte d’Appello di Catanzaro che dovrà decidere in merito alla sua estradizione per scontare i 6 anni di reclusione.

Salvatore Tripodi, 44 anni, ritenuto dagli inquirenti elemento apicale dell’omonima cosca di ndrangheta operante nel vibonese, è stato arrestato nella mattinata di oggi dai Carabinieri della Compagnia di Tropea.

Tripodi, latitante dal 31 marzo in quanto sottrattosi alla cattura dopo essere stato colpito da una ordinanza di custodia cautelare emessa dalla Dda di Catanzaro per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, detenzione abusiva di armi e dell'omicidio del boss Fortunato Patania considerato il culmine della faida tra i Patania ed il gruppo dei "Piscopisani" .

Il latitante è stato localizzato all’interno di un’abitazione di Zambrone. Gli uomini della Compagnia di Tropea e della stazione di Zungri hanno trovato in casa e tratto in arresto anche Francesco Leonardo Moscato, 22 anni, fratello dell’attuale collaboratore di giustizia Raffaele Mascato, e Francesco Muggeri, 64 anni, padrone di casa ed entrambi accusati di aver favorito la latitanza di Tripodi.

I particolari dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle ore 16 presso il Comando Provinciale Carabinieri di Vibo Valentia.

Al termine di un'articolata attività d'indagine, personale della Dia di Catania e di Torino, coadiuvati dalla sezione operativa Dia di Catanzaro, hanno arrestato a Rossano in provincia di Cosenza il ricercato Paolo Balsamo, pericoloso elemento di spicco del clan dei Cursoti, condannato alla pena di anni 30 per associazione mafiosa ed omicidio.

Maggiori dettagli sull'operazione saranno forniti nel corso di una conferenza stampa, che si terrà oggi, alle 11.30, presso il Centro Operativo della Direzione Investigativa Antimafia di Catania.

A Senigallia, un padre e una madre convinti che un ladro stesse tentando di entrare nella loro abitazione, hanno immediatamente chiamato la polizia. Una volta giunti sul posto, però, gli agenti si sono resi conto di non trovarsi di fronte un rapinatore ma il figlio della coppia, latitante da 5 anni, dimesso da un ospedale psichiatrico nel 2010, e fuggito in Belgio. L'uomo infatti anziché scontare i due anni di reclusione in carcere decisi dal Tribunale di Ancona, si era dato alla fuga nel paese di origine della madre. Dopo 5 anni la decisione di tornare a casa, senza però avvertire. Scoperto, ha tentato di fuggire in motorino, travolgendo e ferendo un poliziotto. E' stato arrestato poco lontano, a casa di parenti.

 Francesco Napoli, 35 anni, di Melicucco (Reggio Calabria) condannato all'ergastolo insieme alla zio Antonio per l'omicidio di Fabrizio Pioli, di Gioia Tauro, avvenuto il 23 febbraio del 2012 è stato arrestato dopo un perodio di latitanza dagli uomini della Guardia di Finanza. Secondo l'accusa, Pioli, il cui cadavere fu trovato dopo un anno, fu ucciso perché aveva intrecciato una relazione con una donna sposata, Simona Napoli. Francesco Napoli, cugino della vittima, aveva fatto perdere le proprie tracce nel luglio scorso, sottraendosi all'arresto dopo la condanna di primo grado inflittagli dai giudici della Corte d'assise di Palmi. Le indagini dei carabinieri di Melicucco, insieme a quelli della Compagnia di Gioia Tauro, stamani hanno portato gli investigatori a Vibo Valentia, nel quartiere "Cancello Rosso", dove Napoli si rifugiava pare da alcuni giorni all'interno di un appartamento. Avuta la certezza della sua presenza stamani è scattato il blitz della Guardia di finanza. Per l'omicidio di Pioli erano stati condannati anche il padre di Simona Napoli, Antonio (ergastolo) ed il fratello della giovane, Domenico (18 anni). Erano stati assolti, invece, la madre di Simona, Rosina Napoli, e Domenico Galatà accusato di favoreggiamento nei confronti di Antonio Napoli.

La polizia giudiziaria marocchina, unitamente ai locali servizi di sicurezza, a seguito delle precise informazioni fornite dalla Guardia di Finanza, dall’Interpol e della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, ha catturato, dopo anni di latitanza, uno dei più pericolosi narcotrafficanti italiani rimasti ancora in circolazione, ROLLERO Marco Torello (classe ‘55), inserito dal dicembre 2013 nella lista dei 100 latitanti più pericolosi.

La carriera criminale del ROLLERO Marco Torello, latitante dal 2010, genovese di nascita ma romano d’adozione, si protrae, ininterrottamente, da circa 35 anni, qualificandosi come uno dei principali narcotrafficanti italiani, conosciuti anche all’estero, strettamente legato a diverse cosche di ‘ndrangheta, anche se, in passato, non ha disdegnato di fornire i propri “servigi” a diverse famiglie mafiose appartenenti a “Cosa Nostra”.

