Cartabellotta: “Bassa circolazione variante Delta in Italia, ma sequenziamo poco, vaccinatevi con la seconda dose perchè la prima non basta”

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Coronavirus, Cartabellotta (Gimbe): “Bassa circolazione variante Delta in Italia, ma sequenziamo poco. Le normative sui parametri che determinano la zona bianca scoraggiano il contact tracing, la cosa più saggia sarebbe introdurre un numero minimo di tamponi da effettuare per 100mila abitanti. Mascherine all’aperto? Penso che l’obbligo possa decadere, una settimana in più o in meno cambia poco, non ci sono controlli e la gente già non la utilizza più all’aperto. Mix vaccini? L’obbligo non stava in piedi, anche stavolta grande caos comunicativo. Lancio un appello: vaccinatevi con la seconda dose, perché la prima dose non è sufficiente per proteggersi dalla variante Delta. Over 60 non vaccinati? Procedere con il sistema di chiamata attiva”

 

Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.

 

Sulla variante Delta. “E’ una variante che risulta essere più contagiosa di circa il 50% di quella inglese quindi si diffonde più rapidamente –ha affermato Cartabellotta-. La copertura, per le persone vaccinate con doppia dose, è analoga a quella inglese. Il problema si pone con la dose singola, che ha una minore copertura. Al momento non abbiamo grandi segnali di circolazione in Italia, ma bisogna dire che l’attività di sequenziamento che facciamo è minore rispetto a quella che fanno altri Paesi e ci sono differenze tra regioni. La questione delle varianti è un fenomeno assolutamente normale, poi ci sono varianti di interesse e solo una piccolissima parte di queste diventano varianti di preoccupazione, questo è il caso della variante delta”.

 

Sul tracciamento. “In questo momento in cui il contagio è calato dobbiamo potenziare tutte le strategie di tipo di sanitario, le normative sui parametri che determinano la zona bianca però scoraggiano il contact tracing. La cosa più saggia sarebbe introdurre un numero minimo standard di tamponi da effettuare per 100mila abitanti”.

 

Sull’obbligo di mascherine all’aperto. “Nonostante il mio atteggiamento prudenziale, credo che l’obbligo di mascherine all’aperto possa decadere. All’aperto abbiamo una minore probabilità di contagio, abbiamo il 53% della popolazione vaccinato con almeno una dose. All’aperto la mascherina può esserci utile se ci sono forme di assembramento o si è in un contesto in cui si parla, si canta. Dobbiamo anche essere pragmatici: i controlli non ci sono, la gente le mascherine se le toglie da sola, una settimana in più o una settimana in meno cambia poco”.

 

Sul mix di vaccini. “Sono stati pubblicati 5 studi su un migliaio di pazienti che hanno dimostrato la stessa o addirittura una maggiore risposta immunitaria rispetto al ciclo di Astrazeneca, per quanto riguarda il numero di anticorpi. Però non sappiamo nulla dell’effetto del mix sul rischio di malattia grave e di decesso. L’obbligo di eseguire una vaccinazione eterologa non stava in piedi, infatti il Ministero ha deciso che previo consenso informato si può decidere di completare il ciclo con Astrazeneca. Si è creato anche stavolta un grande caos comunicativo. Da parte mia lancio un appello: vaccinatevi con la seconda dose, perché la prima dose non è sufficiente per proteggersi dalla variante Delta”.


Sugli over 60 non ancora vaccinati. “Ci sono ancora 2,5 milioni che non si sono ancora prenotati. Bisogna iniziare ad utilizzare le strategie di chiamata attiva, in modo che dopo un colloquio con il proprio medico possano risolvere alcuni dubbi”.

 

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