09042020Gio
Aggiornato ilGio, 09 Apr 2020 3pm

Dopo lo scioglimento del Consiglio comunale, il presidente uscente, Antonio Bottiglieri dà fuoco alle polveri e chiama pesantemente in ballo l'ex consigliera dimissionaria Domenica Varrà. Lo fa utilizzando Facebook e mettendo dentro anche la famiglia della dimissionaria. E' già il tempo del regolamento dei conti?

Ecco le sue parole sul social: "  la consigliera Varrà non ha congiuntamente contribuito, lei e le sue famiglie hanno gudato la minoranza. A breve se non verranno spiegate le motivazioni, premesso che non ve ne siano, almeno per quanto riguarda l'aspetto politico, chideremo pubblicamente conto del perché ha deciso di lasciare un'intera comunità senza riferimento istituzionale. Dica secondo i suoi principi morali perché! Fiduciosi attendiamo!"

Vorrei ringraziare tutti coloro che,numerosissimi,in queste ore,mi hanno espresso vicinanza e stima.Non mi sento sconfitta,anzi,mi sento serena e tranquilla di aver operato per il bene di Rosarno alla cui amministrazione ho dedicato gli ultimi 4 anni e mezzo della mia vita,sempre con onestà e impegno.A coloro che insultano e denigrano su fb posso solo dire che si specchiano nella loro pochezza! Ai falsi moralisti e ipocriti dico che camminerò sempre a testa alta e mai abbasserò lo sguardo,incrociando il loro.Grazie agli assessori,ai consiglieri e ai collaboratori che mi sono stati accanto.Grazie al mio partito per il sostegno che mi ha manifestato in queste ore.

 

Dopole dimissioni di 11 consiglieri comunali che hanno decretato la fine dell'esperienza amministrativa della giunta Tripodi a Rosarno, il senatore Antonio Caridi dalla propria pagina facebook ha così commentato la presa di posizione del Pd.

"Sono umanamente vicino a Elisabetta Tripodi che ho conosciuto da assessore regionale e che ritengo una persona valida ma, anche in questo caso i democrat stanno cercando di confondere le acque e far credere all’opinione pubblica che ci siano motivazioni non politiche alla base delle dimissioni dei consiglieri.

Io, invece, ritengo sia corretto e doveroso far sapere alla popolazione che quanto accaduto sia addebitabile solo ed esclusivamente a lotte interne al Pd, quelle guerre intestine tra gli esponenti calabresi che stanno danneggiando tutta la Calabria.

Così come fa sorridere che il segretario Magorno, sulla lista degli ‘impresentabili’ parli di utilizzo a fini politici della commissione antimafia da parte di Rosi Bindi. Noi abbiamo lanciato più volte l’allarme su questo rischio e i nostri appelli ad un maggiore senso istituzionale sono stati sempre rispediti al mittente; oggi, invece, che è il Pd non solo calabrese ma di tutto il mezzogiorno ad essere penalizzato, loro stessi parlano di “regolamenti di conti politici”!

La stessa doppia morale, insomma, utilizzata per il caos del consiglio comunale di Rosarno. Sarebbe il caso di evitare prese di posizione ridicole perché le guerre interne al partito democratico stanno puntualmente ricadendo sulla pelle dei cittadini”."

