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Un arresto a San Ferdinando

Pubblicato in TUTTO PIANA CRONACA
20 Novembre 2015

 Nella giornata di ieri giovedì 19 novembre 2015, in San Ferdinando (RC), i Carabinieri traevano in arresto F. D., di anni 24 da San Ferdinando, già noto alleForze dell'Ordine, in esecuzione all’ordine di esecuzione di misura detentiva emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Reggio Calabria, poiché dovrà  espiare la pena detentiva di mesi 11 e giorni 05 di reclusione in quanto ritenuto responsabile di reati contro il patrimonio e la persona, per fatti commessi in San Ferdinando a far data dall’anno 2012.

In data 05 Novembre , in San Ferdinando (Reggio Calabria), i Carabinieri traevano in arresto Vignoli Gianfranco, di anni 52 da San Ferdinando, già noto alle Forze dell'Ordine, per il reato di furto aggravato di energia elettrica, poiché in modo fraudolento e tramite allaccio abusivo alla rete pubblica, con violenza sulle cose, alterava palesemente il consumo di energia elettrica del proprio esercizio commerciale.

 

Un giovane uomo di trent’anni di Melicucco ha tentato il suicidio questa mattina a San Ferdinando gettandosi a mare.

L’uomo aveva lasciato un bigliettino a casa con su scritto “Venite a San Ferdinando e prendetevi la macchina”, messaggio che ha fatto subito scattare l’allarme tra i familiari che hanno denunciato l’accaduto facendo così partire le ricerche. Una motovedetta della Capitaneria di Porto di Gioia Tauro, anche con l’ausilio di un elicottero, è riuscita ad individuare il giovane, molto infreddolito e allo stremo delle forze, a circa due miglia nautiche dalla battigia riuscendo a salvarlo. Il trentenne di Melicucco è stato poi trasportato all’Ospedale di Gioia Tauro, dove si trova attualmente ricoverato anche se fortunatamente le sue condizioni non sono preoccupanti.

«Si è salvato - hanno spiegato gli operatori della capitaneria di porto - perché era in movimento e se non lo avessimo rintracciato subito sicuramente avrebbe perso le forze, andando in ipotermia, e sarebbe annegato».

Il 12 ottobre 2015 nel corso del primo pomeriggio, in San Ferdinando (RC), Contrada Pineta, presso il villaggio S. Francesco, al termine di un servizio coordinato dalla Compagnia di Gioia Tauro finalizzato al controllo del territorio ed alla localizzazione di rifugi utilizzati da latitanti di ‘ndrangheta, i militari della locale Stazione CC, dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, con il supporto di personale della Capitaneria di Porto di Gioia Tauro (RC), nel corso di mirata perquisizione locale effettuata all’interno di alcune ville attualmente disabitate, edificate, peraltro, in violazione dei limiti imposti dal demanio marittimo, riconducibili di fatto alla nota Famiglia di ‘Ndrangheta dei “BELLOCCO”, egemone nella municipalità di Rosarno (RC) e San Ferdinando, con ramificazioni nel Nord Italia ed anche all’estero, individuavano e ponevano sotto sequestro nr. 02 (due) rifugi del tipo “bunker”, attualmente vuoti.

Ai manufatti, entrambi muniti di impianto elettrico e d’areazione, ed al cui interno erano presenti varie suppellettili tra le quali sedie, ventilatori e ritagli di giornali locali, si accedeva tramite botola in cemento armato, a scomparsa, scorrevole su binari metallici.

Il primo bunker era delle dimensioni di mt. 04 di lunghezza, mt. 1,50 di larghezza e mt. 1,60 di altezza

Il secondo bunker era delle dimensioni di mt. 02 di lunghezza, mt. 1,50 di larghezza e mt. 02 di altezza.

L’importante rinvenimento pone agli investigatori diversi interrogativi ed intanto si è appurato che l’intestazione formale delle due unità abitative rimanda a due altri soggetti su cui sono in itinere pi approfonditi accertamenti. Il dato pacifico è che questo tipo di “opere murarie” fioriscono in ogni dove nella Piana di Gioia Tauro, anche a 30 mt. dal mare!

 

 

Nella giornata del 09 ottobre 2015 a San Ferdinando (RC), in Contrada Focolì, a conclusione di un mirato servizio di osservazione, controllo e pedinamento, posto in essere a seguito di diverse segnalazioni da parte di privati cittadini, i Carabinieri del locale Comando Stazione intervenivano prontamente e traevano in arresto JAITEH Bakai, di anni 25, originario del Gambia, ma domiciliato presso la Tendopoli sita nella II zona industriale di San Ferdinando. 

Prevenuto veniva bloccato, dopo breve inseguimento, dai militari, appiattatisi poco distante, che l’avevano colto in flagranza de reato di rapina e tentata violenza sessuale ai danni di due donne straniere, dedite al meretricio in quella contrada.

Decisiva sia la collaborazione della vittima di nazionalità straniera, che quella di una sua connazionale che ha, immediatamente, riconosciuto nel giovane ragazzo nordafricano, il medesimo soggetto che l’aveva aggradita rapinandola qualche giorno addietro.

Ulteriori indagini in corso da parte degli inquirenti volte a ricostruire vicende analoghe registrate nel recente passato nella Piana di Gioia Tauro (RC).

