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Aggiornato ilGio, 09 Apr 2020 3pm

Una rapina è stata commessa questa mattina a Vibo Valenti presso il negozio "Splendidi Splendenti". Due persone armate di pistola e con il volto coperto da passamontagna sono entrati in azione poco istanti dopo l'apertura dell'esercizio commerciale. E' in corso di quantificazione l'entità del bottino. Sul posto sono intervenuti i carabinieri che hanno avviato le indagini.

Domenico Moscato, di 56anni, titolare di un tabacchino e Gaetano Cannatà, di 40 anni, già detenuto in carcere nell'ambito dell'operazione "Insomnia”, sono stati arrestati dai carabinieri del reparto operativo di Vibo Valentia, in esecuzione dell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari di Catanzaro, nell'ambito dell'Operazione denominata "Insomnia 3". Moscato e Cannatà, ritenuti dagli inquirenti contigui alla cosca di ndrangheta dei Lo Bianco-Barba di Vibo Valentia, costola del più potente clan del vibonese, i Mancuso di Limbadi, sono accusati di usura con l’aggravante della metodologia mafiosa.

Domenico Chiarella, 30 anni, di Vibo Valentia è stato arrestato dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia con l’accusa di detenzione illegale di armi e di sostanza stupefacente. In particolare nel corso di una perquisizione domiciliare effettuata presso l'abitazione di Chiarella gli agenti con l'ausilio di un'unità cinofila hanno trovato in un armadio nella camera da letto: una pistola calibro 6,35 con matricola abrasa, una pistola marca Browings calibro 7,65, 37 cartucce calibro 45, 8 cartucce calibro 3,80, marijuana per complessivi 348 grammi suddivisa in quattro involucri e cocaina per 0,3 grammi.

Domenico Chiarella, rispondere di detenzione illegale di armi e munizioni, ricettazione e detenzione di sostanza stupefacente. Le armi sono state inviate alla polizia scientifica per le comparazioni balistiche ed i rilievi dattiloscopici.

Una rapina ai danni di un autista  di una ditta di trasporti di generi alimentari si è verificata ad Acquaro in provincia di Vibo Valentia.  Due banditi col volto coperto da passamontagna e armati di pistola,  hanno rapinato il conducente non appena lo stesso era risalito sul mezzo dopo aver effettuato una consegna presso un negozio di generi alimentari. L’uomo è stato infatti avvicinato dai rapinatori che minacciandolo con una pistola lo hanno intimato a farsi consegnare l'incasso di circa 2.000 euro. L'autista subito dopo la rapina subita ha denunciato l'episodio ai carabinieri che hanno avviato le indagini.

Francesco Furchì, 51 anni, nativo di Ricadi in provincia di Vibo Valentia, è stato condannato all’ergastolo da parte della Corte d’Assise di Torino per l’omicidio del consigliere comunale del capoluogo piemontese Alberto Musy, il quale era stato ferito a colpi di pistola nel marzo del 2012 e morto dopo mesi di agonia. La Corte di Torino, presieduta dal dott. Pietro Capello ha altresì riconosciuto alla vedova di Musy, Angelica Corporandi D'Auvare, che rappresentava anche le quattro figlie, una provvisionale complessiva di un milione di euro. Alla madre di Musy, Paola Pavia, e alla sorella Antonella una provvisionale di 100 mila euro ciascuna. Per il Comune di Torino, che si è costituito parte civile, l'acconto è di 30 mila euro. Per l'Università del Piemonte Orientale, dove insegnava Musy, la somma è di 83 mila euro. Furchì è stato anche dichiarato decaduto dalla responsabilità genitoriale. Furchì, che si è sempre dichiarato estraneo ai fatti all’uscita dall’aula ha commentato “Sono innocente, è un’ingiustizia”.

Caterina Porpiglia, una donna di 35 anni di Reggio Calabria è morta a causa di un incidente verificatosi nella notte tra martedì e mercoledì a Vibo Valentia. La donna stava percorrendo Viale della Pace a bordo della propria autovettura, una Citroen, quando per motivi ancora in fase di accertamento è uscita fuori strada per poi finire la sua corsa contro un palo. Sul luogo dell’incidente sono immediatamente intervenuti i sanitari del 118 che hanno trasportato la donna in gravissime condizioni prima all’Ospedale di Vibo Valentia e dopo all’ospedale Pugliese di Catanzaro. Caterina Porpiglia a causa delle gravi lesioni subite nell’incidente non ce l’ha fatta ed è morta dopo poche ore.