Rosarno fa i conti con l’ordinaria amministrazione. La fine della legislatura di Elisabetta Tripodi ha lasciato in eredità una decina di mesi di commissariamento ordinario che, probabilmente, potrebbe partire domani – o al massimo mercoledì – e traghetterà la città fino alle elezioni di aprile-maggio 2016. Ci sono, tuttavia, ancora le scorie di un dibattito avvelenato, monta il rischio che la fine anticipata della legislatura – avvenuta con modalità prescritte dal nostro ordinamento, ossia le dimissioni contestuali della metà più uno dei consiglieri comunali – possa riaprire il dibattito sulla ‘ndrangheta che condiziona il voto a Rosarno e licenzia i sindaci. In effetti definire ‘ndranghetisti 11 consiglieri comunali dimissionari – tra cui 3 che hanno fatto parte della coalizione vincitrice del 2010 della Tripodi – sembra assai ardito, come lo è non valutare che l’ex maggioranza era da almeno 2 anni e mezzo in crisi perenne, con rimpasti di giunta annunciati e lunghi da approntare e frequenti rotazioni di assessori. Lo sapeva anche la Tripodi, e per estrema onestà la stessa sindaca non ha mai detto – almeno a caldo nelle ultime 48 ore – di essere stata messa alla porta dalla ‘ndrangheta. Tutt’altro, l’ex inquilina di palazzo San Giovanni ha biasimato la sua maggioranza litigiosa e calcato la mano su situazioni personali che avrebbero avvelenato i pozzi della dialettica politica interna. Il problema è sollevato soprattutto dall’esterno. E si capisce benissimo, in effetti, che se si legge la realtà di Rosarno esclusivamente dalla lente di una città che ospita le più feroci cosche di ‘ndrangheta – cosa verissima e verificata giudiziariamente – che ha al suo interno storie di importanti collaboratrici di donne che si sono divincolate dalla ‘ndrangheta, che l’ex sindaca è stata messa sotto scorta a causa della controversa lettera del boss Rocco Pesce, allora è chiaro che Rosarno è metafora di criminalità organizzata. Ma la realtà è molto più complessa e multiforme. La fine anticipata della legislatura – a meno che la magistratura, gli inquirenti o gli stessi protagonisti non dicano diversamente – è stata causata da un fatto politico-procedurale e anche personale se vogliamo. E’ un atto di sfiducia, palese, documentato e firmato, non da pregiudicati, ma da consiglieri comunali. Tra questi vi erano anche coloro i quali non hanno più voluto condividere un percorso amministrativo con la Tripodi, come è capitato a moltissimi altri ex supporter, non per un disegno criminale-mafioso, ma perché politicamente, personalmente e strategicamente, hanno ritenuto fallimentare l’esperienza di una giunta che negli anni ha perso appeal, uomini ed elezioni intermedie.

Il Partito Democratico regionale, nella giornata di ieri, ha giustamente sostenuto il suo ex sindaco, ne ha promesso la valorizzazione, ha anche utilizzato iperboli – “agguato” – tipiche di chi, in effetti, conosce la realtà locale solo dalle pagine dei giornali o da qualche post su facebook. Ma era dovuto ed era necessario che il Pd non lasciasse da sola un sindaco sfiduciato, tanto più se sotto scorta. Il problema, tuttavia, è che le strutture politiche del partito non si sono chieste come sia potuto accadere che l’amministrazione venisse sfiduciata con ben 11 firme di consiglieri che hanno parlato, discusso e organizzato le dimissioni collettive nei giorni precedenti. Cioè, il punto è chiaro: com’è possibile che moltissimi in città sospettavano che minoranza e una consigliera di maggioranza stavano per troncare – legittimamente – la legislatura, e invece nella maggioranza nessuno si era accorto che il castello stava per crollare? E’ forse questo un segno di evidente scollamento di chi ha governato finora rispetto alla realtà del paese reale e quotidiano? Forse sì.

Ora per Rosarno si aprirà una pagina nuova, così come per la Tripodi. Per la ex sindaca si parla di un possibile assessorato regionale, ma ella stessa sa bene che ci sarebbero pro e contro, non è sciocca né lo è mai stata. Tutt’altro, sa benissimo che chi oggi la incensa, a livello regionale, stampa compresa, domani starà con il fucile spianato e addirittura potrebbe maliziosamente ricordarle che la sua ex gemella antimafia Maria Carmela Lanzetta ha rifiutato quello stesso posto in giunta per presunte presenze scomode a palazzo Alemanni. I maggiorenti regionale del Pd abbiano il coraggio invece di proporre alla Tripodi una nuova candidatura a sindaco nel 2016, di confrontarsi con il consenso della città, e si assumano la responsabilità di sostenerla lealmente, piuttosto che proporle futuribili scranni o retoriche pacche sulle spalle.

La pagina nuova per Rosarno, invece, ancora deve aprirsi, ma l’esigenza sentita da più parti è che non si ricominci a parlare di una città segnata dalla lettera scarlatta delle ‘ndrine, e soprattutto che esprima una classe dirigente nuova, pulita, giovane e che non subisca il fascino del dejà-vù e non proponga le solite minestre riscaldate.

Domenico Mammola

“Finalmente”. E’ questa l’espressione più usata dai cittadini rosarnesi alla notizia della detronizzazione dell’ormai ex sindaco Elisabetta Tripodi e della sua corte. Non ce ne vogliano gli inquilini uscenti di Palazzo San Giovanni se appariamo parziali e facciamo parte di quella stampa da mettere alla berlina perché capace di scavare più a fondo le mura di cinta dietro le quali sindaco, amministrazione e maggioranza consiliare si erano asserragliati. Non abbiamo avuto il piacere e l’onore di essere invitati alla conferenza stampa dove gli ex amministrazioni hanno commentato il forzato epilogo della loro esperienza, ma siamo stati attenti a monitorare gli umori delle piazze cittadine e virtuali dei social.