 

A San Ferdinando (Reggio Calabria) un gruppo di cittadini ha deciso di manifestare  il disagio subito dalle famiglie del centro della Piana a causa della esosa  somma pretesa dal Comune per il pagamento  del tributo  TARI  2015. Li stessi, riuniti in un comitato spontanteo, chidono di essere "messi in condizione di poter pagare una cifra equa e giusta, ma non un tributo che equivale ad una stangata che incide sul bilancio  e sulla  dignità  di ogni famiglia  e sulle categorie più deboli della società" . Da martedì è iniziata una raccolta di  firme alla quale massiciamente  sta partecipando  tutta la cittadinanza , con l'adesione di oltre 800 famiglie su poco più di 1000.

I carabinieri hanno arrestato nella giornata di ieri lunedì 28 settembre a San Ferdinando (Reggio Calabria),  CAMPISI Ferdinando Samuele, di anni 53 del luogo, già noto alle Forze dell'ordine.

Campisi è accusato di furto aggravato di energia elettrica, poiché, in modo fraudolento, tramite allaccio abusivo alla rete pubblica, con violenza sulle cose, alterava palesemente il consumo di energia elettrica del suo esercizio commerciale.

“Non è accettabile che un bambino di undici anni venga dato in pasto alla cronaca quale collaboratore di giustizia. Ritengo essere ciò un atto di imprudenza ingiustificato e altamente pericoloso”: è la decisa presa di posizione del sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, alla notizia riportata su tutti gli organi d’informazione, concernente il bimbo di un pentito del reggino, che a sua volta starebbe fornendo agli inquirenti particolari preziosi al punto da – come riportato dalle fonti giornalistiche – far tremare i polsi alla ndrangheta.

Marziale si dice: “Infuriato per l’esposizione del piccolo, di cui si riporta una generalità alterata, salvo immediatamente dopo indicare con tanto di nome, cognome ed età il padre, davvero una genialata”.

Il presidente dell’Osservatorio ha provveduto a mettersi in contatto con gli uffici della presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi: “Affinché – spiega il sociologo – si identifichino i responsabili della fonte della notizia, che personalmente reputo irresponsabili, e si attuino tutti i protocolli necessari per la sua messa in stato di sicurezza come mai avvenuto fino ad oggi, perché la notizia così diffusa non v’è dubbio che lo espone ormai irrimediabilmente e a vita”.

Alle parole di Marziale si aggiungono quelle del responsabile dell’Ufficio Legale dell’Osservatorio, Antonino Napoli: “Giuridicamente non è tecnicamente possibile considerare collaboratore di giustizia un undicenne, perché come tutti i minori egli deve essere ascoltato con le garanzie previste dalla Carta di Noto ed altre norme. L’apporto del bambino alle indagini Polizia, a sua tutela e a buon esito delle investigazioni, doveva essere tenuto segreto almeno fino al rinvenimento di riscontri oggettivi e, travalicando i confini dei dettami giurisprudenziali, doveva essere tenuto segreto e basta. Lo Stato non può esporre un bambino in questo modo”.

Due arresti sono stati effettuati nelle giornate di sabato e domenica a San Ferdinando (Reggio Calabria) dai parte dei carabinieri della locale stazione.

Il 26 settembre i militari operanti traevano in arresto, in esecuzione di provvedimento emesso dal Tribunale di Sorveglianza di Reggio Calabria, ALBANO Salvatore, di anni 58, già noto alle Forze dell'Ordine., responsabile dei reati di tentata truffa e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Predetto veniva tradotto presso la propria abitazione in regime di detenzione domiciliare, dovendo scontare mesi 02 (due) e giorni 10 (dieci) di reclusione.

Il giorno dopo, invece, i Carabinieri traevano in arresto M.G., di anni 44, già noto alle FF.OO., per il reato di ricettazione in quanto veniva sorpreso a bordo di ciclomotore Piaggio vespa, risultato provento di furto riportante una targa anch’essa provento di furto.

Un bambino di 11 anni  starebbe svelando i segreti della ndrangheta. Secondo quanto riportato da Repubblica, infatti, il figlio maggiore di Gregorio Malvaso, 37enne di San Ferdinando, in seguito alla decisione della  la madre nei mesi scorsi di collaborare con la giustizia, anche il piccolo starebbe raccontando al sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria Giulia Pantano ciò di cui è a conoscenza.

"Certo che so cosa fa un mafioso, è uno spacciatore, spara, è normale... Nel paese ho sentito parlare di 'ndrangheta da tutti, pure i miei amici grandi" questa è una delle dichiarazioni del figlio di Malvaso, arrestato nei mesi scorsi nell’ambito dell’Operazione Eclissi, il quale avrebbe imparato a maneggiare pistole sin da quando era piccolo piccolo, sa bene cos'è la droga e come si chiede il pizzo.

Il piccolo, nelle sue dichiarazioni ai magistrati della Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria starebbe rivelando tutto ciò che sa: dai nomi dei membri del clan alla divisione dei ruoli, dai "giri" con la cosca alle partite di droga, fino alla consegna della sua scheda telefonica utilizzata in passato anche dal padre.

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