09042020Gio
Aggiornato ilGio, 09 Apr 2020 3pm

Nel corso delle prime ore della giornata i Carabinieri del ROS e del Comando Provinciale Carabinieri di Reggio Calabria hanno dato esecuzione a un provvedimento di fermo di indiziato di delitto emesso da questa Procura della Repubblica nei confronti di LAROSA Giuseppe, classe 1965, VALENTE Pasquale, classe 1962, entrambi di Giffone (RC) e BRUZZESE Salvatore, classe 1952, di Grotteria (RC), ritenuti responsabili delle ipotesi delittuose di cui agli artt. 416 bis commi 1, 2, 3, 4, 5 e 6 cod. pen. e 3 Legge n. 146/2006, per aver fatto parte, con altre persone allo stato non ancora individuate, dell’associazione mafiosa denominata ’ndrangheta, operante sul territorio della provincia di Reggio Calabria, del territorio nazionale ed estero.

 Le indagini, basate su attività di intercettazione, riprese video effettuate nel corso di servizi di osservazione e pedinamento, nonché sulle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, sono scaturite da importanti risultanze investigative acquisite nel corso di altra attività di indagine svolta dalla Procura Distrettuale Antimafia di Milano e dal ROS di Milano; indagine che ha portato, in data odierna, all’esecuzione di una misura cautelare nei confronti di 40 indagati ritenuti affiliati alla ‘ndrangheta esistente ed operativa in Lombardia.

 Dalle complessive attività investigative, è in special modo emersa la figura di LAROSA Giuseppe, anche inteso Peppe la mucca, in possesso della dote di Mammasantissima, con ruolo di vertice della ‘ndrangheta e, in particolare, dell’articolazione territoriale riferibile alla Locale di Giffone, alla quale sono subordinate, come documentato dalle indagini di Milano, le Locali individuate nella Brianza comasca di Cermenate e Fino Mornasco, e quella di Calolziocorte nel lecchese,  nonché altre Locali ancora non meglio individuate.

Inoltre, la struttura mafiosa di Giffone capeggiata dal LAROSA, così come documentato nel corso delle attività investigative condotte dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Reggio Calabria nell’ambito dell’indagine denominata “HELVETIA”[1] dell’agosto scorso, è collegata con altre strutture ‘ndranghetistiche calabresi, quali la Locale di Fabrizia della provincia di Vibo Valentia e con la dipendente Società di Frauenfeld (Svizzera). Infatti, il LAROSA risulta aver partecipato anche a cerimonie di conferimento di doti e di cariche di ‘ndrangheta ad appartenenti al citato sodalizio mafioso vibonese. 

 LAROSA Giuseppe è un soggetto che già nell’indagine “IL CRIMINE” era emerso come vicino a personaggi di spicco della ’ndrangheta. Lo stesso è stato già condannato - con sentenza non definitiva - per una tentata estorsione ai danni di un’impresa edile[2].

Nell’ambito della presente indagine emerge la posizione apicale dallo stesso ricoperta all’ambito della Locale di Giffone risultando, in capo alla medesima, con compiti direttivi, di decisione, pianificazione e coordinamento dell’azione degli affiliati facenti parte dell’articolazione criminale giffonese, nonché con compiti di individuazione delle linee strategiche da adottare, provvedendo altresì a:

-     curare stabilmente i rapporti con i partecipi delle Locali lombarde, funzionalmente dipendenti da quella di Giffone, nonché con gli altri affiliati stanziati all’estero;

-     concedere doti ai sodali, presiedendo i relativi riti di affiliazione;

-     impartire direttive agli affiliati, anche al fine di dirimere contrasti interni ed esterni alla Locale di appartenenza;

-     deliberare le modalità e l’entità della partecipazione, da parte degli altri sodali, ai profitti illeciti conseguiti dalle attività criminali gestite dalle Locali a lui riconducibili.

