ANPI Laureana- Galatro- Serrata: Rosarno “modello di integrazione”? I numeri e la realtà raccontano altro

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Mostra “Voices from Migrations” e condizioni reali dei lavoratori migranti nella Piana di Gioia Tauro

Rosarno viene presentata come modello di integrazione, ma i dati e le condizioni reali dei braccianti migranti nella Piana di Gioia Tauro raccontano una realtà ben diversa.

a mostra “Voices from Migrations”, ospitata nei giorni scorsi, ha proposto una rappresentazione dell’esperienza di Rosarno come modello di integrazione, portando questa narrazione all’attenzione delle istituzioni europee. Una rappresentazione che, tuttavia, entra in evidente contraddizione con le condizioni materiali in cui vivono oggi centinaia di lavoratori migranti nella Piana di Gioia Tauro.

Come ANPI Laureana di Borrello–Galatro–Serrata riteniamo necessario intervenire per ristabilire un quadro aderente alla realtà, perché la rappresentazione di Rosarno come modello esportabile di integrazione non corrisponde alle condizioni concrete in cui vivono oggi molte persone migranti nel territorio.

Il modello su cui si basa la narrazione proposta dalla mostra fa riferimento al Villaggio della Solidarietà di Rosarno, una struttura realizzata su terreni confiscati alla criminalità organizzata e pensata per offrire alloggio dignitoso e percorsi di integrazione ai lavoratori agricoli migranti.
Si tratta di un’esperienza positiva, ma numericamente del tutto insufficiente: il Villaggio accoglie circa 90 persone, a fronte di una presenza stimata di oltre 4.000 braccianti agricoli nel territorio della Piana di Gioia Tauro durante il periodo invernale. Numeri che rendono evidente come non si possa parlare di modello integrativo strutturale, ma di un intervento limitato.

A quindici anni dalla rivolta di Rosarno del gennaio 2010, poco o nulla è cambiato sul piano strutturale: persistono tendopoli, insediamenti informali, ghettizzazione abitativa, condizioni igienico-sanitarie precarie e isolamento dai centri urbani. La tendopoli di San Ferdinando continua a rappresentare una risposta emergenziale, non una soluzione di integrazione, in contesti privi di servizi essenziali e presidi stabili.

L’XI Rapporto dell’Osservatorio Rosarno di Medici per i Diritti Umani (MEDU), pubblicato nel 2024, conferma che le condizioni di vita e di lavoro dei braccianti agricoli nella Piana restano ben lontane dagli standard minimi di dignità. Le soluzioni istituzionali attivate riguardano solo una parte minoritaria delle persone presenti, mentre per la maggioranza continuano a prevalere precarietà abitativa, difficoltà di accesso alle cure, irregolarità contrattuali e sfruttamento lavorativo.

Parlare di integrazione senza affrontare nodi strutturali come diritto all’abitare, diritto alla salute, mobilità, sicurezza e lavoro regolare significa svuotare questa parola di ogni contenuto reale. L’integrazione non è una narrazione simbolica, ma un processo che richiede politiche pubbliche coerenti e verificabili.

Esistono esperienze positive nate dal basso, promosse da reti solidali e associazioni del territorio, che dimostrano come alternative siano possibili. Tuttavia, queste esperienze non possono essere utilizzate per coprire l’assenza di politiche strutturali e il ricorso costante a risposte emergenziali.

Come ANPI, associazione fondata sui valori dell’antifascismo, della dignità umana e della giustizia sociale, respingiamo una rappresentazione edulcorata della realtà e ribadiamo che l’Europa ha il diritto di conoscere la verità.
Solo a partire da un riconoscimento onesto delle condizioni reali sarà possibile costruire politiche di integrazione autentiche e durature.

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