Operazione Erinni, emesse 26 ordinanze di custodia cautelare arrestate quattro donne

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Il 19 dicembre 2013, nelle province di Reggio Calabria, Asti, Catanzaro, Chieti, Cuneo e Frosinone, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno dato esecuzione ad un’Ordinanza di Custodia Cautelare, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 26 soggetti appartenenti alla ‘ndrangheta nelle sue articolazioni territoriali denominate cosca “Mazzagatti-Polimeni-Bonarrigo” e cosca “Ferraro-Raccosta”, operanti ad Oppido Mamertina (RC) e territori limitrofi, alle quali, a vario titolo, sono contestati i reati di:

–          associazione di tipo mafioso (artt. 416 bis, commi 1°, 2°, 3°, 4°, 5°, 6° e art. 61 nr. 6 c.p. e art. 71 d.lvo nr. 159/11);

–          concorso in omicidio, aggravato dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 110, 112, 575, 577 nr. 3 e 4 e 61 nr. 4 e 6 c.p. e art. 7 d.l. 152/91 conv. in legge 203/1991);

–          concorso in detenzione e porto in luogo pubblico di diverse armi da fuoco anche da guerra e clandestine, aggravati dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 110, 112, 61 nr. 2 e 81 cpv c.p., artt. 1, 2, 4 e 7 della legge 895/1967, art. 23 comma 3° della legge 110 del 18 aprile 1975 e art. 7 d.l. 152/91 conv. in legge 203/1991);

–          concorso in sequestro di persona, aggravato dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 110, 112, 605 e 61 nr. 2 e 6 c.p. e art. 7 d.l. 152/91 conv. in legge 203/1991);

–          concorso in intestazione fittizia di beni, aggravata dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (art. 110 c.p., art. 12 quinquies D.L. nr. 306/92, convertito in legge 7 agosto 1992 nr. 356 e art. 7 d.l. 152/91 conv. in L. nr. 203/91);

–          concorso in detenzione, vendita e cessione di sostanze stupefacenti del tipo marijuana e cocaina, aggravati dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 110 e 81 cpv c.p., artt. 73 e 73 comma 1 bis D.P.R. 309 del 1990 e art. 7 d.l. 152/91 conv. in legge 203/1991);

–          concorso in ricettazione, aggravata dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (art. 110 e 648 c.p. e art. 7 d.l. 152/91 conv. in legge 203/1991);

–          procurata inosservanza di pena, aggravata dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (art. 390 c.p. e art. 7 d.l. 152/91 conv. in L. nr. 203/91);

–          riciclaggio aggravato dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 81 cpv e 648 bis c.p. e art. 7 d.l. 152/91 conv. in legge 203/1991).

L’odierna operazione è scaturita a seguito della richiesta presentata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria al locale Giudice per le Indagini Preliminari di rinnovazione delle misure cautelari disposte, nei confronti degli indagati destinatari del decreto di fermo eseguito il 26.11.2013, dai GIP di Palmi, Catanzaro, Roma, Velletri e Latina.

 Nell’ambito dell’attività investigativa che aveva consentito di portare a termine l’operazione “Erinni” dello scorso 26 novembre, inoltre, venivano acquisiti ulteriori elementi di reità nei confronti di altri indagati non sottoposti a fermo in ordine:

–          all’appartenenza alla ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata cosca “Mazzagatti-Polimeni-Bonarrigo”;

–          al riciclaggio di denaro di provenienza delittuosa ed alla dissimulazione della reale pertinenza dei beni costituenti prodotto diretto ed indiretto delle attività illecite poste in essere, al fine di eludere l’applicazione della normativa in materia di prevenzione patrimoniale;

–          al contributo prestato per aiutare l’allora latitante POLIMENI Domenico a sottrarsi all’esecuzione della pena, fornendo supporto logistico anche ai prossimi congiunti dello stesso, accompagnandoli a fargli visita.

Il Giudice Indagini Preliminari presso il Tribunale di Reggio Calabria, pertanto, su conforme richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, concordando con le risultanze investigative rapportate, nel disporre la rinnovazione delle misure cautelari nei confronti dei citati soggetti già sottoposti a fermo in data 26.11.2013, disponeva l’applicazione di misure cautelari anche nei confronti di POLIMENI Domenico, PEPE Luca, MAZZAGATTI Francesca, CONDINA Maria Chiara, ATTENNI Silvana e FELICIANO Antonina.

