ZES Unica e Gioia Tauro, il fallimento politico secondo Valerio Romano: sviluppo e lavoro cancellati

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Dalla ZES di Gioia Tauro alla ZES Unica: centralizzazione e strategie sbagliate penalizzano occupazione e crescita industriale

Il percorso che ha condotto dalla ZES di Gioia Tauro alla ZES Calabria, poi alla ZES Sud e infine alla ZES Unica non rappresenta una visione strategica, ma il risultato di scelte politiche contraddittorie e fallimentari che hanno progressivamente svuotato uno strumento nato per sostenere il rilancio industriale e occupazionale di territori strategici come Gioia Tauro.

Valerio Romano, già Vice Sindaco del Comune di Gioia Tauro, afferma: “La ZES di Gioia Tauro era stata pensata per valorizzare uno dei principali hub portuali del Mediterraneo e costruire un sistema industriale e logistico capace di attrarre investimenti produttivi, creare occupazione stabile e generare sviluppo duraturo. Quel progetto è stato gradualmente abbandonato: la visione originaria è stata diluita, ridimensionata e infine cancellata, fino a rendere la ZES uno strumento inefficace e privo di credibilità.”

Romano ricorda che già nel 2020 erano state denunciate le criticità nella gestione della ZES, con l’assenza di una strategia industriale e il rischio concreto che questo strumento diventasse un semplice contenitore burocratico utile solo alla propaganda politica. “Oggi quei timori si confermano: la ZES non ha prodotto sviluppo, non ha creato lavoro, non ha generato alcuna filiera industriale integrata.”

“Il passaggio alla ZES Calabria ha ampliato il perimetro senza rafforzare la governance, mentre l’accorpamento nella ZES Sud ha allontanato le decisioni dai territori. La ZES Unica completa un processo di centralizzazione che cancella le specificità produttive locali e priva Gioia Tauro di qualsiasi ruolo strategico autonomo. È una scelta politica precisa, non un errore tecnico.”

Romano sottolinea che, nel frattempo, l’area industriale di Gioia Tauro resta in uno stato di abbandono: infrastrutture insufficienti, servizi carenti, procedure lente e totale assenza di una politica di attrazione industriale impediscono l’insediamento di nuove attività produttive. “L’instabilità normativa e i continui cambi di modello generano insicurezza e scoraggiano qualsiasi investimento serio.”

A proposito delle scelte del presidente Occhiuto, Romano dichiara: “Sembra concepire Gioia Tauro esclusivamente come area di sacrificio, destinandola a impianti ad alto impatto ambientale come il rigassificatore, il raddoppio dell’inceneritore e il polo DRI, ignorando deliberatamente la naturale vocazione logistica e commerciale legata al porto. Una visione miope che compromette ogni prospettiva di sviluppo industriale sostenibile.”

Romano conclude: “Il risultato è evidente: anni persi, investimenti mancati, opportunità di lavoro cancellate. Nessuna filiera industriale integrata è stata costruita intorno al porto e al retroporto, capace di generare occupazione stabile, valore aggiunto e sviluppo duraturo.”

“La responsabilità politica di questo fallimento è chiara: la Regione Calabria non ha mai difeso Gioia Tauro come priorità produttiva e occupazionale, non ha mai imposto una strategia industriale coerente e ha accettato passivamente decisioni che hanno svuotato la ZES di ogni funzione reale.”

“Non servono riforme calate dall’alto né operazioni di facciata. Serve una svolta politica radicale, con una vera strategia industriale, investimenti mirati, infrastrutture adeguate, tempi certi e una governance rispondente ai territori. Senza queste scelte, la ZES Unica sarà solo l’atto finale di un fallimento annunciato.”

Gioia Tauro non può più essere trattata come una periferia da sacrificare. Il porto, la logistica, lo sviluppo produttivo e il lavoro devono tornare al centro delle scelte politiche. Ogni ulteriore rinvio o ambiguità sarà una responsabilità politica precisa e non più giustificabile.”

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