Finse una gravidanza e rapì una neonata: Rosa Vespa era capace di intendere e di volere

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Per nove mesi aveva finto una gravidanza e la sera del 21 gennaio 2025, spacciandosi per un’infermiera, riuscì a rapire una neonata di appena un giorno da una clinica privata


Secondo i periti nominati dal giudice delle udienze preliminariRosa Vespa, 52 anni, era capace di intendere e di volere al momento del rapimento della neonata, avvenuto la sera del 21 gennaio 2025.

La consulenza, disposta nell’ottobre scorso e composta da oltre 100 pagine, è stata depositata nell’ambito del giudizio abbreviato condizionato proprio all’esito della perizia psichiatrica. A riferirlo è stata la legale della donna, l’avvocato Teresa Gallucci, che ha sottolineato come il documento “non descriva Rosa come una persona equilibrata, ma evidenzi diverse problematiche”. Tuttavia, secondo i periti del tribunale, al momento dei fatti la donna era pienamente capace di intendere e di volere, una conclusione in netto contrasto con la perizia della difesa.

Nel procedimento si è costituita parte civile la famiglia della madre della piccola, compresi i nonni materni e paterni.

Rosa Vespa è imputata per sequestro di persona. Secondo la ricostruzione degli investigatori della Squadra mobile, la donna avrebbe simulato una gravidanza per nove mesi, agevolata anche dalla sua corporatura robusta. Avrebbe poi raccontato di essersi recata a “partorire” da sola, riuscendo a non mostrare mai il neonato al marito e ai familiari, giustificando l’assenza del bambino con una serie di scuse. Scuse alle quali, secondo l’accusa, i familiari avrebbero creduto in buona fede.

La sera del 21 gennaio 2025, la donna si fece accompagnare alla clinica Sacro Cuore dal marito Moses Omogo, 44 anni, raccontandogli di dover andare a prendere “Natan”, il figlio che sosteneva fosse nato alcuni giorni prima. La posizione dell’uomo è stata stralciata e, secondo quanto emerso, verrà presumibilmente archiviata.

Spacciandosi per un’infermiera, Rosa Vespa riuscì ad allontanarsi con la piccola Sofia, che si trovava insieme alla madre e alla nonna. Le telecamere di videosorveglianza, interne ed esterne alla clinica, ripresero la donna e il marito mentre lasciavano la struttura a bordo dell’auto intestata a Omogo. Un elemento che consentì agli agenti di identificare rapidamente la coppia e rintracciarla nella loro abitazione.

Al momento dell’irruzione, gli investigatori trovarono in casa Rosa Vespa, il marito e altri familiari intenti a festeggiare l’arrivo del neonato. La piccola Sofia era stata vestita con una tutina azzurra, come se fosse davvero il figlio atteso.

La prossima udienza è fissata per il 23 febbraio. L’esito della perizia psichiatrica rappresenta ora un passaggio centrale nel processo per uno dei casi di cronaca giudiziaria più delicati degli ultimi mesi.

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