 L’odierno provvedimento emesso dal G.I.P., nel confermare l’impianto accusatorio della Procura Distrettuale Antimafia, ha disposto la custodia cautelare in carcere dell’allora latitante POLIMENI Domenico e di PEPE Luca, che si trovavano già ristretti in carcere:

–          il primo a seguito della sua cattura avvenuta il 14.07.2012 a Fiumefreddo Bruzio, quando venne arrestato dai Carabinieri di Reggio Calabria;

–          il secondo a seguito dell’arresto in flagranza di reato per produzione e traffico di sostanze stupefacenti, detenzione di arma clandestina, ricettazione e detenzione di munizionamento, avvenuto il 21.02.2013 a Pomezia, quando venne arrestato assieme al cugino PEPE Simone.

Per entrambi l’accusa è di associazione di tipo mafioso, mentre PEPE Luca risponde anche di concorso in detenzione, vendita e cessione di sostanze stupefacenti del tipo marijuana e cocaina, aggravati dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso.

 Oltre a POLIMENI Domenico e PEPE Luca, oggi sono state arrestate anche 4 donne: ATTENNI Silvana, accusata di associazione di tipo mafioso e riciclaggio aggravato dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso; CONDINA Maria Chiara, accusata di procurata inosservanza di pena, aggravata dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso; FELICIANO Antonina e MAZZAGATTI Francesca, entrambe accusate di concorso in intestazione fittizia di beni, aggravata dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso.

 ATTENNI Silvana è l’ex moglie di SCARFONE Domenico. Questi aveva accumulato, senza avere risorse lecite alla base e, quindi, in modo illecito, ingenti somme di denaro che, come confidava a MAZZAGATTI Rocco, trasferiva all’estero per reintrodurle in Italia in modo da farle sembrare pulite. SCARFONE aveva, in particolare, affidato la gestione di tali somme di denaro alla ex moglie ATTENI Silvana, indicata come colei che aveva la “cassa” (“la cassa la tiene lei… meglio di Silvana… io con Silvana ho la linea d’azione, come lei ce l’ha per me […] ha tutto in mano lei ancora oggi, non c’è distinzione, non c’è cosa”). Infatti, nell’abitazione della ATTENNI, sono stati rinvenuti, al momento della perquisizione contestuale all’esecuzione del fermo in data 26 novembre 2013, oltre 144 mila euro in contanti.

 CONDINA Maria Chiara ha aiutato il proprio fidanzato POLIMENI Cosmo ed i suoi familiari a incontrare il latitante POLIMENI Domenico (padre di Cosmo), destinatario di ordine di esecuzione pena. In particolare, in data 8 giugno 2012, alla guida di una autovettura, conduceva la suocera e la cognata POLIMENI Sara (all’epoca neo patentata che aveva espresso difficoltà a guidare in autostrada) presso la sede della TRA.CO.CEM., ove poi le due passeggere proseguivano su altro mezzo. In tale occasione, CONDINA Maria Chiara era chiaramente consapevole della effettiva destinazione della suocera e della cognata che si stavano recando dal latitante.

Ancora, in data 14 luglio 2012, CONDINA forniva un contributo durante il viaggio di andata, controllando che nessuna vettura delle Forze dell’Ordine li avesse visti e li stesse seguendo (“… perché il viaggio hai visto come è stato!… soprattutto l’ultimo pezzo il nulla dietro proprio!… vuoto più totale!… nelle vicinanze qualcuno si doveva vedere!…”; “…per quanto mi riguarda è impossibile!…perché io pure guardavo… giuro!…”) e si recava proprio a Fiumefreddo Bruzio nell’abitazione dove si trovava il latitante.

 MAZZAGATTI Francesca e FELICIANO Antonia sono rispettivamente la madre e la moglie di RUSTICO Leone. Le donne, pur non essendo partecipi della “locale” di Oppido Mamertina, hanno consentito che venisse loro intestata la RUSTICO S.n.c., esercente l’attività supermercati e, in concreto, il punto vendita CONAD di Oppido Mamertina, gestito da RUSTICO Leone, ma appartenente di fatto al boss MAZZAGATTI Rocco ed a suo nipote MAZZAGATTI Giuseppe (nel senso che costoro erano almeno soci occulti).

Al riguardo sono espliciti le parole di PEPE Simone, nel dialogo del 5 ottobre del 2012 con il solito SCARPONI Matteo: “Francesco…ha un cognome pesante… il cognome è troppo pesante… Francesco ha un cognome non è che vale… molto di più… Francesco è il nipote del Boss… il fratello (MAZZAGATTI Giuseppe) sta a dare da mangiare a mia madre… lo zio (MAZZAGATTI Rocco) sta dando da mangiare a […] loro hanno anche la Conad … Si, io gli ho sempre fatto… si hanno proprio una Conad… cemento, hanno una fabbrica di cemento”.

 Nel corso dell’operazione sono stati impiegati oltre 100 Carabinieri dei Comandi Provinciali di Reggio Calabria, Asti, Catanzaro, Chieti, Cuneo e Frosinone, supportati dai militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori edell’8° Nucleo Elicotteri.

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