Il ROLLERO, nell’era della globalizzazione di tutti i traffici, anche di quelli illeciti, può essere definito come vero e proprio broker mondiale della droga, al centro di interessi di ogni genere sull’asse Italia – Marocco (dove, nel frattempo, era riparato per sottrarsi alla cattura) – Sudamerica.

Negli ultimi due anni, in particolare, il narcotrafficante è stato oggetto di un’articolata indagine, condotta dai finanzieri del Gruppo di Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma e coordinata dalla Procura della Repubblica della capitale, Direzione Distrettuale Antimafia, conosciuta come operazione Buena Hora 2, che ha riguardato le condotte criminose di alcuni esponenti della ’ndrangheta, stanziatisi, nel tempo, proprio nella città di Roma.

L’attività di indagine culminava, lo scorso 20 gennaio, con l’esecuzione di un provvedimento di cattura nei confronti di 35 soggetti, accusati, a vario titolo, di plurime fattispecie penalmente rilevanti, aggravate dall’aver favorito la ‘ndrangheta, cui il ROLLERO Marco Torello riusciva a sottrarsi riparando in Marocco.

Quest’ultima indagine consentiva di accertare numerose condotte di narcotraffico poste in essere dal ROLLERO, in grado di inviare settimanalmente, dal Marocco all’Italia, circa 1000 kg. di stupefacente in Italia.

La droga, cocaina dal Sudamerica e hashish, dall’Africa, veniva importata anche per conto di soggetti contigui a cosche di ‘ndrangheta di San Luca (RC), quali i “Giorgi alias Cicero” ed i “Mammoliti alias Fischiante”.

Il nome di ROLLERO Marco Torello, fino a giorni nostri, è stato accostato a quello di altri due noti narcotrafficanti italiani:

Massimiliano AVESANI, detto “il Principe”, classe ‘61, latitante dal 2011 e catturato nel luglio 2013, dalla Squadra Mobile di Roma;
Roberto PANNUNZI, detto “Bebè”, classe ‘48, arrestato a Bogotà (Colombia) nel settembre 2013 e successivamente estradato in Italia.

I tre citati soggetti, per anni, hanno costituito una vera e propria holding del narcotraffico mondiale, che ha acquisito il monopolio del traffico di stupefacenti dall’estero verso l’Italia.

All’atto del suo arresto ROLLERO Marco Torello era destinatario dei seguenti provvedimenti di cattura:

a. ordine di esecuzione per la carcerazione n. 418/2010 SIEP, emesso dalla Procura Generale presso la Corte di Appello di Roma, in data 13.05.2010, in base al quale il soggetto deve espiare la pena di anni 6, mesi 1 e giorni 13 di reclusione, per il reato di cui all’art. 73 comma 4 D.P.R. 309/90;

b. mandato di cattura in ambito Schengen, inserito in data 12.07.2010, per violazione dell’art. 73 comma 4 D.P.R. 309/90;

c. ordinanza di custodia cautelare in carcere n. 33285/13 RGNR – 14325/13 RGIP, emessa dal Tribunale di Roma, il 08.01.2015, per violazione dell’art. 73 e 74 DPR 309/90;

d. mandato di cattura in ambito Schengen, inserito in data 15.01.2015, per violazione dell’art. 73 comma 4 D.P.R. 309/90.

Si può tranquillamente affermare che l’odierna operazione pone definitivamente la parola fine alle illecite condotte poste in essere dall’ultima primula rossa del narcotraffico italiano.

L’importante risultato è stato raggiunto grazie alla collaborazione internazionale con il collaterale marocchino, curata dalla Guardia di Finanza, avvalendosi anche delle specifiche competenze di Interpol e della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, in costante sinergia operativa.

Sebastiano Mazzei, latitante ricercato per associazione mafiosa e a capo dell'omonimo clan, e' stato arrestato dalla polizia a Ragalna, in provincia di Catania. Figlio di Santo Mazzei, detenuto in regime di 41 bis e legato all'area stragista dei Corleonesi di Leoluca Bagarella. Mazzei si nascondeva in una villa dotata di tutti i comfort e non in un bunker o scantinato. Era latitante dall'aprile del 2014 quando sfuggì al blitz 'Scarface' della guardia di finanza di Catania. Sul suo capo pendono da tempo accuse pesanti: associazione a delinquere di stampo mafioso, intestazioni fittizia di beni e traffico di droga. Il secondo ordine di arresto e' dell'8 luglio 2014 quando Dia e Carabinieri di Randazzo eseguirono l'operazione antimafia "Ippocampo". In quell'indagine il boss era accusato di associazione mafiosa e traffico di droga in collegamento con organizzazioni criminali calabresi della Piana di Gioia Tauro.

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