Momenti di paura questo pomeriggio a Santa Domenica di Ricadi in provincia di Vibo Valentia dove due malviventi hanno fatto irruzione nella sede della banca Monte dei Paschi di Siena della nota località turistica calabrese. I rapinatori, armi in pugno hanno picchiato i dipendenti della banca al fine di farsi consegnare il denaro. Ottenuto quanto richiesto, subito dopo i due si sono dati alla fuga. Immediato è scattato il "piano antirapine", con carabinieri e polizia che si sono posti sulle tracce dei rapinatori e stanno bloccando attualmente le principali vie di fuga dalla zona. Sul posto, per soccorrere gli impiegati aggrediti dai rapinatori, sono arrivati anche i sanitari con due ambulanze del 118 dell'ospedale di Tropea. Ancora da quantificare l’ammontare della rapina.

Un’autocisterna si è ribaltata questo pomeriggio intorno alle ore 15 lungo la Strada Statale 182 nei pressi di Vibo Valentia. A causa dell’incidente, la cui dinamica risulta essere ancora in fase di accertamento, sono fuoriusciti dalla cisterna riversandosi lungo il manto stradale circa 35.000 litri di carburante. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco con una squadra proveniente dalla sede centrale e con  una del distaccamento di Vibo Marina, per un totale di 10 uomini, che hanno estratto il conducente dall’abitacolo del mezzo pesante, consegnandolo alle cure del personale sanitario. Sul posto anche il nucleo regionale N.B.C.R. (Nucleare Biologico Chimico Radiologico che sta effettuando la rilevazione ambientale per l’eventuale travaso del carburante ancora contenuto nelle cisterne. Al momento si stà procedendo alla messa in sicurezza del mezzo, con l’ausilio di un’autogru del comando di Vibo ed una del comando di Catanzaro, per cui è stato necessario chiudere il transito veicolare della strada interessata, nonchè il transito sulla linea ferroviaria Battipaglia – Reggio Calabria, nei pressi della zona interessata.

Ancora un anziano alla guida contromano sulla Salerno Reggio Calabria.

Dopo il novantaduenne che nei giorni scorsi ha percorso il tratto autostradale tra Villa San Giovanni e Reggio Calabria ed è stato fermato prima che potesse creare degli incidenti grazie al pronto intervento dell’elicottero e delle volanti della Polizia di Stato, un altro anziano ha compiuto analoga “impresa” sull'autostrada A3 tra Vibo Sant’Onofrio e Lamezia Terme.

L’uomo, un ottantaduenne,  a bordo della sua seicento, invece di dirigersi con la sua auto verso Lamezia Terme, ha puntato verso Reggio Calabria ma imboccando la corsia sbagliata travolgendo due auto. Negli incidenti, avvenuti nei pressi dello svincolo di  Sant’Onofrio, fortunatamente non ci sono stati feriti

Sul posto è intervenuta la Polizia Stradale che ha deviato il traffico e fermato l’anziano a cui è stata tolta definitivamente la patente.

Giovanni Mancuso, 73 anni, di Limbadi, in provincia di Vibo Valentia, condannato nel maggio 2013 a 6 anni di reclusione per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso nel maxi-processo "Genesi" che aspetta ancora la fissazione dell'appello ed imputato dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo nel processo "Black money" con l'accusa di aver diretto, organizzato e promosso, insieme ai fratelli Pantaleone ed Antonio, "l'intera organizzazione criminale di Limbadi" è stato scarcerato dal Tribunale della Libertà di Catanzaro. Giovanni Mancuso, che era detenuto dal 7 marzo 2013, ha lasciato nelle prime ore della mattinata il carcere napoletano di Secondigliano per far rientro nella sua abitazione di Limbadi dove resterà in regime di arresti domiciliari.

Il Tribunale della LibertĂ  del capolugo della Calabria ha accolto l'istanza dell'avvocato Giuseppe Di Renzo, difensore di Mancuso, stabilendo il principio che l'etĂ  avanzata e le condizioni di salute non ottimali di Mancuso sono preminenti rispetto alle esigenze cautelari in carcere. Sul punto il Tdl ha quindi "sconfessato" la decisione del Tribunale collegiale di Vibo Valentia che in precedenza aveva respinto la richiesta di "domiciliari" per Mancuso motivandola con il fatto che la contestazione di essere un "promotore ed un capo" dell'omonimo clan non permetteva una custodia cautelare diversa da quella del carcere.

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