Finalmente, è il leit motiv ricorrente, piaccia o meno, tra le centinaia di commenti sui più popolari social network. Non ce ne voglia chi crede che dietro l’anticipata fine dell’esperienza amministrativa vede chissà quali ambigue forze oscure pronte a far tornare Rosarno nell’illegalità dopo essere stata un’isola felice esempio di  buon governo e virtuosismo (sic!). Fortunatamente su Facebook la gente scrive mostrando a tutti il proprio nome e cognome, e se centinaia di rosarnesi hanno appreso la notizia circa la fine dell’esperienza amministrativa  con commenti di giubilo, forse e si ribadisce forse, c’era qualcosa che non andava. Ragazzini, anziani, professionisti ed operai, senza distinzione di sesso, età e ceto sociale, insomma la stragrande maggioranza della popolazione ha espresso in modo chiaro, netto ed inequivocabile il proprio giudizio sull’esperienza amministrativa giunta al termine. Certo vi sono stati anche commenti di chi ha difeso l’ex maggioranza, giudicando l’imminente commissariamento una sciagura, ma tra questi molti (tra i pochi) sono parenti dei precedenti amministratori, oppure attori della scena politica che sentendosi protagonisti tutto ad un tratto hanno scoperto di non essere neppure delle comparse.

Siamo di parte forse è vero, ma qualcosa la sappiamo fare, raccogliere gli umori della gente ed ascoltare i cittadini, cosa che gli ex amministratori (salvo qualche eccezione)non hanno fatto, forse perché troppo impegnati e mettere l’io/noi davanti al voi.

Angelo Zurzolo

Finisce l’era Tripodi a Rosarno. E si sgretola dall’interno. La consigliera comunale Domenica Varrà – eletta con la lista Agorà, creatura proprio della sindaca – si è dimessa appena qualche minuto fa, di concerto con le minoranze, raggiungendo il quorum necessario per decretare lo scioglimento del Consiglio comunale.

Elisabetta Tripodi, dopo 4 anni e mezzo, non è più sindaco di Rosarno. E’ stata una fine travagliata, soprattutto gli ultimi due anni e mezzo sono stati un autentico calvario politico. La sindaca ha dapprima perso l’Udc, partito ago della bilancia alle elezioni del 2010, per contrasti molto forti sulla linea politica e amministrativa, poi hanno salutato due consigliere donne del Pd, ormai ai ferri corti con la Tripodi per presunta mancanza di chiarezza su scelte chiave, e poi sono saltati via via ben 3 assessori tra i più votati. Ultimo tra questi, Francesco Bonelli, amministratore che aveva subito il rogo della sua auto tre mesi orsono e dopo qualche abbraccio e pacca sulle spalle ha rassegnato le dimissioni in un sostanziale silenzio  - eccezion fatta per il comunicato canonico per il caro estinto - da parte della maggioranza.

Una consiliatura di abbandoni quella della Tripodi, che ha visto l’eclissarsi anche del suo manager di fiducia ai lavori pubblici, Luciano Macrì, contestatissimo da ampi settori della maggioranza. E per ultimo ha sbattuto la porta anche il capo dei vigili urbani, Michele Bruzzese, che pare non avesse proprio un rapporto idilliaco con la sindaca. Dulcis in fundo, si è dimessa – insieme alle minoranze – la consigliera Varrà, dapprima molto legata alla Tripodi ma via via allontanatasi verso l’Aventino per un rapporto sfilacciatosi su numerosi punti politici e amministrativi.

Una legislatura che sarà ricordata anche come quella che ha polverizzato i partiti di sinistra, con un Pd ormai ai minimi storici – anche quando a livello nazionale vince – ed una sinistra estrema divisa. La Tripodi, che ha aderito al Pd da un paio d’anni, è passata da bersaniana convinta al verbo di Matteo Renzi, con la costante, tuttavia, di perdere tutte le sfide interne, cosa che ha danneggiato anche la sua considerazione ai piani alti dei democratici regionali.

La sindaca è balzata agli onori della cronaca per la vicenda di Rocco Pesce, boss ergastolano che le ha  scritto una lettera controversa, considerata dalla magistratura come minatoria -  a lei che è corpo dello Stato - così tanto da assegnare alla Tripodi la scorta da oltre un triennio. Una vicenda processuale, quella delle presunte minacce di Pesce, che è ancora in corso e vede il boss dapprima assolto, ora costretto dalla Cassazione a subire un processo bis per la lettera.