 

Durante le indagini è altresì emerso, con ruolo di rilievo nell’ambito della stessa Locale di Giffone, VALENTE Pasquale, panettiere, incensurato, in possesso della dote della Santa, in stretto contatto con LAROSA Giuseppe, del quale si ritiene sia fedele espressione sul territorio reggino, atteso che quest’ultimo, di frequente, si trova all’estero, ovvero in Svizzera, nella località di Coira, capoluogo del Cantone dei Grigioni, dove, insieme alla sua famiglia, negli ultimi anni, ha spostato molti dei suoi interessi.

 

Infine, sempre dalle indagini, è emersa, nell’ambito della Locale di Grotteria[3] (RC), la figura di BRUZZESE Salvatore, inteso Salineri, già coinvolto in indagini in materia di associazione di stampo mafioso, ritenuto essere - per come ricavato dalle investigazioni di Milano - l’attuale reggente della struttura criminale grotterese operante nel Mandamento Jonico, il cui Capo Locale è risultato essere in passato BRUZZESE Carmelo cl. 1949 (non è parente di Salvatore), localizzato dal ROS in Canada nel corso dell’indagine “SOLARE” di questa Procura e ivi detenuto in attesa che venga definito il procedimento di espulsione siccome cittadino “indesiderato” per la sua contiguità ad ambienti mafiosi.



[1]     Fermo di indiziato di delitto emesso il 20 agosto 2014 da questa Procura Distrettuale Antimafia nei confronti di 18 esponenti della ‘ndrangheta di Fabrizia e Frauenfeld, eseguito il 21 agosto 2014 solo nei confronti di ALBANESE Raffaele e del NESCI Antonio.

[2]     Condannato l’8 marzo 2011 alla pena di 6 anni e 6 mesi di reclusione in abbreviato dal GUP del Tribunale di Reggio Calabria per tentata estorsione continuata e aggravata dalle modalità mafiose, in secondo grado, l’11 gennaio 2013, la Corte di Appello di Reggio Calabria, a parziale riforma di quella di primo grado, rideterminava la pena in anni 4 di reclusione e 800 euro di multa. La vicenda processuale è attualmente pendente in Cassazione.

[3]     Esistenza e operatività della Locale di Grotteria è stata documentata nel corso dell’indagine “IL CRIMINE” di questa Procura della Repubblica.

 Un imponente operazione contro la ndrangheta è in atto da questa mattina. I carabinieri stanno infatti eseguendo in varie province italiane un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa su richiesta della Procura distrettuale antimafia di Milano, nei confronti di 40 presunti affiliati alla 'ndrangheta indagati per associazione mafiosa e altri reati.Nelle indagini del Ros sono stati anche documentati 'in diretta' i rituali mafiosi per il conferimento delle cariche interne e le modalità di affiliazione.

Politici, imprenditori e affiliati alla ndrangheta, sarebbere coinvolti nell'Operazione Quadrifoglio che ha portato all'arresto di tredici persone  nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Milano sulle infiltrazioni della ndrangheta al nord. Tra gli arrestati ci sono quattro esponenti della famiglia Galati radicata in provincia di Como e che sarebbe espressione in Lombardia della cosca dei Mancuso, operante nella provincia di Vibo Valentia. Tra i destinatari dell’ordinanza firmata dal gip di Milano Alfonsa Ferraro, su richiesta del procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini e dei pm Paolo Storari e Francesca Celle, figura  il  boss Antonio Galati originario di Mileto, suo figlio Giuseppe e altri parenti, che sarebbero secondo gli inquirenti  affiliati alla cosca Mancuso di Limbadi  (VV). Erano i Galati, a gestire gli affari del clan in Lombardia.
Gli indagati  sono accusati di associazione di tipo mafioso, detenzione e porto abusivo di armi, intestazione fittizia di beni, reimpiego di denaro di provenienza illecita, abuso d’ufficio, favoreggiamento, minacce e danneggiamento mediante incendio.
Le indagini hanno evidenziato come Giuseppe Galati, 43 anni, abbia continuato a gestire dal carcere,  due società edili, titolari tra l’altro di alcuni subappalti in alcuni cantieri della «Tangenziale Est Esterna di Milano»

In manette anche Luigi Addisi, ex assessore Pd di Rho (Milano), imparentato con Pantaleone Mancuso.

