COLDIRETTI/UNAPROL, raddoppio import olio tunisino a dazio zero: grave danno per la nostra regione. Scelta suicida, vanno fermati gli industriali italiani trafficanti di olio

45
Screenshot

COLDIRETTI/UNAPROL, raddoppio import olio tunisino a dazio zerograve danno per la nostra regioneScelta suicida, vanno fermati gli industriali italiani trafficanti di olio

Una parte dell’industria olearia acquista olio estero a basso costo e lo spaccia come made in Italy, invece di valorizzare l’olio extravergine d’oliva italiano di qualità al giusto prezzo.

«Non possiamo permettere che una concorrenza sleale danneggi il mercato dell’olio d’oliva e le nostre produzioni di alta qualità. Siamo pronti con le nostre bandiere gialle, e con i nostri soci olivicoltori, a presidiare i porti e le frontiereda cui passano le cisterne di olio pronte a diventare italiane con l’inganno. Difendiamo così anche la salute dei cittadini, perché non vorremmo che questi oli finti made in Italy presentassero anche rischi di tossicità. Diciamo basta, basta, basta».

Nei primi nove mesi del 2025 gli arrivi in quantità di olio tunisino in Italia sono già aumentati del 38%, facendo crollare i prezzi dell’extravergine italiano di oltre il 20%, secondo l’analisi Coldiretti su dati Ismea. L’olio tunisino – denunciano Coldiretti e Unaprol – viene venduto oggi sotto i 4 euro al litro, esercitando una forte pressione al ribassosulle quotazioni dell’olio italiano, con l’obiettivo di costringere gli olivicoltori italiani a svendere il proprio prodotto sotto i costi di produzione.

Raddoppiare le importazioni a dazio zero di olio tunisino sarebbe l’ennesima scelta suicida dell’Unione Europea, che sembra voler cancellare le proprie produzioni agricole distintive e di qualità, a partire dall’olio d’oliva, favorendo un modello che spinge l’industria ad approvvigionarsi di prodotto estero low cost, spacciandolo come made in Italy fuori dall’Europa, invece di valorizzare l’olio italiano al giusto prezzo.

A denunciarlo sono Coldiretti e Unaprol, commentando l’annuncio del Governo della Tunisia sull’avvio di negoziati con l’Ue per portare a 100.000 tonnellate annue il contingente di esportazione agevolato. In Italia si producono circa 300mila tonnellate di olio, se ne consumano 400mila sul mercato interno e se ne esportano 300mila. Come è possibile, dunque, che il prezzo dell’olio italiano pagato agli agricoltori sia calato del 30%?

Si tratta di una speculazione che va fermata da parte di alcuni industriali trafficanti di olioColdiretti e Unaprolchiedono alle autorità competenti di moltiplicare i controlli nelle industrie olearie, verificando gli acquisti di olio EVOprovenienti da frantoi fantomatici che operano in Italia e che regolarizzano come extravergine prodotto che non lo è.

Come già accaduto, ad esempio, in Toscana, dove alcuni frantoi, attraverso una rete di conferimenti non contabilizzati, hanno generato disponibilità di quantitativi fittizi da commercializzare come olio EVO italiano, aggirando il sistema pubblico di controllo. In questo modo, alcuni industriali possono dichiarare olio italiano al 100% ciò che italiano non è.

Vanno fermati questi trafficanti di olio, moltiplicando i controlli con ICQRF e Guardia di FinanzaColdiretti è pronta a mobilitarsi nuovamente per presidiare porti e valichi di frontiera.

Una vicenda che colpisce anche la salute dei consumatori, considerando che l’olio d’oliva è uno degli alimenti più utilizzati dalle famiglie italiane e simbolo della cucina italiana, riconosciuta come patrimonio immateriale UNESCO. A questo traffico indegno si aggiunge anche il perfezionamento attivo, che consente di nazionalizzare l’olio per poi riesportarlo, con grave danno per il vero made in Italy, come denunciato anche dal Financial Times.

Tutto questo – ribadiscono Coldiretti e Unaprol – va fermato, richiamando l’industria olearia italiana alle proprie responsabilità, perché alcuni industrialI trafficanti di olio arrecano un danno gravissimo al Paese, ai produttori agricolie ai consumatori.

Raddoppiare le importazioni rappresenterebbe un colpo di grazia per i produttori italiani, già messi all’angolo dalle importazioni selvagge, e un serio pericolo per i cittadini, che trovano sugli scaffali un prodotto cardine della Dieta Mediterranea a prezzi stracciati, spesso spacciato come made in Italy, ma privo degli standard qualitativi europei.

«Combattiamo ogni giorno i trafficanti di olio. Aumentare gli arrivi a dazio zero favorirà ulteriormente l’immissione di olio extravergine d’oliva a basso costo, spesso di dubbia qualità, colpendo gravemente il nostro **patrimonio agroalimentare di eccellenza» – spiega David Granierivicepresidente nazionale Coldiretti e presidente Unaprol – «Un modello che premia il prezzo più basso anziché la qualità, mettendo a rischio la tenuta economica dei produttori agricoli».

Articolo precedente Giannetta: Chi ha fallito ieri non ostacoli chi sta ricostruendo oggi
Articolo successivoBambino picchiato dal padre con un mestolo di legno: video shock sui social, arrestato l’uomo