Se la Tripodi, in questo quasi lustro, ha incassato un consenso personale ampio, ha senza dubbio balbettato su quello politico, non riuscendo mai a sfondare elettoralmente e neppure a frequentare i loft giusti della politica che conta. Un esempio contrario a quello dell’ex ministra Maria Carmela Lanzetta, di cui la Tripodi è molto amica ma nella vicenda delle dimissioni dal governo e nella polemica che ne è seguita la sindaca di Rosarno non è stata particolarmente presente, almeno pubblicamente, al capezzale dell’amica di Monasterace.

Una legislatura di croce e delizia, con i punti positivi segnati soprattutto con premi personali in qualità di sindaco della legalità, ma un riscontro non troppo positivo nella sua coalizione e nella sua città. Quasi che la Tripodi in passerella non fosse la stessa di quella dietro la scrivania di palazzo San Giovanni. Fatali per la sindaca non le idi di marzo ma la pallida primavera di maggio, nelle vesti di Bruto non un figliol prodigo allevato all’ombra del foro romano ma una consigliera che non ha mai aderito al Pd e che è rimasta fieramente libera da tessere e legacci.

Di questo crollo, forse inatteso ma figlio di uno sgretolamento lento, ha gioito l’opposizione, un variopinto terzetto formato da Area popolare, Forza Italia e Grande Sud. Una minoranza che ha urlato, spesso e volentieri, contro la presunta ambiguità della Tripodi: legalitaria per le pagine dei giornali e troppo cinica all’interno delle stanze del municipio. Un’opposizione che ha approfittato della fragilità di una coalizione di governo ormai povera di uomini e di voti, con undici consiglieri – contro 10 - tra cui un giovane professionista emigrante per lavoro che vive a 1200 chilometri da Rosarno, ed altri esponenti che difficilmente sarebbero stati dentro l’assise senza le tantissime defezioni nel corso della legislatura.

Il colpo subito dalla Tripodi è ancora caldo, e non si escludono reazioni forti dalla sindaca disarcionata o dalla coalizione ormai evaporata. L’unica cosa certa è che si voterà tra poco meno di un anno, e il tempo per costruire nuove offerte politiche c’è tutto. Appare difficile, comunque, rivedere in campo il centrosinistra che fu, con il centro che è andato altrove e la sinistra che si divide tra Pd, Sinistra per Rosarno e Sel, forse ormai lontane e con uomini e obiettivi diversi.

Domenico Mammola

La Politica dovrebbe essere al servizio dei cittadini, in quanto tale si presume che per interpretarne le volontà  questi, si dovrebbero ascoltare. Ebbene se dunque la si ascolta, non si può far finta di non sentire ciò che da tempo si vocifera nelle piazze e nelle vie del nostro paese. Voci inquietanti che fanno rabbrividire. Consiglieri comunali che minacciano di non garantire il numero legale se non si effettua la “turnazione” dell’incarico assessorile. Assessori che vengono indotti alle “dimissioni” per mal di pancia nterni alla stessa maggioranza. Equilibri momentanei con incarichi professionali a dirigenti/parenti espressione di forze politiche. Minoranza  “Assente” “Silente” e “Distratta” a causa di “arcani misteri” che si custodiscono gelosamente solo fino al perimetro della c.da Bosco. Il quadro: Le dimissioni a ciel sereno dell’Ass. Bonelli, ( cui voci di paese davano in rotta di collisione con elementi della propria lista Agorà) .  Le dimissioni “inspiegate” del Comandante dei Vigili Urbani, in carica da appena  venti giorni. Oggi la notizia della denuncia per costruzione abusiva del marito di una Consigliera comunale di maggioranza, appartenente proprio alla lista “Agorà” ad opera  del “dimissionario” Comandante del Corpo della polizia Municipale rosarnese . Inoltre si vocifera (prima delle dimissioni)  uno scontro verbale duro ed acceso tra il Sindaco Elisabetta Tripodi e il Comandante Michele Bruzzese.

