08042020Mer
Aggiornato ilMar, 07 Apr 2020 6pm

E’ sono in corso di esecuzione da parte dei carabinieri di Bologna, Reggio Emilia e Modena, col supporto dei colleghi del comando provinciale di Crotone. 13 misure cautelari – di cui 7 in carcere e 6 ai domiciliari  ai destinatari dei provvedimenti – emessi dal Gip di Bologna su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia – viene contestata la vicinanza alle cosche di ‘ndrangheta degli Arena e Nicoscia di Isola Capo Rizzuto e di avere, in concorso tra loro e nel contesto di un medesimo disegno criminoso, illecitamente e fittiziamente intestato a prestanome, società, beni mobili ed immobili, con il reinvestimento di capitali di illecita provenienza. Sono in corso anche dei sequestri di beni per circa 13 milioni di euro e una trentina di perquisizioni locali che hanno visto impegnati oltre 250 carabinieri, con l’ausilio di unità cinofile ed elicotteri.

 Maggiori dettagli saranno illustrati in una conferenza che si terrà alle 11 presso la Procura della Repubblica di Bologna.

Alle prime luci dell’alba di oggi è scattata un’operazione dei Carabinieri della Compagnia di Taurianova, finalizzata all’esecuzione di un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria nei confronti di sei persone risultate responsabili in concorso di un traffico di armi e di sostanze stupefacenti.

 L’operazione, nella cui fase esecutiva sono stati impegnati circa cinquanta militari del Comando Provinciale di Reggio Calabria e dello Squadrone Eliportato Cacciatori, giunge all’esito di una complessa e delicata attività d’indagine, nel corso della quale era già stato eseguito l’arresto in flagranza di CREA Ettore classe 1972 ed il fermo di indiziato di delitto di LADINI Giuseppe classe 1978, operati rispettivamente il 1° ed il 25 marzo uu.ss..

Nell’ambito del traffico di armi oggetto di indagine, il CREA era stato infatti trovato illegalmente in possesso di un fucile mitragliatore cal. 5,56.

Inoltre, a seguito di una perquisizione eseguita presso un casolare risultato nella disponibilità del LADINI, erano state recuperate numerose altre armi – alcune delle quali anche con matricola abrasa – e munizioni di vario calibro tutte riconducibili allo stesso, il cui rinvenimento aveva poi determinato il fermo dello stesso LADINI, chiaramente intenzionato a darsi alla fuga e rendersi irreperibile.

L’attività investigativa, condotta dai Carabinieri della Compagnia di Taurianova sotto la direzione della DDA di Reggio Calabria, ha infatti permesso di accertare come attorno alla figura del LADINI ed alla sua abitazione – dove peraltro lo stesso era detenuto agli arresti domiciliari – gravitava una rete di soggetti dediti all’acquisto, alla cessione ed alla movimentazione di armi e stupefacenti.

Gli indagati, la maggior parte dei quali gravati da numerosi precedenti penali e di polizia di vario genere, anche riconducibili proprio alle armi, si avvalevano infatti del casolare prospiciente all’abitazione del LADINI per custodire tutte le armi, le munizioni e lo stupefacente oggetto del traffico, utilizzando poi la stessa abitazione quale luogo ritenuto sicuro per condurre trattative e contrattazioni illecite di ogni natura.

Di seguito i nomi degli arrestati:

Bruzzese Antonella cl. 82;

Bruzzese Lorenzo cl.82;

Papaluca Emanuele cl. 81;

Raco Antonio cl. 86;

Tigani Leonardo cl. 83;

Valerioti Antonio cl. 64:

Taurianova (RC). Alle prime luci dell’alba di oggi è scattata un’operazione dei Carabinieri della Compagnia di Taurianova, finalizzata all’esecuzione di un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria nei confronti di sei persone risultate responsabili in concorso di un traffico di armi e di sostanze stupefacenti.

Rinvenute armi e droga. L’operazione, nella cui fase esecutiva sono stati impegnati circa cinquanta militari del Comando Provinciale di Reggio Calabria e dello Squadrone Eliportato Cacciatori, giunge all’esito di una complessa e delicata attività d’indagine, nel corso della quale era già stato eseguito l’arresto in flagranza di CREA Ettore classe 1972 ed il fermo di indiziato di delitto di LADINI Giuseppe classe 1978, operati rispettivamente il 1° ed il 25 marzo 2014.

 I particolari dell’operazione saranno resi noti agli organi di informazione nel corso di una conferenza stampa, che sarà tenuta questa mattina alle ore 10.30 presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria dal Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Dott. Federico Cafiero de Raho.

