Dolore intercostale sottovalutato e infarto ignorato: il Tribunale di Cosenza ha condannato l’ASP a un risarcimento in favore dei figli del Professore Nevio Picci, docente di Chimica della Facoltà di Farmacia dell’Università della Calabria (Unical), morto all’età di 67 anni per gravi omissioni della Guardia Medica dell’ateneo.
I fatti: il dolore ignorato e l’infarto fatale
La vicenda risale al 30 gennaio 2017, quando il Prof. Picci fu colto da un improvviso forte dolore toracico. Accompagnato dai familiari, si rivolse alla Guardia Medica del Centro Sanitario dell’Unical, dotata di ambulanza medicalizzata e strumenti di telemedicina. Nonostante i sintomi compatibili con infarto e sindrome coronarica acuta, il medico in servizio scambiò il dolore per un semplice dolore intercostale e prescrisse solo una terapia antalgica domiciliare, rimandando il Professore a casa. Poche ore dopo, il docente morì a causa di un arresto cardiocircolatorio.
Il processo e la condanna dell’ASP
I figli del Professore hanno affidato l’incarico all’avvocato Massimiliano Coppa, che ha collaborato con un team di medici legali e cardiochirurghi cattedratici per ricostruire l’accaduto. Il Tribunale di Cosenza ha accolto integralmente le tesi dell’avvocato, accertando gravi omissioni da parte del medico della Guardia Medica. La mancata anamnesi approfondita dei sintomi, la sottovalutazione del dolore toracico confuso con dolore intercostale, la mancata esecuzione di elettrocardiogramma e il mancato trasferimento in ospedale, così come la prescrizione di terapia domiciliare anziché ospedalizzazione immediata, hanno determinato un ritardo nell’assistenza e contribuito al decesso del Professore.
Risarcimento e importanza della sentenza
Alla luce delle evidenze, l’ASP di Cosenza è stata condannata a un risarcimento ai figli del Professore Picci, riconoscendo il nesso tra la negligenza della Guardia Medica e il decesso dell’Accademico. La sentenza evidenzia come la mancata osservanza delle corrette procedure diagnostiche possa avere conseguenze tragiche, sottolineando l’importanza della responsabilità medica anche in contesti universitari con strutture sanitarie dedicate.