E’ tutto un caso?  o la questione può, così  come sussurrano i cittadini essere ricondotta a probabili  vendette o ritorsioni interne alla stessa maggioranza. Fratelli d’Italia ritiene che la situazione attuale debba essere al più presto chiarita, per sgombrare il campo alle insistenti voci che si susseguono incessantemente sfiduciando e scorando ancor più la cittadinanza sbigottita. Certo che la situazione attuale non è delle migliori, al punto che senza paura di smentita possiamo affermare che questa parentesi amministrativa sia assolutamente da bocciare e da cambiare pagina al più presto, senza aspettare la fine del mandato peraltro prorogato. Un minimo di “decenza e senso di responsabilità” dovrebbe indurre a un gesto doveroso e necessario  il Sindaco Tripodi. Rassegnare immediatamente le dimissioni.

Antonio Barbalace Dirigente FDI AN Rosarno.

Le dimissioni di Francesco Bonelli, da assessore comunale di Rosarno, aprono un dibattito abbastanza complesso all'interno del centrosinistra cittadino. In realtà non è solo una questione di merito - e cioè su come abbia operato Bonelli nei quasi 5 anni di amministrazione - ma soprattutto di metodo. Le dimissioni, apparentemente pacifiche e serafiche, arrivano appena una manciata di ore prima del consiglio comunale, che ha discusso il bilancio, e che evidentemente portava in sé il rischio di chiudere in anticipo l’esperienza del sindaco Elisabetta Tripodi. La tempistica delle dimissioni, quindi, potrebbe significare che se quel passo indietro non fosse arrivato, forse staremmo qui a parlare del collasso di una giunta un anno prima del voto. Allora la domanda sorge spontanea: chi ha "dimissionato" Bonelli? L’ex assessore, dal canto suo, non è uscito sbattendo la porta, ma ha detto chiaramente che «la scelta è dettata da diversità di vedute all'interno della maggioranza, fino al rischio della stabilità dell'amministrazione comunale». Quindi se non avesse preso giacca e cappello, la giunta avrebbe rischiato di collassare. Dunque il punto è: chi non aveva più a genio l’attività di Bonelli, e soprattutto perchè la giunta avrebbe rischiato di andare in pezzi qualora egli fosse rimasto al suo posto? Il quesito rischia seriamente di rimanere senza risposta, visto che il sindaco e la giunta hanno affidato ad una stringatissima nota la loro posizione. Intanto hanno accettato le dimissioni di Bonelli, ringraziandolo - come si fa sempre in questi casi- per l’impegno profuso, aggiungendo solo che «resta l'amarezza di un percorso amministrativo che perde la sua collaborazione, caratterizzata dal superiore interesse del bene comune e della città». Il convitato di pietra, in tutta questa storia, però, resta uno: l’attentato incendiario subito da Bonelli la notte tra fine febbraio e inizio marzo. Quando l'auto dell'assessore fu data alle fiamme ci fu lo sdegno della sua maggioranza contro i criminali che avevano compiuto quell'empietà, ci fu la solidarietà dei suoi colleghi di giunta e dei consiglieri che lo esortavano a restare a combattere in trincea. I partiti della coalizione, soprattutto il Pd con esponenti regionali, adombrarono persino l'ipotesi di un attentato incendiario da parte di forze oscure in risposta all'impegno di Bonelli a favore della legalità e della buona amministrazione. In meno di due mesi tutto è stato cancellato e Bonelli è stato accompagnato alla porta. In pratica più che il fuoco dell’incendio ha potuto il fuoco amico. Non è andato via a seguito di un’intimidazione e invece salta per una presunta pressione politica degli alleati. Così finisce la parabola di un amministratore intimidito e che aveva catalizzato intorno a sé stima e incoraggiamento ad andare avanti. Dunque chi è che avrebbe messo a repentaglio la giunta se egli non avesse fatto un passo indietro? E per quale motivo? Nessuno lo ha detto. Oppure esiste un’altra chiave di lettura, basata sulla logica del merito, e che individuerebbe in Bonelli l’assessore meno performante, e quindi quel famoso rilancio amministrativo doveva passare dalla consegna del distintivo dell'ex assessore all'istruzione e innovazione tecnologica. E’ così? Avrebbe dovuto pagare Bonelli, da solo, per eventuali inefficienze del complesso della giunta?

Neppure questo è dato sapere. Anzi l'amministrazione sostiene che proprio lui ha prodotto un enorme contributo in termini di progetti e idee. E' probabile che quest'ultimo colpo di coda sia liquidato come l'ennesimo e ormai quasi fisiologico abbandono subito da questa amministrazione. E stranamente, invece, in altri casi, per altri abbandoni, questa stessa maggioranza ha sempre chiesto e invocato chiarezza e verità. Stavolta la questione scivola via tra le pieghe della malinconia di fine mandato. Ai curiosi “di più non dimandare”, avrebbe detto Dante.