Limbadi (Vibo Valentia). Giuseppe Salvatore Mancuso, 25 anni, considerato dagli inquirenti, un esponente di spicco della famiglia Mancuso di Limbadi (VV) è stato tratto in arresto dalla Squadra mobile di Catanzaro su provvedimento emesso dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro che ha fatto luce su un efferato tentato duplice omicidio compiuto con un kalashinikov nei confronti di una donna e di suo figlio, appartenenti ad una fazione diversa della stessa famiglia. In particolare Mancuso avrebbe tentato di uccidere la prozia, Romana Mancuso, e il di lei figlio Giovanni Rizzo.
Per il duplice tentato omicidio è ricercato lo zio della donna, Pantaleone Mancuso. All'origine ci sarebbe stata una faida familiare all'interno della cosca della 'ndrangheta dei Mancuso. Alle indagini ha collaborato una testimone di giustizia, moglie di un esponente della cosca

I militari del Comando provinciale di Vibo, con il supporto di quelli territorialmente competenti e dello Squadrone Eliportato Cacciatori "Calabria", hanno eseguito un decreto di fermo di indiziato di delitto (proc. pen. n. 3682/13 r.g.) emesso dalla Procura della Repubblica - D.D.A. di Catanzaro, nei confronti dei seguenti  "esponenti e sodali della cosca di ‘ndrangheta "Patania" di Stefanaconi (VV)". I fermi sono stati effettuati stanotte, in diverse località della provincia di Vibo Valentia ed in Rozzano (MI), Cantù (CO) e Carugo (CO), e gli indagati ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, usura, estorsione, danneggiamento, porto, detenzione e cessione di armi da sparo - anche da guerra, possesso di segni distintivi contraffatti e favoreggiamento personale, commessi in concorso e con l'aggravante di cui all'art. 7 della l. 203/91:
1. Patania Bruno, nato a Vibo Valentia l'11.01.1975, residente a Stefanaconi;
2. Bartalotta Alessandro, nato a Vibo Valentia  il 12.02.1991, residente a Stefanaconi;
3. Sposato Antonio, nato a Catanzaro il 23.09.1976, residente a Stefanaconi;
4. Cannizzaro Sebastiano, nato a Filandari il 15.11.1955, residente a Sant'Onofrio (VV);
5. Krastev Iliya, nato in Bulgaria il 09.04.1981, domiciliato in Stefanaconi;
6. Lo Preiato Maria Consiglia, nata a Vibo Valentia il 09.01.1983, residente a Stefanaconi;
7. Caglioti Caterina, nata a Vibo Valentia il 06.01.1982, residente  in Stefanaconi;
8. Loielo Alex, nato a Soriano Calabro (VV) il 02.05.1993, residente in Gerocarne (VV);
9. De Pace Natale Michele, nato a Gerocarne il 25.12.1952, ivi residente, domiciliato in Rozzano;
10. Mazzeo Toni, nato a Vibo Valentia il 15.10.1976, residente in Carugo;
11. Cellura Riccardo, nato a Cantù il 15.12.1982, ivi residente.

Nella mattinata odierna, al culmine di incessanti ed articolare investigazioni coordinate della locale Procura Distrettuale Antimafia, la Squadra Mobile di Reggio Calabria, con la collaborazione della Squadra Mobile di Brescia e del Commissariato P.S. di Taurianova, ha dato esecuzione ad un’Ordinanza di Custodia Cautelare nr. 80/2014 RGNR/DDA, 710/2014 R.GIP/DDA e nr. 20/2014 R.OCC, emessa in data 14.03.2014 dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria, nei confronti dei sottoindicati esponenti di vertice delle cosche di ‘ndrangheta ZAPPIA e CIANCI-MAIO-HANOMAN, operanti nel territorio di San Martino di Taurianova (RC):

-ZAPPIA Vincenzo Giuseppe, nato a Taurianova (RC) il 10.02.1965;

-ZAPPIA Maria, nata a Taurianova (RC) il 26.07.1962;

-ZAPPIA Teresa, nata a Taurianova (RC) 10.03.1970;

-ZAPPIA Rosetta, nata a Taurianova (RC) il 25.06.1977;

-ZAPPIA Giuseppe, nato a Taurianova (RC) il 01.07.1969;

-CIANCI Domenico, nato a Taurianova (RC) il 24.03.1947.

ZAPPIA MARIA 26071962 2450 ITALIAZAPPIA TERESA 10031970 2452 ITALIA

CIANCI DOMENICO 24031947 2451 ITALIAZAPPIA ROSETTA 25061977 2449 ITALIA

I predetti sono tutti accusati di aver fatto parte dell’associazione di tipo mafioso denominata ‘ndrangheta, nelle articolazioni territoriali del mandamento “tirrenico” delle due distinte cosche degli ZAPPIA e CIANCI-MAIO-HANOMAN, operanti a San Maritino, frazione di Taurianova (RC) e zone limitrofe, nonché di estorsione aggravata dal metodo mafioso (art. 7 della Legge 203/91).