Secondo il Ilda Boccassini "L'operazione conferma quanto ormai sancito dalla Cassazione con la sentenza 'Infinito' (la maxi.inchiesta sulle infiltrazioni della mafia calabrese in Lombardia, ndr) e cioè l'esistenza delle 'locali' in Lombardia che hanno un capillare controllo del territorio", commenta con amarezza la Boccassini nella conferenza stampa in cui sono stati illustrati i risultati del blitz contro la 'ndrangheta. "Dopo 'Infinito' nulla è cambiato: questa è la riflessione che dobbiamo fare. Evidentemente, come ha detto la Cassazione proprio in relazione al processo 'Infinito', dalla 'ndrangheta si può uscire solo in due modi, o con la morte o diventando collaboratori e dandosi allo Stato".

Dalle prime ore di questa mattina, i carabinieri stanno eseguendo, nelle province di Milano, Como, Monza - Brianza, Vibo Valentia e Reggio calabria, un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa su richiesta della procura distrettuale antimafia di Milano, nei confronti di 13 indagati per associazione di tipo mafioso, detenzione e porto abusivo di armi, intestazione fittizia di beni, reimpiego di denaro di provenienza illecita, abuso d'ufficio, favoreggiamento, minacce e danneggiamento mediante incendio. Al centro delle indagini del Ros due sodalizi della 'ndrangheta radicati nel comasco, con diffuse infiltrazioni nel tessuto economico lombardo. Accertati, tra l'altro, gli interessi delle cosche in speculazioni immobiliari e in subappalti di grandi opere connesse ad expo 2015.

Sin dalle prime luci dell'alba i carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria stanno eseguendo, nell'ambito dell'Operazione Eclissi ,26 decreti di fermo emessi dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria a carico di appartenenti alla cosca di ‘ndrangheta dei Bellocco operativa a San Ferdinando e Rosarno.

Gli arrestati nell'operazione sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di droga, estorsioni, danneggiamenti, intimidazioni. Oltre ai fermi i militari operanti hanno altresì sequestrato aziende tra le quali ristoranti, negozi e attivita’ imprenditoriali.

Secondo le prime indiscrezioni sembrerebbe che tra le persone fermate questa mattina nel corso dell'operazione contro presunti espontenti della Cosca Bellocco ci sia anche il sindaco di San Ferdinando, Domenico Madafferi.

I nomi degli arrestati e i dettagli sull'operazione Eclissi che ha portato al fermo di ventisei persone verranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che sarà tenuta dal procuratore di Reggio Calabria dott. Federico Cafiero De Raho alle 10.30.

Madafferi è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Il sindaco di San Ferdinando avrebbe favorito il rilascio di licenze e autorizzazioni per negozi nella disponibilità della cosca. oltre al primo cittadino sarebbero coinvolti anche altri amministratori.

La Polizia di Stato di Catanzaro sta eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 4 persone, ritenute esponenti di primo piano della cosca Giampà di Lamezia Terme, per l’omicidio di Francesco Zagami, compiuto nel gennaio del 2005 a pochi mesi di distanza dall’uccisione del fratello Domenico.

I due omicidi, dei quali la squadra mobile di Catanzaro ha arrestato i responsabili, sono avvenuti, secondo gli investigatori, nell’ambito di una cruenta guerra di mafia che ha insanguinato con decine di morti il territorio di Lamezia Terme.

Le indagini hanno accertato le responsabilità sia dei soggetti appartenenti al “gruppo di fuoco”, sia quelle dei mandanti dell’omicidio inseriti nella cosiddetta “commissione” che definiva le decisioni mafiose sulle attività illecite della famiglia Giampà.

