Detenuto suicida in carcere, condannato il ministero della Giustizia: risarcimento di 400mila euro ai familiari

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Il Tribunale di Catanzaro ha condannato il Ministero della Giustizia al risarcimento di 400.000 euro, oltre interessi e spese legali, in favore dei parenti di un italiano di 33 anni suicidatosi all’interno del carcere di Alghero.

I fatti risalgono al giugno 2009, quando l’uomo era stato sottoposto a custodia cautelare e trasferito nella struttura sarda per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. All’ingresso in carcere, il detenuto era stato sottoposto a visita medica che aveva evidenziato uno stato depressivo: in considerazione della sua condizione, era stata disposta la misura della “grande sorveglianza”, con controlli programmati ogni 20 minuti. Pochi giorni dopo, però, il 33enne fu trovato morto, impiccato con i propri jeans alle sbarre del letto all’interno della cella condivisa con un altro detenuto.

I familiari, assistiti dagli avvocati Pietro Frisani e Chiara Del Buono, si sono rivolti al Tribunale di Catanzaro per ottenere giustizia e una procedura tecnica, vista la loro residenza nel distretto della Corte d’Appello.

Il Tribunale ha stabilito che, nonostante fosse stata disposta la grande sorveglianza, i controlli non furono effettivamente rispettati dagli operatori del carcere. I giudici hanno pertanto accertato la responsabilità del Ministero della Giustizia per il decesso, evidenziando il mancato coordinamento tra le figure preposte alla gestione del detenuto in situazione di fragilità.

In base alla sentenza, l’Amministrazione dovrà corrispondere ai familiari 400.000 euro a titolo di risarcimento per la perdita del rapporto parentale, oltre agli interessi e alle spese legali.

Gli avvocati Frisani e Del Buono sottolineano che il suicida era in attesa di giudizio e ricordano come tra il 2021 e il 2025 si siano verificati 374 suicidi in carcere, per lo più tra detenuti in attesa di processo. La drammatica situazione delle carceri italiane, concludono i legali, non riguarda solo i detenuti ma coinvolge anche tutti gli operatori costretti a lavorare in condizioni di emergenza.

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