Le indagini, svolte dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria con il supporto di presidi tecnologici, hanno consentito di accertare, anche sulla base delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia, Russo Antonio, perduranti condotte estorsive, accettate nel tempo dalla vittima, la quale, inizialmente, ha reso dichiarazioni solo parziali e, successivamente, anche alla luce delle ulteriori acquisizioni, più ampia narrazione della pressione subita.

La vicenda, pertanto, costituisce una chiara estrinsecazione del modo in cui la comunità di San Martino fosse assoggettata al potere mafioso delle ‘ndrine ivi operanti.

I componenti della storica famiglia di ‘ndrangheta degli ZAPPIA, un tempo diretta dal defunto capobastone ZAPPIA Giuseppe cl. 1912, ucciso in un agguato nel 1993 e definito “ilpresidente” per aver presieduto il cd. “Summit di Montalto” del 26.10.1969 (interrotto dal tempestivo intervento delle Forze dell’Ordine), hanno dato vita ad una condotta vessatoria nei confronti di un imprenditore agricolo, costringendolo a concedere loro la guardiania dei terreni ed a versare complessivamente la somma di 2.500,00 euro annui da corrispondere in due soluzioni, quale condizione per porre fine agli episodi di danneggiamento e di furto nelle proprietà della stessa vittima che erano stati regolarmente denunciati alle Autorità.

In particolare, ZAPPIA Vincenzo Giuseppe determinava il quantum dell’estorsione, mentre le sorelle Maria, Teresa e Giuseppe unitamente al cugino Giuseppe cl. 1969, provvedevano alla riscossione della tangente dal 2004 fino al 2009.

Le attività investigative permettevano altresì di accertare che, successivamente,a partire dal febbraio 2010, in virtù di una nuova ripartizione delle zone di San Martino tra le famiglie mafiose degli ZAPPIA e dei CIANCI, la vittima subiva le angherie del CIANCI Domenico, il quale era appena rientrato in Calabria dopo aver trascorso un periodo di Sorveglianza Speciale di Pubblica Sicurezza a Fonte Nuova (RM).

Il CIANCI, avvalendosi di un metodo tipicamente mafioso, si presentava quale autorevole esponente della omonima famiglia di ‘ndrangheta, annunciando di volersi riappropriare della gestione delle attività estorsive tramite la guardiania dei terreni ed intimando, quindi, di consegnare la somma iniziale di 60 euro al mese, di seguito aumentata a 100 euro mensili.

L’esistenza e l’operatività a San Martino delle cosche ZAPPIA e CIANCI è stata affermata con sentenze passate in giudicato, pronunciate a seguito di gravi eventi criminosi che, negli anni ’70 e poi ’90, interessarono la zona di Taurianova, fra cui la cd. “Strage di Razzà” del 01.04.1977 (in cui persero la vita, tra l’altro, due militari dell’Arma dei Carabinieri della Compagnia di Taurianova) ad opera dei fratelli Damiano e Domenico CIANCI, unitamente ad esponenti del clan AVIGNONE.

Da ultimo, nel 2011, l’Operazione “Tutto in famiglia”, condotta dai Carabinieri di Gioia Tauro, aveva consentito di individuare una nuova ‘ndrina, quella dei MAIO e HANOMAN, che costituisce con la famiglia CIANCI un unico gruppo criminale.

La presente attività d’indagine ha dimostrato che le predette cosche tuttora fanno parte dell’associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta ed impongono le loro volontà attraverso la “tradizionale” e mai abbandonata guardiania ai terreni, un metodo di oppressione e taglieggiamento attraverso cui la cosca trae indispensabili fonti di sostentamento economico,secondo una risalente ma efficace logica estorsiva di controllo del territorio che richiama alla memoria i vecchi “campieri” della mafia i quali imperversavano per le campagne, incutendo timore nei proprietari terrieri e contadini.

Due degli arrestati (ZAPPIA Vincenzo Giuseppe cl. ’65 e ZAPPIA Giuseppe cl. ‘69) sono stati localizzati e catturati in provincia di Brescia, mentre gli altri tra San Martino e Taurianova.

Al termine delle formalità di rito, gli arrestati sono stati condotti nelle case circondariali a disposizione dell’Autorità Giudiziaria procedente.

I Più Letti della Settimana

Bingo sites http://gbetting.co.uk/bingo with sign up bonuses