La Squadra mobile di Catanzaro ha eseguito questa mattina nell'ambito dell'Operazione Hybris arresti nei confronti della cosca della 'ndrangheta dei Procopio-Mongiardo. Le indagini della squadra mobile del capoluogo calabrese hanno consentito di ricostruire una serie di estorsioni a commercianti ed imprenditori oltre ad un traffico di armi dalla Svizzera. Di seguito i nomi degli arrestati:

Mario Mongiardo, di 46 anni, già detenuto; Gerardo Procopio (54); Giuseppe Mongiardo (54); Domenico Procopio detto Mico (50); Gregorio Procopio (50); Roberto Andracchio (49); Francesco Procopio (30); Francesco Ranieri (29); Antonio Procopio (24); Michele Lentini (43), già detenuto; Santino Procopio (31); Alberto La Rosa detto zio Umberto (59); Angelo Aloi (25); Roberto Ierace (30); Giuseppe Corapi (31) e Carmine Procopio (27). Sono stati sottoposti alla misura cautelare degli arresti domiciliari: Giuseppe Fiorentino, di 28 anni, e Michele Matarese (38). Mentre allo stato risultano essere ricercati Alessandro Borgnis, di 27 anni, e Francesco Agresta (33).

La Polizia di Stato di Catanzaro ha eseguito sin dalle prime luci dell'alba 20 ordinanze di custodia cautelare , disposte dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro,  nei confronti di altrettante persone ritenute affiiliate alla cosca di ndrangheta PROCOPIO-MONGIARDO, operante nei comuni del Basso versante Ionico Catanzarese e federata alle famiglie GALLACE di Guardavalle (CZ) e GALLELLI di Badolato (CZ).

Gli arrestati sono accusati a vario titolo dei reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, danneggiamenti ad imprenditori ed esercenti commerciali ai quali venivano imposte richieste estorsive, nonché di un fiorente traffico di armi posto in essere da alcuni sodali che utilizzavano un canale di approvvigionamento al quale partecipavano soggetti di origine calabrese, residenti in Svizzera.

Nei confronti di uno dei capi cosca già arrestato per un’estorsione ai danni di una società che gestiva una rinomata struttura turistica nel comune di S. Andrea Apostolo allo Ionio (CZ), viene altresì contestato di aver posto in essere delle minacce, aggravate dalla metodologia mafiosa, nei confronti di un corrispondente di una diffusa testata giornalistica con il fine di costringerlo ad astenersi dal pubblicare articoli di stampa che evidenziavano connotati negativi riguardo alla famiglia di appartenenza del capo cosca.

I nomi degli arrestati nell'Operazione Hybris e maggiori dettagli verranno illustratii in una conferenza stampa che si terrà alle 10.30 presso gli Uffici della Questura, alla presenza del Procuratore Capo della Repubblica di Catanzaro Vincenzo Lombardo.

Gli uomini del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e dello S.C.I.C.O. di Roma, stanno dando esecuzione a quattro provvedimenti di fermo di indiziato di delitto, emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria nei confronti di altrettanti appartenenti ad una pericolosa organizzazione criminale, operante nella Locride, dedita a molteplici reati quali l’usura, l’estorsione e l’abusiva attività finanziaria.

Gli elementi di prova raccolti nel corso di complesse indagini di polizia giudiziaria hanno consentito ai finanzieri del Gruppo di Locri di fornire all’ Autorità Giudiziaria gli elementi per disporre non solo il fermo di 4 persone, di cui una in possesso di un biglietto per espatriare, ma anche di sequestrare beni mobili e mobili per complessivi 2 milioni di euro. I nomi degli arrestati ed i dettagli dell'Operazione Bacinella verranno resi noti nel corso di una conferenza stampa.

Di seguito i nomi degli arrestati nell'Operazione Orso eseguita nei confronti di presunti affiliati della cosca di ndrangheta dei Gallico di Palmi. Gli indagati sono accusati a vario titolo dei reati  di associazione a delinquere di stampo mafioso, riciclaggio ed intestazione fittizia di beni.

E' stata disposta la custodia cautelare in carcere nei confronti di: Francesco Barbera (37 anni), Antonino Cosentino, inteso Nino alias “Poldino” (53), Emanuele Cosentino (28), Giuseppe Cosentino (61), Daniele De Salvo (32), Domenico De Salvo (45), Carmelo Gallico (51), Domenico Gallico (56), Teresa Gallico (66), Giovanni Iannino (59).


Sono invece stati sottoposti alla misura degli arresti domiciliari: Antonino Cosentino (30),Domenico Cosentino (28), 28enne nato a Palmi, Pasquale Gangemi (67), Santina Iannino, (31), Vincenzo Parisi, (48).

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