Domenico Mammola

 

Dopo le dimissioni annunciate ieri, il Sindaco di Rosarno dott.ssa Elisabetta Tripodi unitamente ai componenti della giunta comunale, con una nota ha voluto ringraziare l'ex assessore Francesco Bonelli.

"Vorrei esprimere congiuntamente agli assessori un sentito grazie a Francesco Bonelli per questi anni di amministrazione comunale, caratterizzati dall’impegno quotidiano, dalla sensibilità istituzionale, dall’interesse fattivo per i problemi della città e per la loro soluzione. Le deleghe avute come quella dell’Innovazione Tecnologica sono state riempite di contenuti e hanno consentito che, più volte, Rosarno fosse premiato ai forum della Pubblica Amministrazione.

Moltissimi progetti sono stati realizzati grazie alle sue idee ed impulsi soprattutto in materia di ambiente, cultura e istruzione. Resta in noi l’amarezza di un percorso amministrativo che perde la sua collaborazione, caratterizzata dal superiore interesse del bene comune e dall’amore per la città."

 

Rosarno (Reggio Calabria), con una lettera indirizzata al sindaco della Città (che si riporta integralmente), l'assessore Francesco Bonelli ha annunciato le sue dimissioni.    

 Gentilissima       Elisabetta,
faccio seguito ai colloqui di questi giorni per comunicarti, con una lettera forse poco formale ma sentita, la mia decisione di rimettere nelle tue mani l’incarico assessorile che con gratificante fiducia mi assegnasti dall’inizio della nostra legislatura. La scelta è dettata da diversità di vedute all’interno della maggioranza, fino al rischio della stabilità dell’Amministrazione Comunale. Pertanto per grande senso di responsabilità e per il bene della mia città ho preso questa sofferta decisione, anche perché, ad un anno dalla scadenza naturale del mandato amministrativo è giusto che si portino a termine le tante opere e attività in cantiere e per le quali anche il sottoscritto ha partecipato attivamente e fattivamente.

 

Nel ringraziarti della fiducia che hai riposto in me, spero di aver corrisposto, anche solo in minima parte, le aspettative che ti hanno portato a scegliermi come tuo collaboratore. In questi anni ho avuto la possibilità di provare questa esperienza entusiasmante ma allo stesso tempo gravosa che ho cercato di svolgere senza mai tirarmi indietro, con spirito di servizio, con occhi e cuore attenti ai bisogni della gente.

Ho avuto la fortuna di lavorare con colleghi di Giunta seri, competenti e motivati per risolvere le innumerevoli problematiche del territorio e di questo ne sono fiero. Pertanto ringrazio te, il Vice Sindaco e i colleghi Assessori per la loro attività e per lo spirito di collaborazione che ha animato i nostri anni insieme, augurando alla Giunta di proseguire in questo ultimo anno nell’azione di rinnovamento della Città.“

Ringrazio quei consiglieri comunali da cui ho sempre avuto parole d’incoraggiamento, sostegno e consiglio durante le mie attività amministrative.

Ti prego di voler ringraziare, a mezzo tuo ed a nome mio, il Segretario Generale, i funzionari, gli impiegati, i collaboratori e gli operai dell'ente, che in questi anni sono stati per me non soltanto un valido e qualificato supporto tecnico ma anche un incoraggiante sostegno umano nella difficile attività amministrativa di ogni giorno. 

Un sentito e doveroso ringraziamento va a tutte quelle persone che con il loro voto hanno fatto si che fossi eletto già nella mia prima avventura politica, spero di essere stato all’altezza delle loro aspettative e mi scuso per tutte quelle volte che  non son riuscito ad esaudire le loro legittime richieste.

Lascio il mio incarico convinto di aver contribuito a migliorare la macchina amministrativa, spingendo per l’attivazione di strumenti e procedure innovative che hanno semplificato e snellito il lavoro degli uffici comunali, portando il Comune di Rosarno come modello da seguire in termini d’innovazione tecnologica. Spero che le tante attività avviate con i giovani e con le scuole possano aver lasciato il segno e contribuito a far crescere future generazioni più responsabili e con sentimenti di amore per la propria città.

Continuerò a fare politica quotidianamente e tra la gente, avendo sempre come unico e solo scopo quello del BENE COMUNE.

        “Buon lavoro Sindaco e grazie ". 

 

                                     Rosarno lì 06/05/2015                                                          Francesco Bonelli

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